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Transizione digitale e piccoli Comuni, ecco come serve (e cosa manca)

Il 70% circa dei comuni italiani ha una popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Si tratta quindi di enti che difficilmente trovano al loro interno le competenze richieste alla figura del Responsabile per la Transizione Digitale. L’affiancamento esterno diventa allora l’unica soluzione possibile

16 Dic 2019
Andrea Marella

Consulente trasformazione digitale pa


La digitalizzazione del Paese passa dai piccoli comuni ai quali però manca personale, tempo, fondi e una guida che li prenda per mano e indichi loro la via.

Analizziamo insieme le motivazioni di questa affermazione e scopriamo come gli enti locali, soprattutto quelli di dimensioni più piccole, possono selezionare il partner migliore senza rischiare di rimanere (di nuovo) il fanalino di coda dell’Europa digitale.

Comuni e digitali: i numeri 

I comuni italiani sono 7.914 (dati Ancitel 2019), di cui 7.518 hanno meno di 25.000 abitanti: il 95% sul totale.

Se stringiamo un po’ il cerchio, troviamo che l’84,46% ha meno di 10.000 abitanti e se stringiamo ancora, il 69,47% ha una popolazione addirittura inferiore a 5.000 abitanti.

fonte ancitel ® 2019

Che cosa significa questo? Semplice.

L’Italia vuole raggiungere standard europei? Allora la digitalizzazione dovrà per forza passare dai piccoli Comuni.

Non c’è altra strada.

Questi comuni, però, hanno una struttura organizzativa che difficilmente trova al suo interno le competenze richieste alla figura del Responsabile per la Transizione Digitale.

Senza considerare che mediamente il personale degli Enti con queste dimensioni è sommerso dalla quotidianità e non ha tempo né competenze per la pianificazione strategica della digitalizzazione.

Ancora oggi, la stragrande maggioranza di questi Comuni non ha nemmeno pianificato (figuriamoci concluso) il progetto o la strategia dettata dal Piano Triennale ICT 2017-2019.

Dove voglio arrivare?

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Seppure siano stati individuati, nominati e pubblicati, sono convinto che la maggior parte dei Responsabili per la Transizione Digitale degli Enti con meno di 5.000 abitanti (che ripeto, sono il 69,47% dei comuni italiani) non ha la minima idea di cosa debba fare realmente.

fonte  – aggiornato il 2/11/2019

Affiancamento esterno al Responsabile per la Transizione Digitale

L’affiancamento esterno è l’unica soluzione possibile per i comuni con meno di 5.000 abitanti: a patto che sia pratico, pragmatico e ragionevole.

Di linee guida ce ne sono, ma serve un aiuto esterno che sia in grado di analizzare la situazione dell’Ente e redigere un progetto di Trasformazione Digitale che tenga conto anche e soprattutto delle esigenze del cittadino-tipo oltre che al budget che l’Ente può mettere a disposizione a breve termine.

Il problema è la scelta del partner migliore.

Software house: occhio al secondo fine

Numerosi studi dimostrano come nei Paesi dove ormai l’interazione attraverso internet tra P.A. e cittadino è ormai la norma il successo dipenda per l’80% dai cambiamenti manageriali e politici e solamente il 20% dalla tecnologia.

Cosa voglio dire?

Che la tecnologia è solo una minima parte del processo.

Da anni gli Enti con meno di 5.000 abitanti sono “consigliati” a livello strategico dalle Software House che molto spesso però decidono l’evoluzione del Comune in base ai “pacchetti applicativi” che hanno a catalogo.

Ora, non fraintendetemi.

Senza un minimo di risorse (software ad esempio) non si può fare nulla. Ma è anche vero che avere una Formula 1, non significa essere in grado di guidarla.

Ci vuole un click mentale che spinga a voler diventare da guidatore della domenica a pilota, affrontando tutti i passaggi necessari.

E per farlo c’è bisogno di qualcuno che affianchi nelle diverse manovre preparatorie di messa in moto, di guida per poi avere il pieno controllo del bolide.

Consulenti mono-tematici: nessuna visione di insieme

Anche la poca visione d’insieme è un elemento nocivo per la strategia a lungo termine del tuo Ente.

Consulenti specialisti di un singolo ambito sono ottimi supporti tattici, ma sono da coinvolgere dopo la scelta della strategia altrimenti corri il rischio di rimanere in un cul-de-sac.

Il modello di lavoro ideale per il Responsabile della Transizione Digitale di un Comune con meno di 25.000 abitanti

C’è un solo modo per accelerare il processo di Trasformazione Digitale dell’Ente (e quindi del Paese): seguire un modello di lavoro ragionevole ma strutturato.

  • Analizzare la situazione dell’Ente rispetto le linee di azione del Piano ICT 2017-2019: Sicurezza, Protezione, apertura e Trasparenza del dato unito alla razionalizzazione della spesa ICT (compatibilmente con la fine del supporto ai Sistemi Operativi Microsoft Windows 7 e Windows Server 2008)
  • Creare un documento di progetto che parta dal risultato dell’analisi e abbia come obiettivo primario l’adeguamento dei “buchi” trovati nel minor tempo possibile.E’ fondamentale che segua le direttive del nuovo Piano ICT 2019-2021 ma non bisogna dimenticare che tutto quello che si può fare è definito dal budget che si potrà stanziare sul prossimo triennio.
  • Monitorare i risultati. Nessun servizio dovrà mai partire senza un controllo maniacale dei risultati.
  • Definire dei range di valori in cui il  servizio deve rientrare. Occorre lavorare ad obiettivi (realizzabili), e verificare costantemente che i risultati siano nel range prestabilito.
  • Modificare la strategia. Se qualche risultato non convince, bisogna essere pronti a prendere decisioni anche drastiche o impopolari, per bloccare l’emorragia: fermare il processo che “perde sangue” e ri-allocare le risorse su altri processi o servizi con un ritorno più positivo. Viceversa, se un servizio ha un ritorno ben oltre le aspettative, verificare se si possono ottimizzare le risorse che messe a disposizione e cercare il KPI (Key Performance Indicator o indicatori di prestazione chiave) che ha prodotto quel risultato così positivo: potrebbe servire anche per altri servizi!
  • Tenere traccia del lavoro svolto, sempre. Bisognerà mediare con diversi stakeholder (Ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nel progetto). Avere un diario di bordo aiuterà: questi progetti sono lunghi e coinvolgono decine di soggetti interni o esterni e si dovrà rendere conto a colleghi e amministratori del lavoro svolto.

“Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” diceva Seneca, e nessun progresso digitale arriverà nei piccolo Ente senza una strategia adeguata ed un capitano che impugni il timone durante la Transizione Digitale.

Non rischiare di trovarti in mezzo al mare con le vele sgonfie

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