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Love coach e dipendenza affettiva: la rete è un aiuto o una trappola?



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Internet è da molti anni uno dei contesti dove scattano la molla del desiderio e il tormento dell’amore. Ecco come nuovi contatti e incontri inediti hanno avuto un ruolo cruciale nella dinamica della dipendenza affettiva

Pubblicato il 5 lug 2023

Roberto Pozzetti

Psicoanalista, Professore a contratto LUDeS Campus Lugano, Professore a contratto Università dell'Insubria, autore del libro 'Bucare lo schermo. Psicoanalisi e oggetti digitali', già referente per la provincia di Como dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia,



La rete come luogo di cura della dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva è sempre esistita, ma si accentua nell’era del dating online. L’incremento del ricorso alle app di dating, per ottimizzare i tempi relativi all’instaurare delle relazioni intime, vale a dire andare diretti al sodo, ha ulteriormente sdoganato il web quale luogo d’elezione per la formazione di nuove coppie.

La pandemia che ci ha tenuti spesso chiusi in casa annoiati ha fatto il resto, nella prospettiva di rendere ormai più frequente il primo approccio online rispetto a quelli offline. Ecco come instaurare nuovi contatti e incontri inediti ha avuto un ruolo cruciale in questa dinamica.

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Amori online: il fantasma del ghosting e orbiting

La rete costituisce ormai un luogo d’incontro dove capita spesso che riesca
a sbocciare un grande amore oltre a esperienze effimere. Senza moralismo, lo consideriamo un ambito di pari dignità rispetto ai contesti di studio e di lavoro, alle cene fra amici, alle feste, alle discoteche, ai concerti, in vacanza.

L’inconveniente principale sta nello sviluppo della dipendenza affettiva online che
determina tanta sofferenza soprattutto dinanzi a fenomeni oggi molto frequenti come quelli del ghosting e dell’orbiting.

Inizia infatti una relazione erotica dopo un primo contatto su una app di dating che aveva evidenziato interessi e passioni in comune, si riscontra un’ottima intesa sessuale, dialogare appare piacevole, ci si frequenta più stabilmente divertendosi e condividendo momenti affettuosi. Poi, all’improvviso, senza alcuna avvisaglia senza chiarirne i motivi, uno dei due partner blocca l’altro su Whatsapp, su Instagram, sul telefono e sparisce come un fantasma: è questo il ghosting.

Nel fenomeno dell’orbiting, invece, vi è stata un’iniziale chiarezza. Uno dei due partner dichiara esplicitamente la fine del proprio sentimento d’amore, affermando di non essere più innamorato. Tuttavia, quando l’ex partner posta qualcosa sui social, reagisce con un like o un cuoricino e, non appena l’ex partner pubblica delle stories, è
fra i primissimi a visualizzarle dimostrando di proseguire nel proprio interesse o quantomeno di voler ancora controllare le iniziative online dell’ex.

In queste situazioni rimane il rimuginare a lungo sui motivi del fallimento relazionale e si va a incistare spesso dell’astio. Chi viene lasciato oscilla fra un autoaccusarsi di
errori che avrebbe compiut
o, tanto da aver incrinato il clima affettivo della coppia e una tendenza a incolpare l’altro di svariate turpitudini. Alterna autorimproveri quanto all’opportunità sprecata di dare di più per un efficace funzionamento delle dinamiche di coppia a denigrazioni nei confronti altrui.

La dipendenza affettiva

L’essere umano nasce da subito in una condizione di dipendenza in quanto il neonato dipende sempre dall’altro genitoriale per il nutrimento, per l’accudimento, per le cure primarie, per imparare a camminare e a muoversi, per vestirsi, per avere un riparo dalle intemperie.

La dipendenza si ritrova anche per quanto concerne il campo del linguaggio, così specifico dell’essere umano, in quanto il bambino non apprenderebbe mai a parlare se non ascoltasse gli altri e soprattutto i familiari parlargli e parlare tra loro.
La parola del bambino è sempre preceduta dal linguaggio dell’altro e in special modo dell’Altro familiare.

