Lo scenario

Il metaverso farà evolvere la società dei servizi, ma serve tutela per i cittadini

Il metaverso apre a nuove opportunità ma richiede prudenza e l’intervento del legislatore per favorire modelli inclusivi e impedire una convivenza civile a due velocità, tra i connessi e non connessi: la visione dei giovani innovatori

11 Feb 2022
Gabriele Ferrieri

Presidente ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori

Il metaverso è una rivoluzione già emersa con il mondo gaming, ma oggi grazie anche all’evoluzione dei social network imposta e diretta da Facebook, anzi Meta, prende piede in maniera dilagante all’interno dell’immaginario collettivo mondiale: da città virtuali a veri e propri mercati aperti in cui aziende, persone hanno una seconda vita, inedita, priva oggi di regole se non quelle del proprio creatore.

Un ragionamento che porta la rivoluzione dei servizi, ormai avanzata nella quotidianità fisica, in quella virtuale, in cui le criptovalute rappresentano le nuove monete digitali e dove la socialità si basa su chat e videocontatti attraverso l’interazione dei propri alias digitali.

Sarà metaverso in mille settori: ecco tutte le possibilità di business

Sembrava infatti impossibile come la modalità di gestione della vita di qualcuno o qualcosa attraverso un videogame, oggi abbia la stessa matrice, nel nostro subconscio, di come ci gestiamo noi all’interno di un mondo creato da tutti i giocatori, in cui la particella “io” svanisce in un algoritmo che man mano si evolve e matura come il suo creatore.

Una rivoluzione che vede quindi città e persone in un campo ignoto, in cui cambiano linguaggi e approcci al mercato, in cui blockchain, NFT e gemelli digitali sono i nuovi strumenti per “esserci” nella nuova epoca a firma 5G.

Metaverso: il pericolo di convivenza civile a due velocità

La domanda però che sorge spontanea sul metaverso rimane sempre la stessa: quali sono le regole di questo nuovo mondo? Che ruolo gioca la giustizia e la politica in questo ecosistema metadigitale? Sono domande complesse che avevano già messo in difficoltà scrittori e scienziati e su cui non esiste ancora una risposta univoca.

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Una seconda riflessione rimane sul tema della connettività e sull’accesso alla rete, un diritto che ha creato le basi della convivenza civile a due velocità: il mondo connesso e quello non connesso, quasi a identificare il ruolo di chi ha dei diritti riconosciuti e legittimati e quello di chi ha solo dei doveri, quello delle materie finite e quello della disintermediazione con la materia.

Una complessità di rapporti che innescano la fine di un principio di armonia e di benessere nel momento in cui la politica, rimanendo neutrale all’interno della scacchiera virtuale, non identifica i nuovi poveri e i le discrasie socio-economiche in atto.

Se, infatti, è vero che le nuove city saranno smart, green e connesse, esse stesse creeranno anche nuovi approcci al mercato del lavoro, e allo stesso tempo pandemie e costi energetici, richiameranno alla nostra attenzione prudenza nel correre verso un ecosistema troppo veloce, in cui uomo, servizi e mercato ancora oggi non si trovano in equilibrio, soprattutto alla luce di una discrasia nella formazione del capitale umano e del potenziale che anche le nuove generazioni devono mettere a fattore comune per la modifica genetica della produzione.

Metaverso: la visione dei giovani innovatori

Come ANGI, Associazione Nazionale Giovani Innovatori, si ritiene che ci sia necessità di un doppio approccio a questa tematica: da un lato una grande opportunità di poter evolvere la società dei servizi, ampliando il mercato e dando vita ad un impianto parallelo a quello dell’economia reale e finanziaria, dall’altra riconosciamo la previdenza di un intervento del legislatore che possa tutelare i cittadini all’interno di questo mondo, in maniera non ideologica e consapevole della trasposizione di reati o diritti anche in una realtà virtuale senza alcuna distinzione dalla realtà.

In secondo luogo, come ANGI si riconosce la reciprocità del metaverso come funzione trainante per la transizione digitale, ritrovandoci contemporaneamente in una società in cui l’intelligenza artificiale sarà in grado di connettere e disconnettere servizi e attività in base alle nostre esigenze, routine e tanto altro che solo forse Asimov poteva immaginare.

Una testimonianza che va oltre Lego Movie, in cui l’immaginazione diventa sinonimo di testimonianza concreta e dove le opportunità di sviluppo sono infinite, proprio come la stessa fantasia dell’essere umano.

Non sappiamo oggi se questo processo possa essere realistico o semplicemente una bolla finanziaria, ma sicuramente il processo pandemico e la velocità di modifica genetica della galassia innovazione porta con sé la fantasia di vedere un mondo del genere reale, o almeno realistico.

Sicuramente, vivere in un mondo senza disuguaglianze grazie al digitale, in cui la socialità e il benessere sono estesi solo per il semplice fatto di essere utenti, apre a modelli di inclusività, ma allo stesso tempo, non può arginare le marginalità e le problematiche sociali che l’economia di scala e finanziaria determinano a prescindere.

Conclusioni

Allo stesso modo, il mercato dell’energia per la salvaguardia di dati e per il mantenimento dell’infrastruttura protetta e controllata è alto e anche il suo incremento pone un problema di privacy globale, che tocca concretamente la costruzione dell’identità digitale ancora in una fase di elaborazione.

Creare mondi in cui uomini, macchine ed intelligenza possano collaborare rappresenta una missione a cui tutti noi nel 2022 possiamo solo aspirare, se non ipotizzare con modelli rudimentali: ma alla base della tecnica, deve rimanere fondamentale il principio dell’humanitas come principio cardine della particella creativa del valore condiviso tra tutti gli esseri umani e nella trasmissione di qualunque visione che sia essa sociale, politica o economica.

Nel momento in cui tale percorso verrà interrotto, e quindi la visione sarà un riordino semplicemente di buone pratiche da eseguire, il genere umano dovrà interrogarsi sul proprio futuro e sulla propria evoluzione.

Ricordiamo che il reale può essere digitale, ma non viceversa: altrimenti lo scambio sarebbe la vita di tutti noi.

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