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European Skills Agenda: sulle competenze dobbiamo cambiare tutto

Dalla recente “European Skills Agenda” una spinta importante per cambiare paradigma nell’approccio europeo al tema della competenze, visto come priorità di investimento, e in particolare per le competenze digitali. Ecco come

31 Ago 2020
Nello Iacono

Esperto processi di innovazione


La recente pubblicazione della “European Skills Agenda” della Commissione ue, per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza, rappresenta un momento di svolta della politica europea di crescita, perché pone inequivocabilmente al centro dell’attenzione le competenze, e quindi le persone, definendo un quadro strategico in cui tutte le iniziative si fondano su questo investimento primario. Investimento nelle persone.

È questa l’enfasi che dà la presidente della commissione europea Von der Leyen: “Il miglior investimento nel nostro futuro è l’investimento nelle nostre persone. Le competenze e l’istruzione guidano la competitività e l’innovazione dell’Europa. Ma l’Europa non è ancora del tutto pronta. Farò in modo di utilizzare tutti gli strumenti e i fondi a nostra disposizione per ristabilire questo equilibrio.”

Competenze e apprendimento permanente in questa logica non sono, così, solo fondamentali per la crescita, ma ne sono il propulsore indispensabile, imprescindibile.

E, trasversalmente, competenze digitali: come viene ricordato nell’Agenda, in diverse categorie professionali, oltre il 90% dei lavori richiede competenze digitali, tra il 2005 e il 2016 il 40% dei nuovi posti di lavoro è stato creato in settori ad alta intensità digitale e la domanda, in rapida crescita, di esperti digitali non viene soddisfatta, per cui si stima una carenza di 291.000 professionisti nella sicurezza informatica. E inoltre: “La pandemia COVID-19 e le conseguenti misure di contenimento sono state un forte promemoria del fatto che la forza lavoro europea, e più ampiamente l’intera popolazione, ha bisogno di aumentare rapidamente il proprio livello di competenze digitali”.

Il nodo dell’apprendimento permanente

L’Agenda si propone di far diventare realtà il primo pilastro dei diritti sociali europei, dedicato a Istruzione, formazione e apprendimento permanente: “Tutti hanno diritto a un’istruzione, una formazione e un apprendimento permanente di qualità e inclusivi al fine di mantenere e acquisire competenze che consentano loro di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro.” Oggi meno di due adulti su cinque partecipano ogni anno ad attività di formazione.

L’importanza dell’apprendimento permanente viene sottolineata perché siamo in un contesto in cui è necessario possedere competenze sempre in linea con le dinamiche esigenze della vita sociale e lavorativa “L’istruzione in giovane età rimane fondamentale, ma è solo l’inizio di una vita piena di apprendimento: dall’educazione e cura della prima infanzia, attraverso l’istruzione primaria e secondaria, all’istruzione e formazione tecnica e professionale, dall’istruzione terziaria all’apprendimento degli adulti. L’apprendimento per tutta la vita, anche in età avanzata, è ciò che farà la differenza”.

Non c’è niente di acquisito una volta per tutte. La stessa alfabetizzazione digitale ha bisogno di continui aggiornamenti per rimanere al livello opportuno di adeguatezza. E quindi è necessario pensare a un apprendimento mirato, basato su una mappatura delle competenze di ogni individuo.

Le azioni dell’Agenda

L’Agenda si colloca nel percorso intrapreso dall’Unione Europea con il piano “Next Generation EU” , per investire in una ripresa sostenibile, inclusiva ed equa, dove “gli investimenti nelle competenze sono al centro di queste proposte”. Si correla, tra gli altri, come abbiamo sottolineato, con il primo pilastro dei diritti sociali, con il Green Deal europeo, con la nuova strategia digitale. Inoltre, sostiene anche la proposta di raccomandazione del Consiglio su un “ponte per l’occupazione – rafforzare la garanzia per i giovani” adottata dalla Commissione UE .

