i pericoli

Cripto e Web3, tutti i lati oscuri della decentralizzazione e qualche rimedio

Esistono potenziali rischi legati a Bitcoin, stampa 3D, Nft e a tutte le tecnologie blockchain e Web3: un lato oscuro della decentralizzazione. Tuttavia sono criticità superabili attraverso la governance e l’enforcement normativo. Ecco quali sono i potenziali pericoli e come affrontarli

24 Mar 2022
Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

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Ogni nuova tecnologia comporta problematiche nuove. Oggi succede con i Bitcoin, la stampa 3D, Nft e tutte tecnologie blockchain e distributed ledger legate alla decentralizzazione.

Sono tecnologie anche in grado di offrire l’illusione di libertà e openness, secondo le accuse contenute nel libro “Power to the People” di Audrey Kurth Cronin. E sollevano grandi problematiche e criticità. Tuttavia, si tratta di ostacoli superabili attraverso la governance e le regole.

DeFi risks and the decentralisation illusion

I pericoli della decentralizzazione

Nel libro, Cronin, docente di International Security all’American University, pone questi quesiti legati alla decentralizzazione.

Non c’è controllo finanziario

Il più accreditato riguarda le criptovalute e la Defi. Il rischio è che, se questi strumenti prendono piede nel sistema finanziario globale, si riduce la capacità di controllo e leva finanziaria da parte delle istituzioni preposte e dei Governi. Ad esempio la Russia, dove l’addio a Swift ha bloccato le transizioni finanziarie, potrebbe usare i Bitcoin per bypassare le sanzioni, che le hanno imposto i Paesi in seguito all’invasione dell’Ucraina e dei crimini di guerra perpetrati su una popolazione inerme. Ora non ci riesce per i limiti di usabilità dei bitcoin, ma se le cripto fossero uno stabile canale alternativo, potrebbe diventare impossibile sanzionare un Paese che come la Russia invade un Paese sovrano.

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Più in generale, c’è il rischio di una instabilità finanziaria tipo crisi subprime del 2008. Un allarme che viene da autorità come Fsb e Bri.

Cryptovalute, a rischio la stabilità del sistema finanziario

La Decentralised finance (DeFi) rappresenta una nuova forma d’intermediazione nei mercati delle crypto.

Ecco gli elementi chiave di questo ecosistema:

  • protocolli automatizzati su blockchain (per supportare il trading, prestiti ed investimenti di crypto-assets);
  • stablecoin che facilitano i trasferimenti di fontri.

Anche nella DeFi c’è un’illusione di decentralizzazione, da quando la necessità di governance rende inevitabile un qualche livello di centralizzazione, mentre aspetti strutturali del sistema conducono a una concentrazione di potere.

Ma se la DeFi si diffondesse nel mainstream, le sue vulnerabilità potrebbero minare la stabilità finanziaria.

Potrebbero anche avere conseguenze severe, a causa di:

  • elevato leverage;
  • mancata corrispondenza nella liquidità;
  • interconnessione integrata;
  • e assenza di ammortizzatori, in grado di assorbire gli shock finanziari, come le banche.

I meccanismi di governance esistenti nella DeFi dovrebbero fornire punti di riferimento naturali per le autorità nell’affrontare i problemi relativi alla stabilità finanziaria, di protezione di investitori da eventuali attività illecite.

Droni e stampa 3D

Audrey Kurth Cronin dichiara che abbiamo creato tecnologie distribuite o reso democratiche tecnologie come droni o servizi di comunicazione che pensavamo apportassero benefici o fossero vantaggiosi per tutti, invece presentano rischi evidenti.

Le armi-fai-da-te con le stampanti 3D mandano in soffitta il concetto di monopolio della forza detenuto dagli Stati. E possono essere usati da terroristi. Idem i droni, che ora si possono costruire e armare con relativa facilità.

I servizi di comunicazione si sono trasformate in tecno-sorveglianza con cui dittatori e autocrati del mondo controllano i dissidenti.

Alcune tecnologie hanno illuso di rendere possibile la decentralizzazione, invece hanno aiutato despoti autoritari a concentrare meglio il proprio potere.

Disinformazione e cybersecurity

Cronin allarga il campo alla cyber security e all’info-war. La democratizzazione dei tool cyber e di sviluppo (ora anche con intelligenza artificiale) ha come rovescio della medaglia la possibilità di usarli a scopi maligni senza avere particolari competenze tecniche.

Idem per la disinformazione, che può essere fatta ora in larga scala anche automatizzata, sfruttando i paradigmi della decentralizzazione.

