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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory squad - 1° puntata

La zappa, il martello e le biciclette

01 Nov 2013

1 novembre 2013

Prima puntata di una serie di cronache dal futuro, a cura del docente visionario Edoardo Fleischner, per Agendadigitale.eu

Serie: MEMORY SQUAD

Siamo nel XXIV secolo. Il dottor Annthok Mabiis, un genio assoluto della gestione dei big data e autorità di riferimento per tutta la galassia, vuole salvare ogni suo abitante dalla perdita totale del proprio futuro, ora che ogni singola azione ed evento è previsto con assoluta certezza. Decide e organizza il distacco delle “memorie connesse”, arretrando il cervello del Pianeta di almeno un secolo. Una squadra speciale, la Memory Squad 11, dell’ARMA (Agenzia Recupero Memoria Archeo) è incaricata di recuperare ogni possibile traccia di tali memorie e del passato digitale della galassia, non è chiaro se per ripristinare tutte le memorie staccate o, al contrario, eliminare lo poche rimaste attive.

La zappa, il martello e le biciclette

Il vecchio cacciavite si inarcò. Si lamentò nello sforzo di far saltare la serratura della porta del retro. Ci riuscì. Una polverata di ragnatele irritò le narici dei quattro agenti dell’Agenzia Recupero Archeo Memoria. La casa era piccola, un cottage di montagna. Forse non più frequentato dal giorno del Grande Ictus Mnemonico.

La squadra seguì meticolosamente il protocollo, anche se non era difficile immaginare che avrebbero trovato la cassaforte dietro uno dei tanti quadretti con soggetto d’alta montagna.

“Eccola… Nessuna intenzione di nasconderla davvero… Ma non abbiamo più il teletrasporto oggettuale… e questa scatola di vetroxite… Questa, con gli strumenti antichi d’oggi giorno, non l’apriremo mai!”

Con i pochi laser rimasti attivi e custoditi nel Museo del XXII Secolo la squadra riuscì ad aprire il cubo blindato recuperato dalla casetta del dottor Annthok Mabiis, forse il più acuto e veritiero previsore della Storia dell’umanità.

Nella cassaforte non trovarono memorie ricostruttive ma incredibilmente rotoli di plastica, di quella illegale, bandita da ogni continente da più di due secoli. Il dottor Mabiis era un eccentrico conservatore, lo sapevano tutti, ma non potevano vivere senza le sue invenzioni. L’intera umanità dipendeva dai suoi algoritmi previsionali.

Ogni singolo essere umano viveva sui suoi tracciati esistenziali. Ogni abitante del Pianeta e delle colonie sapeva che nell’attimo del proprio concepimento la propria Big Data Consequent Identity era già perfettamente disegnata. L’accuratezza dipendeva, come sempre in questo mondo, dal reddito previsto e quindi da quanto il neonato avrebbe potuto pagare la sua BDCI e dalle estrapolazioni per le 25 generazioni successive. Il dottor Mabiis aveva donato alla specie umana il regalo più agognato da sempre, la previsione del futuro. Il mondo era diventato il luogo più prevedibile del creato. Sapevi chi avresti incontrato “per caso”, si fa per dire, attraversando quella strada, su quelle strisce pedonali. Sapevi dal giorno della tua nascita quali interventi avresti dovuto affrontare e in quale giorno, mese e ora, con quali robot chirurgici e quanti minuti di vita aggiuntiva avresti così accumulato. Conoscevi esattamente quali net-esami avresti passato, con quali net-voti e con quali net-lacune. Vedevi anni prima i luoghi che avresti visitato, ascoltavi sapendo con precisione assoluta quando, dove e quali parole avresti un giorno sentito, ogni emozione era pre-simulata e dunque elaborata, ogni intenzione d’azione di ogni cittadino era diffusa con l’annesso “lasso previsionale” a tutti i possibili interlocutori, fossero amici, parenti, sconosciuti, entità pubbliche o private o miste.

