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direttiva europea

PSD2 e la banca come piattaforma con le “API” aperte: ecco i nuovi scenari

Le banche oggi si vedono obbligate dalla normativa europea PSD2 a favorire l’ingresso in scena di nuovi attori, aprendo le proprie API. Ma possono a loro volta farsi fornitrici di servizi innovativi, come piattaforma. Ecco come

07 Feb 2018

Giulia Fraternali

Paolo Gatelli

CeTIF - Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Federico Rajola

CeTIF - Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano


Il recepimento della direttiva europea PSD2 (“Payment & Services Directive 2”) prospetta l’affermarsi di un ecosistema competitivo sempre più ampio, composto da attori e prestatori di servizi finanziari, che prospettano l’impiego di nuove tecnologie e offrono user experiences innovative.

Così come ogni cambiamento, la direttiva “imposta” dalla Commissione Europea suscita paure e incertezze nei confronti degli attuali operatori del mercato. Le banche, che per tradizione detengono una certa esclusività nell’erogazione di servizi finanziari, oggi si vedono paradossalmente obbligate a favorire l’ingresso in scena di nuovi attori, potenzialmente capaci di aggredire la catena del valore dei servizi finanziari.

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PSD2 e l’apertura delle API delle banche

Infatti, una delle principali rivoluzioni – se non la vera e propria rivoluzione – introdotta dalla PSD2 riguarderà l’apertura delle cosiddette APIs (Application Programming Interfaces) a terze parti. Nello specifico, i Third Party Providers potranno accedere alle informazioni dei conti intestati a persone fisiche e giuridiche, come ad esempio il saldo corrente o i depositi detenuti presso diverse banche nel caso degli AISPs (Account Information Service Providers); oppure, potranno disporre pagamenti digitali a valere su conti gestiti dalle banche stesse, in qualità di PISPs (Payment Initiator Service Providers).

Quest’ondata di novità impatterà sicuramente la value chain delle già consolidate realtà finanziarie, che potranno adottare diverse strategie per contrastare la ribalta dei new comers. La soluzione più logica sembrerebbe essere, in tal senso, l’integrazione dei servizi offerti dai TTP all’interno della propria catena del valore. Tuttavia, un’altra soluzione percorribile da un’istituzione finanziaria potrebbe essere quella di diventare lei stessa una terza parte, in grado di erogare i medesimi servizi e misurarsi nella stessa arena competitiva.

In altre parole, nonostante la direttiva preveda alcune “imposizioni” nei confronti delle banche, queste ultime non dovrebbero semplicemente sentirsi costrette ad esporre servizi all’esterno tramite API, ma dovrebbero concepire tale apertura all’esterno come una possibilità di arricchimento ed evoluzione, in grado di creare un ambiente aperto e trasparente.

La PSD2 obbliga, infatti, di esporre alcune API, ma non ne limita l’offerta effettiva, offrendo possibilità di concrete opzioni strategiche anche per le banche stesse, che in questo modo potrebbero arricchire la loro offerta di servizi insieme a PISP e AISP in un’ottica di cross selling, offrendo anche servizi a valore aggiunto. Si consideri a titolo esemplificativo l’offerta di credito al consumo su una transazione di pagamento: quando una banca riscontra che un PISP sta accedendo alle proprie API per l’acquisto di un bene/servizio di ammontare significativo, come il pagamento di un viaggio o di un oggetto di valore, essa potrebbe tramite attività di analisi, monitoraggio e recommendation, inserirsi all’interno del processo, sfruttando una partnership con il PISP, per effettuare l’offerta di credito al consumo, seguendo regole di pre-approvazione già utilizzate da alcuni istituti.

Perciò, la banca non si proporrebbe esclusivamente come soggetto passivo ma diverrebbe vera e propria attrice protagonista, in grado di sfruttare le opportunità derivanti dall’offerta di un mix di servizi propri e di soggetti terzi, intervenendo proattivamente e arricchendo così anche il valore per il proprio cliente.

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Banca come piattaforma

Perché se è vero che i consumatori godranno positivamente delle novità introdotte dalle disposizioni della PSD2, che mirano a favorire la competitività, ampliando il campo da gioco (“level playing field”), è altrettanto vero che le banche dovranno rivedere i propri modelli di business e di servizio per continuare ad essere competitive.

Riguardo tali possibilità, CeTIF ha svolto un’indagine rivolta a consumatori compresi nella fascia di età 18-30 anni e, quindi, potenziali utilizzatori dei nuovi servizi di pagamento. La survey ha voluto indagare la propensione all’utilizzo dei servizi abilitati dalla PSD2 e ha mostrato un primo dato incoraggiante per il sistema bancario: nonostante il 48% sceglierebbe nuovi operatori tecnologici in ambito finanziario, come Paypal o Satispay, il 68% dei rispondenti preferisce comunque la propria banca per la fornitura di servizi di pagamento. Se sfruttate correttamente, le risorse e la credibilità detenute dalle banche potranno dunque ancora fare la differenza all’interno dell’attuale situazione di mercato. Inoltre, la customer experience consistente e fluida resa possibile dalla PSD2 e dalla gestione della banca come piattaforma potrebbe generare all’interno dell’ambiente bancario grandi potenzialità per il business, che si esprimono non soltanto nelle possibilità di cross e up selling ma anche e soprattutto di loyalty.

Proprio in ottica di “Bank as a Platform” (BaaP) è importante, infatti, assicurarsi l’opportunità di velocizzare e semplificare l’offerta di servizi al cliente. In particolare, se la logica con cui la piattaforma è stata costruita permette a soggetti terzi di esporre ed erogare servizi con un alto grado di libertà, sarà possibile, per la banca che la offre, sviluppare nuovi punti di contatto e servizi a valore aggiunto con un minor costo, soprattutto disponendo di informazioni che non sono tipicamente rese disponibili, compreso l’accesso alla customer base. Sono queste strategie, orientate ad integrare tradizionali assets della banca con il nuovo paradigma di banca come “Piattaforma”, che sembrerebbero garantire alle istituzioni finanziare la possibilità di preservare e amplificare il vantaggio competitivo rispetto ai nuovi players. In una certa misura ciò sta già accadendo in alcuni paesi (in particolare nel Regno Unito), dove alcuni operatori si sono già attrezzati per offrire servizi che sfruttano le logiche di piattaforma sopra esposte.

L’ipotesi che si va quindi a configurare è l’offerta, da parte della banca, di un unico ambiente (che sia App o Web Banking) gestito tramite API dove il cliente, una volta riconosciuto, possa usufruire in maniera sicura di tutti i servizi di pagamento e anche aggregare le informazioni di altri conti a lui intestati. Il tutto visto come la proposizione di servizi con un valore aggiunto percepito in grado di giustificare la condivisione delle proprie informazioni personali.

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