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Direttore responsabile Alessandro Longo

Freedom of information act

Il Foia è a metà del guado

di Luca Indemini

14 Set 2015

14 settembre 2015

Grazie all’emendamento Ascani-Coppola, il Foia è stato inserito nella legge delega per la riforma della pubblica amministrazione approvata lo scorso 4 agosto. Adesso spetta al Governo, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, varare il decreto legislativo che dovrà disciplinare la materia. Con Ernesto Belisario e Guido Romeo di Foia4Italy facciamo il punto della situazione.

Il Foia italiano- Freedom of information act- è a metà del guado, ma adesso inizia la parte più difficile della traversata.

Inserito, grazie all’emendamento presentato dai due deputati Pd Anna Ascani e Paolo Coppola, nel testo “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” e recepito all’Art. 7 comma 1 lettera h, ne condivide la stessa sorte di legge delega: toccherà ora al Governo, “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”, come cita l’Art. 7, varare il decreto legislativo, che dovrà disciplinare la materia.

Non abbiamo ancora il Foia e l’enfasi eccessiva delle scorse settimane può essere fuorviante – sottolinea Guido Romeo, co-founder Diritto di Sapere e tra i promotori di Foia4Italy -, ma ci sono i presupposti per farlo. Dobbiamo dare atto ad Ascani e Coppola di aver tenuto la barra fissa sul tema e se si farà gran parte del merito sarà loro”. “Siamo a un punto molto importante – gli fa eco l’avvocato Ernesto Belisario, anche lui tra i promotori di Foia4Italy –. Il Parlamento ha delegato il Governo perché superi l’attuale normativa sull’accesso, lo ha fatto in modo non chiarissimo, sarebbe stato possibile farlo meglio, ma c’è una grande disponibilità da parte dell’intergruppo innovazione e Renzi e Madia spingono sul tema. Adesso dobbiamo svolgere la delega”.

 

Il cammino verso il Foia.

Il dibattitto attorno al Foia, in Italia, ha avuto un’importante accelerazione nell’ultimo anno, grazie al progetto Foia4Italy, nato nel luglio 2014 dalla volontà di oltre 30 associazioni e di una porzione di società civile attiva da anni su trasparenza, libertà di informazione e accesso ai dati. Con metodo inclusivo, il movimento ha redatto 10 punti fondamentali, che “Consideriamo irrinunciabili – sottolinea Belisario –: al di sotto di questi 10 punti non si può parlare di Freedom of Information Act”. Inoltre è stata avviata una campagna che ha portato a raccogliere oltre ventimila firme, innalzando l’attenzione sul tema.

Lo scorso mese di febbraio Foia4Italy e l’intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica hanno redatto il testo per la proposta di legge FOIA (“Disposizioni in materia di libertà di informazione, diritto di accesso e trasparenza delle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni”), che rappresenterà il punto di partenza per disciplinare la materia.

“In fondo il nostro percorso parte dalle parole di Matteo Renzi, che il 24 febbraio 2014 annunciò l’intenzione di introdurre il Foia in Italia – spiega Romeo –. Il nostro slogan per mantenere la giusta pressione sull’Esecutivo è ‘You said it, we wrote it, now you vote it / L’hai annunciato, noi lo abbiamo scritto, ora votalo’. Si parla di accountability, sta a noi mantenerli accountable”.

 

Verso il decreto legge.

Oggi, il nuovo punto di partenza è rappresentato dall’emendamento Ascani-Coppola, che fissa alcuni principi cardine. Viene affermato il diritto di accesso per tutti, “indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti”; inoltre si prevede che l’accesso sia consentito anche per via telematica e vengono fissate “sanzioni a carico delle amministrazioni che non ottemperano alle disposizioni normative in materia di accesso”.

“Dopo la pausa di agosto, inizia il settembre caldo di Foia4Italy: in questi giorni lanceremo una campagna massiccia, con l’obiettivo di ottenere una consultazione pubblica – annuncia Guido Romeo –. Un anno fa ci sognavamo questo livello di coinvolgimento, crediamo che il dibattito possa ancora crescere”. “Vogliamo evitare che la scrittura del testo avvenga nel segreto degli uffici legislativi, chiediamo che ci sia un processo aperto – aggiunge Ernesto Belisario –. Fino ad oggi Foia4Italy ha dimostrato che il processo di open government funziona, continuiamo così, per evitare di rompere il clima di collaborazione che si è creato”. L’importanza di una campagna pubblica si declina lungo due direttrici: da un lato coinvolgere nella consultazione gli stakeholder, per arrivare a un testo che sia frutto di un’ampia discussione, dall’altro ampliare la base di persone coinvolte nel dibattito: “Il Foia serve alla trasparenza, all’anticorruzione, alla possibilità di controllare l’operato della PA – sottolinea Romeo –. Ma, come sottolineiamo con Diritto di Sapere, il Foia ci riguarda tutti da vicino. Vuol dire poter sapere lo stato di sicurezza della scuola di tuo figlio, conoscere la somma investita per la diffusione della banda larga nella tua città o i piani per gli asili nido del tuo comune”.

 

Il secondo punto su cui si impegnerà Foia4Italy è ottenere una revisione del testo modificato da Ascani da parte di organismi internazionali, come l’Osce. In questo modo il testo acquisirebba maggiore respiro internazionale e “Permetterebbe di rivedere alcuni punti che non ci convincono completamente, dopo la modifica degli uffici legislativi – sottolinea ancora Romeo –. Ad esempio nel testo si parla di ‘qualsiasi cittadino italiano persona fisica che abbia compiuto il 18esimo anno di età’, preferiremmo la dizione ‘chiunque’, in linea con altri testi più avanzati nel mondo”.

Altro grosso rischio che corre il Foia è che sia poi la macchina amministrativa a rigettarlo in modo silenzioso. Per questo il tema dei rimedi previsti a tutela del diritto del cittadino rappresenta un nodo fondamentale. “Se la legge è scritta bene, prevede rimedi corretti, meccanismi veloci e poco onerosi la palla passa dalle mani dell’amministrazione a quelle dei cittadini – spiega Belisario –. Non mi illudo, alcune amministrazioni opereranno al ribasso, alcuni applicheranno la norma solo per paura delle sanzioni; ecco perché sanzioni e rimedi sono centrali. E i tempi sono altrettanto importanti, le sentenze dovranno arrivare in poche settimane, non in anni, altrimenti rischia di svanire anche il concetto di interesse pubblico che è alla base del Foia”:

Nell’insieme il momento sembra quello giusto: sul Foia sono allineati Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e l’autorità Garante per la Privacy, il presidente Antonello Soro ha sottolineato come sia preferibile, per la tutela della riservatezza, poter chiedere le informazioni che interessano, piuttosto che dover pubblicare tutto a priori. Renzi e Madia hanno rilasciato dichiarazioni importanti in merito all’argomento. Un’unanimità così forte non si era mai registrata. “A questo punto il vero tema è dare un contenuto al Foia italiano – sottolinea ancora Belisario –. Sono ottimista, ma non sono ancora contento. Non sarò contento nemmeno quando il Foia sarà pubblicato; finché non vedremo che sarà applicato e sarà utilizzato dai cittadini resterà solo un’arma spuntata”.

 

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