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Piano di azione

Firenze Digitale, “ecco i vantaggi degli open data pubblici sui cittadini”

Grazie alla governance dei dati Firenze ha potuto realizzare nuovi asset nell’ambito di una “interferenza costruttiva” tra i fornitori di servizi pubblici e sta procedendo alla realizzazione di una smart city control room: un patto per la “città sensibile” in cui ogni oggetto deve essere pensato in ottica smart e IOT

15 Feb 2018

Lorenzo Perra

Assessore Innovazione Tecnologica del Comune di Firenze


La città di Firenze continua il suo percorso verso l’ottimizzazione di dati, servizi, oggetti connessi alla Rete in tutta la città, e fra tutti i soggetti che vi erogano servizi pubblici.

Siamo giunti al terzo anno del Piano di Azione Firenze Digitale e si stanno mettendo a sistema numerosi strati informativi: sottoservizi idrici, caditoie, tombini, sono ormai a sistema ed aggiornati periodicamente, con importanti ricadute sul fronte della resilienza della città. Sono in corso importanti mappature della segnaletica orizzontale e verticale, e bonifiche sulla georeferenziazione dei punti di distribuzione gas, e sempre più i cittadini, gli studenti, ed i professionisti – cioè tutti gli users della città – sono “ingaggiati” sugli OpenData, attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro, o workshop dedicati alla professione in città basata sugli OpenData e strumenti Open Source, perché la città non è semplicemente costituita dai cittadini ma deve essere al loro servizio ovvero gli deve essere “lasciata usare”.

Leggi: Analisi dei dati per la sicurezza dei ciclisti: l’esempio di Firenze

I vantaggi della governance dei dati

La governance dei dati non produce solo un enorme patrimonio organizzato di informazioni, ma è anche un insieme di attori locali, grazie anche ad una massiccia azione di dialogo ormai avviato verso la città sui servizi digitali disponibili, offerti da Regione Toscana, dalla Camera di Commercio, dal Comune, dalle Utilities, dall’Ospedale di Careggi e comunque aperta e disponibile ad ospitare nuovi enti e servizi sul territorio che dovessero formarsi o rendersi disponibili nel tempo.

Il processo di razionalizzazione, innanzitutto delle utilities, si sta infatti esplicando non solo nell’ambito dell’integrazione dei dati e nella “interferenza costruttiva” delle azioni di comunicazione dei diversi public service providers cittadini, ma anche nella realizzazione di nuovi asset sinora inesistenti in città.

Non solo programmazione ma anche azione: grazie al progetto europeo REPLICATE <REnaissance of PLaces with Innovative Citizenship And TEchnology>, Horizon2020 – SCC1, si sta procedendo nella realizzazione  di una dashboard aggregativa e nella ideazione della smart city control room, dove grazie al modello di dialogo fra le utilities è possibile non solo pensare ad una sala di controllo dei servizi pubblici cittadini, condivisa fra più partecipate, ma anche di realizzarla e renderla operativa con operatori provenienti da ogni partecipata per garantire una immediata reazione alla segnalazione acquisita, grazie ad un processo responsive.

Con questo come con altri progetti, è stato possibile concretizzare un tavolo congiunto fra tutti gli uffici tecnici dell’Ente, con una sorta di “patto per la città sensibile”, in cui ogni panchina, ogni lampione, ogni palina, dovrà essere posta e allo stesso tempo pensata in ottica smart e IoT, al fine di capillarizzare quanto più possibile punti di connettività e di aggancio per servizi innovativi ai cittadini, anche per accogliere al meglio le future opportunità del 5G.

Firenze, un percorso virtuoso di smart city

Lo stesso processo di fusione di più utilities viene guidato da questa visione olistica, come dimostra la creazione della utility denominata “SILFI – Società Illuminazione Firenze e Servizi SmartCity” che raccoglierà la gestione operativa di tutti gli asset “smart intelligenti” cittadini – dalle colonnine di ricarica elettrica, allo smart lighting, efficientamento energetico, smart mobility, smart city control room, la rete Fi-net in fibra ottica, il WiFi pubblico FirenzeWiFi, etc.

Come una sorta di Re Mida delle smart city, questa società sarà in grado di trasformare oggetti “stupidi” in oggetti “smart”, sfruttando non solo una delle reti WiFi pubbliche più diffuse in circolazione – oltre 2.000 hotspot con la stessa user experience e stesso SSID – ma anche le nuove tecnologie come LoRaWan per intravedere nuove forme di interconnessione di asset stradali cittadini, sensori, access point, device di vario genere.

Questi sono quindi i molteplici ambiti su cui l’Amministrazione Comunale, insieme alle utilities, all’Università di Firenze, a Cispel Toscana, alla Regione Toscana ed alla Camera di Commercio, stanno lavorando per rendere Firenze un laboratorio di sperimentazione di attuazione di un percorso virtuoso di smart city: partendo da un modello di governo dell’innovazione “federato”, “no-logo”, e low-cost, fino ad arrivare all’attuazione di azioni concrete in linea con tale modello nei diversi ambiti della città intelligente: i servizi ai cittadini, le infrastrutture, le competenze digitali dei diversi ambiti della società cittadina, dai nonni ai ragazzi ai professionisti.

Do more with less è sempre un modello vincente, così come quello di mettere a sistema le forze e le conoscenze, per un percorso comune verso la città di domani, in cui vivere oggi.

Leggi: Città complesse, ecco i nuovi framework per gestirle meglio

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