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Direttore responsabile Alessandro Longo

La cultura dell’inadempienza: le PA che non ubbidiscono ad Agid

11 Dic 2014

11 dicembre 2014

Entro il 18 settembre le pubbliche amministrazioni e società partecipate dalle pubbliche amministrazioni (in modo totalitario o prevalente) erano tenute a comunicare all’Agenzia per l’Italia digitale “l’elenco delle  basi  di dati in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano”. Questo sulla base dell’art. 24-quater, comma 2, D.L. n. 90/2014, convertito in Legge n. 114/2014 l’11agosto 2014.

Come si evince dai dati pubblicati dall’AgID, le amministrazioni che hanno adempiuto all’obbligo sono state 11780, di cui 5668 comuni e oltre 5mila scuole e università, 10320 le amministrazioni inadempienti. A queste potrebbero aggiungersi, come si legge dal sito dell’AgID, anche altre amministrazioni “doppiamente inadempienti”, cioè quelle che non si sono registrate ancora all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA),

La lettura della lista delle amministrazioni inadempienti presenta delle amare sorprese, non soltanto per il numero elevato, ma anche per alcune presenze di rilievo: ministeri (Affari Esteri, Sviluppo Economico, Lavoro, Difesa), imprese (Poste Italiane), comuni capoluogo di regione (Cagliari, Campobasso, Catanzaro, Napoli, Perugia, Roma), comuni capoluogo di provincia (Benevento, Caltanissetta, Como, Cosenza, Foggia, Latina, Messina, Ragusa, Reggio Calabria, Sassari, Trapani), oltre a diversi Ordini e Consigli, federazioni nazionali, Casse, enti di previdenza, scuole e università.

L’inadempienza, elevata, non è certo paragonabile a quella ancora oggi registrata per un altro noto e importante obbligo per le amministrazioni, relativo alla Continuità Operativa -art.50bis del CAD: lì ad oggi risultano soltanto un migliaio gli studi di fattibilità presentati per il parere dell’AgID.  Ma sempre di inadempienza si tratta, tra l’altro correlata alla richiesta sulle basi di dati: se non ci fosse stata la prima, quasi tutti i dati richiesti con il DL 90/2014 sarebbero già stati noti.

Ecco, probabilmente uno degli scogli da superare in modo rapido, per realizzare un reale coordinamento delle iniziative e delle risorse nelle PA, essenziale per la “trasformazione esistenziale” della PA citata da Renzi, è quello della cultura dell’inadempienza. Secondo cui l’obbligo può essere eluso, senza conseguenze significative, e l’elusione può essere praticata come via alternativa quando le risorse e/o le competenze non consentono di rispettarlo, piuttosto che, ad esempio, pretendere supporto.

Forse è il momento che questa cultura sia bandita, perché rischia di vanificare qualsiasi sforzo positivo. Ed è il caso che il cambiamento culturale passi anche da qui.

  • responsabile_ICT_pa

    L’articolo è l’ennesima dimostrazione della distanza tra chi idea le leggi e la realtà delle cose. Ad esempio, ci si pensa che 94 comuni su 100, con meno di 5.000 abitanti, non hanno un addetto ICT e/o un servizio autonomo? Cosa è stato fatto negli ultimi anni, di concreto, per costituire all’interno della PA, lo strato operativo ICT che dovrà reggere la spinta innovativa voluta dal governo ?

  • Stefano Aiello

    La frammentazione delle PA (Centrali e Locali) e, di conseguenza, delle relative funzioni sistemi informativi, in un periodo di contrazione economica e competenze assenti o obsolete, impedisce la trasformazione e digitalizzazione degli enti. Vogliamo continuare ad eludere questo problema, solo perché è scomodo? Se alla richiesta di qualche informazione ha risposto la metà delle PA, non si creda che ad una direttiva più onerosa la percentuale rimanga la stessa! Non accadrebbe nemmeno se le risorse fossero infinite e sappiamo che non lo sono affatto! Tant’è che molte leggi e decreti terminano con un simpatico lemma: “senza ulteriori oneri per la finanza pubblica”… Quindi? Occorre ripensare l’organizzazione dei sistemi informativi, come si fa in qualunque azienda privata e come fanno da decenni altri paesi.

  • NelloIacono

    Rispetto soprattutto al commento del responsabile ICT PA, voglio precisare che il tema non è affermare o meno l’assenza di carenze nella richiesta istituzionale, quanto la necessità che, credo abbiamo, di rapportarci sempre ad una richiesta di questo tipo, soddisfacendola o chiedendo chiarimenti/supporto, esprimendo le difficoltà a soddisfarla.
    Solo così, a mio avviso, si innesca un miglioramento e si raggiunge nel modo più efficace il risultato obiettivo della richiesta (che come tale non può essere ostacolata e contestata).
    E credo che solo in questo modo, passando a un “noi” collaborativo sulle questioni nazionali, che ci toccano tutti, potremo iniziare a innestare la marcia del cambiamento.

    Nel merito della frammentazione, certamente il problema c’è e però credo che le diverse iniziative di aggregazione e razionalizzazione in atto, come quelle delle unione di comuni, delle aree vaste e delle città metropolitane, ma anche il consolidamento dei CED, vadano in questa direzione. Certo, da percorrere più decisamente e più rapidamente.

  • Claudia

    Sono tristemente d’accordo con Renzi…in Italia persiste la cultura dell’inadempienza. Ma sicuramente la produzione di troppi adempimenti che non hanno una reale ricaduta di utilità, sia per le PA che per i cittadini utenti-finali, non agevola la cultura dell’innovazione.

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