scenari digitali

Rivoluzione pagamenti digitali, l’Italia è pronta? Insomma

Il cashback, partito con qualche difficoltà, ha avuto la funzione di apripista nella rivoluzione dei pagamenti digitali in Italia. In attesa della partenza delle prossime iniziative, come la lotteria degli scontrini, facciamo il punto sulle difficoltà e le opportunità che attendono commercianti e consumatori

22 Dic 2020
Davide Bedini

commercialista

Gianluca Lega

Commercialista

digital payments

La nuova era dei pagamenti digitali è iniziata. Ma siamo davvero pronti come Paese, come cittadini, aziende? Più o meno.

Senza dubbio, negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una accelerazione notevole su questo tema: il cashback, la lotteria degli scontrini, l’azzeramento delle commissioni per i micropagamenti bancomat (2021-2023), sono sicuramente rappresentative di una nuova concezione dei pagamenti.

Tuttavia, i provvedimenti che dovrebbero definire le modalità attuative arrivano fin troppo a ridosso delle iniziative previste.

Pagamenti digitali: un avvio a macchia di leopardo

La conseguenza è un avvio confusionario, con una diffusione a macchia di leopardo lungo il nostro Paese.

Sarebbe stata opportuna, infatti, una fase preparatoria di un tempo congruo per consentire a tutti di adeguarsi. Il tutto dovrebbe essere corredato da una adeguata campagna informativa volta a far conoscere le iniziative e i vantaggi a queste connesse. Se pensiamo, tra l’altro, che molte di queste ultime sono state pensate per ridurre fortemente l’evasione fiscale e accompagnare la nazione verso una concezione cashless dei pagamenti, la logica imporrebbe che si facessero tutti gli sforzi necessari per diffondere quanto più possibile le iniziative in oggetto.

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Purtroppo, ciò che è avvenuto è abbastanza lontano da questa logica. Il cashback, ad esempio, è stato ripreso con il Decreto agosto (D.L. 140/2020), che all’art.73 tratta del “Rifinanziamento del cashback”, come modifica alla legge del 27 dicembre 2019 n.160.

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Le problematiche evidenziate dai commercianti

Il tempo organizzativo, dunque, è stato breve. A questo si aggiungono altre problematiche, che i commercianti hanno evidenziato a più riprese.

Risulta, infatti, che siano proprio questi ultimi i soggetti più svantaggiati da queste iniziative. Oltre alle tematiche organizzative (i commercianti devono infatti preoccuparsi di verificare se il loro fornitore del POS è collegato al sistema del cashback) devono infatti sopportare una serie di costi per le commissioni o per la sostituzione dei terminali. È naturale, a questo punto, chiedersi se non fosse stato meglio accompagnare questi ultimi in una decisiva fase di transizione con delle agevolazioni ad hoc, visto che l’adesione a queste iniziative è su base volontaria. Solo successivamente, si sarebbe potuti partire con il Piano Italia Cashless, con condizioni chiare e una situazione più omogenea.

Il nodo delle infrastrutture

Primo tra tutti tra quelli evidenziati, c’è il problema di una infrastruttura efficiente e rapida che sia uguale in tutto il nostro Paese. Quest’ultima dovrebbe comprendere banda larga e terminali di pagamento contactless, per garantire un effettivo vantaggio rispetto al pagamento in contanti. Se infatti non si velocizzano i tempi di pagamento, come si può pretendere che i consumatori preferiscano i pagamenti digitali a quelli con il contante?

Sebbene sia doveroso dire che la situazione non è uguale in tutto il nostro Paese, è innegabile che su questi temi siamo ancora in grande ritardo rispetto ai nostri partner europei. Questo passaggio, che permetterebbe a tutto il nostro Paese di avere una infrastruttura all’avanguardia e omogenea, ovviamente comporta dei costi che da parte dello stato sarebbe stato opportuno agevolare, ben prima dell’attuazione del “Piano Italia Cashless”.

L’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti

Un altro tema che si sarebbe potuto anticipare è quello dell’azzeramento delle commissioni per i micropagamenti. La misura si sarebbe potuta introdurre prima del cashback per agevolare i commercianti anche nelle piccole transazioni (fino a 5 euro), sgombrando il campo da critiche e malumori verso misure intraprese in maniera troppo rapida e confusa.

Il circuito PagoBancomat, che coinvolge 35 milioni di italiani e 2 milioni di esercenti, ha annunciato dal canto suo l’intenzione di azzerare le commissioni interbancarie per due anni: “Dall’inizio del 2021, e fino al 31 dicembre 2023, le transazioni effettuate sul circuito PagoBancomat per pagamenti con importo fino a 5 euro saranno a zero commissioni, pagate dalle banche”. Il progetto iniziale di due anni, fanno sapere, sarà suscettibile di possibile estensione.

