l'analisi

Impatti economici del Coronavirus, cominciamo a fare i conti

Con la diffusione del coronavirus in Italia, l’occidente ha compreso bene che questa sarà un’emergenza con cui fare i conti in modo diretto, con risvolti negativi e strascichi per le imprese e l’economia globale. Ora, oltre all’emergenza sanitaria, occorre unità e coordinamento centrale anche per quella economica

06 Mar 2020
Michele Gentili

consulente ICT e Digital transformation - Associate Partner Fatto24,  Responsabile comunicazione - Azione Toscana

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Si comincia a fare anche i conti con quelli che potranno essere i risvolti negativi e gli strascichi che il coronavirus avrà per le imprese e più in generale per l’economia globale.

Dovrebbe diventare tutto più chiaro a breve, nel momento in cui le grandi aziende pubblicheranno dati aggiornati sulle vendite commerciali e sulla produzione e la Cina segnalerà il bilancio sul suo settore manifatturiero. Per quest’ultima, vivendo da più tempo l’emergenza, i dati sono in parte già disponibili e mostrano il forte calo della produzione, mentre lo scoppio dell’epidemia in Italia accelera i timori della zona euro.

Facciamo il punto sulle conseguenze dell’epidemia sull’economia globale e su quella italiana, cercando di evidenziare quale dovrebbe essere l’approccio per non esasperare ulteriormente la situazione.

L’industria tecnologia, per sua natura fortemente dipendente dalle relazioni con la Cina, è tra le prime a essere colpita. Come sta vivendo la crisi e come vi reagirà possono quindi anche fare da benchmark per il problema più generale degli impatti economici dell’epidemia, in Italia e nel mondo.

Apple ha lanciato il primo segnale d’allarme

Sulla scena hi-tech mondiale, Apple è diventata una delle prime aziende ad ammettere che il coronavirus, che ha attanagliato solo la Cina in prima battuta, stia ora influenzando direttamente anche il suo volume di affari, affermando che, con tutta probabilità, verranno tagliate le aspettative di vendita per questo primo trimestre, stima che, solo un mese fa, aveva annunciato essere molto positiva ed in aumento.

Il produttore degli iPhone, che dipende fortemente dalle fabbriche cinesi e anche dagli stessi consumatori cinesi, che sono adesso tra i primi acquirenti dei prodotti Apple dopo anni in cui si erano rivolti quasi esclusivamente ai prodotti delle case cinesi (Huawei e Xiaomi in primis), ha ammesso che la sua offerta globale di smartphone sarebbe ostacolata dalla produzione che sta procedendo più lentamente del previsto. Apple ha anche affermato che la vendita dei suoi dispositivi in Cina è stata fortemente danneggiata dalle chiusure di tutti i 42 negozi del paese, nel mese scorso e la maggior parte deve ancora riaprire.

Più di recente sono arrivati segnali allarmanti, sui ricavi, da Microsoft (per calo mercato Windows cinese) ed Expedia (per impatto su prenotazione online viaggi).

La crisi della Cina, “fabbrica del mondo” e seconda economia mondiale

L’ultima istantanea dell’attività industriale, nella seconda più grande economia del mondo dovrebbe rivelare un tonfo nella produzione cinese in febbraio. Gli sforzi per contenere ed arginare l’epidemia hanno interrotto le catene di approvvigionamento, creando conseguenze dannose per tutte le aziende interne ma anche a tutte le altre.

Il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito nell’ultimo fine settimana che il coronavirus avrà un “grande impatto sull’economia nazionale e sulla società”. Ha anche aggiunto però, che l’impatto sarà nel breve termine e comunque “sotto controllo”, che la Cina intensificherà gli sforzi per attenuare il più possibile il colpo subito e che il paese ha adottato una serie di misure per sostenere la sua economia.

Secondo la società di analisi Dun & Bradstreet, almeno 51.000 aziende, tra cui 163 nelle Fortune 1.000 in tutto il mondo, hanno uno o più fornitori diretti (di primo livello) nella regione direttamente (provincia cinese di Hubei) e almeno cinque milioni di aziende hanno uno o più fornitori di secondo livello dentro o nelle immediate vicinanze l’epicentro dell’epidemia.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire se le chiusure di fabbriche continueranno e se soprattutto perdureranno in Cina.

Wuhan, l’epicentro della crisi, ospita alcune delle più grandi fabbriche di computer del mondo. La Cina è di fatto, la “fabbrica mondiale”: produce circa il 90% dei 300 milioni di computer venduti nel mondo all’anno, il 70% dei 2 miliardi di telefoni e l’80% dei 110 milioni di condizionatori venduti a livello globale. Dal lato della rete di telecomunicazioni, il 25% delle importazioni proviene dalla Cina.

