il rapporto OSG

Giovani e social, salute mentale a rischio? Il nuovo allarme dagli Usa



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L’Office of the Surgeon General, autorità sanitaria del Governo Usa, rilancia l’allarme sulle conseguenze per la salute mentale di bambini e adolescenti di un uso eccessivo e inappropriato di app come TikTok, Instagram e Snapchat. Per mitigarle, occorre uno sforzo congiunto del legislatore e delle Tech Company

Pubblicato il 15 giu 2023

Lucia Gamalero

Privacy Specialist e Responsabile GDPR Scuola

Paolo Martorana

Privacy Specialist e Responsabile GDPR Scuola



social baby star

L’allarme sui potenziali effetti dannosi sulla psiche dei minori derivanti da un uso eccessivo e incontrollato dei social media è stato rilanciato da un recente report dell’OSG (Office of the Surgeon General), dal titolo “Social Media and Youth Mental Health”, che restituisce un quadro preoccupante per quanto concerne le conseguenze sulla salute mentale di bambini e adolescenti derivante dall’uso eccessivo e inappropriato di app come TikTok, Instagram e Snapchat.

Il governo degli Stati Uniti, tramite l’OSG – che è l’Autorità che si occupa di questioni di salute pubblica all’interno del governo federale – ha dichiarato pubblicamente che passare troppo tempo a fare “scrolling” su app come Instagram e TikTok può comportare seri rischi per la salute mentale dei bambini.

Occorre dunque porre rimedio alla situazione, e iniziare a pensare a contromisure in grado di bilanciare l’uso dei social con l’armonico sviluppo dei minori.

Per farlo è però necessario lo sforzo congiunto dei legislatori e delle principali Tech Company.



Il rapporto dell’OSG: i social media e la salute mentale dei giovani

Il rapporto è stato rilanciato da un articolo del New York Times dedicato all’impatto dell’uso eccessivo dei social media sulla salute mentale dei più giovani.

Sebbene sia indubbio il fatto che i social possano offrire ai giovani dei benefici (come ad esempio la possibilità di entrare in contatto tra di loro), allo stesso tempo li espongono a rischi rilevanti (tra i quali cyberbullismo e revenge porn), e danneggiano il sonno e l’attenzione.

È una tematica che richiede tempi di intervento urgenti, perché non ci si può certo concedere il lusso di attendere anni per capire pienamente le implicazioni dell’uso massiccio dei social sulla nostra psiche, dal momento che, sebbene siano piattaforme progettate per gli adulti, vengono utilizzate ogni giorno massivamente da milioni di giovani nel pieno del loro sviluppo psicofisico.

I rimedi possibili

Secondo l’OSG la chiave è agire in prevenzione, adottando sin d’ora – tanto da parte del legislatore quanto delle principali Tech Company – contromisure atte a porre rimedio alle preoccupazioni sollevate dal report.

Il ruolo del legislatore

Per quanto riguarda il legislatore, a parere dell’OSG i rimedi esperibili sarebbero i seguenti:

  • Richiedere standard più elevati di privacy dei dati per i bambini, per proteggerli da potenziali danni come lo sfruttamento e l’abuso (ad oggi, nei soli Stati Uniti, sei adolescenti su dieci dichiarano di avere poco o nessun controllo sulle informazioni personali che le aziende raccolgono su di loro)
  • Perseguire politiche che limitino l’accesso ai social media a tutti i bambini, come ad esempio attraverso l’applicazione di età minime
  • Obbligare le Tech Company a condividere i dati rilevanti per l’impatto sulla salute delle loro piattaforme con ricercatori indipendenti e con il pubblico, in modo tempestivo, sufficientemente dettagliato, e rispettoso della privacy degli utenti
  • Sostenere lo sviluppo, l’implementazione e la valutazione di curricula di alfabetizzazione digitale e mediatica nelle scuole

Il ruolo delle Tech Company

In attesa di futuri interventi da parte del legislatore, alcuni accorgimenti potrebbero essere adottati sin d’ora delle Tech Company.

In particolare, i rimedi consisterebbero nel:

  • Condurre sin dal principio valutazioni trasparenti e indipendenti sull’impatto dei prodotti e dei servizi offerti a bambini e adolescenti, condividendo con il pubblico i risultati della valutazione
  • Adottare misure attive per prevenire potenziali usi impropri delle piattaforme, riducendo l’esposizione ai danni
  • Istituire comitati scientifici consultivi indipendenti per informare sugli approcci e le politiche volte a creare ambienti online sicuri per i bambini
  • Far rispettare e applicare le politiche sull’età minima per iscriversi alle piattaforme, tutelando la privacy dei minori
  • Condividere i dati relativi all’impatto delle app sulla salute e le strategie impiegate per garantire sicurezza e benessere con ricercatori indipendenti e con il pubblico, in modo tempestivo e rispettoso della privacy

La situazione in Italia: i casi di TikTok e Replika

In Italia il Garante della privacy rivolge sempre particolare attenzione alla tutela dei dati personali di bambini e ragazzi.

