LA PROPOSTA

Competenze digitali, che ci insegna il modello di Roma Capitale

Lo sviluppo di esperienze regionali e locali sulle competenze digitali può essere da base per la definizione di una strategia e un programma nazionale multistakeholder. L’esperienza di Roma, con i suoi Punti Roma Facile e la nuova Scuola Diffusa si propone come contributo per un modello territoriale di coalizione

20 Set 2019
Nello Iacono

Esperto processi di innovazione

Flavia Marzano

Digital Transformation Consultant

competenze

Con l’avviso pubblico aperto a soggetti pubblici e privati interessati ad aderire all’iniziativa promossa da Roma Capitale della “Scuola diffusa per la partecipazione e la cittadinanza digitale” e dei Punti Roma Facile (una sorta di “chiamata all’azione” su un tema fondamentale e trasversale) si completa il quadro delle linee di intervento poste in essere per realizzare il modello per le competenze digitali della cittadinanza sul territorio romano.

L’ambizione è che questo modello possa essere di riferimento alle amministrazioni locali per affrontare il tema dell’analfabetismo digitale e dello sviluppo della cultura digitale nei territori. La convinzione è che solo un programma insieme capillare e organico possa consentire all’Italia di recuperare, nei confronti degli altri paesi europei, l’attuale divario che si concretizza con il 56% di popolazione italiana con competenze digitali inferiori a quelle di base, il 19% che afferma di non aver mai navigato in Internet, il 90% delle PMI che non utilizzano la vendita online, il 63% della popolazione utente di Internet che non utilizza i servizi digitali pubblici pur avendone l’esigenza.

Un programma di questa portata deve essere sostenuto e indirizzato da una strategia nazionale integrata, come più volte suggerito dalla commissione europea e dall’Ocse nei loro rapporti, ma è anche vero che la costruzione “dal basso”, dai territori, di un modello d’intervento può essere il percorso più efficace e rapido per cogliere i primi concreti risultati, mobilitare velocemente le energie già presenti e rendere evidente il compito che deve svolgere l’amministrazione centrale in base a casi concreti, esperienze visibili. Non solo: è proprio sul territorio che si può realizzare concretamente l’integrazione e il raccordo delle iniziative delle istituzioni e dei vari soggetti pubblici e privati.

Diventa così esempio di questo approccio la macro-azione dedicata alle competenze digitali inserita nel quarto piano nazionale per l’open government, in cui si inserisce l’impegno di Roma Capitale con l’iniziativa dei Punti Roma Facile e della Scuola Diffusa, con un coordinamento a cura di AgID.

La logica del modello territoriale

Il modello che si sta realizzando a Roma deriva dall’approccio indicato nellelinee guida strategiche del programma nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitalipubblicate a maggio 2014 con il coordinamento di AgID. Per quanto riguarda le competenze digitali per i cittadini, queste linee guida, frutto di un lavoro intenso e di grande collaborazione tra istituzioni e amministrazioni pubbliche, associazioni della società civile e delle imprese, indicano innanzitutto alcuni principi da seguire per sostenere lo sviluppo della competenze digitali e della cultura digitale della popolazione, che si possono così riassumere:

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  1. Gli interventi complessivi devono essere il risultato della correlazione di interventi pubblici e privati e il coordinamento sistematico tra questi soggetti deve essere considerato come essenziale per ottenere risultati rapidi e duraturi;
  2. Gli interventi devono essere multicanale e correlare attività online e in presenza, favorendo approcci ibridi;
  3. Gli interventi devono essere capillari sul territorio e quindi necessariamente multimodali, correlando formazione formale e informale, sfruttando i luoghi di aggregazione culturale (come le biblioteche) e moltiplicando gli spazi di diffusione della cultura digitale;
  4. Si deve puntare all’attivazione di interventi permanenti (nelle linee guida si legge: “sviluppare un sistema permanente di sostegno alle competenze digitali della popolazione”) che sostengano le diverse esigenze della popolazione rispetto a ciascuna fascia di età, condizione sociale e lavorativa, favorendo la proattività dei soggetti coinvolti e l’attenzione costante all’evoluzione delle esigenze;
  5. La regia degli interventi deve assicurarne lo sviluppo organico sul territorio.