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Cinque sono le aree di intervento, in cui si inquadrano le dodici azioni dell’Agenda:

  1. spingere a un’azione collettiva, mobilitando le imprese, le parti sociali e le parti interessate, affinché si impegnino a lavorare insieme, in particolare all’interno degli ecosistemi industriali dell’UE;
  2. identificare i mezzi finanziari per promuovere gli investimenti nelle competenze;
  3. definire una strategia chiara per garantire che le competenze portino a posti di lavoro;
  4. aiutare le persone a sviluppare le proprie capacità per tutta la vita in un ambiente in cui l’apprendimento permanente è la norma;
  5. stabilire obiettivi ambiziosi per il miglioramento e la riqualificazione da raggiungere entro i prossimi 5 anni.

Dodici sono le azioni identificate nell’Agenda per la Commissione UE:

  1. un Patto per le competenze. Il Patto vuole mobilitare gli stakeholder pubblici e privati per uno sforzo comune diinvestimenti di qualità nelle competenze per tutte le persone in età lavorativa in tutta l’Unione. Tutti questi stakeholder firmeranno una Carta, che definirà i principi chiave che sono essenziali per potenziare e riqualificare la forza lavoro, all’interno delle loro organizzazioni ma anche lungo la loro catena del valore o ecosistema. L’iniziativa della Digital Skills and Jobs Coalition (a cui aderisce anche la Coalizione Nazionale di Repubblica Digitale) fa naturalmente parte di quest’azione;
  2. rafforzare la comprensione della domanda e dell’offerta di competenze. L’azione si propone di sostenere lo sviluppo di nuove e approfondite analisi delle informazioni sulle competenze, anche a livello regionale e settoriale. Basandosi sul progetto pilota Cedefop di analisi dei big data, verrà creato uno strumento online permanente in cui verranno pubblicate informazioni “in tempo reale” per utilizzare i dati provenienti da portali di lavoro privati, e informazioni sulle competenze nazionali;
  3. sostegno dell’UE all’azione strategica nazionale di miglioramento delle competenze. La Commissione sosterrà tutti gli Stati membri nella preparazione di strategie nazionali per le competenze. Ciò si baserà sul lavoro già svolto con l’OCSE in 11 Stati della UE, oltre che su altre strategie esistenti in materia di competenze a livello di Stato membro. L’azione si concentrerà in particolare sull’importanza delle competenze trasversali e imprenditoriali, oltre che sulle competenze per accompagnare le transizioni digitali e verdi come quelle fornite attraverso gli studi STEM;
  4. proposta di raccomandazione del Consiglio sull’istruzione e formazione professionale per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza;
  5. lancio dell’iniziativa sulle università europee e miglioramento delle competenze di ricercatori e scienziati. La Commissione UE intende ad esempio impegnarsi nel lancio dell’iniziativa nell’ambito del programma Erasmus (2021-2027) e di Horizon, anche rimuovendo gli ostacoli a una cooperazione transnazionale efficace e più profonda tra gli istituti di istruzione superiore e approfondendo la cooperazione con gli operatori economici, in particolare per favorire le transizioni verde e digitale;
  6. competenze per supportare le transizioni “gemelle”, verde e digitale. Il raggiungimento di una transizione digitale incentrata sulla persona “richiede un cambiamento radicale nelle competenze digitali”. La Commissione sosterrà tra l’altro le competenze digitali per tutti, in particolare: aggiornando il piano d’azione per l’istruzione digitale e per migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e le capacità digitali a tutti i livelli di istruzione e formazione e per tutti i livelli di competenze digitali, anche sulla base degli insegnamenti appresi dalla crisi del COVID-19, sfruttando appieno il potenziale di tecnologie, dati, contenuti, strumenti e piattaforme emergenti per rendere l’istruzione e la formazione adeguate all’era digitale; attuando il programma Europa digitale, che mira a costruire le capacità digitali strategiche dell’UE, rafforzando gli investimenti in supercalcolo, intelligenza artificiale, sicurezza informatica e sviluppo di competenze digitali avanzate; sostenendo le PMI anche con il programma “volontari digitali” per migliorare le competenze dell’attuale forza lavoro nelle aree digitali, come già annunciato nella strategia dell’UE per le PMI; sostenendo i corsi di formazione ICT-Jump-Start per fornire una formazione intensiva a breve termine per affrontare la carenza di competenze ICT, con particolare attenzione alla partecipazione equilibrata di genere;
  7. aumento dei laureati STEM e promozione delle capacità imprenditoriali e trasversali, anche in una logica di parità di genere. La Commissione ad esempio intende avviare azioni mirate per ragazze e donne, e sostenere un approccio di insegnamento e apprendimento interdisciplinare e innovativo nelle scuole, nella formazione professionale e nell’istruzione superiore;
  8. competenze per la vita. La Commissione UE, nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, punterà ad esempio a costruire sistemi di apprendimento per gli adulti di qualità e inclusivi, che raggiungano tutti, compresi gli anziani e in particolare coloro che hanno più bisogno di accedere all’apprendimento, anche attraverso l’apprendimento a distanza e online. Verrà data priorità all’apprendimento non formale, lungo tutto l’arco della vita, intergenerazionale, interculturale e comunitario. In particolare “i centri di apprendimento locali, le biblioteche, la comunità in generale e la società civile saranno supportati a lavorare insieme per motivare e consentire agli adulti di apprendere, sostenendo così la resilienza alle crisi”;
  9. individual learning account (ILA). La Commissione valuterà, con ampie consultazioni, come gli ILA possono aiutare a colmare le lacune esistenti nell’accesso alla formazione per gli adulti in età lavorativa e consentire loro di gestire con successo le transizioni del mercato del lavoro;
  10. un approccio europeo alle “micro-credenziali”. L’azione si propone di sviluppare, insieme a tutte le parti interessate, standard europei per le cosiddette “micro-credenziali”, che affrontino i requisiti minimi di qualità e trasparenza per consentire la validazione e il riconoscimento di tutte le attività formative seguite da un lavoratore;
  11. nuova piattaforma Europass. Il nuovo Europass è stato sviluppato per diventare lo strumento online dell’UE per aiutare le persone a comunicare in modo efficace le proprie competenze e qualifiche e per guidarle in modo proattivo verso un’opportunità di lavoro o di apprendimento. La nuova piattaforma si propone anche di suggerire agli utenti Europass posti di lavoro pertinenti (tramite i portali di lavoro europei EURES e Euraxess) e opportunità di apprendimento;
  12. migliorare il quadro che consente di sbloccare gli investimenti nelle competenze dei privati e degli Stati membri. I fondi dell’UE possono fungere da catalizzatore, ma gli investimenti nelle competenze devono essere finanziati da altri investimenti pubblici e privati. Questo investimento ripaga: “1 euro investito in up- e reskilling restituisce almeno 2 euro in ricavi o risparmi”. A tal fine, e oltre a concrete opportunità di finanziamento attraverso i programmi della UE, la Commissione realizzerà una serie di azioni per sostenere gli investimenti pubblici e privati, nelle competenze e nel capitale umano. Per tutto il periodo 2021-2027, ad esempio, il Fondo sociale europeo Plus, con un budget proposto di 86 miliardi di euro, sarà un’importante fonte di finanziamento per le attività nazionali di up-skilling e re-skilling.