La lezione di Alfred Nobel

I problemi vengono alla luce, ma bisogna adottare l’enforcement e le tecnologie in grado di bloccare gli effetti negativi che emergono, cogliendo i lati positivi della decentralizzazione e neutralizzandone il lato oscuro.

Ne parla la stessa Kronin, con l’esempio di Nobel.

Alfred Nobel, chimico svedese dell’800, inventò la dinamite, stabilizzando la nitroglicerina, che era instabile, ma serviva in miniera per estrarre elementi chimici preziosi, intrappolati nelle rocce. Dopo aver ricavato un’immensa fortuna dai suoi brevetti, nel testamento, decise di destinare il patrimonio a una fondazione. La fondazione Nobel si sarebbe incaricata di distribuire ogni anno cinque premi a chi avesse reso i maggiori benefici all’umanità nei diversi campi del sapere. In particolare, in chimica, medicina o fisiologia, letteratura e fisica. Ma non solo.

Il Nobel per la Pace

Il quinto Premio è stato il Nobel per la Pace, con l’attivista austriaca Bertha von Sutnar, autrice di “Giù le armi!” (1889), il primo bestseller della storia con tematiche pacifiste. Il Nobel per la Pace ha lo scopo di difendere le relazioni amichevoli fra i popoli, ma, secondo Audrey Kurth Cronin, è un premio creato per senso di colpa, forse, per esorcizzare l’invenzione della dinamite e di un altro esplosivo, la balistite, che immensi danni hanno arrecato all’umanità, soprattutto durante le due guerre mondiali, e alla pace nel mondo.

Pro e contro della decentralizzazione: Quintarelli

“Oggi tante transazioni illegali avvengono con le criptovalute”, commenta Stefano Quintarelli, imprenditore e informatico italiano, deputato nella scorsa legislatura. “Ma anche con i contanti, perfino con i diamanti, e con qualunque forma di pagamento non tracciabile.

Ma è vero che, in confronto coi bonifici bancari, le criptovalute offrono oggi meno garanzie dal punto di vista dell’identificazione dei beneficiari e di tutte le possibilità di fare enforcement”.

Inoltre, continua Quintarelli, “dato che chiunque è in grado di crearsi un indirizzo, il meccanismo tradizionale del ‘Know Your Customer (Kyc)’ che le banche usano, nel mondo delle criptovalute è un approccio inutilizzabile. Invece può essere adottato all’uscita dal sistema quando traduco la criptovaluta in valute fiat”.

E ciò viene richiesto in quasi tutto il mondo. “Se sono un Exchange e
un cliente vuole tirare fuori un euro dai suoi bitcoin”, ci spiega Quintarelli con un esempio, “quando vado a bonificare da qualche parte, i controlli sono possibili. I primi controlli avvengono infatti in periferia. Tuttavia, se c’è un qualche attore del sistema finanziario, al momento della convertibilità in uscita, che non condivide queste regole, apre una falla de facto in grado di rendere vulnerabile l’intero sistema”.

Web3 basato su blockchain: una tecno-utopia che pecca d’ingenuità

La strada dell’enforcement

Per esempio, entra nel dettaglio l’esperto che abbiamo consultato, “se la Russia non richiede di fare Kyc alla conversione in rubli, è chiaro che i criminali russi, ne possono trarre beneficio”.

Dunque, “ciò non è tanto diverso da quello che accadeva con le violazioni del copyright, quando i grandi operatori di violazione del copyright a pagamento (chi guadagnava dal business illegale), in buona parte, si trovavano in Russia, perché il Paese non effettuava enforcement”.

I problemi, quindi, spesso emergono quando entra in campo una nuova tecnologia, ma le soluzioni non tardano ad arrivare. Infatti, “successivamente, lavorando nel Wto, il fenomeno si è in larga parte mitigato”, prosegue Quintarelli: “Le violazioni sono calate, mentre nel mercato si affermavano player legittimi, regolamentari e regolamentati. Oltre a tecniche in Rete in grado di mitigare ulteriormente il fenomeno dell’illegalità”.

Inoltre “il digitale ha cessato di apparire come una minaccia esistenziale per l’industria del copyright, ma anzi è diventato un’opportunità di ricavi, un business legittimo che contribuisce alla
crescita economica”.

Know-your-transaction è la risposta giusta

“Una cosa analoga dovrà accadere anche nel mondo delle criptovalute”, mette in evidenza Quintarelli, “Progressivamente saranno estesi i requisiti di Kyc al perimetro anche in Paesi che oggi non giocano secondo le regole. Invece stanno emergendo sistemi ‘on net’ per offrire la possibilità a tutti gli operatori finanziari di fare, non un Know your customer, ma un Know-your-transaction.