I produttori di telefoni cellulari subiranno un impatto maggiore poiché quasi l’80% dei componenti proviene dalla Cina, soprattutto componenti chiave quali chipset, display e batterie.

Anche il capo del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, parlando a una riunione del G20 ai leader finanziari ed esponenti della banca centrale, ha dichiarato che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è pronto, se fosse necessario, anche ad attingere al suo “Fondo catastrofi” per aiutare i paesi più deboli e vulnerabili, in particolare con sovvenzioni e sgravio sul debito.

Ha anche affermato che il FMI riteneva l’impatto del coronavirus relativamente basso e di breve durata. Il passato a questo punto diventa obbligatorio, vista la negativa evoluzione che ha avuto la diffusione del virus a livello globale e con particolare riferimento al nostro paese, proprio durante lo svolgimento del vertice e nei giorni successivi.

Grande importanza viene attribuita dalla Georgieva alla sinergia degli Stati per arginare la crisi sanitaria ed economica: “La cooperazione globale è essenziale per il contenimento di Covid-19 e il suo impatto economico, in particolare se l’epidemia si rivela più persistente e diffusa di quello che possiamo oggi prevedere”.

Quale sarà l’impatto sul business dell’Italia?

Quello che veramente preoccupa, a questo punto, è la diffusione del coronavirus al di fuori della Cina, il che fa temere grandi ripercussioni per le macroeconomie globali.

Con l’Italia purtroppo, il mondo occidentale tutto ha realizzato che, a differenza di altre epidemie, come la SARS del 2003, questa sarà un’emergenza con la quale fare i conti in modo molto diretto e non marginale. Non a caso, dopo l’annuncio dei decessi causati dal coronavirus nel nostro Paese, i mercati azionari globali hanno subito pesanti perdite.

Non un vero e proprio panico, ma una preoccupazione per la diffusione dell’epidemia e il suo impatto sull’economia mondiale, ora diventato una certezza più che una ipotesi. Se, infatti, finora i mercati finanziari si aspettavano effetti economici limitati principalmente alla Cina, questa sensazione ormai è per sempre svanita. C’è anche una fine alla negazione del rischio, affermano alcuni osservatori. E questo contrasta nettamente con il mese di gennaio, quando i singoli investitori europei erano ancora molto ottimisti.

Servono immediate misure per arginare la diffusione delle infezioni, onde evitare effetti disastrosi in breve tempo.

Solo il Veneto e la Lombardia, le regioni maggiormente colpite da questa emergenza sanitaria, rappresentano oltre il 30% del PIL italiano (Lombardia circa il 22 e Veneto quasi il 10). L’economia italiana era già estremamente in crisi con una previsione di crescita del PIL per il 2020 vicina allo zero a inizio anno. Ora, in più dovremo fare i conti con il crollo dei prezzi delle azioni, la cancellazione delle fiere e il durissimo colpo al turismo, settore chiave per l’economia italiana. I rappresentanti del settore avvertono di gravi effetti per gli hotel, i ristoranti e le altre imprese e servizi legati al settore.

Anche sul mercato azionario i contraccolpi più pesanti sono per le società quotate che hanno a che fare direttamente o indirettamente con i settori maggiormente a rischio.

L’impatto del coronavirus sui servizi e sulle Fiere

Le misure restrittive hanno già avuto un forte impatto sui servizi: negozi, spettacoli, turismo, hotel, ristoranti e bar, i primi esercizi a subire forti ripercussioni. Per quest’anno, il governo si aspettava un aumento del PIL dello 0,6% e la Commissione europea lo aveva invece stimato nello 0,3%, ma questo purtroppo era (il non incoraggiante dato) prima del coronavirus. Ora purtroppo, quasi sicuramente dovremo fare i conti con il segno meno se gli interventi non saranno forti, vigorosi e strutturali.

Il primo campanello d’allarme era subito arrivato la settimana scorsa con “la settimana della moda” di Milano, che si è conclusa domenica scorsa, ed è stata segnata da un calo del 50% degli acquirenti asiatici e dalla partecipazione senza pubblico, scelta intrapresa come precauzione sanitaria, di alcune sfilate, tra cui quella di Giorgio Armani.

Diverse importanti fiere milanesi, che avrebbero dovuto iniziare questa settimana, sono state cancellate, tra cui il Mido che è il più grande evento internazionale di occhiali, che vede l’Italia come uno dei principali produttori mondiali.