Come inciderà, dunque, questa misura sui commercianti che incasseranno con pagamenti digitali? Molto dipenderà da come decideranno di muoversi i principali istituti di credito che erogano questi servizi, nel ruolo di acquirer.

Alcuni di loro potrebbero seguire la linea temporale già tracciata dal governo per il cashback, prevedendo, per lo stesso periodo, l’azzeramento delle commissioni per le transazioni fino a 5 o 10 euro.

L’obiettivo è quello di aumentare i pagamenti digitali anche per le transazioni di piccolo importo. Ad oggi, infatti, i micropagamenti rappresentano il 2,3% delle transazioni effettuate.

Da sottolineare, che la PayTech italiana NEXI ha voluto contribuire, affermando che eliminerà le commissioni bancomat per piccoli importi di spesa (sotto i 10 euro). Quest’ultima, infatti, che serve insieme alle banche partner oltre 900.000 esercenti in tutta Italia, estenderà fino alla fine del 2021 il rimborso sulle commissioni pagate dai “merchant” per i pagamenti con la carta.

Le opportunità dei pagamenti digitali

Ad ogni modo, seppur con qualche rimpianto per le modalità attuative prescelte, siamo di fronte alla possibilità di colmare il gap con i nostri partner europei. Conviene dunque cogliere questa opportunità al fine di combattere una volta per tutte l’enorme problema dell’evasione fiscale e della digitalizzazione che tanto affligge il nostro Paese.

Le opportunità, in effetti, sono molte.

Sicuramente il cashback, già partito con qualche difficoltà, ha avuto la funzione di apripista in questa rivoluzione dei pagamenti. Questa misura, introdotta definitivamente con il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.156 del 24 novembre 2020, ha stabilito un rimborso, pari al 10%, per i pagamenti effettuati senza contante. Il rimborso sarà fruibile a seguito di bonifico sul proprio IBAN, a condizione che vengano effettuati almeno 10 transazioni per il mese di dicembre 2020, ovviamente presso negozi fisici. Da gennaio, invece, il piano di rimborso avrà durata semestrale e avverrà sempre con bonifico sul proprio IBAN.

Un’altra misura molto interessante, prossima al debutto, è la lotteria degli scontrini. La data di partenza prevista è il primo gennaio 2021, ma i commercianti già chiedono un rinvio. Sebbene si tratti di una misura potenzialmente valida, che ha avuto un notevole successo in paesi europei come il Portogallo, questa rischia di essere frenata da difficoltà implementative.

Certamente da sottolineare è il fatto che la misura in oggetto è stata introdotta in diversi paesi ma non in tutti ha riscosso successo. Ciononostante, se fosse inserita all’interno di un pacchetto di misure con il medesimo scopo, quale appunto il Piano Italia Cashless, le possibilità di successo potrebbero essere maggiori.

Le difficoltà attuative

Si tratta, tuttavia, di discorsi vani se non verranno risolte le difficoltà attuative che sono state evidenziate dalle maggiori associazioni delle imprese del commercio.

Si sottolinea, infatti, la mancanza di una infrastruttura adeguata.

Confcommercio denuncia che solo la metà degli esercizi commerciali ha le dotazioni necessarie per far partire la lotteria degli scontrini. Per questo motivo, il Presidente Carlo Sangalli aveva scritto al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia per chiedere una proroga. Nello specifico, sostiene: “sono necessari interventi di adeguamento tecnico dei registratori telematici già installati che, ad oggi, il mercato non è stato in grado di eseguire su un’ampia platea di soggetti», e un rinvio permetterebbe «una partenza uniforme da parte di tutte le imprese del commercio, evitando distorsioni concorrenziali che, inevitabilmente, andrebbero a colpire gli operatori di minori dimensioni e più deboli”.

Confesercenti, a sua volta, sottolinea che: “partire a gennaio vorrebbe dire escludere migliaia di attività del commercio, della ristorazione e dei servizi che, anche per l’emergenza Covid, non hanno avuto la possibilità di rinnovare il registratore di cassa o procedere all’adeguamento del vecchio”. Solamente un registratore di cassa su 3, si evidenzia, è già predisposto.

I costi per gli esercizi commerciali, inoltre, non sono affatto trascurabili, tantopiù in un periodo difficile come quello in cui viviamo a causa della pandemia.

Vincenzo de Luca, responsabile fisco per Confcommercio, fa sapere che la spesa per l’aggiornamento e l’acquisto dello scanner è di circa 230,00 euro (IVA esclusa), mentre dal Ministero dell’Economia avevano fatto sapere che la spesa si sarebbe aggirata tra i 50 e i 70 euro.

Un problema di non facile risoluzione, soprattutto per molte categorie di commercianti che a causa delle misure restrittive hanno visto il loro fatturato crollare verticalmente.

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