Gli ambiziosi obiettivi dell’Agenda

L’Agenda espone, rispetto alle azioni individuate, degli obiettivi certamente ambiziosi ma coerenti con la visione di un “necessario cambio di paradigma”:

  • entro il 2025, 120 milioni di adulti nell’UE dovrebbero partecipare ogni anno ad attività di formazione. Ciò corrisponde al 50% della popolazione adulta e a circa 540 milioni di attività di formazione nel quinquennio;
  • entro il 2025, 14 milioni di adulti nell’UE con bassa qualifica dovrebbero partecipare ogni anno ad attività di formazione. Ciò corrisponde al 30% di questo gruppo e a circa 60 milioni di attività di formazione per questo gruppo nel quinquennio;
  • entro il 2025, 2 milioni di persone in cerca di lavoro o uno su cinque dovrebbero avere una recente esperienza di apprendimento. Ciò corrisponde a circa 40 milioni di attività di apprendimento per questo gruppo nel periodo di cinque anni;

Se questi sono obiettivi generali per la formazione, l’Agenda pone in primo piano l’importanza delle competenze digitali, che “hanno un valore critico per il lavoro, l’apprendimento e l’interazione sociale”. Questi obiettivi presuppongono pertanto un miglioramento molto significativo sulla quota di adulti con competenze digitali almeno di base:

  • entro il 2025, 230 milioni di adulti dovrebbero avere almeno competenze digitali di base, corrispondenti al 70% della popolazione adulta nell’UE (oggi la percentuale è del 58%, in Italia è del 42%).