Anche la fiera del mobile e del design, in programma per fine aprile, sarà rinviata (sembra in giugno).

Si stimano perdite economiche sostanziose per il settore fieristico che è molto importante soprattutto per la Lombardia. Le associazioni di categoria hanno stimato oltre 1,5 miliardi di euro di perdite e hanno già chiesto l’istituzione di misure fiscali e di aiuto per attenuare le perdite di questo specifico settore e delle aziende che traggono direttamente benefici commerciali dal settore fieristico.

Tantissime ovviamente le cancellazioni di prenotazioni stimate tra il 35% e il 50% ed è per questo che anche gli albergatori sono preoccupati. Oltre al problema legato alle fiere, stanno iniziando ad arrivare cancellazioni da parte di aziende che posticipano i viaggi di lavoro.

Soprattutto Milano, con il suo Duomo, la sua moda, le sue fiere e i suoi musei chiusi, così come i suoi bar e ristoranti la sera, mettono in crisi tutta la filiera del turismo. Discorso analogo si può fare anche per Venezia, che ha tra i suoi turisti più “affezionati” quelli provenienti dalle zone focolaio del virus.

È comunque troppo presto per parlare di una recessione globale imminente. Soprattutto dovremo vedere che misure straordinarie introdurrà il governo per arginare, oltre che l’emergenza sanitaria, anche l’emergenza economica che, di fatto e per forza di cose, andranno un po’ di pari passo.

Coordinamento centrale determinante anche per l’emergenza economica

Purtroppo, sono già emerse varie polemiche e visioni contrastanti sugli interventi da mettere in atto, non solo da parte dei Governatori delle regioni più direttamente colpite, ma anche da sindaci che hanno preso iniziative che ci sembrano del tutto inadeguate.

C’è stata la chiusura delle scuole da parte della regione Marche, che fortunatamente ad oggi non rientra tra quelle maggiormente colpite, ed è di queste ore la chiusura del mercato comunale di Saronno con una dichiarazione degli amministratori che ha lasciato tutti esterrefatti: “rischiamo 1.200 morti”.

E’ intervenuto proprio su quest’ultimo caso il professor Walter Ricciardi, membro del comitato direttivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e nominato dal ministro Speranza come “consigliere per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali” per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Ricciardi è fermo sostenitore della tesi del coordinamento centrale: “In tempi di epidemia lasciar scegliere le Regioni è un pericolo per l’Italia” portando a decisioni che non possono essere frutto di una visione sistemica basata sui dati che solo a livello nazionale vengono raccolti e razionalizzati.

Il potere di intervento, soprattutto sul lato sanitario, ma anche su quello di sostegno all’economia, non potrà essere lasciato in mano alle Regioni. “In tempi normali questo è anche accettabile ma in tempi di epidemia come questo può avere effetti letali, perché in certi frangenti va adottata una linea unitaria, che faccia prendere misure proporzionate”.

L’Italia ce la farà

Accanto al sostegno straordinario, sia sotto forma di contributi che finanziamenti agevolati, partendo dalle piccole e medie imprese e i liberi professionisti che sono già rimasti danneggiati dai provvedimenti restrittivi (necessari) messi in atto in Lombardia e Veneto, per arginare la diffusione del Coronavirus, serviranno misure strutturali già allo studio del ministero delle finanze. È normale che in prima battuta si pensi a contenere l’emergenza sanitaria che, se beneficerà di misure efficaci, favorirà immediatamente anche lo stato economico del paese. Saranno importantissime le relazioni internazionali del nostro paese con i partner europei, ma anche con tutti gli altri maggiori stati, per rassicurare sullo stato del contenimento dell’epidemia.

Su questo stanno già arrivando segnali incoraggianti da parte dell’OMS che ha reputato buone le misure intraprese dall’Italia e ha invitato tutti i membri delle istituzioni a non creare e diffondere inutilmente il panico sulla popolazione. Su questo, un ruolo determinante lo avrà lo stesso Ricciardi, che saprà tutelare al meglio la nostra immagine presso gli altri paesi.

Sarà determinante nei prossimi giorni non descrivere l’Italia in modo sbagliato, soprattutto da parte di chi ha responsabilità di governo, perché questo può comportare un danno grave alle nostre imprese, al turismo, al nostro sistema Paese. Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia stanno lavorando in queste ore ad un piano straordinario di rilancio per affrontare le ricadute economiche di questa emergenza.

“L’Italia è forte e ce la farà!” ha dichiarato il ministro della Sanità; ne siamo convinti.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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