pagamenti digitali

PagoPA e Piano triennale Agid, a rischio anche la nuova scadenza: ecco perché

Azioni troppo generiche e nessun accenno alla società per azioni partecipata dallo Stato prevista dal DL semplificazioni: il tema PagoPa nel nuovo piano triennale è affrontato in modo superficiale. Ecco perché si rischia di mancare l’obiettivo di completa attivazione entro la prossima scadenza del 31 dicembre

26 Mar 2019
Irene De Piccoli

responsabile della ricerca sui pagamenti dell’Osservatorio eGovernment, Politecnico di Milano

pagopa

Delude il tema PagoPA nel nuovo Piano Triennale  per l’informatica nella Pubblica Amministrazione.

Beninteso, il Piano ha giustamente ricevuto una buona accoglienza da parte di tutti coloro che da tempo lo aspettavano, presentandosi ricco e maturo sia nei contenuti sia nella visione, oltre che di facile fruizione.

Se questo giudizio vale per lo strumento nel suo complesso, non si può dire altrettanto per lo specifico tema PagoPA, che è stato affrontato in modo superficiale, soprattutto alla luce dell’ormai prossima scadenza del 31 dicembre 2019.

PagoPa nel nuovo Piano triennale Agid

La sezione del Piano dedicata alla piattaforma pagoPA inizia con una sintesi dei benefici apportati dal sistema e dei suoi riferimenti normativi, dall’obbligo di adesione fino alle più recenti novità introdotte dal D.L. n. 135/2018 (D.L. Semplificazioni), che:

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  • ha trasferito la gestione della piattaforma, anche operativa, da AgID alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, disponendo la creazione di una Società per Azioni partecipata dallo Stato al fine di dare impulso alla diffusione della piattaforma;
  • ha prorogato di un altro anno, e cioè al 31 dicembre 2019, la data di scadenza prima stabilita dal CAD, per cui i PSP non potranno più eseguire pagamenti a favore di PA, che non transitino per il sistema (ad eccezione dei servizi con F24 e addebito diretto su conto sino alla loro integrazione con il sistema pagoPA; pagamenti eseguiti per cassa, presso il soggetto che per l’ente svolge il servizio di tesoreria o di cassa).

Il testo prosegue raccontando quanto realizzato da AgID per far evolvere il sistema, dalle nuove funzionalità centralizzate per il miglioramento dell’esperienza utente nel rispetto della PSD2, al kit di sviluppo software (SDK – Software Development Kit) per realizzare applicazioni mobili integrate con pagoPA, ai tavoli di lavoro permanenti con PA, intermediari regionali e partner tecnologici di rilievo (ad esempio Poste Italiane).

Le linee di azione per il futuro di PagoPa

Fin qui dunque, si tratta di un riassunto del passato. E per il futuro? Il Piano prevede 3 Linee di Azione:

  1. Evoluzione tecnologica della piattaforma, per adeguarla agli standard europei dei servizi di pagamento, per cui è previsto il rilascio di una nuova versione back end di pagoPA (giugno 2019);
  2. Completamento dell’adesione alla piattaforma e dell’attivazione dei servizi da parte di tutti i soggetti obbligati all’adesione entro i termini previsti. A tale scopo, “AGID, in collaborazione con le Regioni, svolge attività sul territorio indirizzate alla sensibilizzazione dei soggetti obbligati a aderire, al fine di sostenere la risoluzione delle problematiche bloccanti per l’adesione alla piattaforma. Sono forniti strumenti informatici e documentazione tecnica per favorire l’integrazione con pagoPA e ambienti di test a supporto degli sviluppatori; AGID e Team per la trasformazione digitale pubblicano i dati sull’evoluzione dell’adesione.”
  3. Monitoraggio tecnico delle performance del sistema e dell’efficacia delle procedure operative, e dello stato di avanzamento dell’attivazione dei servizi, al fine di individuare soluzioni e azioni di accompagnamento.

