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Direttore responsabile Alessandro Longo

la guida

Parte la nuova Carta di Identità Elettronica: ecco come averla (e i nodi da sciogliere)

di Patrizia Saggini, avvocato (*)

20 Giu 2016

20 giugno 2016

Con una circolare del Ministero dell’Interno è stato reso noto il piano dei comuni che dal 4 luglio in poi potranno fornire la nuova Cie. Ecco una breve guida sulle modalità di richiesta e di consegna e alcuni aspetti ancora da chiarire

Dal 4 luglio potremo cominciare ad avere la nuova Carta di Identità Elettronica, in alcuni Comuni, e ci costerà 13,76 euro.

E’ stata pubblicata infatti da pochi giorni la circolare n. 10/2016, con cui il Ministero dell’Interno ha reso noto il piano di dispiegamento per la sperimentazione della nuova Carta di Identità Elettronica (CIE), il cui decreto che ne definisce le modalità tecniche è stato pubblicato alla fine del 2015.
Ecco un vademecum basato sulle prime informazioni disponibili, in cui si evidenziano alcuni aspetti ancora da chiarire.

Chi:

L’elenco dei Comuni che inizieranno ad emettere la CIE sono stati determinati sulla base dei Comuni già coinvolti nell’emissione della “vecchia” CIE in via sperimentale, proprio in considerazione dell’esperienza maturata al riguardo, ai quali sono stati aggiunti i Comuni pilota nella sperimentazione del progetto ANPR; sono più di 200 i Comuni coinvolti, sul totale di oltre 8.000, e comprendono le maggiorni città, tra cui a titolo di esempio si citano Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Genova, Trento, Bolzano, Trieste, Venezia, Bari e Lecce.

 

Quando:

La consegna e installazione delle attrezzature è stata programmata dal 4 luglio al 16 settembre; verranno anche organizzati degli appositi corsi di formazione per gli operatori dei Comuni.

Nel momento in cui le postazioni di lavoro saranno operative, il singolo Comune (o municipalità) rilascerà la nuova CIE e non sarà più possibile procedere all’emissione della carta d’identità in formato cartaceo né dell’originaria CIE in via sperimentale.

Le carte d’identità in formato cartaceo ed elettronico rilasciate fino all’emissione della CIE di cui al presente decreto mantengono la propria validità fino alla scadenza.

Non è chiaro se la data di attivazione sarà definita per gruppi di Comuni, oppure sarà uguale per tutti i Comuni che partecipano alla sperimentazione.
 

Come:

I Comuni verranno dotati di un’infrastruttura (descritta nel documento allegato alla circolare) costituita da postazioni di lavoro informatiche, corredate di personal computer, stampante multifunzione, scanner di impronta, lettore per la verifica delle funzionalità del documento, lettore di codice a barre, lettore di smart card, attraverso le quali potranno acquisire tutti i dati del cittadino, e cioè:

a) elementi biometrici primari;

b) elementi biometrici secondari;

c) firma autografa nei casi previsti;

d) autorizzazione o meno all’espatrio;

e, tramite un canale sicuro, inviarli, per la certificazione al Centro nazionale dei servizi demografici (CNSD) ubicato presso il Ministero dell’Interno, che a sua volta li trasmetterà all’IPZS per la produzione, personalizzazione, stampa e consegna del documento elettronico all’indirizzo indicato dal titolare.

E’ prevista anche la facoltà del cittadino maggiorenne di indicare, il consenso o il diniego alla donazione di organi e/o tessuti in caso di morte.

Rimane da definire come effettuare la raccolta di questi dati per le persone non autosufficienti, che non possono recarsi in Comune.

Al momento della formalizzazione della richiesta, viene prodotto un documento riassuntivo del documento di identità (di cui una copia rimane al Comune che emette l’atto e una viene inviata alla Questura), chiamato “cartellino”.

Leggendo il Decreto attuativo, non è chiara la modalità di raccolta della firma dell’intestatario su questo documento: se tutto il processo è digitalizzato, anche la sottoscrizione e il relativo documento dovrebbe seguire questa regola, per esempio utilizzando la firma grafometrica.

Anche l’accessibilità dei dati del documento di identità per le Forze dell’Ordine dovrebbe essere garantita in modalità online.

 

Modalità di richiesta:

Il cittadino può chiedere la CIE al Comune di residenza o di dimora nei casi di primo rilascio, deterioramento, smarrimento o furto del documento di identificazione. 
In attesa che si completi il popolamento della base dati di ANPR, la verifica dei dati del richiedente verrà fatta tramite il confronto con la propra anagrafe; a regime, dovrebbe essere possibile richiedere l’emissione della CIE anche in un Comune diverso da quello di residenza, rendendo effettiva la circolarità dei dati.

Per venire incontro alle esigenze del cittadino e per agevolare il Comune nelle operazioni di acquisizione dei dati è previsto un Portale istituzionale delle CIE, all’indirizzo internet www.cartaidentita.interno.gov.it, all’interno del quale il cittadino troverà tutte le informazioni utili per la presentazione della domanda di rilascio della CIE.