Un obiettivo molto ambizioso che può essere perseguito soltanto se viene data l’adeguata priorità a questo tema. E infatti l’Agenda sottolinea che “I piani nazionali di ripresa e resilienza che gli Stati membri prepareranno per accedere ai finanziamenti di questo strumento (il piano NextGenerationEU- ndr) dovrebbero riflettere le competenze come priorità per la programmazione”.

Tradurre le linee di azione in iniziative concrete dei piani per il “NextGenerationEU”

L’Agenda si chiude con una chiamata all’azione per quella che viene definita una “skills revolution” e sottolineando l’importanza di sfruttare appieno le opportunità soprattutto del NextGenerationEU. E nel far questo riassume alcune iniziative suggerite per i Paesi Membri, correlate alle dodici azioni dell’Agenda. Su tutte le iniziative le competenze digitali sono una base di contenuto imprescindibile e nell’architettura complessiva è fondamentale la costruzione di una rete di sistema multistakeholder e multisettoriale con una governance e una spinta pubblica.

Iniziative, ad esempio, che possono sviluppare o potenziare:

  • centri di formazione tra aziende della stessa catena del valore;
  • cooperazione settoriale sulle competenze a livello nazionale e regionale;
  • sistemi di previsione delle competenze necessarie, a livello nazionale/regionale e settoriale, coprendo le fasi di raccolta, analisi e diffusione delle informazioni;
  • strategie nazionali per le competenze, progettate e realizzate in un approccio intergovernativo, con un forte coinvolgimento delle parti interessate;
  • riforme della formazione professionale e dell’apprendistato, che possono includere investimenti in riforme dei programmi di studio per una maggiore rilevanza per il mercato del lavoro, integrazione delle competenze verdi e digitali, anche creando centri di eccellenza professionale collegati a strategie di specializzazione intelligente, innovazione regionale e strategie di crescita;
  • investimenti in attrezzature e tecnologie per l’apprendimento digitale e attrezzature e tecnologie industriali all’avanguardia per fornitori di istruzione e formazione;
    sviluppo di contenuti di apprendimento digitale e moduli di curricula, anche attraverso piattaforme di formazione on-line;
  • corsi brevi per riqualificare i lavoratori verso posti di lavoro emergenti e nuovi requisiti di competenze legati alle transizioni verdi e digitali;
  • master per formare esperti digitali nelle competenze digitali avanzate necessarie per la trasformazione digitale;
  • centri di competenze imprenditoriali regionali e locali a sostegno di start-up, dipendenti imprenditoriali e innovatori;
  • centri per l’apprendimento degli adulti, dove persone di tutte le età possono imparare e condividere;
  • sostegno della partecipazione alla formazione (prestiti/borse di studio per adulti, finanziamento di permessi di formazione, assegni di formazione per disoccupati).

E l’Italia? Parte da una situazione di significativo ritardo, fotografata dal DESI 2020, anche rispetto alla popolazione giovanile, come evidenziato dal recente rapporto sulle disuguaglianze digitali a cura dell’Osservatorio sulla povertà educativa #conibambini (naturalmente con dati pre-emergenza sanitaria). A parte alcune azioni già avviate nei mesi scorsi, nell’ambito delle competenze digitali quelle suggerite dell’Agenda sono iniziative che ritroviamo nelle linee di intervento della recente strategia nazionale (e che rappresenta, nel merito e nel metodo, un primo passo nel percorso indicato nell’Agenda). L’attesa, duplice, è che il Piano Operativo associato alla strategia, in fase di elaborazione, possa proporre le azioni in una ravvicinata prospettiva temporale e che di conseguenza l’Italia possa porsi e raggiungere gli ambiziosi obiettivi indicati dall’Agenda per la UE. Le condizioni sembrano esserci tutte.

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