potere geofinanziario

Moneta digitale: le strategie di Usa, Ue e Cina a confronto



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Washington punta su stablecoin in dollari regolate dal GENIUS Act; l’Europa parte da MiCA e prepara l’euro digitale come garanzia strategica; Pechino spinge l’e-CNY e mBridge per i pagamenti cross-border. La partita non è solo tecnologica: in gioco ci sono standard, infrastrutture e potere geofinanziario

Pubblicato il 24 feb 2026

Federica Azzalin

Consultant – Business Finance FSI, Deloitte

Alberto Franco

Professore a Contratto di Diritto Tributario presso l’Università di Torino, Ph.D. Of Counsel, Genta & Cappa



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euro digitale; fondi transizione 5.0; stablecoin




Quando si affronta il tema della cosiddetta “moneta digitale” è necessario prendere in considerazione due dinamiche parallele e interdipendenti.

Da un lato vi è la contrapposizione tra stablecoin, cioè strumenti di pagamento emessi da soggetti privati, spesso ancorati al dollaro e basati su registri distribuiti, e Central Bank Digital Currency (CBDC), cioè valute digitali create e garantite dalle banche centrali.

Dall’altro lato, nondimeno, si gioca una partita più ampia e marcatamente geofinanziaria: la competizione per presidiare le architetture dei pagamenti – regole comuni, standard tecnici, infrastrutture di regolamento e corridoi per i flussi internazionali – che determinano chi controlla il funzionamento del sistema e a quali condizioni.

Stati Uniti: il dollaro digitale passa dal privato (stablecoin)

Washington ha scelto una strategia market-driven: non una CBDC retail lanciata dalla Fed (alla quale, anzi, è stato espressamente vietato di procedere ad una siffatta emissione), ma un quadro federale per far crescere le payment stablecoin in dollari dentro confini regolati. Con il GENIUS Act gli USA hanno messo a punto la prima architettura nazionale per la regolazione delle stablecoin di pagamento.

Dopo la firma della legge, il Tesoro americano ha avviato sul Federal Register l’iter di rulemaking per raccogliere dati e osservazioni su come applicare il GENIUS Act. In sostanza, si entra nel merito di ciò che rende “credibile” una stablecoin: che cosa può valere come riserva, come va custodita e segregata, quali informazioni devono essere pubblicate con regolarità e quale perimetro di controlli deve essere attuato per ridurre opacità e rischi di “shadow money”[1].

Sullo sfondo ci sono temi più marcatamente geofinanziari, in quanto le stablecoin in dollari sono un potente strumento di network effects. Se questi token diventassero il prevalente mezzo di pagamento transfrontaliero “di fatto”, ciò rafforzerebbe l’ecosistema basato sul dollaro USA anche fuori dagli Stati Uniti, i quali potrebbero così meglio mantenere la domanda di attività liquide in dollari, quali appunto i titoli del debito pubblico statunitensi (perché le riserve a presidio della solidità delle stablecoin devono essere investite dagli emittenti in asset sicuri e prontamente liquidabili). Non a caso il dibattito pubblico americano ha assunto una dimensione di “competitività” industriale e strategica.

L’Europa tra MiCA e sovranità dei pagamenti

L’UE ha scelto un’impostazione radicalmente diversa: prima una cornice uniforme – anche se non del tutto esaustiva – per il mercato cripto (MiCA) e, in parallelo, il progetto “euro digitale“ per evitare che l’innovazione dei pagamenti venga importata dall’esterno senza un presidio europeo.

MiCA secondo ESMA: autorizzazione, trasparenza e supervisione

L’ESMA inquadra il MiCA attraverso un set di regole omogenee su autorizzazione, trasparenza e supervisione, includendo esplicitamente asset-referenced token ed e-money token.

Euro digitale: assicurazione strategica più che corsa alla velocità

Sul fronte CBDC, a fine ottobre 2025, la BCE ha chiuso la “preparation phase” e deciso di passare alla fase successiva di preparazione tecnica, mantenendo l’allineamento con il processo legislativo: in sostanza, l’Eurosistema vuole essere pronto a emettere la valuta digitale se e quando arriverà la decisione politica e il quadro europeo[2].

Rischi da stablecoin e “multi-issuer”: l’allerta ESRB

La dimensione geofinanziaria emerge soprattutto nei rischi: l’European Systemic Risk Board (ESRB) – il guardiano macroprudenziale europeo – ha acceso i riflettori su schemi di stablecoin “multi-issuer” con emittenti anche fuori UE, chiedendo salvaguardie per evitare che, in situazioni di stress di mercato, l’anello europeo diventi il punto di pressione (“corse” al rimborso concentrate dove la regolazione è più stringente). In altre parole, l’Europa teme un doppio svantaggio: dipendere da infrastrutture e monete private extra-UE nei pagamenti digitali e importare rischio senza avere pieno controllo sulla catena di emissione e riserva[3].