L’Autorità è vicina ai più giovani, e li protegge dai rischi dei social grazie alla promozione di campagne informative e alla redazione di vademecum.

Il caso TikTok

Relativamente a TikTok, già a gennaio 2021 l’Autorità aveva disposto il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti della piattaforma per i quali non era stata accertata l’età.

Il provvedimento era scattato dopo che i giornali e la procura di Palermo avevano collegato la morte di una bambina all’utilizzo del social network.

Inoltre, per rafforzare l’azione di tutela nei confronti dei più piccoli, il Garante aveva anche avviato (in collaborazione con Telefono Azzurro) una campagna di sensibilizzazione, con l’obiettivo di richiamare i genitori a svolgere un ruolo attivo di vigilanza, e a prestare attenzione al momento in cui viene richiesto ai figli di indicare la loro età per accedere a TikTok.

Successivamente, nel luglio 2022, il Garante era intervenuto nei confronti del social, specificando come fosse illecito utilizzare dati personali archiviati nei dispositivi degli utenti per profilarli e inviare loro pubblicità personalizzata.

TikTok aveva infatti cercato di sostituire il “consenso” come base giuridica per il trattamento dei dati degli utenti con non meglio precisati “legittimi interessi” della piattaforma e dei suoi partner.

Una decisione a dir poco rischiosa per la privacy di milioni di persone, soprattutto per quella dei giovanissimi, in merito alla quale l’Autorità è subito intervenuta.

In tale occasione, il Garante aveva anche messo in luce un ulteriore aspetto, evidenziando le difficoltà mostrate da TikTok nell’accertare l’età minima per l’accesso al social, fatto che non consentiva di escludere il rischio che contenuti inappropriati raggiungessero i più giovani.

L’impegno del Garante è continuo, e prevede un costante controllo della piattaforma per tutelare i diritti dei minori e di tutti gli iscritti.

Lo dimostra il fatto che a inizio anno il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, e il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali si sono incontrati con i rappresentanti italiani di TikTok.

Nel corso della riunione sono state approfondite le questioni relative al trasferimento dei dati verso Paesi terzi (in particolare la Cina), e le modalità di verifica dell’età degli utenti presenti sulla piattaforma di video sharing.

Durante l’incontro, TikTok ha confermato la volontà di rispettare le normative europee in materia di privacy, e l’impegno a intensificare la collaborazione con le istituzioni italiane, con l’obiettivo di fornire le massime garanzie di sicurezza e riservatezza per i dati degli utenti iscritti alla piattaforma.

Attualmente, l’Autorità sta monitorando il rispetto da parte di TikTok degli impegni presi.

Il caso Replika

Più recentemente, il 2 febbraio 2023, il Garante è nuovamente intervenuto disponendo il blocco con effetto immediato del trattamento dei dati da parte della società statunitense Luka Inc. che gestisce il chatbot Replika, in ragione di concreti rischi per i minori.

Replika è un “amico virtuale” in grado di ridurre l’ansia dell’utente che si rivolge a lui, fornendo però ai minori risposte inidonee al loro grado di sviluppo, consistenti in commenti sessualmente inopportuni.

A tali conclusioni è pervenuta anche l’Autorità Garante, con una specifica istruttoria avviata a seguito del proliferare di recensioni negative e di notizie riguardanti il chatbot.

L’app si è peraltro rivelata priva di ogni meccanismo di verifica dell’età, come ad esempio filtri per i minori, o anche blocchi di fronte a dichiarazioni in cui l’utente espliciti la propria minore età, in quanto si limita a chiedere solo nome, email e genere.

Nel provvedimento viene altresì rilevato che la privacy policy di Replika viola il principio di trasparenza ed effettua un trattamento di dati personali illecito (in quanto la base giuridica non può essere un contratto che il minorenne è incapace di concludere).

Alla società sviluppatrice statunitense, oltre all’interruzione del trattamento dei dati degli utenti italiani, è stato altresì imposto di comunicare entro 20 giorni le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto dal Garante, pena una sanzione fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale annuo.

Ad oggi, in Italia non è ancora possibile usufruire del chatbot Replika.

Conclusioni

L’utilità dei social media è fuori discussione, ma allo stesso tempo, trattandosi di piattaforme progettate per gli adulti (sebbene largamente utilizzate dai più giovani), il loro uso va contemperato con l’armonico sviluppo della personalità dei minori.

Ciò può essere realizzato mediante sforzi congiunti del legislatore e delle Tech Company, volti a mitigare fin dal principio le conseguenze negative di un uso distorto e un impiego eccessivo dei social media da parte dei soggetti più vulnerabili.

Le strade da seguire sono molte e sono state in parte tracciate, ma tra le varie risposte rimane fondamentale anche la sensibilizzazione e l’educazione dei genitori al monitoraggio delle attività svolte in rete dai figli, oltre che una maggiore sensibilizzazione sul corretto utilizzo dei social media da parte dei minori.

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