I rotoli erano diventati rigidi come fossero di pietra. Erano stati posati su lunghi tavoli di mardon. Gli agenti della squadra li scaldarono con cautela, fino a quando la plastica si ammorbidì fino a distendersi. Erano strisce di circa 6 metri di lunghezza per due spanne di altezza. Vi erano state tracciate dal dottor Mabiis, 126 anni prima, le grandi curve, ormai sbiadite, della Storia del mondo, del mondo a venire. Le curve delle guerre da gestire, degli scambi energetici globali, dei mercati mondiali, i nomi dei premi Nobel dei successivi 500 anni, insieme ai Papi Unificati delle chiese unificate, ai terremoti e alle conquiste coloniali. Le uniche previsioni che non andavano oltre i 100 anni erano quelle sugli artisti. In particolare sui poeti. Gli unici che erano immuni dalla malattia universale che, dopo pochissimi anni di vita, si impossessava di ogni singolo abitante del Pianeta, la Sindrome della Noia Assoluta.

L’agente Khaspros seguiva avida i tracciati, saltellando avanti e indietro, con lo sguardo intenso di chi sta cercando qualcosa di preciso. Si fermò. Chinò la testa verso la lamina di plastica. I tracciati previsionali si erano tutti interrotti. Scrutò con maggiore intensità la plastica ingiallita. Fino a 9 mesi prima Khaspros soffriva, come tutti, della SNA. Come tutti, era a conoscenza in che anno, giorno, ora e minuto, avrebbe deciso di non poterne più. Sfiorò con le dita la plastica lì dove i tracciati previsionali si erano fermati. Sentì sotto i polpastrelli qualcosa in rilievo. Nell’antichissimo alfabeto Braille. Il non vedente dottor Mabiis, che non aveva mai voluto operarsi, aveva lasciato un indizio. Recuperato un dizionario Braille, Khaspros decifrò le parole “Grande Ictus Mnemonico”. Il dottor Mabiis lo aveva pensato, organizzato, eseguito. Ogni memoria connessa del mondo era implosa, o quasi. Il reticolo globale si era fermato. Tutto aveva smesso di circolare. Alcuni si accontentarono delle sole memorie stabili, molti altri ripartirono dalla zappa, dal martello e dalle biciclette.

(1 – continua)

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  • antonio

    a scuola il testo avrebbe preso 8 per la fantasia e contenuto, ma appena 5 per la forma con almeno due segnacci blu.

  • Babi

    Il racconto è scritto bene e seppur di fantasia porta a riflessioni sul presente. Aspettiamo la seconda puntata!!

  • Alberto

    Si ripartì dalla zappa, dal martello e dalle biciclette.
    Quanti di voi sarebbero disposti??

  • Nicobenz

    Come mi affascinano i racconti che parlano di un possibile futuro…. La trama potrebbe anche interessare Hollywood…. Cercasi attori protagonisti…

  • MarcoB

    Zappa, martello, biciclette, biglie di terracotta, pane-burro-e-zucchero invece delle merendine, il gioco della lippa invece della playstation, il gioco del pallone in istrada fermando le poche macchine in arrivo……Chissà se nella cassaforte i quattro agenti dell’Agenzia Recupero Archeo Memoria troveranno anche questi ricordi?
    Bravo “docente visionario” continua a incuriosirci!

