Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

Anpr

L’Anagrafe Unica per poter votare ovunque (e combattere le mafie)

di Alessandro Longo

06 Dic 2016

6 dicembre 2016

Adesso siamo obbligati a votare in un seggio specifico. Un problema per i tanti, soprattutto giovani, che cambiano spesso città. E un vantaggio per le mafie che prosperano grazie al voto di scambio. Il digitale potrebbe cambiare tutto questo

Chi è andato a votare al referendum giorni fa si è trovato davanti a una scena ottocentesca. Solo matite, carta, come se il digitale non fosse mai esistito. E non è solo una lacuna estetica. 

“L’assenza di una Anagrafe Unica è il motivo tecnico sottostante al fatto che tuttora non possiamo votare in città diverse da quella dove siamo registrati come residenti”, ci conferma una fonte che sta seguendo questi dossieri in Funzione Pubblica. 

Il problema ha ricadute sociali e democratiche immediate. 

Pensiamo ai tanti giovani che in questa fase storica sono costretti a cambiare città spesso, inseguendo lavori e lavoretti. E non avendo potuto cambiare residenza in tempo non sono stati in grado di votare all’ultimo referendum.

Non solo: il vincolo geografico favorisce anche il voto di scambio, su cui prosperano le mafie. Solo perché è un seggio preciso quello in cui posso votare che è possibile organizzare questa prassi illecita.  

E’ così perché ora i nostri dati anagrafici sono vincolati alla nostra città. Dobbiamo andare in uno specifico seggio perché solo lì ci conoscono, ci aspettano, sanno che possiamo votare e che non l’abbiamo ancora fatto. 

Ma con l’Anagrafe Unica non ci sarebbero stati problemi legati alla geografia (com’è tipico di tutte le cose digitali). Potrei andare in qualunque seggio d’Italia, con un documento d’identità e un numero corrispondente alla tessera sanitaria (o i miei dati Spid che dovrebbero includere tutto questo). L’addetto con un tablet collegato all’Anagrafe Unica vedrebbe che i dati sono corretti, che posso votare e che non l’ho ancora fatto.

Sulla possibilità di votare da remoto non mi pronuncio, perché la letteratura internazionale racconta di forti rischi di cybersecurity (che comunque sarebbero da confrontare con quelli di broglio e voto di scambio che ci sono per colpa del cartaceo). Ma già il voto digitale dal seggio sarebbe una rivoluzione, di trasparenza e di usabilità per i cittadini. Certo, bisognerebbe cambiare la legge per consentire questo tipo di voto. Ma l’Anagrafe Unica è condizione necessaria abilitante di questa modifica. La legge limita geograficamente il voto perché ad oggi non è tecnicamente possibile condividere l’anagrafe a livello nazionale.

L’Anagrafe Unica secondo gli annunci del Governo se tutto fosse andato bene sarebbe stata pronta nel 2018. Ma dato che sappiamo già che non sta andando bene e ora ci si mette anche questa crisi, chissà quando i dati anagrafici dei cittadini saranno centralizzati.

E’ solo un esempio, piccolo ma significativo, sui motivi per cui l’Italia deve cambiare al suon del digitale. E non può permettersi di rallentare ogni volta che la politica trattiene il fiato. 

 

Articoli correlati