qualità del dato

CIE, la fotografia non è un allegato: è il primo dato dell’identità digitale


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Una fotografia destinata alla CIE non è un semplice allegato. Acquisizione certificata, conformità agli standard ICAO, tracciabilità e protezione dalle manipolazioni diventano decisive per rendere identità digitale e portafoglio elettronico più sicuri, efficienti e riutilizzabili

Pubblicato il 18 set 2026

Alberto Rizzi

Amministratore delegato Dedem Spa



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fotografia biometrica CIE




SPID, Carta d’Identità Elettronica, ANPR, PagoPA, App IO: sono le piattaforme che hanno profondamente cambiato il rapporto tra cittadini e amministrazioni, rendendo i servizi pubblici più accessibili, veloci e interoperabili. Ma, forse, nel contesto della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione ci siamo concentrati troppo sugli strumenti, un po’ meno sulla qualità del dato.

Servizi pubblici digitali e qualità del dato

Dopo aver digitalizzato l’accesso ai servizi, i pagamenti e le principali banche dati pubbliche, emerge, dunque, una domanda diversa e più profonda: quanto sono affidabili i dati che alimentano questi sistemi?

Può sembrare un tema tecnico, ma è destinato a diventare uno dei principali fattori di qualità della Pubblica Amministrazione digitale.

Un procedimento amministrativo è infatti tanto efficiente quanto lo sono le informazioni sulle quali si fonda. Se il dato nasce incompleto, eterogeneo o acquisito senza adeguate garanzie, anche il sistema digitale più evoluto erediterà quelle criticità. La vera innovazione, quindi, non consiste semplicemente nel sostituire un documento cartaceo con uno elettronico, ma nel fare in modo che ogni informazione entri nel processo amministrativo già verificata, conforme e affidabile.

Fotografia biometrica CIE, il nuovo nodo della qualità del dato

È proprio in questa prospettiva che assume particolare rilievo l’ordine del giorno n.7 del senatore Gelmetti approvato dal Senato al decreto-legge Sport e Carta d’identità, in occasione della proroga della validità della carta d’identità cartacea.

Il Governo, attraverso il predetto odg si è impegnato infatti a valutare la “piena digitalizzazione e semplificazione del procedimento di rilascio della CIE, con particolare riguardo all’acquisizione della fotografia del richiedente, vincolando la trasmissione telematica della stessa all’impiego di dispositivi di acquisizione certificati, a sistema chiuso, conformi agli standard biometrici ICAO e alle specifiche tecniche della CIE”.

Per la prima volta l’acquisizione della fotografia viene individuata esplicitamente quale fattore strategico del processo di rilascio della Carta d’Identità Elettronica capace di “garantire integrità biometrica, tracciabilità della filiera e assenza di manipolazioni”. Un dettaglio procedurale che rappresenta, in realtà, un vero cambio di paradigma: dopo anni in cui il dibattito si è concentrato unicamente sull’organizzazione degli sportelli o sull’aumento delle postazioni disponibili l’Ordine del Giorno sposta finalmente l’attenzione su un elemento rimasto quasi sullo sfondo: la qualità del dato acquisito all’origine del procedimento.

È una differenza sostanziale. Perché la fotografia utilizzata per un documento d’identità non è un semplice allegato amministrativo.

È un dato biometrico.

E, come tale, costituisce uno degli elementi sui quali si fonda l’identità digitale del cittadino.

Perché la fotografia per la CIE è un dato biometrico

Da quella fotografia dipendono l’affidabilità dei sistemi di identificazione, la sicurezza dei processi di verifica dell’identità, la corretta interoperabilità tra amministrazioni e, sempre più spesso, anche la fiducia con cui cittadini e istituzioni utilizzano servizi digitali destinati a diventare sempre più evoluti.

Per questo motivo deve rispettare rigorosi standard internazionali, essere acquisita con dispositivi certificati (ovvero sistemi a circuito chiuso che integrano acquisizione, verifica di conformità in tempo reale e trasmissione cifrata, senza possibilità di intervento intermedio da parte dell’utente), mantenere la propria integrità lungo tutta la filiera ed essere sempre riconducibile con certezza al sistema che l’ha prodotta.

Non si tratta semplicemente di ottenere una fotografia ‘bella’ o ‘corretta’. Si tratta di garantire che quel dato possa essere utilizzato in modo sicuro, affidabile e verificabile per tutta la durata della sua vita amministrativa.