Dal momento che chiunque si può aprire un account e non c’è un meccanismo di verifica d’identità della persona, quello che può accadere è che, nel momento in cui chiedo a un Exchange di bonificare 100 euro sul mio conto corrente, traducendo i Bitcoin in euro, il sistema mi fornisce una segnalazione. Un flag indica la provenienza pulita o sporca delle criptovalute che sto convertendo“.

Come si riconoscono le “valute sporche” nel mondo delle crypto

“Poiché lasciano traccia”, continua Quintarelli, “è possibile sapere se hanno provenienza sporca ovvero che se un indirizzo è stato associato a:

  • ransomware;
  • pedopornografia;
  • traffico di armi nel deep web eccetera.

In automatico, tutti ‘i buoni’ che ricevono soldi da ‘un cattivo’, possono ricevere una segnalazione dal sistema. Ciò avviene grazie a una raccolta di tutte queste informazioni e indirizzi dei ‘cattivi'”.

Infatti, “il sistema può avvertire i ‘buoni’ che stanno ricevendo soldi da un ‘cyber criminale’. Quindi l’intermediario può bloccare la transazione di provenienza illecita”, mette in evidenza Quintarelli.

“Quindi, in realtà il meccanismo in crescita del know-your-transaction sta diventando un meccanismo standard in grado di assicurare la qualità delle transazioni nelle criptovalute: invece di agire sugli individui, il sistema può agire sull’intermediario delle transazioni”.

Una questione di regole

“Alla fine le criptovalute di provenienza illecita o che sono transitate attraverso un mixer (perché alcuni servizi verranno vietati)”, sottolinea Quintarelli, “saranno marcate in automatico come valute ‘sporche’ e nessuno vorrà averci a che fare: certo, è necessario che non ci siano ‘porti franchi’ dove qualcuno converte quelle sporche in valute legali, ma – in questo caso – le sanzioni internazionali colpirebbero subito chi non opera nel rispetto delle regole”.

Tuttavia non c’è solo l’uso malevolo delle criptovalute, con Ukrainan Dao abbiamo assistito all’uso benevolo del fund raising con i Bitcoin per aiutare la beneficenza verso il Paese europeo invaso dalla Russia di Putin.

Infatti, continua Quintarelli, “laddove una criptovaluta goda di fiducia maggiore rispetto alla valuta del proprio Paese, per mille ragioni (geopolitiche, finanziarie eccetera), si tratta di un ambito di applicazioni buono. Non è vero che le criptovalute abbiano solo aspetti negativi, bisogna però costruire regolamentazioni, ‘anticorpi’, governance per rendere gli scambi in criptovalute affidabili e sicuri. La tecnologia sta arrivando, quindi il futuro sarà molto meno ambiguo di quanto sembri oggi”.

“Anche con il 3D Printing, ci sono opportunità e rischi. I problemi che la tecnologia eventualmente crea, vanno risolti, migliorando i sistemi di controllo dove ci sono rischi concreti. Già i sistemi di scan di ultimissima generazione per gli aeroporti sono in grado di ‘rilevare’ anche le armi di plastica realizzate con la stampa 3D”.

Conclusioni

A nessuno verrebbe in mente di abolire la chimica, se rende possibile sia di creare farmaci o fertilizzanti che potenti armi da guerra. Anche dalle invenzioni più ambigue e pericolose può dunque nascere qualcosa di buono. Bisogna imparare a governare i fenomeni.

Servono governance, regole ed enforcement normativi per trarre il meglio dalla decentralizzazione e, appunto, neutralizzarne gli effetti più rischiosi.

Dunque, occorre avere piena consapevolezza dei pro e contro di ogni tecnologia per evitare conseguenze catastrofiche per l’umanità. Perché non ci sono solo le guerre fra Stati a mettere a rischio la convivenza pacifica, ma anche sempre più le guerre ibride e asimmetriche.

Tuttavia, siamo in grado di rendere inoffensive anche le tecnologie più dirompenti. Bisogna puntare sulla governance e sulla collaborazione.

“In definitiva”, conclude Quintarelli, “tutti i problemi portati dalle tecnologie, dal fuoco in poi hanno sempre posto nuovi rischi e minacce che abbiamo dovuto imparare ad affrontare e gestire, ma il saldo è largamente positivo. Non ci sono rose senza spine e, anche in questi casi, dovremo imparare a gestire le nuove spine adottando tecnologie, strutture di governance, regolamentazioni efficaci e prendendo contromisure in grado di affrontare le nuove realtà che si creano nella fisiologica evoluzione tecnologica”.

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