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La gestione del personale nell’era della gig economy e del metaverso: i fenomeni da monitorare

Dall’automatizzazione dei processi al digital reskilling, dalla “gig economy” al metaverso: sono questi i fenomeni che stanno avendo il maggiore impatto sulle società di recruiting, staffing e formazione e altre coinvolte nei settori della gestione del personale. Vediamoli nel dettaglio

31 Mag 2022
Stefano Lava

Head of Employment & Labour in Italia, Osborne Clarke

Gianluigi Marino

Partner, Head of Data Protection practice, Osborne Clarke

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Il crescente tasso di trasformazione digitale nel contesto dell’accelerazione dei processi aziendali ha avuto un impatto significativo sulle società di recruiting, staffing e formazione – e altre coinvolte nei settori della gestione del personale. Stiamo assistendo a questa trasformazione su scala internazionale, in particolare sotto forma di “platformisation”, che ha dato una scossa ai mercati tradizionali in tutto il mondo.

Intelligenza artificiale alleata dei recruiter, ma attenti ai pregiudizi: come evitare problemi

Le aziende di gestione delle risorse umane stanno a loro volta automatizzando molti processi, per esempio, tramite l’uso di algoritmi e intelligenza artificiale (AI) in relazione alla selezione dei candidati. Almeno tre i principali fenomeni da monitorare.

Automatizzazione dei processi

Le società di recruiting sono sempre più viste come fornitori di un servizio a bassa specializzazione e, di conseguenza, i loro margini sono in costante riduzione, tanto che l’automatizzazione dei processi sembra l’unica via per ripristinare i profitti. Da un lato, i bilanci e le competenze delle società di staffing non si prestano facilmente ad essere reinventate come aziende tecnologiche: ad eccezione delle più grandi società del mondo, generalmente queste non hanno la capacità di investire o le competenze per sviluppare le proprie soluzioni. Dall’altro, le aziende tecnologiche stanno sviluppando nuovi approcci basati su piattaforma per l’assunzione e la selezione del personale online e sono interessate ad acquisire o fondersi con aziende di recruiting tradizionali che operano in mercati ad alto volume, così da garantire sistemi in linea con la normativa provati e testati (le piattaforme gig hanno alcune criticità in questo senso circa il tema dei diritti dei lavoratori) e un ventaglio di candidati pronto da utilizzare con i propri clienti. Un processo, questo, che sta trainando in crescita il numero di M&A nel settore.

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Digital reskilling

Nello scenario attuale di rapida trasformazione tecnologica, l’acquisizione costante di nuove competenze diventa un elemento cruciale nella formazione dei professionisti. Oltre all’ambito pubblico, è prevedibile che anche il settore privato dovrà contribuire in modo significativo a finanziare la riqualificazione della forza lavoro. Le aziende di staffing e recruiting IT riscontrano una crescente domanda di servizi volti a colmare le carenze formative del personale e, più in generale, di consulenze specializzate in ambito strategico. Si muove in questa direzione, ad esempio, il modello hire-train-deploy, che assume tirocinanti, li forma e li rende disponibili per contratti estesi di uno o due anni su una base “try-then-hire”.

La “gig economy”

Attualmente si stima ci siano circa 28 milioni di persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali in tutta Europa e si prevede che questa cifra crescerà fino a 43 milioni entro il 2025. Secondo la Commissione europea, 9 su 10 di queste piattaforme classificano i propri collaboratori come “lavoratori autonomi”.

L’ascesa delle piattaforme di lavoro digitali – il cui modello viene spesso indicato come “gig economy” – ha portato negli ultimi anni a un numero significativo di casi giudiziari in tutta l’Unione Europea (molti in Italia, principalmente in relazione al fenomeno dei c.d. “rider” del food delivery), come nel Regno Unito e negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla classificazione del rapporto di lavoro tra lavoratore e piattaforma di lavoro digitale. Il 9 dicembre 2021, la Commissione Europea ha lanciato una proposta di legge con il duplice obiettivo di riformare e migliorare le condizioni dei lavoratori da una parte e sostenere la crescita sostenibile delle piattaforme e garantire la certezza giuridica dall’altra. Le proposte includono un disegno di direttiva che si focalizza sullo status occupazionale dei lavoratori delle piattaforme e propone nuovi diritti per gli individui, gestiti attraverso la tecnologia algoritmica. Il legislatore europeo si propone anche di migliorare la visibilità e la “tracciabilità” del lavoro sulle piattaforme, introducendo per quest’ultime l’obbligo di dichiarare il rapporto di lavoro alle autorità nazionali per favorire il rispetto delle disposizioni di legge e garantire che i contributi di previdenza sociale siano pagati laddove si svolga effettivamente il lavoro.

In questo senso si è attivato anche il legislatore italiano, essendo attualmente allo studio un disegno di legge che si propone di regolamentare, in senso maggiormente restrittivo rispetto al precedente intervento del 2019, le prestazioni di lavoro tramite piattaforma, introducendo determinati indici di presunzione di subordinazione.

Metaverso

Il concetto di metaverso – concepito nel cinema di fantascienza come un sistema in cui realtà fisica, aumentata e virtuale convergono – si sta diffondendo in una serie di settori, tra cui il real estate, il commercio, la vendita al dettaglio e l’arte, e interessa diverse aree del diritto (leggi il Report per una disamina dettagliata). Nell’ambito del lavoro le implicazioni legali sono significative. I datori di lavoro avranno bisogno di formare il personale sull’utilizzo del metaverso.

Questo potrebbe includere la riqualificazione delle persone all’interno dell’azienda o l’uso di professionisti esterni per garantire la formazione. Probabilmente assisteremo all’emergere di nuove figure professionali focalizzate sullo sviluppo del metaverso, come progettisti e ingegneri. Sarà poi fondamentale che i datori di lavoro trovino un equilibrio tra il monitoraggio dell’attività dei dipendenti e il diritto degli stessi alla privacy. Per evitare violazioni in tal senso, i datori di lavoro dovrebbero redigere una valutazione dell’impatto sulla protezione dei dati e garantire che qualsiasi monitoraggio in essere sia proporzionato e usato solo per motivi legittimi, quando non sono possibili misure meno invasive. Non trascurabile il tema della salute: nuovi casi di stress legato al lavoro, depressione e ansia potrebbero essere causati o peggiorati dal lavoro a distanza. Il metaverso è essenzialmente un’estensione del lavoro a distanza, con la possibilità che un dipendente passi la maggior parte delle sue giornate immerso nella realtà virtuale. Se sarà così, i datori di lavoro dovranno essere consapevoli dell’impatto che questo potrebbe avere sulla salute mentale di un dipendente. Il lavoro nel metaverso porterà probabilmente una varietà di nuove questioni da considerare per i datori di lavoro: il posto di lavoro non sarà più rappresentato solo dall’ufficio e i datori di lavoro dovrebbero iniziare a prendere coscienza delle nuove responsabilità che questa tecnologia porterà con sé.

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