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Direttore responsabile Alessandro Longo

Istruzione

Il tablet non basta: verso un nuovo ruolo del docente

di Cristiano Radaelli, Anitec

02 Apr 2013

2 aprile 2013

I gadget sono investimenti inutili se non inseriti in un processo formativo completamente rivisitato. La scuola insegni a gestire l’enorme flusso di informazioni che arriva della rete, per guidare gli studenti verso un pensiero strutturato e critico. Il rischio è quello dell’information overload

La scuola è sempre e universalmente riconosciuta come il principale fattore di emancipazione dei popoli e di costruzione delle reali prospettive di benessere e sviluppo economico di una società. Bisogna, quindi, partire dall’educazione. Fanno sorridere quelle proposte che vedono la semplice diffusione dei nuovi dispositivi digitali nelle scuole come manna per la modernizzazione del sistema educativo. Tablet e i nuovi strumenti tecnologici sono dei bellissimi gadget, ma sono investimenti inutili se non vengono inseriti in un processo formativo completamente rivisitato. Qual è il valore aggiunto della rete? È la possibilità di accedere a informazioni istantaneamente, in qualunque parte del mondo esse siano, di condividerle con altre persone ovunque esse siano e di costruire con loro una report condiviso che permette a ognuno di dare un contributo.  Il risultato così sarà la somma delle competenze di tutti coloro che hanno contribuito. Questo è il valore aggiunto, questa è la vera rivoluzione!

In questo quadro, il ruolo del professore è quello naturalmente di spiegare il contenuto della lezione, ma anche quello di gestire la ricerca delle informazioni e lo scambio di opinioni tra i ragazzi della propria classe e quelli delle classi che collaborano alla costruzione del tema specifico. Il tablet o il personal computer non vengono quindi introdotti in classe come uno strumento fine solo a se stesso o per leggere le notizie, diventano invece un fondamentale e insostituibile strumento di lavoro. Allo stesso modo, è necessario uscire dalla sterile polemica tra libri convenzionali e e-book: l’obiettivo non è e non può essere quello di leggere sul e-reader quello che era prima stampato sul libro di testo, l’obiettivo è quello di utilizzare i tablet/pc per ricercare fonti certe e comporre poi in modo collaborativo un commento, una ricerca, un approfondimento, utilizzando i programmi oggi disponibili. Questo permette ai ragazzi non solo di impadronirsi delle metodologie digitali, ma anche a dialogare con le altre persone su temi concreti, utilizzando il contributo e le opinioni di tutti, per arrivare a un risultato unico e ricco delle competenze di tutti.

Altro punto nodale non meno importante riguarda l’imparare a gestire l’enorme flusso di informazioni che arriva dalla rete. Durante un seminario promosso dalla Fondazione Pubblicità Progresso all’Università Cattolica di Milano lo scorso gennaio, è stato affrontato proprio il tema dei rischi dell’information overload per i nostri studenti. Come illustrato dal Presidente di Pubblicità Progresso, Alberto Contri, il rischio è che la cattiva gestione della marea montante di input che ci arrivano quotidianamente, nell’era della iperconnettività, generi nei nostri giovani il rischio di un pensiero sempre meno strutturato e critico: il rischio della cosiddetta “costante attenzione parziale”. Il segreto sta, come documentato dalla crescita di corsi e master basati sul mixed learning nel mondo anglosassone, nell’interpretare le nuove tecnologie come strumenti di una comunicazione che deve innanzitutto essere mezzo per lo sviluppo di pensieri strutturati e articolati all’interno di un contesto sociale. Interessanti ad esempio i casi di università inglesi ed americane che, attraverso i sistemi di videoconferenza e social networking, permettono a studenti africani, grazie anche ai costi ragionevoli, di formarsi senza affrontare l’onere della migrazione. In tutto questo, però, la tecnologia e il web non diventano un mare magnum in cui pescare le risposte, ma strumenti di relazione e di rapporti diretti, se non fisici, quasi. La rete e le nuove tecnologie sono quindi una grandissima opportunità di crescita e sviluppo per la formazione dei nostri ragazzi. Sono uno strumento che gli insegnanti devono non solo essere in grado di utilizzare, ma il cui utilizzo devono essere in grado di insegnare.

  • Daniele B.

