Facebook, un 2022 di luci e ombre: ecco le sfide all’orizzonte - Agenda Digitale

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Facebook, un 2022 di luci e ombre: ecco le sfide all’orizzonte

Siamo in un momento davvero cruciale per Facebook/Meta: l’azienda è divisa tra decisi slanci verso il futuro e incertezze su una riforma interna che dovrebbe costruire la solida base per le ambizioni dell’azienda di essere fulcro propulsore della prossima evoluzione del web

14 Gen 2022
Riccardo Berti

avvocato Centro Studi Processo Telematico

Franco Zumerle

Avvocato Coordinatore Commissione Informatica Ordine Avv. Verona

Facebook/Meta si affaccia al futuro con molti problemi da risolvere e numerose sfide da affrontare.

Innanzitutto, la stretta regolatoria mette in difficoltà l’azienda di Mark Zuckerberg, che finora ha vissuto più di altri concorrenti tech su un modello di business, basato sulla profilazione sia per finalità promozionali che di engagement degli utenti sul social, che molte recenti leggi cercano di contrastare, con iniziative che corrono parallele in questa direzione in molti paesi del mondo.

Facebook / Meta è però, al contempo, proiettata verso un futuro da protagonista del settore tecnologico, con l’azienda che non intende rimanere immobile ad attendere il cambiamento ma vuole essere motore dell’evoluzione del web verso il cosiddetto metaverso.

La società, inoltre, procede a piccoli passi verso un cambiamento interno, necessitato dallo scandalo dei cosiddetti “Facebook Files” diffusi alla stampa lo scorso settembre.

Il nostro futuro nel Metaverso: le (troppe) domande in attesa di risposta

Le nuove leggi che minacciano Facebook

Gli Stati Uniti hanno storicamente trattato con condiscendenza le pratiche tecnologiche dei big con sede nel paese, preoccupati che un intervento regolatorio troppo intenso potesse in qualche modo compromettere il primato degli USA nel settore informatico, che ad oggi secondo alcuni deriva anche dagli ampi spazi grigi lasciati dalla normativa a tutela degli utenti del web, che consentono così agli sviluppatori di sperimentare con più serenità senza dover approntare una complessa e costosa difesa giuridica delle loro scelte tecnologiche.

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Privacy

Recentemente però i lawmaker statunitensi hanno iniziato ad affrontare il problema delle tutele degli utenti (molti colossi tech, in primis Apple, intercettando questa tendenza hanno fatto loro la battaglia dei diritti dei loro utenti a trasparenza, sicurezza e privacy, di fatto così anticipando in certa misura l’evoluzione normative) adottando normative in tema di tutela della privacy, di trasparenza degli algoritmi e di tutela dei minori online.

L’Algorithmic Justice and Online Platform Transparency Act

Tra questi interventi normativi il più interessante è senz’altro il progetto di legge “Algorithmic Justice and Online Platform Transparency Act”, un innovativo testo normativo che impone ai gestori delle piattaforme degli intensi oneri di trasparenza in relazione agli algoritmi che muovono i loro sistemi, ad esempio imponendo trasparenza nel descrivere i meccanismi di priorità secondo cui si muove l’algoritmo ed imponendo una conservazione nel tempo dei log relativi all’utilizzo degli algoritmi, per evitare comodi escamotage da parte dei soggetti gestori che sfruttano i tempi della giustizia per evitare di fornire informazioni sui processi informatici utilizzati riferendo che gli stessi, subendo una rapida evoluzione nel tempo, non rispecchiano più i processi utilizzati all’epoca dei fatti sui quali l’autorità indaga.

È chiaro che Facebook potrebbe venire direttamente investito da questa normativa, che andrebbe a scalfire il velo di segretezza con cui l’azienda di Menlo Park ha sempre circondato i suoi sistemi (contribuendo così indirettamente all’ampia eco degli scandali di Cambridge Analytica e dei Facebook Files).

Il CAMRA Act

Altro tema scottante è quello della tutela dei minori sul web e negli Stati Uniti si sta discutendo un altro progetto di legge federale che potrebbe avere effetti dirompenti sull’attività di Facebook, il CAMRA Act (Children and Media Research Advancement Act),

I grattacapi per Facebook in Europa arrivano invece non tanto dal già rigido quadro normativo derivante in particolare dal GDPR, quanto piuttosto dall’applicazione sempre più stringente che ne fanno le authority e i tribunali.

Dopo le sentenze Schrems I e II che hanno come “protagonista” Facebook e che stanno mettendo in difficoltà Facebook nel trasferimento dei dati degli utenti europei in USA (specie per i successivi interventi dell’Autorità Garante irlandese (DPC), finora confermati dall’Alta Corte irlandese che impedirebbero a Facebook di trasferire i dati in USA in assenza di correttivi significativi e molto difficili da implementare).

Il contenzioso davanti alla Corte di Giustizia UE

A ciò si aggiunge un contenzioso giunto alle battute finali avanti alla Corte di Giustizia UE relativo ad un’azione promossa in Germania da un’associazione di consumatori nei confronti di Facebook e relativa a dei giochi online (secondo i ricorrenti agli sviluppatori di questi giochi era stato consentito da Facebook di acquisire liberamente e senza controlli i dati personali degli utenti del social network).

La causa, iniziata nel 2012, verte anche sul fondamentale aspetto della legittimazione ad agire dell’associazione rappresentativa degli utenti di Facebook, che secondo l’azienda andrebbe negata.

