Cashback flop, Lega: "La ministra Pisano risponda a queste domande" - Agenda Digitale

il commento

Cashback flop, Lega: “La ministra Pisano risponda a queste domande”

Di chi è la colpa per il flop del cashback via app io? Quando rimediate? Se riuscissimo ad avere risposte sincere ed esaustive a questi banali quesiti, sarebbe un primo passo per evitare nuove figuracce per l’Italia digitale in Europa

09 Dic 2020
Massimiliano Capitanio

Camera dei Deputati, Lega

Il ministero c’è, l’innovazione può attendere. Il ministro all’Innovazione, Paola Pisano, venga in Parlamento a fare chiarezza. E risponda a una serie di domande semplici:

  • App io non ha funzionato nel giorno del cashback, milioni di cittadini bloccati, di chi è la colpa?
  • Quando saranno risolti definitivamente i problemi?
  • Cosa è stato fatto per far conoscere la App Io nei mesi scorsi?
  • Perché meno di un italiano su quattro è in possesso di Spid?
  • Il ministero aveva avuto segnalazioni formali circa possibili crash di Spid e Io?

Il crash del cashback di Stato

Eppure oggi, nel pieno disastro del cashback e nel crash dell’applicazione Io, leggiamo ancora bollettini propagandistici velinati da Palazzo Chigi che annunciano trionfali nuove centinaia di migliaia di download dell’applicazione che si presenta agli italiani come “un unico punto di accesso per interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali, direttamente dal tuo smartphone”. Semplice? Chiedetelo a quanti hanno fatto richiesta del bonus monopattino o a quanti, tra ieri e oggi, hanno cercato di registrare carte di credito e bancomat per beneficiare dei rimborsi promessi dal Governo per chi preferirà i pagamenti digitali per lo shopping natalizio.

Anziché sbandierare numeri da regime sovietico, si risponda a quelle domande. Anche se oggi si apprende che il collo di bottiglia è stato l’infrastruttura di Sia, la società che per PagoPA gestisce il collegamento con le banche. A Repubblica SIA ha spiegato che non si aspettavano fino a 14mila utenti al secondo, dato che gli italiani amano poco le carte, e hanno dovuto rafforzare l’infrastruttura l’8. Ma vi sembra una giustificazione accettabile non prevedere la ressa dati i fattori che c’erano in campo?

L’interrogazione e l’analfabetismo

Noi faremo un’interrogazione parlamentare su questo, anche alla luce di documenti secondo cui gli alert sulle difficoltà di Spid e IO erano note al Governo.

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L’Italia è già analfabeta digitale d’Europa, dove fanno peggio di noi solamente Grecia, Romania e Bulgaria (lo dice l’incide Desi, per essere chiari). La pandemia cinese ci ha ulteriormente messo alla prova e, senza banda ultralarga, smart working e didattica a distanza sono rimasti uno slogan, tra i tanti. Come suonano inascoltate le parole del presidente Mattarella quando ammoniva: “La comunicazione istituzionale non va in alcun modo confusa con la propaganda politica e non può ridursi all’esaltazione acritica dell’attività delle singole amministrazioni. Si tratta di rendere un servizio ai cittadini e non di farsi pubblicità”.
Ma se riuscissimo ad avere risposte sincere ed esaustive a questi banali quesiti, sarebbe un primo passo per evitare nuove figuracce. Se lo Stato deve complicare procedure semplici già adottate da soggetti privati (come ad esempio Satispay), allora si faccia da parte. Per le barzellette (“la rete unica la farà lo Stato”, ci dicevano questa estate dal Governo) davvero non c’è più tempo.
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