DESI regionale 2020: resta forte il gap digitale Nord-Sud e col resto d’Europa | Agenda Digitale

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DESI regionale 2020: resta forte il gap digitale Nord-Sud e col resto d’Europa

Il DESI regionale 2020, su dati 2019, ci dice che sul lato del digitale le regioni italiane si sono presentate alla vigilia della pandemia con sensibili differenze territoriali, soprattutto nell’area capitale umano e con la consapevolezza che anche le regioni migliori hanno performance lontane dalla media Ue. Il quadro

12 Feb 2021
Francesco Olivanti

Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano

Lombardia prima, Calabria ultima in digitalizzazione: il profondo gap tra Nord e Sud non accenna a colmarsi. È la fotografia scattata dal DESI regionale 2020 – elaborato dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano in collaborazione con AGCOM, CISIS, Regione Emilia-Romagna, Regione Piemonte, e le due in-house ART-ER e CSI Piemonte – che conferma anche il gap tra le Regioni italiane, pure le prime in classifica, e il resto d’Europa.

Ecco il quadro.

Perché un DESI regionale

Per prendere decisioni consapevoli in tema di agenda digitale è necessario non solo conoscere l’effettivo stato di digitalizzazione del Paese nel suo complesso, ma anche considerare i gap che separano le varie regioni italiane. Ricalcando l’impostazione del Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea, già dal 2016 l’Osservatorio Agenda Digitale ha introdotto un indice che permette di:

  • misurare i progressi delle regioni in termini di digitalizzazione;
  • focalizzare le priorità da darsi per ridurre i gap tra regioni e con l’Europa.

Il DESI regionale consente di identificare con maggiore precisione le aree (del paese e del DESI) dove risulta necessario intervenire, consapevoli che nel nostro ordinamento giuridico molte competenze e risorse fondamentali per raggiungere gli obiettivi di digitalizzazione si trovano proprio all’interno delle regioni. Ulteriori dettagli su queste analisi sono disponibili nel report Il posizionamento dell’Italia e delle sue regioni sul DESI 2020.

In Figura 1 sono mostrati i punteggi delle regioni e delle province autonome italiane sul DESI regionale. Si precisa che il valore medio dell’Italia, calcolato in figura come media ponderata dei punteggi delle regioni, è differente da quello fornito dalla Commissione Europea per il DESI continentale, in quanto alcuni degli indicatori usati per replicare il DESI a livello regionale, a causa di indisponibilità di dati comparabili, non sono esattamente gli stessi utilizzati a livello europeo.[1]

Le performance regionali

Nel panorama italiano la migliore performance è ottenuta dalla Lombardia, con un punteggio pari a 72,0 su 100, mentre ultima in classifica risulta essere la Calabria, che registra un punteggio di 18,8. In generale, delle undici regioni con un punteggio superiore alla media italiana, otto sono del nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Liguria, Piemonte, e province autonome di Trento e Bolzano) e tre del centro (Lazio, Toscana, e Umbria). Al di sotto della media italiana troviamo tutte le altre regioni, in particolare le ultime (sotto i 45 punti) sono tutte regioni del Mezzogiorno. Emerge pertanto un gap tra nord e sud del paese che abbiamo già rilevato in passato e che non siamo riusciti ancora a colmare.[2]

Figura 1. Punteggio delle regioni italiane sul DESI regionale (dati raccolti a metà 2019)

Come mostrato in Figura 2, la variabilità delle regioni italiane attorno alla media nazionale è molto ampia, e supera i 70 punti su 100 nell’area capitale umano. Nel seguito analizzeremo la situazione di dettaglio con riferimento alle cinque aree del DESI.

Le cinque aree del DESI

Connettività

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Networking
Banda larga

In questa area la migliore regione è il Lazio, con un punteggio di 79,8 su 100, seguita dalla Campania con uno score di 64,7 punti. Secondo i dati Istat, il Lazio fa particolarmente bene su copertura e utilizzo della banda larga: il 48% delle famiglie è coperto dalla banda larga veloce (almeno 30 Mbps), il 20% usa la banda larga ultraveloce (almeno 100 Mbps). Rilevanti sono i divari territoriali: otto regioni italiane, tutte al centro-sud, hanno una copertura della banda larga veloce inferiore al 20% delle loro abitazioni.