Cina: e-CNY come moneta digitale di Stato e infrastruttura

Se gli USA sperimentano l’introduzione di valute digitali in un contesto prettamente di mercato, in Cina l’approccio è apertamente “state-led”: l’e-CNY è il più grande esperimento operativo di CBDC retail, e si inserisce in una strategia che unisce controllo domestico dei pagamenti e ambizioni esterne. La People’s Bank of China lavora al progetto dal 2014, con l’idea di affiancare (e in prospettiva sostituire almeno in parte) il contante con un equivalente digitale: sovranità monetaria, efficienza dei pagamenti, inclusione e nuovi strumenti di policy.

Dalla dipendenza dalle big tech alla regia pubblica

La spinta nasce anche da un dato strutturale: pagamenti mobili dominati da Alipay e WeChat Pay e, quindi, dipendenza da infrastrutture non controllate direttamente dallo Stato. Nondimeno, come nei casi sopra illustrati, l’e-CNY ha anche l’obiettivo di perseguire un riequilibrio del potere economico-finanziario su scala globale.

Yuan in forma digitale e pagamenti cross-border: il caso mBridge

Il contesto nazionale, infatti, è solo una parte del progetto di yuan digitale. La dimensione geofinanziaria emerge con chiarezza quando si guarda oltre i confini e, soprattutto, al segmento wholesale cross-border, cioè ai regolamenti tra intermediari e giurisdizioni diverse. In questo contesto si colloca mBridge, piattaforma multi-CBDC che punta a rendere più diretto il regolamento transfrontaliero, riducendo tempi e, potenzialmente, la necessità di appoggiarsi a infrastrutture esterne. A gennaio 2026 mBridge avrebbe superato 55 miliardi di dollari di transazioni cumulative, con l’e-CNY che rappresenta il 95% dei volumi[4]. È evidente quindi che la CBDC cinese, in questa prospettiva, smette di essere solamente un’architettura dei pagamenti nazionali e diventa infrastruttura geopolitica.

Stablecoin vs CBDC: perché non è solo tecnologia

Nel confronto tra stablecoin e CBDC, la domanda decisiva non è solo quale tecnologia sia più veloce, ma quale forma di moneta possa reggere il ruolo di infrastruttura di fiducia dei pagamenti su larga scala.

BIS: singleness, elasticity, integrity e i limiti delle stablecoin

Nel rapporto annuale 2025 la BIS sostiene che le stablecoin “performano male” su tre proprietà chiave: singleness, elasticity, integrity.

La singleness è la parità automaticamente accettata; un’unità di moneta deve valere sempre uno, indipendentemente da chi la emette, senza che il mercato debba distinguere tra strumenti di qualità diversa.

L’elasticity è la capacità di fornire liquidità in modo flessibile quando la domanda di pagamenti accelera o quando i mercati entrano in stress, evitando blocchi operativi e corse ai rimborsi.

L’integrity, infine, riguarda la solidità complessiva del circuito – controlli, regole antiriciclaggio, governance, resilienza operativa e certezza giuridica – senza la quale la fiducia diventa frammentata e vulnerabile. In questa lettura, il limite delle stablecoin è la difficoltà di offrire, su scala sistemica, la stessa combinazione di parità, liquidità e affidabilità istituzionale garantita dalla moneta pubblica[5].

CBDC e trade-off: privacy, banche, governance dei dati

Dall’altra parte, invece, una CBDC riporta la regia dei pagamenti nell’orbita pubblica. Può rendere i trasferimenti più rapidi e robusti e ridurre alcuni punti di fragilità delle reti attuali, ma introduce inevitabilmente scelte delicate: quanta riservatezza garantire, come evitare effetti indesiderati sulla raccolta bancaria e chi, e con quali limiti, gestisce i dati generati dalle transazioni.

Moneta digitale oltreconfine: interoperabilità, standard e scelte politiche

A livello globale, il Fondo Monetario Internazionale avverte che la vera sfida non è solo “emettere” una valuta digitale ma anche farla dialogare oltreconfine. Servono decisioni progettuali coerenti e intese tra Paesi su standard tecnici, antiriciclaggio e tutela dei dati; senza questo coordinamento ogni CBDC rischia di funzionare soprattutto all’interno del proprio perimetro nazionale[6]. Nondimeno, come si è messo in luce in altri contributi su questa testata, rispetto alle stablecoin private le CBDC hanno bisogno di una tempistica decisamente più lunga: si consideri infatti con riferimento all’euro digitale che, nell’ipotesi in cui il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale venga adottato nel corso del 2026, una prima emissione dell’euro digitale potrebbe avvenire non prima del 2029.

In definitiva, la moneta digitale non ridisegna solo la tecnologia dei pagamenti ma anche la geografia del potere finanziario; chi costruisce i binari su cui scorrono i flussi internazionali finisce per scrivere anche le regole del gioco.

Note


[1]Shadow money: termine usato per indicare strumenti finanziari che funzionano come moneta ma sono emessi da entità non bancarie, al di fuori della supervisione diretta delle banche centrali.

[2]BCE, Digital euro – Preparation phase progress report, ottobre 2025.

[3]ESRB, Report on stablecoin risks, 2025.

[4]BIS, mBridge cumulative transaction data, gennaio 2026.

[5]BIS Annual Economic Report 2025, capitolo sulle stablecoin e la struttura monetaria.

[6]IMF, Cross-Border Payments and CBDC Interoperability, 2025.

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