La dipendenza più radicale dell’essere umano è poi la dipendenza dall’amore. Non a caso René Spitz, allievo diretto di Freud che insegnò per alcuni anni in università a Parigi prima di trasferirsi negli Stati Uniti per sottrarsi alla barbarie e all’orrore del nazismo, aveva effettuato degli studi sui bambini che crescevano negli orfanotrofi notando come la semplice cura dei bisogni primari senza accompagnarla con una dimensione d’amore avesse degli effetti regressivi o perlomeno di ritardo sul loro percorso di sviluppo. Non a caso i bambini deprivati di quella dimensione d’amore, dalla quale ci troviamo a dipendere tutti, in forma e in grado diverso, stentano spesso a recuperare il tempo perduto anche quando vengono adottati da famiglie sanissime e molto attente alle loro esigenze.

Il riconoscimento dell’altro

La dipendenza affettiva appare dunque installata sulla comune dipendenza umana dal riconoscimento dell’altro e dall’amore, ma la accentua in un modo esagerato, estremizzato.

Chi si trova alle prese con la dipendenza affettiva giunge al punto di mettere la propria vita nelle mani di un’altra persona. Questo implica un iperinvestimento del valore attribuito a costei o a costui. Lo si constata da una serie di manifestazioni. Semplicemente immaginare di incontrarla fa battere il cuore all’impazzata. Si avverte un brivido quando questa persona scrive, quando telefona. Ci si sente vacillare se invece ci rifiuta. Si percepisce illusoriamente lo spuntare ingannevole della sua sagoma in mezzo a una folla, sembra di sentirne la voce in ogni minimo suono che giunge alle orecchie. La dipendenza affettiva è ovviamente sempre esistita, appunto in quanto trae origine dalla strutturale dipendenza umana dall’altro. Viene accostata – a nostro avviso erroneamente – alle altre forme di addiction, di dipendenza senza sostanza quali quella dal gioco d’azzardo o quella dallo shopping compulsivo e alla dipendenza da Internet così comune negli ultimi anni.

La dipendenza da Internet

In effetti, nell’epoca della digitalizzazione del mondo, spesso vi è un intreccio fra la dipendenza da Internet e la dipendenza affettiva. Del resto, non vi è da stupirsi del fatto che vi sia qualche nesso fra queste due forme di dipendenza quando il primo incontro avviene online, sui social network o sulle app di dating. La fiducia che molti individui oggi hanno nei confronti del web, fino a riporvi quello che psicoanalisi chiama transfert vale a dire la convinzione di potervi rintracciare un sapere sui propri sintomi,
porta a credere di poter trovare l’amore online. Tipico è dunque il soffrire se la persona amata è online ma non risponde, pur avendo attivato la spunta blu che dimostra la visualizzazione oltre alla ricezione del messaggio.

Caratteristico è scoppiare a piangere quando si vede l’ex fidanzato taggato in una foto con un’altra ragazza. Tutta la giornata la mente viene occupata da pensieri relativi all’amato. Anche l’attività lavorativa risulta insufficiente per distogliere l’attenzione dall’unico oggetto di desiderio e risulta spesso inficiata dalle interferenze relative a questi pensieri e allo stare con lo smartphone sott’occhio nella speranza di un messaggio confortante o di un segnale d’amore.

L’idealizzazione

Un amore che si impernia molto sull’idealizzazione lascia immaginare che l’altra persona sia come la vogliamo, dandole una forma costruita a immagine delle proprie idee, senza mai mettere queste caratteristiche alla prova dei fatti, vedendosi soltanto saltuariamente, senza sperimentare la convivenza che implicherebbe scoprire come questa è realmente. Ci si strugge per un’assenza, si brama una risposta, un segno d’amore viene anelato. Quando questo manca, sopraggiunge un’angoscia profonda quando non una tristezza estrema anzitutto per l’incrinarsi di un’immagine idealizzata.

Love coach: il training delle dinamiche e dipendenze affettive

Un’altra situazione caratteristica dei tempi attuali è la ricerca sul web della cura per la cosiddetta dipendenza affettiva. In effetti, il mondo online diviene sempre più spesso il luogo di instaurazione dei legami libidici così come quello nel quale si incontrano elementi che fanno soffrire. E anche il contesto in cui provare a rintracciare una soluzione per la propria sofferenza amorosa.

In un’epoca nella quale al personal trainer si va affiancando la figura del personal shopper che consiglia cosa acquistare sulla base delle peculiarità di una persona, vi è poco da stupirsi del credito e del seguito del quale godono i Love coach.

