tecnologia e poesia

L’evoluzione digitale spiegata con gli Haiku: l’attimo fuggente e il feedback continuo

Il feedback è un elemento fondamentale della vita e spesso le aziende che hanno problemi nel gestirli sono… problematiche. Dove non c’è il confronto onesto, schietto e costruttivo spesso si trovano persone del tipo “passivo-aggressivo”. Gli ingredienti per una buona riuscita

30 Mar 2022
Giuliano Pozza

Chief Information Officer at Università Cattolica del Sacro Cuore

Usare le informazioni del futuro e del passato per interpretare e guidare il presente. L’uomo e la natura da sempre si sono confrontati con trasformazioni o evoluzioni disruptive, quella digitale è solo l’ultima arrivata. Allora forse si possono trovare spunti per interpretare l’evoluzione digitale negli Haiku di un poeta sconosciuto del ‘700 giapponese, che ho trovato fortuitamente in un volumetto acquistato sul lago di Como e che userò per introdurre ogni tema della rubrica, ma anche dai monasteri benedettini, dai broccoli romaneschi, dal Bushido, dalle esperienze di chi è già nel futuro, dalla Divina Commedia, da due medici sperduti nel Vietnam rurale e dalle cattedrali romaniche.

L’evoluzione digitale spiegata con gli “Haiku”: il ciclo delle rondini e la filosofia Agile

Quinto haiku: il feedback come elemento fondamentale della vita

“L’attimo fugge

Trattieni il fiore buono

e restituisci”

Il quinto Haiku che vorrei condividere[1] parla del feedback come elemento fondamentale della vita. È legato in qualche modo al primo haiku, in cui si sottolineava l’importanza di procedere per iterazioni brevi, ma lo chiarisce meglio. Sempre considerando che sto rileggendo dei versi di un poeta giapponese del ‘700 tradotto forse da un inglese dell’’800, e che quindi sussistono margini di incertezza non banali, questa è la mia interpretazione dell’Haiku. Prima di addentrarci in altre considerazioni, vorrei chiarire che da ora in poi continueremo a usare il termine feedback senza traduzione, perché la traduzione letterale italiana sarebbe “retro-alimentazione” e onestamente non mi fa impazzire.

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La prima valenza del feedback è tecnica e quasi algoritmica. La vita è un flusso continuo di stimoli. Da sempre i sistemi complessi (viventi o non viventi) si auto-regolano per mantenere l’omeostasi tramite la retroazione negativa. Questo vale per le cellule umane come per l’ecosistema o l’atmosfera. Vale anche ovviamente per i sistemi ingegnerizzati che usano la retroazione ai fini di auto-regolazione: Norbert Wiener ha approfondito il tema nei suoi studi sulla Cibernetica. Ma c’è anche una valenza della retroazione più psicologica e metodologica: il feedback è fondamentale anche nelle relazioni tra persone e nei processi di governo del cambiamento. Watzlawick insegna[2].

L’utilizzo del feedback continuo per migliorare ciò che si produce

Credo in fondo che una delle lezioni più importante del movimento Agile (e della filosofia Lean, del ciclo di Deaming, dell’empirismo…) sia proprio l’utilizzo del feedback continuo per migliorare ciò che si produce.

Addirittura, nel Lean il feedback è così potente che l’ultimo degli operatori di una catena di produzione, tramite l’Andon[3], può fermare una intera linea di montaggio. La logica è che se c’è un problema, prima si raccoglie il feedback e prima si interviene meglio è. Come diceva il mio buon professore di “Sistemi” all’università: “Ricordatevi sempre che in ogni sistema retroazionato il ritardo genera instabilità. Pensate a quando vi fate la doccia e c’è un ritardo tra quando voi regolate la temperatura dell’acqua e quando reagisce la caldaia!” E tutti noi assentivamo, memori di qualche scottatura sulla schiena per una maldestra regolazione della temperatura.

Certo il feedback, soprattutto quando non è “algoritmico”, deve essere intelligente. Dicevamo nell’introduzione che il tema del primo haiku, ossia le iterazioni brevi, è legato al feedback. In effetti lo scopo di avere iterazioni brevi è fondamentalmente quello di produrre un flusso di feedback costante e tempestivo. Però questo non sempre accade. Ho visto team lavorare su sprint di due o anche di una settimana, senza gestire correttamente il feedback. Le ragioni sono diverse. A volte le cerimonie[4] previste da SCRUM non sono seguite o si svolgono in modo superficiale. A volte le persone hanno paura del feedback e cercano di evitarlo. Un altro principio fantastico dell’agile è: “Se fa male, fallo spesso!”[5] I team agile che evitano la sofferenza che ogni feedback onesto può comportare stanno tradendo uno dei principi chiave dell’agile. Uno dei professionisti con cui lavoro, durante una riunione in cui si cercava di razionalizzare un backlog di change lasciate a giacere per mesi evitando il confronto, disse: “Se dobbiamo litigare, facciamolo subito. Non fra 6 mesi”. Il principio è lo stesso.

Una ricetta per un feedback “buono”

Spesso le aziende che hanno problemi nel gestire il feedback sono… problematiche. Dove non c’è il confronto onesto, schietto e costruttivo spesso ho trovato persone del tipo “passivo-aggressivo”. Anzi, ci sono secondo me intere culture di tipo passivo-aggressivo: invece che affrontare i problemi e discuterne, si preferisce la non-azione accompagnata da ostilità occulta, doppio o triplo giochismo, politicizzazione (nel senso peggiore) dei rapporti lavorativi.

Certo saper dare un feedback “buono”, come dice l’haiku, non è semplice. La ricetta prevede alcuni ingredienti fondamentali:

  • Rispetto (a volontà)
  • Franchezza (quanto basta)
  • Fiducia reciproca (tanta)
  • Capacità di razionalizzare e legare il feedback a fatti e dati oggettivi

Conclusioni

L’ultimo pensiero sul feedback che voglio condividere è che si deve stare attenti a non cadere nella deriva reattiva. L’assioma dell’approccio empirista è: non mi baso su idee preconcette ma imparo dall’esperienza. Questo, se non è accompagnato da una chiarezza rispetto agli obiettivi[6], può portare ad una deriva “reattiva”. Non si naviga con una mappa e una visione, si reagisce semplicemente agli stimoli immediati. È la mosca che sbatte contro il vetro: lo stimolo immediato è l’impatto, la reazione è indietreggiare e riprovare. Se però uniamo la gestione intelligente del feedback con la capacità di definire (in modo adattativo) degli obiettivi… abbiamo un mix potentissimo.

Ultimo spunto: il fiore da restituire deve essere buono, non solo bello: forse un richiamo alla gestione del valore e dei benefici? Ne parleremo nel prossimo Haiku!

  1. Gli altri Haiku:

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/levoluzione-digitale-spiegata-con-gli-haiku-il-nesso-tra-tecnologie-vette-e-obiettivi/

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/evoluzione-digitale-perche-servono-leader-sobri-per-collaborare-in-team-complessi/

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/levoluzione-digitale-in-un-haiku-serve-unanima-giovane-per-vederne-le-potenzialita/

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Andon_(attivit%C3%A0_manifatturiere)
  3. https://resources.scrumalliance.org/Article/scrum-events#:~:text=Scrum%20defines%20several%20events%20(sometimes,of%20our%20trainers%20and%20coaches.
  4. https://medium.com/continuousdelivery/if-it-hurts-do-it-more-often-f5a00cc12ffa (detto attribuito a Jez Humble)
  5. https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/levoluzione-digitale-spiegata-con-gli-haiku-il-nesso-tra-tecnologie-vette-e-obiettivi/
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