È una differenza che spesso sfugge anche agli utenti.

Quando si parla di fotografia digitale si tende infatti a considerare equivalenti immagini che, dal punto di vista tecnologico e giuridico, sono profondamente diverse. Una fotografia realizzata con uno smartphone, eventualmente modificata tramite software di editing e successivamente trasferita su un supporto digitale, non offre le stesse garanzie di una fotografia biometrica acquisita all’interno di un sistema chiuso, progettato per assicurare conformità agli standard ICAO, tracciabilità della filiera e assenza di manipolazioni.

Dalla semplice immagine digitale al dato biometrico certificato

Alla luce di tali differenze, appare opportuno che il Governo, nell’ambito della riflessione sull’IT Wallet e sulla digitalizzazione dei documenti, promuova un nuovo quadro normativo e regolamentare. Un quadro capace di valorizzare le tecnologie già pienamente conformi agli standard internazionali e di assicurare elevati livelli di sicurezza, affidabilità e tutela dell’interesse pubblico nella gestione dell’identità digitale dei cittadini. È proprio il riconoscimento di questa distinzione tra semplice immagine digitale e dato biometrico certificato che costituisce uno degli elementi più innovativi dell’indirizzo espresso dal Parlamento.

Perché digitalizzare un procedimento amministrativo non significa trasformare la carta in un file.

Significa ripensare l’intero processo affinché ogni fase contribuisca a migliorare contemporaneamente l’esperienza del cittadino, l’efficienza dell’amministrazione e la qualità complessiva del servizio.

È un principio che trova applicazione ben oltre la Carta d’Identità Elettronica. Lo stesso paradigma riguarda passaporti, permessi di soggiorno, visti, patenti e, più in generale, tutti quei procedimenti nei quali il dato biometrico rappresenta il presupposto dell’identificazione personale. In tutti questi casi, la qualità del dato iniziale incide direttamente sulla sicurezza del processo, sull’efficienza amministrativa e sulla fiducia che cittadini e istituzioni ripongono nei servizi digitali.

Identità digitale e servizi pubblici, il ruolo del portafoglio digitale

Siamo convinti che in quest’ottica, la digitalizzazione non sostituisce il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione: lo rende migliore.

L’obiettivo non è eliminare lo sportello, ma consentire al cittadino di arrivarvi in futuro senza dovere portare nulla: la sua fotografia biometrica, acquisita in una cabina certificata, è già disponibile nel suo portafoglio digitale come attributo verificabile, con data certa e marca temporale. Allo sportello basterà autorizzarne l’utilizzo.

Parallelamente, significa liberare gli operatori da attività ripetitive e a basso valore aggiunto, permettendo loro di concentrarsi sulle funzioni che richiedono competenze, valutazione e assistenza.

È una logica che non riduce il ruolo dell’amministrazione, ma lo rafforza, rendendolo più efficiente e più vicino alle esigenze delle persone.

Dispositivi certificati e standard ICAO nella filiera amministrativa

Per chi, come noi, sviluppa da molti anni tecnologie dedicate all’acquisizione certificata di dati biometrici, questo cambio di prospettiva rappresenta un passaggio particolarmente significativo.

L’esperienza maturata nella progettazione di sistemi conformi agli standard ICAO ci ha insegnato che la qualità del dato non è un elemento accessorio del procedimento, ma il suo fondamento. Ogni errore, ogni incongruenza o ogni verifica aggiuntiva richiesta a valle nasce quasi sempre da una criticità presente nella fase di acquisizione. Al contrario, quando il dato viene raccolto fin dall’origine in modo conforme, certificato e tracciabile, l’intera filiera amministrativa diventa più semplice, più sicura e più efficiente.

È questa convinzione che, negli anni, ha guidato gli investimenti di Dedem nello sviluppo di dispositivi capaci di verificare automaticamente la conformità delle fotografie biometriche agli standard internazionali e di gestirne la trasmissione digitale attraverso canali sicuri e certificati. Un percorso sviluppato in costante dialogo con le istituzioni e con partner tecnologici qualificati, che oggi dimostra come molte delle soluzioni richiamate dall’Ordine del Giorno siano già tecnologicamente mature e disponibili.

Si tratta di un aspetto che merita una riflessione più ampia.