Si tratta di figure inizialmente più diffuse negli Stati Uniti e ora in via di radicamento pure in Europa. Come vi è l’allenatore nel basket così si sono sviluppate e diffuse le figure dei counselor e dei mental coach, parenti di secondo grado dello psicologo ma meno preparati, meno formati sul piano teorico e delle esperienze di tirocinio rispetto alle professioni sanitarie.

Mancanza di competenze

Gli psicologi studiano all’università per almeno cinque anni, con tre anni dedicati alla prima laurea e altri due a quella specialistica cui si aggiungono stage e tirocini. Gli psichiatri si laureano in medicina, con un iter di studi di almeno sei anni, cui fa seguito la specializzazione in psichiatria che implica un’ampia esperienza di lavoro sul campo anche con situazioni estremamente delicate, gravi, difficili.

Ormai incontriamo pure la figura del love coach: anche per le vicende d’amore. Platone insegnava nel Simposio, probabilmente il più antico testo sull’amore perlomeno nella cultura occidentale, che anche chi è priva di ispirazione poetica diventa un poeta, se è
toccato da Eros, dalla divinità dell’amor
e. Anziché sviluppare le proprie capacità poetiche, il soggetto che si affida al love coach spera di trovare una sorta di allenatore che gli offra un training a proposito delle dinamiche affettive.

Un love coach allena nel campo dell’amore con modalità analoghe a quelle utilizzate
da un allenatore nello sport
. Si tratta infatti di una sorta di allenatore sentimentale volto a insegnare tecniche di seduzione, a consigliare metodi per riconquistare il partner, a far capire quali errori vengono messi in atto nell’approccio erotico e a potenziare la propria autostima, termine estremamente in voga e imperniato sull’io senza capire che è proprio l’io la fonte del segnale d’angoscia. L’angoscia si avverte infatti innanzitutto a livello dell’io corporeo e, dunque, ridimensionare il proprio io diviene già un modo per ridurre l’esperienza dell’angoscia.

Senza contatti: il metodo degli alcolisti anonimi alla dipendenza affettiva

I love coach dicono spesso di non chiamare l’ex partner con una determinazione che può irritare alcuni, ma può comunque rassicurare chi soffre per amore e cerca un padrone da cui venire orientato. Quale metodo per lenire il dolore psichico, consigliano spesso il cosiddetto “no contact”. Tentano di applicare lo stesso metodo di alcolisti anonimi alla dipendenza affettiva. I gruppo di auto-aiuto consiglia all’alcolista di non toccare né bottiglia né bicchiere per astenersi dal consumo di bevande inebrianti, persino in minime quantità. Così il love coach consiglia a chi soffre per una dipendenza d’amore di evitare qualunque contatto con chi ha suscitato sofferenza. Bisogna bloccare sui social, astenersi dallo spiare gli account, provare a disinteressarsi il più possibile a quella determinata persona per evitare il dolore o
quantomeno per alleviarlo
.

Confusione: la dipendenza dall’amore non equivale a quella da eroina

Questa operazione confonde tuttavia la dipendenza da una sostanza con la dipendenza dall’amore: nel primo caso si tratta della dipendenza dall’oggetto del bisogno come può essere l’eroina, nel secondo caso di dipendenza dall’amore o dal desiderio.

Ma un bisogno non è un desiderio, come il filosofo Hegel aveva insegnato a suo tempo. Il bisogno concerne un oggetto concreto mentre il desiderio implica l’altro e il desiderio dell’altro vale a dire il desiderio nei confronti dell’altro e il desiderio di venire
desiderati dall’altro
.

Conclusioni

Nell’epoca della digitalizzazione del mondo, nella quale Internet diventa il nostro principale punto di riferimento esistenziale, non vi è da stupirsi che l’amore tenda a sbocciare sempre più spesso online. Allo stesso modo, il web appare anche l’ambito più frequente nel quale cercare una figura in grado di attenuare le pene d’amore e di allenare l’individuo nello sforzo di riconquistare la persona amata. Si diffonde dunque
la figura del love coach, ma sarebbe preferibile rivolgersi a psicoterapeuti o psichiatri, i quali hanno alle spalle un background di studi teorici e di esperienze pratiche nel campo clinico molto più corposo e solido tanto da risultare maggiormente in grado di essere d’aiuto anche nelle vicissitudini nella vita affettiva.

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