Puglia e Molise – sebbene quest’ultima sia fanalino di coda nell’area – hanno invece la più alta copertura di banda mobile 4G (98,2%), indicatore che ormai vede tutte le regioni al di sopra del 93%. Tra le regioni maggiormente in difficoltà troviamo appunto il Molise (22 punti su 100) e la Calabria (24/100): la prima ha il livello più basso in Italia di utilizzo della banda larga ultraveloce (9% della popolazione), la seconda ha invece i valori più bassi nella copertura della banda ad almeno 100 Mbps, assieme a Puglia e Sardegna[3].

Capitale umano

Sulle competenze digitali la migliore regione è la Lombardia, con un punteggio di 83,1 su 100, seguita dalla provincia autonoma di Trento con uno score di 82,0 punti. La Lombardia è nella top 3 delle regioni per 5 indicatori su 6 in quest’area, e ha la quota più alta nella popolazione tra 16 e 74 anni con competenze digitali al di sopra del livello base (24,5%), tuttavia ben distante dalla media europea del 33%. La provincia di Trento è invece in testa per competenze digitali almeno di base (46,6%) e per competenze in ambito software (49%).

Figura 2. Punteggio delle regioni italiane sulle aree del DESI (dati raccolti nel 2019)

Secondo i dati Istat ed Eurostat, invece, il Lazio primeggia sui 3 indicatori sostitutivi[4] identificati dall’Osservatorio per completare l’area capitale umano: il 7% della popolazione e il 5% delle donne è impiegato in settori tech- e knowledge-intensive (i valori per l’Italia sono 3,7% e 4,2%, mentre le medie europee sono di 2,8% e 3%), e il 26% della popolazione è laureato (contro una media italiana del 19,6% e una media europea del 33,3%). Le regioni più in difficoltà, nell’area dove si registra il più ampio digital divide, sono:

  • la Sicilia, ultima sui 4 indicatori competenze digitali di base (29,1%), competenze superiori al livello base (13,6%), competenze in ambito software (33%), e popolazione laureata (14,2%);
  • la Calabria, che come altre 4 regioni (Basilicata, Molise, provincia di Bolzano, e Valle d’Aosta) ha valori prossimi allo zero per le donne occupate in settori tech- e knowledge-intensive;
  • la Puglia e la Campania, che figurano nelle ultime posizioni del ranking per 5 indicatori su 6.

Uso di internet

Prima in quest’area di nuovo la Lombardia, con 77,2 punti su 100, seguita dall’Emilia-Romagna con 74,4 punti. In fondo al ranking la Calabria (24,3 punti), ultima anche per individui che non hanno mai utilizzato internet (25% della popolazione) e, assieme alla Puglia, per utilizzo settimanale di internet: 64% (è all’81% in Emilia-Romagna ma all’85%, in media, in UE). Solo il 49% dei siciliani utilizza internet per leggere news, mentre meno del 29% dei molisani utilizza l’eBanking. Lombardia e Valle d’Aosta primeggiano per i servizi bancari (il 56% dei residenti in queste regioni ne ha fatto uso nei 3 mesi prima della rilevazione) e per utilizzo dei canali di eCommerce, sia per acquistare che per vendere.

Si noti tuttavia che anche in questo caso anche le migliori regioni italiane hanno performance peggiori della media europea, che sull’eBanking si attesta al 66% e sulla vendita online da parte dei cittadini al 72%. Sul fronte della comunicazione, invece, il divario nord-sud si ribalta: la regione che usa maggiormente i social è la Campania (59%), quella che videochiama di più è la Basilicata (53%), mentre fanalino di coda in queste due aree è il Veneto (47% e 58%). Umbria (53%) e Toscana (50%) guidano la classifica sul download di contenuti multimediali.

Integrazione delle tecnologie digitali

In quest’area sono disponibili dati solo a livello di ripartizione geografica (nord-ovest, nord-est, centro, sud e isole). Il nord-est ha la performance migliore (punteggio pari a 69,1 su 100), mentre sud e isole sono ancora in forte ritardo (19,3). Le regioni del nord-est mostrano i valori più alti in particolare per la quota di imprese che utilizzano servizi cloud (26%, ultimo il mezzogiorno al 16%) e per imprese presenti su almeno due social media (24%,).