Troppo spesso il dibattito sulla trasformazione digitale viene interpretato come una continua introduzione di nuove piattaforme o nuovi strumenti. In realtà, l’innovazione più efficace è spesso quella meno visibile e che tende verso una maggiore semplificazione: quella che elimina un passaggio inutile, riduce la possibilità di errore, evita duplicazioni di attività e migliora l’esperienza del cittadino senza modificare la natura del servizio.

È questo, ne siamo convinti, il significato più autentico della digitalizzazione: non aggiungere complessità, ma rimuoverla.

eIDAS 2.0 e IT Wallet, la fotografia biometrica come attributo verificabile

Non a caso, la direzione indicata dal Parlamento appare pienamente coerente con l’evoluzione del quadro normativo europeo.

L’entrata in vigore del regolamento eIDAS 2.0 e la progressiva realizzazione dell’European Digital Identity Wallet stanno ridisegnando il modo in cui cittadini, imprese e amministrazioni gestiranno la propria identità digitale nei prossimi anni. L’obiettivo europeo non è soltanto rendere interoperabili i servizi dei diversi Stati membri, ma costruire un ecosistema nel quale le informazioni possano circolare con elevati livelli di affidabilità, sicurezza e riconoscibilità.

In questo contesto, la fotografia biometrica conforme ICAO, valida per sei mesi come da normativa, non è più soltanto un requisito per i documenti d’identità: è un attributo verificabile che il cittadino può custodire nel proprio IT-Wallet e riutilizzare per qualunque procedimento che richieda una prova qualificata dell’identità fisica. Un dato acquisito una volta, in una cabina certificata, e reso disponibile in un formato crittograficamente verificabile per tutto l’ecosistema digitale europeo. È un cambio di paradigma che trasforma la fototessera da adempimento usa e getta a credenziale permanente, con vantaggi enormi in termini di sicurezza, comodità e riduzione delle frodi.

Con tale scenario, la qualità del dato biometrico diventa una condizione abilitante.

Non è difficile immaginare che, in un contesto caratterizzato da identità digitali europee, credenziali interoperabili e servizi pubblici sempre più integrati, la possibilità di disporre di dati acquisiti secondo criteri uniformi rappresenterà un requisito essenziale per garantire fiducia reciproca tra amministrazioni nazionali, interoperabilità tra piattaforme e continuità dei servizi ai cittadini.

La qualità del dato biometrico come condizione per la PA digitale

È una prospettiva che impone anche un cambio culturale.

Per molti anni abbiamo associato l’innovazione digitale alla disponibilità di nuovi servizi online. Oggi comprendiamo che la qualità di quei servizi dipende, prima ancora che dalle piattaforme, dall’affidabilità delle informazioni che li alimentano. Una fotografia biometrica conforme agli standard internazionali, acquisita in un ambiente certificato e trasmessa attraverso una filiera sicura, non rappresenta semplicemente un documento migliore: rappresenta un dato più affidabile, sul quale costruire un’interazione più efficiente tra cittadino e amministrazione.

Per questo riteniamo che il passaggio contenuto nell’Ordine del Giorno approvato dal Parlamento abbia un valore che supera il tema specifico della Carta d’Identità Elettronica.

L’OdG non prescrive un’unica soluzione, ma fissa requisiti che trovano piena corrispondenza in una filiera già operativa e matura: quella dei sistemi di acquisizione certificati a sistema chiuso, già oggi in grado di produrre e trasmettere fotografie biometriche conformi agli standard richiamati.

In questo modo riconosce che la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione passa anche dalla qualità dei dati che entrano nel sistema. È un’affermazione che segna un’evoluzione del dibattito pubblico, perché sposta finalmente l’attenzione dalla semplice digitalizzazione delle procedure alla costruzione di processi realmente digitali, nei quali ogni informazione nasce già conforme, verificabile e pronta a essere utilizzata lungo l’intera filiera amministrativa.

È un cambio di paradigma che travalica il rilascio della Carta d’Identità Elettronica.

Riguarda il futuro dell’identità digitale, la modernizzazione dei servizi pubblici e, in ultima analisi, il rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e tecnologia. Per chi, come Dedem, investe da oltre sessant’anni nell’innovazione applicata ai servizi di identificazione, significa vedere riconosciuto un principio nel quale abbiamo sempre creduto: la trasformazione digitale non comincia quando un documento viene emesso, ma nel momento in cui il dato nasce.

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