L’Avvocato Generale della Corte, infatti, nel rassegnare le proprie conclusioni ha dato ragione ai ricorrenti, ritenendo che i singoli stati membri possano legittimamente consentire alle associazioni rappresentative di promuovere azioni collettive con riferimento alla violazione di diritti alla protezione dei dati personali.

La sentenza, ove la Corte dovesse allinearsi alle conclusioni dell’Avvocato Generale, potrebbe causare diversi problemi a Facebook, che fino ad oggi ha dovuto gestire solo contenziosi individuali (anche le sentenze Schrems, pur di fatto promosse da un’associazione, formalmente erano relative ad un singolo individuo, il sig. Schrems appunto, e questo consente a Facebook di difendersi eccependo le singolarità del caso, cosa che di fronte ad una nutrita serie di ricorrenti è ben difficile da ipotizzare).

La serializzazione del contenzioso (particolarmente significativa in un contesto come quello dei social network, dove i danni sono spesso poco significativi in termini individuali ma rilevantissimi in termini di soggetti coinvolti) potrebbe comportare per Facebook una nuova “ondata” di cause ben difficile da gestire, specie in questo contesto storico di piena maturazione del GDPR e delle normative ad esso complementari a livello comunitario e nazionale e di non perfetto adeguamento da parte dell’azienda USA.

Ipotesi di scorporo?

Si è tornati poi a parlare di scorporare Facebook creando una serie di entità minori, per ridurre il suo potere (e di conseguenza i problemi con i regolatori).

Questa prospettiva, pur ricorrente, è ben difficile da considerare realmente attuabile (quantomeno nel breve periodo) visto che sull’accentramento di diversi servizi Facebook ha costruito la propria fortuna, acquisendo app promettenti (come Instagram, Whatsapp e Oculus) così da coordinare sotto l’ombrello di Meta una serie di servizi senza preoccuparsi troppo delle oscillazioni nel successo di un singolo applicativo o del fatto che uno dei prodotti dell’azienda sia o meno appetibile da una certa demografica, consentendo al contempo di efficientare le risorse ed affinare gli algoritmi.

Il problema del “cimitero virtuale”

I social network non hanno poi risolto del tutto il problema degli account commemorativi, soprattutto Facebook sembra destinato ad aumentare sempre di più la quota di utenti che compongono un enorme cimitero digitale, che non rende all’azienda ed occupa progressivamente maggior spazio.

Secondo due ricercatori dell’Università di Oxford, fra 50 anni i morti sulla piattaforma di Zuckerberg supereranno i vivi, con la conseguenza che a metà degli utenti della sua piattaforma gli inserzionisti non saranno (ovviamente) interessati a vendere nulla.

Il “dipartimento di integrità civica”

La “nuova” Facebook passa anche per una rifondazione del dipartimento di integrità civica della società, dipartimento ad oggi famoso più che altro perché vi lavorava Francis Haugen, informatica che dopo essersi dimessa ha divulgato nei mesi scorsi alla stampa numerosi documenti riservati che dimostrerebbero come l’azienda statunitense anteporrebbe il profitto alla sicurezza dei propri utenti.

La Haugen però ha in più occasioni dichiarato di non voler danneggiare Facebook con il proprio comportamento, quanto piuttosto salvarlo da se stesso, fungendo da propulsore per una riforma dall’interno del social network davvero attenta all’”integrità civica” della piattaforma, che più volte è stata veicolo fin troppo efficiente di messaggi politici tendenziosi e/o fake news “pilotate” verso un’audience particolarmente sensibile ai temi oggetto delle notizie, serpeggiando così un rinforzo positivo di idee estremiste in tali soggetti.

La necessità di aprire alla ricerca

Un altro profilo che secondo molti potrebbe contribuire alla rifondazione di Facebook è l’apertura alla ricerca.

Ad oggi tra i social mainstream è Twitter a distinguersi per le possibilità offerte ai ricercatori con dati aggregati molto utili per supportare ricerche e studi, rendendo anche accessibili apposite API per lo scopo.

Al contrario di Twitter, Facebook ha sempre tentennato nel concedere accesso ai ricercatori ai propri dati, temendo che dietro tali ricerche si nascondessero concorrenti interessati a copiare i meccanismi vincenti dei social di Zuckerberg, ed ha quindi sempre “selezionato” con eccessivo zelo i ricercatori ammessi a conoscere i dati del social network.

Guardando però allo scenario attuale ed alle prospettive future, però, in un mondo in cui la trasparenza degli algoritmi non è più un optional ma piuttosto una necessità, l’apertura alla ricerca accademica sembra un modo trasparente, economico ed efficiente per disinnescare le critiche sempre più accese contro il nebuloso e per ciò solo preoccupante funzionamento del social network.

Conclusioni

Il momento attuale è davvero cruciale per Facebook/Meta, l’azienda è divisa tra decisi slanci verso il futuro e incertezze su una riforma interna che dovrebbe invece costruire la solida base per le velleità dell’azienda di essere fulcro propulsore della prossima evoluzione del web.

Di fronte ad una decisa adesione delle altre big tech alla tendenza di tutela degli utenti web, in particolare dei più piccoli, con particolare riferimento ai profili di trasparenza, sicurezza e tutela della riservatezza, Facebook non può restare indietro e deve quindi prima reinventare sé stesso come campione nella tutela dei propri iscritti, e poi potrà lanciarsi con reale coerenza verso gli sviluppi del web di cui vuole essere protagonista.

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