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I casi

Cittadinanza attiva la faccio con Pokemon Go

di Luca Indemini

27 Lug 2016

27 luglio 2016

Dall’Australia agli Stati Uniti si moltiplicano i casi uso civico e sociale del gioco della Nintendo. Si spazia dalla medicina al’educazione, dalla cultura al coinvolgimento dei cittadini nella soluzione dei problemi in ambito urbano. E Ben Berkowitz, CEO di SeeClickFix, immagina possibili sviluppi futuri in ambito civico, della Realtà Aumentata e della gamification

Ci si incomincia a chiedere (e a sperimentare) se e come Pokémon Go possa trasformare i nostri spazi pubblici. L’app permette di tracciare gli spostamenti dei giocatori e raccogliere informazioni suoi loro movimenti. Aggiungendo ulteriori dati da rilevare, Pokémon Go potrebbe aiutarci a tracciare e segnalare le buche sulle strade? O fornire informazioni sulla qualità dell’aria? Si potrebbe immaginare un programma di realtà aumentata in grado di fornire informazioni sui luoghi che si visitano? O ancora, segnalare eventi di pubblico interesse, nei luoghi in cui i giocatori vanno a caccia di Pokémon. Ci stanno pensando le amministrazioni pubbliche, i musei, ma anche le aziende. Quelle più sagge stanno comprando “esche” per attirare un maggior numero di persone nei propri punti vendita e aumentare le vendite. È il caso della famosa catena di negozi GameStop. E Niantic e Nintendo non stanno certo a guardare: si stanno organizzando per creare Pokéstops e Pokégyms sponsorizzate. Insomma, come sosteneva il pedagogista tedesco del XVIII secolo Jean Paul: “Il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria”.

Niente di nuovo sotto il sole: già nel 2011, Niantic aveva sviluppato, col sostegno di Google, Ingress (gioco simile come struttura a Pokémon Go, ambientato però in un mondo post-apocalittico), utilizzato da Big G per implementare i percorsi a piedi di Google Maps, sfruttando i dati raccolti dagli spostamenti dei giocatori.

Mentre alcuni sostenitori di Hillary Clinton, prendendo spunto dalle sue parole: “Bisognerebbe inventare Pokemon go to the polls / Pokemon va alle urne”, usano i Pokéstop come esche per registrare i giocatori e raccogliere votanti, gli esempi di usi ad impatto civico del gioco Nintendo si moltiplicano in giro per il mondo. Restando nel cuore degli Stati Uniti, a Washington DC, in seguito al grande affollamento di giocatori al National Mall, il National Park Service ha incoraggiato i rangers ad aiutare le persone a trovare i Pokémon, approfittandone per accompagnarli nella visita ai monumenti storici. “In questo modo puoi cacciare qualche Pokémon, imparare qualcosa di nuovo sui memoriali del National Mall e tornare a casa con un’esperienza completa”, spiega Paul Ollig, responsabile del settore educativo del National Mall and Memorial Parks, a BuzzFeed.

Sempre negli USA, il C.S. Mott Children Hospital, di Ann Arbor, in Michigan, ha deciso di usare l’app per incentivare i piccoli pazienti a muoversi dal letto e interagire tra loro. Motore dell’iniziativa è stata Jennifer Griggs, la mamma di Braylon, un bambino di 11 anni ricoverato per un tumore inoperabile; l’esempio è poi stato seguito da altri genitori e sostenuto da medici e infermieri, che hanno accompagnato i bambini nella caccia a Pikachu e compagni. I bambini sono al centro anche del progetto Explore Everything with Pokémon Go, sviluppato da Craig Smith, vice direttore dell’Aspect Hunter School for Children with Autism di Newcastle, in Australia. Craig ha creato un corso su iTunes U per aiutare i genitori di bambini con e senza autismo. “Credo che Pokémon Go sia uno strumento fantastico per costruire migliori relazioni di apprendimento tra casa e scuola”, spiega Smith su The Educator.

Arriva da Torino l’uso delle creature della Nintendo in ambito museale. Al MAO – Museo di Arte Orientale, spazio espositivo della Fondazione Torino Musei, dove sono arirvati i Pokémon, tra una caccia e una cattura, i visitatori sono invitati ad andare alla ricerca di alcune opere specifiche, indicate sulle istruzioni consegnate in biglietteria, fotografarle e condividerle su Instagram con l’hashtag #pokemongo e taggando @mao_torino. In cambio si riceve un biglietto gratuito.

Tornando negli Stati Uniti, più precisamente a Raleigh, in Carolina del Nord, l’Office of Transportation Planning ha lanciato un appello via Twitter ai cacciatori: “Andando a caccia di Pokémon in Raleigh hai trovato un problema su una strada o su un marciapiedi? Usa @seeclickfix sul tuo telefono e faccelo sapere!”.

Walking in Raleigh catching #Pokemon and you find a problem with a street or sidewalk? Use @seeclickfix on your mobile and let us know!

— RaleighMoves (@RaleighMoves) 15 luglio 2016

SeeClickFix è un’app che permette a chiunque, in qualsiasi parte del mondo, di documentare pubblicamente infrastrutture rotte o che potrebbero essere migliorate. SeeClickFix raccoglie le segnalazioni e le inoltra alle agenzie che possono risolvere il problema. Inoltre, offre alle amministrazioni dei sistemi di gestione e monitoraggio delle richieste e delle segnalazioni. “Ci sono essenzialmente due modi in cui SeeClickFix e Pokémon Go potrebbero creare una valore aggiunto per le comunità di utenti – spiega al nostro sito Ben Berkowitz, CEO di SeeClickFix –. I 2,6 milioni di problemi segnalati da SCF, che spaziano da Oakland a Chicago, da Houston a Detroit, potrebbero essere utilizzati come PokèStops. Inoltre, se Pokémon Go volesse integrarsi con le API di SCF, gli utenti potrebbero anche verificare l’esistenza di una richiesta di intervento in corso, valutarne l’andamento e aggiornare le informazioni sul problema, magari guadagnando punti esperienza nel gioco”. Per ora si ha l’esempio virtuoso dell’amministrazione di Raleigh, ma con la condivisione delle API, la commistione tra gioco e impegno civico potrebbe diventare più rapida, semplice e persino divertente. Per segnalare la presenza di una buca su una strada, basterebba fotografarla con Pikachu all’interno.

“Mi piace l’idea di usare la Realtà Aumentata e la gamification per aiutare i cittadini a scoprire le loro città e conoscere i propri vicini, in modi che prima non avrebbero fatto – conclude Ben Berkowitz –. A livello personale credo che il più grande valore civile di Pokémon Go sia quello di essere un’app che ha portato diversi sconosciuti a parlarsi tra loro. Ne abbiamo un gran bisogno, per rendere le nostre città luoghi migliori in cui vivere”.

  • Giuseppe

    tutto lascia un poco perplesso. Il cittadino si immerge in una realtà di commistione, tra quella virtuale e quella fisica, senza averne le chiavi. Sarà una piccola formica in mano a strutture centralizzate over la sua comunità e la sua identità.

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