Da qui sono derivati cinque “percorsi” di linee di intervento, che articolano concretamente il programma su ciascun territorio, integrando attività in carico ai diversi soggetti chiamati a coalizzarsi per perseguire l’obiettivo fondamentale di massimizzare l’inclusione sociale, le opportunità di lavoro e di benessere socio-economico sfruttando l’evoluzione digitale:

  1. linea di intervento 1 – (Percorsi formativi all’interno delle Istituzioni Scolastiche), basata sul riconoscimento del ruolo cruciale della scuola, per il territorio e sul territorio, quale centro di produzione di cultura digitale e cittadinanza attiva e consapevole, sviluppando la didattica digitale e l’educazione al digitale nelle scuole. Gli interventi indicati sono orientati a promuovere e supportare le scuole che aprono i loro spazi e offrono le proprie competenze (docenti e studenti) al territorio, oltre che ad esempio a potenziare le iniziative di alfabetizzazione all’uso delle soluzioni digitali, all’interno delle istituzioni scolastiche coinvolte nelle attività per l’educazione permanente (CPIA – Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti),
  2. linea di intervento 2 – (Percorsi formativi all’interno del circuito educativo non formale), basata sulla valorizzazione dei percorsi formativi orientati al lifelong learning, attraverso metodologie e in contesti formativi fuori dal sistema di istruzione formale, al fine di supportare gli apprendimenti individuali;
  3. linea di intervento 3 – (Percorso della “strada” – Formazione di competenze digitali e informative sul territorio), basata sulla convinzione che, se la formazione di competenze per lo sviluppo di una società del XXI secolo è una necessità, allora il territorio, i quartieri, le comunità locali e gli spazi pubblici devono prioritariamente accogliere servizi di assistenza per chi ha bisogno di supporto per godere dei propri diritti (servizi, informazioni, partecipazione), ad esempio con linee di azione che prevedano la copertura del territorio con reti di punti di accesso pubblici assistiti;
  4. linea di intervento 4 – (Percorsi di comunicazione – eventi, mass-media e alfabetizzazione diffusa), basata sulla convinzione che i processi di alfabetizzazione e di sensibilizzazione necessitino di un’attività di comunicazione continua, molto intensa e particolarmente pervasiva, configurata come strettamente funzionale all’iniziativa e non accessoria o meramente promozionale;
  5. linea di intervento 5 – (Percorso dell’inclusione digitale), specifica sull’obiettivo dell’inclusione digitale, è definita una linea di intervento specifica, con una serie di misure volte a promuovere l’adozione delle tecnologie digitali da parte di gruppi potenzialmente svantaggiati, quali anziani, persone con un basso livello di istruzione o con un reddito basso, migliorando anche l’accesso per le persone con disabilità.

Dal punto di vista organizzativo il modello non può che essere quello di una “coalizione” pubblico-privata con regia pubblica, già sperimentato a livello nazionale negli anni scorsi e sempre più sostenuto dalla commissione Europea con la sua iniziativa “Digital Skills and Jobs Coalition”. In questa logica, la coalizione territoriale attribuisce la regia complessiva e l’integrazione degli interventi all’amministrazione locale, responsabile dell’elicitazione e del soddisfacimento delle specifiche esigenze della popolazione, mentre le amministrazioni centrali forniscono il contributo e il sostegno settoriale (istruzione, ricerca, lavoro, sviluppo economico) nell’ambito di una strategia necessariamente organica.

L’integrazione si realizza pertanto al doppio livello nazionale-locale, ma a livello locale si sviluppa con un’articolazione del tutto specifica e caratterizzata dalle esperienze e dalle dinamiche territoriali. La coalizione territoriale diventa quindi la più efficace forma organizzativa ad hoc per affrontare un tema complesso come quello della competenze e della cultura digitale.

Il modello in pratica: l’esperienza di Roma

L’esperienza in corso a Roma permette di entrare più concretamente nelle dinamiche dell’attuazione del modello territoriale per le competenze digitali, declinando le linee di intervento di ambito locale (di fatto, tutte quelle elencate nel paragrafo precedente, tranne la 1 e solo in parte la 4). Queste le componenti del modello che sono state avviate o che sono in corso di attivazione:

  • una strategia per le competenze digitali, definita nelle linee programmatiche e dettagliata nell’Agenda Digitale di Roma Capitale, che raccorda in modo esplicito quest’ambito con gli interventi previsti nell’area della semplificazione dell’accesso ai servizi e alle informazioni anche attraverso la ristrutturazione del portale istituzionale (online da febbraio 2018) e con gli interventi nell’area dell’open government e in particolare degli strumenti di partecipazione;
  • i Punti Roma Facile (PRoF) per il contrasto al divario digitale culturale (e in correlazione con le linee di intervento 3 e 5 del modello). Dal 2016 ne sono stati istituiti 26 dall’amministrazione capitolina (presso gli uffici municipali, le biblioteche, e sperimentalmente in un centro anziani). Ispirati alle esperienze consolidate dei Punti Pane e Internet della Regione Emilia Romagna, dei P3Veneto della Regione Veneto e ai Paas della Regione Toscana, i PRoF sono luoghi di facilitazione digitale per i soggetti a rischio di esclusione sociale a causa del divario digitale e sono istituiti sul territorio secondo la logica della capillarità e della copertura dei quindici territori municipali romani. L’avviso pubblico da poco emanato ha l’obiettivo di abilitare la possibilità di aperture di PRoF anche a cura di altri soggetti pubblici (enti, amministrazioni, ma anche scuole) e di soggetti privati (società civile, imprese), in modo ancora più capillare e adattabile alle esigenze specifiche del luogo;
  • la Scuola Diffusa per la cittadinanza digitale e la partecipazione (Scuola Diffusa). La Scuola Diffusa (in correlazione con le linee di intervento 2, 4 e 5 del modello) integra in una programmazione organica gli interventi di sensibilizzazione, formazione e diffusione della cultura digitale (per studenti, micro-imprenditori, soggetti a rischio di esclusione, ..) effettuati dall’amministrazione capitolina e tutti quei soggetti pubblici e privati disponibili a mettersi in gioco in una vera e propria coalizione territoriale, anche esponendo e raccordando le iniziative già avviate. L’idea è quindi di realizzare con una logica di continuità e nel tempo quanto veniva realizzato come evento nelle iniziative “GoOn FVG” o “”GoOn Basilicata”, con un approccio strutturato come quello utilizzato nell’ambito dell’iniziativa “Barcelona Activa”, li però tutta a carico dell’amministrazione pubblica.

L’inserimento del tema della competenze digitali nell’ambito dell’agenda digitale, correlandolo strettamente al piano di trasformazione digitale dell’amministrazione e a quello di open government, consente di costruire un circolo virtuoso di interventi che hanno al centro i cittadini e le loro esigenze di partecipazione alle decisioni dell’amministrazione e di fruizione dei servizi, attraverso l’acquisizione della necessaria consapevolezza digitale.

Primi dati su Roma

Con il coinvolgimento dei giovani del servizio civile nazionale, che partecipano a un progetto specifico di Roma Capitale, l’utenza mensile dei PRoF si sta stabilizzando sulle duemila presenze. Numero che si conta di incrementare anche significativamente con le nuove aperture (previste ad esempio 15 nuovi Punti Roma Facile in altrettanti centri anziani).

Inoltre si registrano quantità in costante crescita sia sul fronte degli strumenti di partecipazione (per il processo di bilancio partecipativo che si concluderà a fine ottobre i partecipanti sono già 24mila) sia su quello della fruizione dei servizi online, dove il ricorso dei certificati allo sportello si è ridotto di 80000 unità nel 2018 rispetto al 2017 mentre i certificati online sono ormai oltre il 60% di quelli complessivi.

Dal modello territoriale alla strategia nazionale

Lo sviluppo di esperienze regionali e locali nel solco del modello complessivo delineato nelle “Linee guida” curate da AgID a partire dal 2014 consente di pensare alla strategia nazionale come raccordo e infrastruttura abilitante di quanto realizzato a livello territoriale. La sfida nazionale, finora non affrontata nella sua ampiezza, è di definire un livello di coordinamento governativo, un “process owner” (che a livello politico auspichiamo sia individuato nella Ministra per l’Innovazione e a livello amministrativo nel nascente Dipartimento per la trasformazione digitale della PCM), degli obiettivi misurabili e delle priorità di azione che siano sostenute anche finanziariamente.

Anche a livello nazionale la forma organizzativa più efficace è quella della Coalizione Nazionale, come raccomandato dalla Commissione Europea. L’auspicio e il suggerimento è che si componga una nuova coalizione nazionale intessendo la rete delle esperienze territoriali, dove possibile organizzate anch’esse in forma di coalizione, come nel caso di Roma. Con la convinzione che sulla consapevolezza digitale diffusa e sul ruolo proattivo dei cittadini si giocano in gran parte la qualità e il futuro della nostra società.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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