Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

RIFORMA DELLA PA

Liuzzi (M5S): “Con noi l’open source andrà di moda anche nella PA”

di Mirella Liuzzi, Movimento Cinque Stelle

23 Lug 2015

23 luglio 2015

La Commissione affari costituzionali della Camera ha approvato, nell’ambito della discussione sul disegno di legge delega per la riforma della pubblica amministrazione, un emendamento del M5S di cui la sottoscritta risulta prima firmataria con il quale si delega il governo, nel quadro dei processi di digitalizzazione della Pubblica amministrazione, a favorire l’adozione di soluzioni software open source con indubbi vantaggi in termini di costi e di riduzione della dipendenza tecnologica delle amministrazioni pubbliche dai fornitori di software proprietari.

Si tratta di una rivoluzione culturale presente nel programma elettorale del M5S e che stiamo portando ad una prima realizzazione pur da forza di opposizione.  Avremmo preferito l’approvazione di una formulazione maggiormente vincolante per il Governo ma si tratta di un primo passo nella giusta direzione.

La possibilità di utilizzare software open source è sicuramente già inserito nel CAD, ma la legge delega riscriverà parte dello stesso CAD, trovando metodi per favorire in maniera ancora più forte l’open source.

Sempre nella delega sono presenti elementi di sanzione per chi non rispetta questi parametri che sono sicuramente condivisibili.

Resta il rammarico per la mancata approvazione di altre proposte emendative del M5S che, tra le altre cose, prevedevano una diretta partecipazione dei cittadini anche nei processi interni delle PA.

  • langellotti

    bella l’idea dell’open source, ma nell’implementazione di un sistema bisogna considerare non solo il costo di licenza del software ma anche la manutenzione dello stesso ed il training degli utenti;insomma non e’ tutto oro quello che luccica

  • Bob

    @langellotti Software proprietario = manutenzione + training + licenze. Software libero = manutenzione + training. E’ abbastanza evidente che, matematicamente, vince sempre. A meno che per la soluzione proprietaria non si abbia la pretesta di azzerare la formazione per far quadrare i conti, come abitualmente capita oggi, coi risultati che ben conosciamo

  • EzioP1

    Open source vuol dire minori costi all’inizio ma poi col tempo vuol dire costi più elevati o vincoli verso chi ha fatto da integratore del software. In 49 anni di attività ho visto situazioni basate su open source o basate su ryo – roll your own – (che agli effetti della manutenzione equivale all’open source) che hanno dimostrato tutta la loro “relativa” validità verso i sistemi proprietari. Questi ultimi hanno come vantaggio rilevante la manutenzione nel tempo anche se questa costringe a cambi di versione che sono imposti dagli aggiornamenti del costruttore. Nel caso invece dell’open source o del ryo, questi per la manutenzione dipendono da chi li ha sviluppati (operatore esterno o personale interno dell’organizzazione), e quando questi non ci sono più perchè usciti dal mercato o dall’azienda si vivono momenti veramente difficili. E’ da notare che la manutenzione può essere impegnativa a conseguenza di cambiamenti normativi o necessità di rendere più efficienti i servizi. Non sarei quindi così entusista “tout court” delle soluzioni open source, sono da valutare in modo ben più ampio e più serio di quanto riportato nell’articolo per conto della parlamentare del M5S.

  • Attilio A. Romita

    OPEN è una parola astrale citata nella “Interpretazioni degli arcani maggiori nei tarocchi genovesi del XV secolo”.
    OPEN è il taumaturgico provvedimento salvifico di qualsiasi stortura.
    OPEN è la meta del nostro viaggio per la vita maggiore.
    Ma OPEN è anche un atteggiamento mentale che nessuna legge riuscirà ad inculcare nelle menti dei nostri Burusauri Reges che guidano il processo burocratico delle nostre amministrazioni secondo il principio “nulla sapere (il cittadino), nulla temere (dal cittadino)”.
    E nessun politico, che trae forza dalla burocrazia e non dalla democrazia, opererà nel verso reale dello OPEN.
    Attenzione: non confondiamo DEMOCRAZIA con numero di voti molte volte scatenati non da convinzioni, ma da pulsioni viscerali.

  • Attilio A. Romita

    Un sistema informatico si basa su un insieme di programmi, procedure, utility, strumenti generalizzati e hardware.
    Ciascuno di questi “pezzi” deve essere pensato, definito, costruito, “imparato”, usato e mantenuto.
    La maggior parte di questi “pezzi” è di tipo “non fisico” e per questo richiede quasi soltanto intelligenza per essere costruire.
    Questa non-necessità di “grandi impianti fisici” porta a pensare che chiunque, con un po di intelligenza, può costruirlo. Da questa conclusione si trae il principio che OPEN Source è bello economico, facile …la soluzione di tutti i mali per punire le invasive imprese che lucrano su noi poveri mortali le cui ali sono tarpate.
    Ma esaminiamo qualche fatto.
    Il “close source” nasce da imprese che investono soldi per studiare, costruire e mantenere il software che poi “affittano” a chi vuole usarlo e spesso nella licenza è anche incluso l’addestramento.
    Per avere “open source” tutte le fasi elencate ci devono essere e costano. Il Bilancio è disastroso se ogni piccola unità della PA decide di avere il suo software privato, sia open che close.
    Esiste solo una soluzione: la collaborazione APERTA sia nella definizione delle specifiche che nella condivisione dei risultati.
    Questo deve essere il vero OPEN che può nascere da una cooperativa di utenti o di fornitori o dalla collaborazione reale e dalla contrattazione economica tra utenti e fornitori

  • insider

    Liberiamo l’informatica dalle ideologie. Non sempre l’analisi costi benefici è dalla parte dell’open source, il committente pubblico deve essere libero di fare le sue scelte in base alle proprie necessità e a chi meglio le risolve.

  • Alessandro Signori

    l’unica vera procedura di dematerializzazione è stata la fatturazione verso la pa, si parla molto di estenderla verso i privati, voglio vedere come con un software open source si possono garantire i requisiti di una complessa normativa. come spesso accade si parla senza sapere.. @bob licenze+manut+train non sempre sono maggiori di manutenzione + training. senza considerare il fattore tempo di avvio o individuazione della soluzone….

  • l00ped

    Leggo delle cose assurde qui sotto. Ora il closed source dovrebbe addirittura essere più conveniente dell’open source? Forse al circo. Pensate solo a quanto si risparmierebbe ad usare una qualsiasi distribuzione linux e non pagare più la licenza di windows, avere vantaggi di stabilità e sicurezza. La stessa cosa vale anche per la suite Office, che sono quelle più utilizzate nella pubblica amministrazione

  • l00ped

    Alessandro Signori scrive, “voglio vedere come con un software open source si possono garantire i requisiti di una complessa normativa”
    Credo si abbia una visione piuttosto limitata dell’open source e si parli “senza sapere”. La fatturazione elettronica è una cosa molto semplice ed è implementata con formato aperto xml,open source. A parte questo, open source non significa software scritto male da gente che non sa quello che fa (generalmente questo è un prerequisito del closed source) e sono i fatti a dirlo. NASA, CRN (per nominarne solo un paio) non usano sicuramente windows o mac. Più dell’80% dei server web di internet utilizzano software open source, incluso quello utilizzano nel sito in cui sto scrivendo (apache)

Articoli correlati