  • sg

    Son certo che l’algoritmo del dottor Mabiis non potrà mai essere inventato, nemmeno nel più lontanissimo futuro. Però… un insieme di algoritmi, gestito da un altro gruppo di algoritmi,controllato e indirizzato da un altro insieme di algoritmi… Forse in un non lontanissimo futuro quell’algoritmo potrà farsi passare per un parente molto vicino a “Zio” e prevedere il futuro di ogni singola infinitesimale parte dell’universo, almeno in termini statistici. Ma questi calcoli statistici probabilmente vengono già fatti oggi grazie a chilometri e chilometri di codice che, senza sosta, interrogano serie di datamonster nascosti all’interno di caverne di cui neanche supponiamo l’esistenza. Mah!? Che dire…? Pare che il prof. Fleischner butti il sasso ben oltre lo stagno. Sono molto curioso di vedere dove ci condurranno le prossime puntate delle cronache dal futuro della serie Memory Squad. Il commento di MarcoB mi ha fatto pensare a un altro algoritmo che il dottor Mabiis avrebbe potuto inventare invece di distruggere ogni big data: un procedimento di calcolo in grado di recuperare la persa memoria, restituendoci il piacere del pane-burro-e-zucchero, della partita a lippa giù in strada dove le auto solo non molto tempo fa erano ancora rarissime. E perché no…, buttando il sasso oltre lo stagno, del primo istante dell’universo. Un insieme di istruzioni per risolvere il problema dei problemi: la memoria di “Zio” a cui tutti consciamente e inconsciamente tendiamo.

  • Gaetano

    La forma nel web ha oramai mutato da tempo la cara e colta lingua italiana e la vecchia scuola dovrebbe accorgersi anche di questo. Professore aspettiamo la prossima puntata!

  • Alessandra

    Posso rispondere a Nicobenz? Mi candido come attrice protagonista! Curiosa di ogni futuro che non volti le spalle alla memoria, mi piace!

  • Fra

    aspettiamo a fare il film! questa serie è da immaginare tutta nella testa leggendo le diverse puntate: ognuno di noi si è immaginato un dettaglio diverso leggendolo! ne sono sicuro.
    anzi: sarebbe curioso poi condividerli!
    senza spoiler, please! 😉

  • maurosca

    Il testo è bello ma, contrariamente a quanto ci si aspetta dalla fantascienza viola ben due dei più acclamati pareri: il paradosso di Scredinger e la teoria del principio di indeterminazione di Hisenberg.Di solito ci si limita a contraddire un solo paradosso.

  • Silvio

    Trovo il racconto accattivante e sono curioso di sapere come si svolgerà la storia nelle prossime puntate. Per il momento concordo con maurosca sull’impossibilità di un algoritmo che preveda il futuro. La fisica quantistica ci dice che l’universo non è deterministico, e anche quando lo è rimane pur sempre caotico. Infatti, alcuni sostengono che ogni istante è il punto di origine di infinite realtà future (multiverso o multimondo): quelle in cui il gatto di Schroedinger è morto e quelle in cui è vivo. Siamo sicuri che la perdita dell’intera memoria dell’umanità ci riporterebbe a zappa, martello e biciclette? Non torneremmo invece alla pietra scheggiata, o magari prima? Morta l’ultima generazione in grado di ricordare qualcosa, dovremmo ricominciare da capo, perfino a reimparare ad accendere il fuoco, visto che, terminato il gas all’ultimo accendino, nessuno saprebbe più come farlo sfregando due legnetti. Ci sarà nel XXIV secolo ancora qualche aborigeno in grado di insegnarcelo?

  • Marietto

    Uscire, finalmente, da un mondo deterministico in cui tutto è già predisposto per ritrovare il mondo reale in cui tutto è da scoprire. Bella la storia e affascinante l’argomento: esiste una memoria storica, in qualsiasi modo “registrata”, che possa aiutarci a ricominciare da capo o abbiamo distrutto anche quella e dobbiamo riscoprire il fuoco?
    A chi piacciono questi “scontri” fra mondi diversi consiglio di vedere “La fuga di Logan” che nel 1976 già vedeva un futuro predeterminato.