    La rivoluzione digitale e’ certamente un’importante opportunita’ per la scuola e sicuramente una sfida di non poco conto per il personale docente che, per primo, deve impratichirsi con le nuove tecnologie e le opportunita` che queste offrono.

    Se da un lato e’ verissimo che la mole di informazioni immediatamente disponibili accedendo alla rete vada gestita in maniera “intelligente e professionale” (altro che le ricerche in biblioteca delle generazioni precedenti!), non si deve sottovalutare l’aspetto sociologico: non sono poche, infatti, le opinioni di autorevoli specialisti e psicologi attenti soprattutto alla popolazione in eta’ scolastica che sollevano la problematica dell’isolamento digitale all’interno del quale una parte crescente del tempo a disposizione nella “giornata tipo” viene dedicato al computer piuttosto che alla socializzazione.

    Oltre all’aspetto prettamente “tecnico” teso ad istruire su come utilizzare le nuove tecnologie in ambito scolastico, non si deve quindi mancare di inquadrare l’accesso alla rete in un contesto di uso maturo e controllato, alrimenti puo’ facilmente diventare una nuova e moderna forma di dipendenza.

  • Ercole Rovida

    Ciao Cristiano,
    Ho letto con attenzione il tuo articolo e non posso che condividere al 100% quanto commenti.
    Innanzi tutto è assolutamente vero il fatto che non deve essere sottovalutata la metodologia di introduzione delle nuove tecnologie a scuola. Il docente deve essere molto preparato per poter insegnare il valore effettivo che viene dato dall’utilizzo dei dispositivi elettronici. E’ molto importante come dici “gestire la ricerca delle informazioni e lo scambio di opinioni tra i ragazzi” ed aggiungerei in un nuovo contesto globale, multiculturale e assolutamente multi idioma.
    L’utilizzo delle informazioni in rete, siano esse legate a siti web o a reti sociali, non deve essere gestito e monitorato solo localmente, ma è richiesta un’attenzione ancora più profonda proprio a causa della provenienza da più fonti dislocate in diverse parti del mondo.
    La comunicazione oggi deve essere vista all’interno di un contesto globale, cosa che prima non veniva visto o, perlomeno, era un fenomeno molto ridotto.
    Senza dubbio con l’utilizzo di Laptop o Tablet l’insegnamento nelle scuole gli alunni possono aggiungere molto valore alla loro conoscenza ma a questo punto sta agli insegnanti svolgere quella funzione assolutamente necessaria di guida attiva affinché quanto viene percepito sia selezionato, utile ma soprattutto rappresenti inequivocabilmente la realtà.

  • mentelab

    nel 2005 scrivevo
    http://mentelab.blogspot.it/2005/12/information-overload.html

    Information overload, la tecnologia modifica le relazioni.
    Nell’attuale mondo iper tecnologico dobbiamo sviluppare capacità di saper operare rapide valutazioni e selezioni delle informazioni.

    La crescente rapidità di accesso alle informazioni modifica il modo di pensare e soprattutto di relazionarsi con gli altri.
    Nell’attuale mondo iper tecnologico la dimensione psichica dell’io, quella a cui eravamo abituati, fatica a sopravvivere. Siamo sopraffatti da molteplici stimoli sensoriali, molteplici fonti informative (Internet, cellulari, televisione, video), dobbiamo fare i conti con un crescente rapidità di accesso alle informazioni.
    Il nostro modo di pensare e lo stile cognitivo che utilizzavamo una volta ora non vanno più bene, sono troppo lenti e inefficaci.
    Dobbiamo sviluppare capacità di saper operare rapide valutazioni e selezioni delle informazioni. La razionalità lascia il posto alla creatività, il libro al Web, la scrittura alla multimedialità (gli SMS e gli MMS delle nuove generazioni, che usano i cellulari come carta e penna). L’io di gutengber, dei libri e della parola scritta, lascia il posto all’ digtIO (io-digitale).
    Dominando la transizione, la complessità, il passaggio; niente è duraturo, molte informazioni valgono appena poche ore, al massimo un giorno,le realtà molteplici, l’iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità) la mente si deve adattare trasformandosi.

    Prof Daniele Pauletto

  • Arduino Mancini

    …quella di confondere il mezzo con il contenuto.

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