Inoltre il cittadino, avvalendosi del portale, ha la possibilità di prenotare l’appuntamento con gli uffici comunali ed indicare l’indirizzo di consegna della CIE, che può essere al proprio domicilio o presso il Comune; questa scelta dipenderà soprattutto dalle modalità di spedizione: infatti, se il documento verrà recapitato con una raccomandata con ricevuta di ritorno, in caso di persone assenti nella maggior parte della giornata per motivi di lavoro, si tratterà di recuperare il documento in un secondo momento, e a questo punto potrebbe essere privilegiata la modalità di consegna presso il Comune, soprattutto per i comuni di minori dimensioni.

La modalità dell’appuntamento online potrà essere molto utile per regolare l’accesso all’ufficio, soprattutto perchè la raccolta dei dati per l’emissione della CIE comporterà probabilmente un maggior tempo rispetto a quanto avviene ora.

 

Modalità di emissione e di consegna:

L’Ufficiale d’anagrafe o un suo delegato, che sarà munito di una smart card per l’accesso al portale del CIEOnline, al termine dell’operazione rilascerà al cittadino, la ricevuta della richiesta della CIE.
La consegna della CIE avverrà entro sei giorni lavorativi, presso l’indirizzo indicato dal cittadino all’atto della richiesta oppure presso il Comune.

Al momento, non è stata prevista l’emissione di un documento di identità “d’urgenza”, per i casi di necessità immediata, da consegnare al richiedente immediatamente e da utilizzare nei 6 gg lavorativi previsti per la consegna.

 

Costi:

Con un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è stato determinato l’importo del corrispettivo da porre a carico del richiedente la CIE, che ammonta a euro 13,76, oltre IVA e oltre i diritti fissi e di segreteria già previsti, dovuti ai Comuni (per un totale di circa 22 euro), che può essere versato dal cittadino allo sportello, oppure con modalità elettronica – in attuazione dell’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, “Codice dell’amministrazione digitale”.

Leggendo il Decreto che definisce l’importo della CIE, sono evidenti i vantaggi del pagamento online, soprattutto per i Comuni: infatti, in questo caso il riparto delle somme spettanti al  Comune e allo Stato viene fatto automaticamente, mentre nel caso di pagamento allo sportello, il riversamento delle somme dal Comune allo Stato deve essere fatto ogni 15 giorni.

 

Per i residenti all’estero:

Saranno disciplinate congiuntamente con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale le modalità con le quali i cittadini italiani residenti all’estero potranno richiedere la CIE all’autorità consolare competente, nei casi di primo rilascio, deterioramento, smarrimento o furto del documento di identificazione, unitamente ad altri aspetti relativi anche al pagamento e alla consegna della CIE.


Come utilizzare la CIE:

Al momento della partenza della sperimentazione sarà fondamentale – come accade per tutti i progetti di innovazione – comunicare ai cittadini il vantaggio di possedere la CIE rispetto al documento tradizionale cartaceo, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai servizi online, previsto dal CAD.

Per questo, e anche per giustificare il costo elevato rispetto al documento tradizionale, bisognerebbe accompagnare il rilascio del documento ad informazioni minime, per esempio riguardanti il tipo di lettore da utilizzare per la lettura del chip.

Per quanto riguarda l’identità digitale, è già previsto che chi è in possesso di CIE o CNS possa ottenere le credenziali SPID (rivolgendosi ad uno dei gestori accreditati), ma uno degli aspetti su cui ci si aspetta di avere chiarimenti riguarda il rapporto tra la CIE e il livello 3 di accesso SPID, su cui non ci sono ancora elementi precisi.

 

L’autore è componente del gruppo di Comuni sperimentatori di ANPR ma scrive a titolo personale 

  • elvira

    Si uò avere l’elenco completo dei primi 200 comuni che aderiscono all’iniziativa ?

  • Ben

    Ovviamente, il link del governo non funziona. Speriamo che i comuni si attrezzino in fretta. Questa cosa della CIE sta diventando una barzelletta.

  • sinetqnlap

    Con lo SPID voluto a tutti i costi, la necessità di una CIE potrebbe essere limitata a meno che non si definisca una volta per tutte che la credenziale SPID 3 è la CIE.
    In questo modo, i due sistemi ne avrebbero un vantaggio afforzandosi reciprocamente, almeno nella diffusione.
    Speriamo inoltre che siano state pensate ed ingegnerizzate procedure completamente digitali per il rinnovo di una CIE: pensare di avere un fogliettino di carta che dichiara una CIE valida oltre la data di validità del suo certificato digitale …

    Nel frattempo, per gli altri 7.800 comuni in attesa e per supportare i casi in cui sia necessario un documento di identità “d’urgenza”, suggerisco -interessatamente- questa soluzione:
    https://www.facebook.com/TimbroDigitale/photos/a.155629717845341.37874.153379231403723/1069669013108069/?type=3&theater

  • PaoloF

    Trovi l’elenco dei Comuni nell’allegato 2 della circolare n. 10
    http://servizidemografici.interno.it/sites/default/files/Circolare%20n.%2010%20-%202016.pdf

  • itaxit

    E vogliono pure i miei dati biometrici, sono senza vergogna.
    A questo punto perché non il chip sottopelle?
    Privacy a senso unico, lo Stato controlla e il cittadino rimane suo suddito e schiavo a vita. VERGOGNA

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