  • Reasoner

    Un futuro talmente prevedibile che ci si può anche rimettere l’orologio, non è chiaramente un futuro. E’ una vita trascorsa al contrario, andando in retromarcia.
    Mabiis-Tiresia (o Moebius?) ha definito un percorso a trappola, con collasso finale. Niente magnifiche sorti e progressive, niente espansione indefinita, niente più dati, che sono l’ossessione odierna. Dove ci sono i dati, ci sono le macchine, ci sono le spie, sistemi di sicurezza, fortificazioni, hacker, compravendite di misteri. Ma tutto questo può finire? Il futuro può finire?
    Sembrerebbe proprio di si.
    So poche cose, ma una credo di averla proprio capita: il passato si può modificare solo in base al proprio futuro. Noi tutti siamo disponibili a riconsiderare ciò che è stato, e che “sembrerebbe” immutabile, in base alle prospettive della nostra azione che estendono le loro ultime propaggini nel futuro. Solo così eventi che ci inchiodano alla realtà quadrupede possono liquefarsi ed essere interpretati in maniera del tutto diversa. Reinterpretati, quindi modificati.
    Nel pendolo del prof. Fleischner, fra futuro remoto e passato prossimo, credo di intravedere questo spiraglio. Che però si chiude subito per chi sa leggere il Braille. Ed io che pensavo che prima o poi mi sarebbe toccato di imparare quello cinese…

  • Anonimo

    Leggendo questa prima puntata di Memory Squad sorgono domande: dove ci troviamo? siamo in uno scenario di day after? Chi sono i superstiti e che cercano? Chiaramente le risposte è prevedibile verranno nel seguito, ma qualche piccolo spunto di risposta sarebbe piacevole.
    Tutta questa teoria dell’algoritmo di previsione mi ricorda tanto la teoria cristiana di Dio, che tutto sa, e dei credenti che godono del libero arbitrio. Il tutto miscelato con una riedizione delle profezie di Nostradamus. Anche questo è un buono spunto per l’evoluzione della narrazione.
    A questo punto mi pare di poter affermare che la prima lettura intriga, con la seconda si comincia a provare a farsi un quadro e a mettere dei paletti, la terza lettura rimischia tutte le carte, la quarta lettura intriga ancora e fa nascere l’idea…vediamo come va a finire.
    Questa volta il prof. CROSSMEDIALE ci vuole incuriosire con una storia CROSSTEMPORALE…siamo solo all’inizio di una partita che potrebbe rivelarsi interessante!

  • milly

    permettetemi la citazione! adoro Troisi!
    quindi il quadro generale ci comunica un’angosciante futuro privo di speranza…. poco verosimile ma interessante!
    indubbiamente conoscere tutto il proprio futuro in anticipo e senza poterlo cambiare, deve essere di una noia mortale
    doveva implodere da solo, per autoconsunzione!!
    anche la plastica che viene vietata e sparisce non ha molto senso, già ora ce ne sarà da riciclare per i prossimi 3.000 anni e non farlo sarebbe assurdo, ne esistono già due isole enormi nei due principali oceani… come sparisce? bacchetta magica??
    l’algoritmo poi è ridicolissimo!! nemmeno H. G. Wells avrebbe scritto qualcosa di così poco realistico
    più che visionario mi sembra poco scientifico e molto affabulante!
    sono curiosa di leggere il resto

  • gnappo

    Il problema è che oggi tutti i dottor Mabiis sono a lavoro per creare il Big Data Consequent Identity.
    P.S. Ma non siamo già oggi in ritardo per impugnare zappa e martello?

  • pierre

    Non c’è alcun dubbio, sei uno scrittore di fantascienza grazie alle coliche renali e alla relativa sabbia…mi piace che pittori e poeti siano immuni e il fatto che l’arte torni a essere quella di prima, quindi non uno stereotipo dell’esistenza ma la raffigurazione della vita e delle emozioni, certo scoprire che nonostante tutto i pizzini ci saranno ancora denota un grande spirito di resistenza del selvaggio, è la rivincita del selvaggio e della natura che piano piano tornano a essere padroni della memoria del mondo, gli animali, le piante ecc. ecc…. the one wild
    Va avanti così
    Un abbraccio Piero

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