Il nord-ovest guida invece la classifica per quota di imprese che utilizzano big data (8,4%, ultimi ancora sud e isole con il 5,6%) e sistemi ERP (41%). Il centro e il mezzogiorno spiccano però sull’eCommerce nelle PMI, dove distinguiamo regioni con poche imprese attrezzate (l’8,7% al centro, ultimo) ma alta incidenza sul fatturato (18% nel centro, primo) e regioni con molte imprese attive (il 10,7% nel mezzogiorno, primo) ma meno orientate alle vendite online (mezzogiorno ultimo per incidenza sul fatturato, con il 4%).

Servizi pubblici digitali

A livello italiano, la performance migliore è quella della provincia autonoma di Trento, con un punteggio di 82,7 su 100, seguita dalla Lombardia (78,9/100). Sottolineiamo che anche nel caso del DESI regionale non sono stati inclusi indicatori sulla sanità digitale, tema tuttavia rilevante in particolare alla luce del coinvolgimento delle regioni nella gestione della pandemia. La provincia di Trento eccelle sia per quota di individui che usano i servizi di eGovernment (19% in tutto il Trentino-Alto Adige), sia per individui che inviano moduli compilati alla PA (37%). Situazione opposta in Sicilia che chiude entrambe le classifiche con 9% e 20% della popolazione.

La Lombardia è invece la regione migliore per disponibilità di open data (score di 85 su 100 nell’indicatore costruito da AgID), e il Veneto ha la quota più alta di comuni che hanno pienamente digitalizzato un set di servizi locali (71%). Su entrambi questi indicatori è il Molise a far peggio: 2/100 per open data, come l’Abruzzo, e 23% di Comuni digitali. Da notare tuttavia che nel mezzogiorno si registra la quota più alta di imprese che indicano l’iniziativa della PA come fattore decisivo di digitalizzazione nell’ambito Industria 4.0: è il 14,7%.

Possiamo analizzare i divari regionali anche con riferimento alle singole aree del DESI. In due delle cinque aree indicate in Figura 3 (capitale umano e integrazione delle tecnologie digitali), tutte le nove regioni del nord si trovano al di sopra della media nazionale. Opposta è la situazione delle regioni del sud, in cui almeno sei regioni su otto si trovano al di sotto della media nazionale in tutte le cinque aree. Le uniche regioni del Mezzogiorno che hanno valori al di sopra della media sono Sardegna (aree uso di internet e servizi pubblici digitali), Campania e Sicilia (area connettività).

Conclusioni

Il DESI regionale 2020, calcolato su dati 2019, non fotografa naturalmente le evoluzioni verificatesi negli ultimi, turbolenti 12 mesi. Tuttavia, ci dice molto di come le regioni italiane si sono presentate alla vigilia della pandemia, sul lato del digitale: divise alla meta.

Nel corso del 2021 l’Osservatorio pubblicherà il nuovo DESI regionale, stavolta basato su dati raccolti nel pieno dell’emergenza sanitaria. Quale Paese ci troveremo di fronte? La crisi avrà ampliato o ridotto i divari? Risponderemo a queste domande alla luce non solo delle nuove rilevazioni, ma anche beneficiando di dati ancor più granulari messi a disposizione per la prima volta dall’Istituto nazionale di statistica.

Figura 3. Regioni italiane sopra e sotto la media nazionale sul DESI (dati raccolti a metà 2019)

  1. Sono incrementati gli indicatori a livello regionale o di ripartizione utilizzati (35 sui 37 del DESI europeo, contro i 34 su 44 dello scorso anno) per il calcolo del DESI regionale. Queste modifiche rendono impraticabile un confronto con i dati della scorsa edizione dell’indicatore.
  2. Questo gap è spiegato in parte dall’indisponibilità di dati a livello regionale per l’area Integrazione delle tecnologie digitali, per cui Istat attualmente rende disponibili solo dati a livello di ripartizione territoriale. Ciò comporta un appiattimento verso il basso dei valori di alcune regioni (e verso l’alto di altre) all’interno della stessa ripartizione.
  3. Tutti i dati sono presi dal monitoraggio del Piano Banda Ultra Larga: https://bandaultralarga.italia.it.
  4. In mancanza di dati disaggregati a livello regionale su specialisti ICT e laureati in ambito ICT.

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