Al di là della prima Azione, dal sapore molto tecnico e concreto (seppur non dettagliato in termini di impatto), le Azioni sono molto generiche e non si discostano da quanto fatto fino ad oggi da AgID, sin dall’esordio dell’operatività della piattaforma. Nel caso di pagoPA che, che è uno dei progetti a maggiore stato di avanzamento (la piattaforma è attiva sin dal 2012), il Piano rivela il suo “tallone d’Achille”, che è la governance intesa come effettivo dispiegamento su tutte le amministrazioni, soprattutto se si parla dei Comuni.

Inoltre, gli attori delle Linee di Azione (definiti dal Piano come “gli attori coinvolti che collaborano al raggiungimento dei risultati”) di pagoPA sono sempre AgID e il Team per la Trasformazione Digitale, non figura in nessun modo la Società per Azioni partecipata dallo Stato di cui al D.L. semplificazioni, neanche in ottica futura.

La genericità delle Azioni può forse essere attribuita al necessario periodo transitorio che intercorre in un cambio di gestione di tale portata, tuttavia resta la questione corrente e attuale: senza azioni di sostegno concreto e di accompagnamento alle PA, nonché di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini ad ampio raggio, azioni aggiuntive a quanto fatto finora, è molto probabile che il Paese manchi l’obiettivo di completa attivazione entro la prossima scadenza del 31.12.2019, perché sono ancora tanti, troppi, gli Enti rimasti indietro.

Comuni in forte ritardo

È quanto emerge dall’indagine su pagoPA dell’Osservatorio eGovernment della School of Management Politecnico di Milano, conclusasi il 1° marzo 2019 e i cui risultati saranno divulgati nell’ambito di Forum PA, i prossimi 14-16 maggio a Roma. Anticipiamo però qualche primo dato.

Alla survey hanno risposto 529 Comuni italiani. Questo non è un campione statisticamente rappresentativo, ma l’indagine aveva uno scopo conoscitivo. In breve:

  • con un incremento del 7% in un anno rispetto al 2018, è stato raggiunto l’85% di rispondenti aderenti;
  • quanti Enti, tra gli aderenti, sono riusciti a rendere i servizi effettivamente attivi su pagoPA?
    • Il 40,4% (corrispondente al 34,3% dei rispondenti) dichiara che nessun servizio è al momento attivo;
    • Il 48,8% (corrispondente al 41,5% dei rispondenti) dichiara di aver attivato uno o più servizi, ed in particolare 4,5 diversi servizi in media;
    • Il 10,7% (corrispondente al 9% dei rispondenti) dichiara di aver attivato tutti i servizi.
  • Rispetto alle previsioni di attivazione per il 2019, il 60% degli Enti ha scelto di non rispondere alla domanda, fatto che evidenzia la mancanza di programmazione oppure la difficoltà a dichiarare impegni in tal senso. Tra i rispondenti, emerge che:
    • Il 36,6% non ha in programma di attivare ulteriori servizi su pagoPA;
    • Il 49,5% attiverà alcuni ulteriori servizi, ma non tutti quelli gestiti dall’Ente
    • Il 13,9% intende attivare tutti i servizi di pagamento gestiti dall’Ente su pagoPA entro il 2019.

In base ai risultati dell’indagine, possiamo sicuramente affermare che i Comuni stanno ancora lavorando alla fase di implementazione dei servizi e che, presumibilmente, a fine 2019 solo il 10% dei Comuni italiani avrà attivato tutti i servizi su pagoPA, rispettando quanto indicato dal CAD e dal Piano Triennale.

Questi dati sono coerenti con lo stato di avanzamento del livello di adozione della piattaforma consultabile nella sezione Avanzamento trasformazione digitale del sito dell’AgID (relativo a tutte le Pubbliche Amministrazioni e non ai soli Comuni), secondo cui gli Enti per i quali almeno un pagamento è andato a buon fine sono pari al 14,4% degli enti in perimetro (dato al 01/03/2019)

L’Osservatorio eGovernment si occupa da 8 anni di monitorare le tendenze relative ai pagamenti digitali alla PA e, dal 2013, di pagoPA. Quest’anno la ricerca è stata strutturata in sinergia con il Team per la Trasformazione Digitale e con Fondazione IFEL dell’ANCI, non solo per monitorare i trend di attuazione ma anche per indagare le difficoltà ed i benefici percepiti dagli Enti nonché le variabili di successo, che favoriscono la piena ed efficace attivazione dei servizi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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