Commissione europea

Viola: “Identità digitale in Europa, ecco le prospettive 2018”

L’identificazione elettronica è la chiave di volta della cittadinanza digitale, un elemento abilitatore per tutti i mercati digitali, come si vedrà da quest’anno. Roberto Viola, della commissione ue, per Agendadigitale.eu

16 Gen 2018
Roberto Viola

direttore generale della DG Connect della Commissione Europea

caricabatteria universale

Lo sviluppo inarrestabile delle nuove tecnologie ha cambiato profondamente le relazioni tra cittadino, impresa e pubblica amministrazione creando nuove modalità di interazione e offrendo opportunità di crescita nei vari settori della nostra società.

Dal 2015 la Commissione europea ha messo in campo una serie di proposte e iniziative per la realizzazione di un mercato unico digitale mirate a cogliere le opportunità e i benefici della digitalizzazione in contesti molteplici, dal commercio elettronico alla modernizzazione delle PA, dalla digitalizzazione delle imprese Europee allo sviluppo di competenze digitali, dalla data economy alle piattaforme on-line, dalle connected car alla cybersecurity, ecc.

La realizzazione di un mercato unico europeo richiede uno sforzo coordinato e sinergico tra livello Europeo e Stati Membri. In questo senso, l’Italia sta impegnando a fare la sua parte, in particolare con il piano Impresa 4.0 e il piano triennale per la digitalizzazione della PA, e per colmare quei ritardi che ancora sono visibili in relazione all’indice europeo di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) 2017 che mostrano che solo il 13 per cento della popolazione italiana utilizza i servizi digitali della PA contro una media europea del 30 per cento.

In questo contesto, la trasformazione digitale delle PA non è soltanto un’opportunità di modernizzazione della macchina amministrativa ma, soprattutto, l’occasione di rendere più semplice ed efficienti le relazioni tra Cittadino, Impresa e PA. Questo favorisce non solo la trasformazione in positivo del rapporto Cittadino, Impresa e PA ma consente di eliminare lacci e lacciuoli liberando così risorse, non solo economiche, per stimolare l’innovazione, migliorare la competitività delle imprese e del sistema paese, favorire la crescita economica e sociale. E non solo. Un paese con una PA più moderna ed efficiente è un paese che riesce ad accedere e sfruttare al meglio le opportunità fornite da programmi e iniziative europee ed internazionali nonché a promuovere le proprie capacità, imprese e servizi su scala globale.

E sembra che gli sforzi dell’Italia per accelerare la crescita digitale cominciano a dare frutti visibili. Non solo in ambito nazionale, ma nella più ampia cornice europea.

Un primo impegno importante l’Italia lo ha preso lo scorso 6 ottobre quando ha sottoscritto, insieme agli altri 31 Paesi UE ed EFTA, la Dichiarazione di Tallinn sull’eGovernment. Un impegno comune a livello Europeo a rafforzare e ad accelerare la trasformazione digitale delle PA nel periodo 2018-2022 per offrire servizi digitali di qualità e transfrontalieri a cittadini ed imprese, riducendo gli oneri amministrativi (per esempio tramite l’applicazione del principio Once-Only) e rendendo più efficiente ed efficace il rapporto Cittadini, Imprese e PA. In questo senso, gli obiettivi del Piano Triennale per la digitalizzazione della PA dello scorso maggio si inquadrano perfettamente e appaiono sinergici con lo sforzo comune siglato nella Dichiarazione di Tallinn. Un Piano che, attraverso la definizione di linee strategiche per la realizzazione dei progetti di innovazione e di ottimizzazione della spesa informatica da parte della PA consente di liberare le risorse per investimenti in innovazione, formazione, ricerca e modernizzazione del paese e segna concretamente la volontà di rispondere alle esigenze dei cittadini e aziende che chiedono all’Italia dei servizi pubblici efficaci, aperti e incentrati sugli utenti.

Un primo esempio tangibile di questa sinergia è la pre-notifica dell’Italia alla Commissione Europea del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) nel quadro del regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, meglio conosciuto come eIDAS. L’Italia è il secondo paese nell’UE, dopo la Germania, a pre-notificare un proprio sistema di identificazione digitale (eID) ma il primo paese a pre-notificare un sistema eID basato su un partenariato pubblico-privato. Una volta completato il processo di notifica secondo eIDAS, i cittadini italiani (e le imprese) avranno la possibilità di utilizzare le proprie credenziali SPID per accedere online a servizi forniti da PA in qualsiasi paese della UE.

Questo è un passo veramente importante se si pensa che le stesse credenziali d’identificazione SPID potranno essere utilizzate anche per accedere servizi commerciali ovunque nell’UE che richiedano un’autenticazione forte (solitamente associata a obblighi regolamentari e/o di sicurezza), come home banking, pagamenti, e-commerce, social network, etc. L’identificazione elettronica è la chiave di volta della cittadinanza digitale, un elemento abilitatore che ci consente di riconoscerci e farci riconoscere online per qualsiasi tipo di iterazione elettronica. Sicuramente nel settore finanziario, anche alla luce del recente accordo dei co-legislatori europei sulla revisione della direttiva anti-riciclaggio che rende esplicito l’uso di identità elettroniche verificate come gli schemi di identificazione notificati sotto eIDAS o identità approvate a livello nazionale capaci di soddisfare i requisiti relativi all’adeguata verifica della clientela (“Customer Due Diligence”).

O nel settore fintech per cui la Commissione sta preparando un piano d’azione per cogliere le opportunità crescenti di questo settore innovativo in costante evoluzione. Ma le potenzialità non si limitano alle banche – o alle fintech, ma si aprono su tutti i settori in un Mercato Unico Digitale per il quale elevati standard di sicurezza sono un’esigenza primaria di tutti gli utilizzatori, siano essi cittadini, imprese o PA. La pre-notifica di SPID mostra pertanto non solo gli sforzi fatti dall’Italia nel prepararsi ad affrontare le sfide e le opportunità del digitale ma anche che, almeno nel digitale, qualcosa sta cambiando a livello culturale e che fare sistema è possibile, utile e vincente. L’Italia sembra averlo capito e deve ora agire in fretta per dotarsi dei mezzi necessari per sfruttare finalmente al massimo le opportunità della digitalizzazione e affacciarsi ad un futuro aperto al cambiamento.

Il 2018 si annuncia pertanto un anno intenso, ricco di sfide e di opportunità da cogliere, per andare avanti e continuare il percorso di crescita digitale.

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