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Perché la fattura elettronica non va vissuta come l’ennesimo affanno burocratico

di Claudio Rorato, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio ICT & Professionisti della School of Management del Politecnico di Milano

15 Dic 2014

15 dicembre 2014

Dopo la puntata di Report è utile ribadirlo: la FE è un’opportunità da cogliere e non una minaccia da evitare. Nel mondo delle professioni qualcuno l’ha capito e si sta attrezzando. Quali sono gli scenari per chi ne vede solamente l’ adempimento normativo?

In Italia sono oltre 2 milioni i fornitori della Pubblica Amministrazione. Vale a dire: più di un terzo delle nostre imprese lavora per il Pubblico, che si dimostra un fattore trainante per lo sviluppo economico del Paese. Ma non è tutto. Circa il 70% di questi fornitori sono di micro e piccola dimensione – artigiani, commercianti, piccole imprese – che lavorano a livello locale e contribuiscono alle economie dei diversi territori. Con queste premesse si comprende l’importanza non solo della PA, ma di tutto ciò che intorno alla PA nasce, cresce e si sviluppa. La fatturazione elettronica e la conservazione a norma del documento digitale ne sono un esempio. Nel bene e nel male.

Percorriamo qualche passo per capire meglio. Una decina d’anni per partire, con una gestazione che ha generato, nel suo percorso, ripensamenti, revisioni, dibattiti, diffidenza. Oggi è una realtà legislativa stabile, un obbligo che investirà dal prossimo 31 marzo anche la parte mancante della PA. Da quella data circa 12 mila PA si aggiungeranno alle 16 mila già investite dalla prima parte del decreto. Come si pongono i Professionisti in questo contesto? Le indagini che da qualche anno l’Osservatorio ICT & Professionisti sta conducendo nel mondo di alcune Professioni – Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro – rivelano una realtà che si sta ancora interrogando sull’utilizzo del digitale in chiave di business. I risultati pubblicati a marzo 2014 ci dicono che solamente il 14% dei Professionisti esaminati usa la Conservazione Digitale a norma per i documenti di pertinenza dello Studio; l’8% fornisce alla clientela servizi per la fatturazione elettronica e il 6% quelli di conservazione a norma. I Commercialisti, più trasversali al mondo dell’impresa, hanno lievi ma non significativi incrementi in queste direzioni. Come dire: giudicando la situazione attuale, la digitalizzazione dei processi lavorativi e l’offerta di servizi digitali è ferma al palo. Se vogliamo vedere, invece, il bicchiere mezzo pieno, è di conforto l’uso prospettico da parte delle Professioni della Fattura Elettronica e della Conservazione Digitale a norma: le percentuali oscillano, infatti, tra il 22% e il 33% che diventano, per i soli Commercialisti, il 33% e il 40%. Mettendo insieme l’attuale e il prospettico, significa che entro un paio d’anni quasi la metà dei Professionisti potrebbe essere attrezzato a un uso interno ed esterno dei servizi legati alla Fattura Elettronica e alla sua Conservazione.

I dati dicono questo, ma offrono anche un’altra lettura. I Professionisti non sono gli unici a “presidiare” queste aree di servizio: ci sono aziende, organizzazioni di varia natura, alcune di matrice informatica, altre in grado di fornire servizi non solo tecnologici alle imprese. Prima domanda: se il singolo Studio non soddisfa la domanda del mercato in merito alla fattura Elettronica e alla sua Conservazione, chi la soddisfa? Sicuramente qualcuno si farà avanti: aziende di servizi, enti di varia natura – Associazioni di Categoria, CAF, giusto per fare qualche esempio – visto che si tratta di un obbligo di legge. Il mercato funziona così: riconosce il primato a chi, per primo o tra i primi, “pianta la sua bandierina su un territorio”, cioè su un servizio o su un tema particolare. E siccome questi servizi, giusto per mantenersi nel campo delle metafore, rappresentano “una spina che il fornitore attacca al Cliente”, chi per primo la inserisce, per primo otterrà un vantaggio in termini di “bandierine piantate su nuovi territori” o di fidelizzazione della clientela già servita. L’obbligo di legge non lascia scampo: qualcuno deve fornire alcuni servizi.

Guardiamo la questione anche dal punto di vista del Cliente. Avere tanti interlocutori genera dispendio di tempo ed energie. Può cercare, quindi, di concentrare su un unico fornitore diversi servizi. In quel caso oltre a non dare soddisfazione a un bisogno – la fattura elettronica e la sua conservazione – il rischio per qualche Studio potrebbe anche essere quello di perdere alcuni servizi tradizionali forniti al Cliente, perché altri soggetti sono in grado di integrare l’offerta. Già con una prospettiva di questo genere i la lettura dei risultati cambia ulteriormente. Affrontiamo, ora, la questione prezzo che, insieme alla comunicazione, è una variabile assai delicata. Soprattutto in fase di lancio di una nuova soluzione la “forbice” del pricing può essere anche ampia. Tuttavia è un falso problema. Gli eccessi vengono presto “smascherati” dal mercato e l’ampia offerta che già esiste oggi aiuterà a mettere ordine. Il problema non è la polverizzazione dell’offerta o la scarsa trasparenza del mercato ma, ancora una volta, la scarsa conoscenza e la “paura del nuovo”. Il tema dell’alfabetizzazione coinvolge il mondo delle professioni – lo scarso uso di tecnologie digitali all’interno degli Studi lo testimonia – dell’impresa – le associazioni di categoria possono fare di più in chiave formativa – dei vendor – ancorati a schemi d comunicazione tradizionale, dove si punta alla prestazione del prodotto e non alla sua incidenza sul processo – del canale – non attrezzato a intercettare la domanda delle avanguardie professionali. Il sistema non si sta muovendo da sistema, ma procede in modo poco coordinato.

Professionisti e imprese hanno bisogno di capire come passare da un’ottica di costo a una di investimento, quali benefici possono ottenere inserendo delle tecnologie nelle attività lavorative dello Studio o dell’Azienda, quanto tempo risparmiano, quali risorse vengono ridotte nel loro utilizzo. Intanto che qualcuno pensa, un gruppo d’avanguardia – che oscilla tra il 10% e il 15% – si è già attrezzato a rispondere alla domanda emergente del mercato in termini di fattura elettronica e sua conservazione. La sua bandierina è lì che sventola davanti a tutti. E si vede bene. In giro per l’Italia, tra un convegno e l’altro, oppure tra le pieghe delle interviste alle piccole realtà imprenditoriali, ogni tanto ascolto una voce: “Adesso anche la fattura elettronica! XML? E cos’è? Piuttosto non lavoro più col Comune!”. Sono le testimonianze che qua e là si raccolgono, voci isolate, forse, ma è triste sentire dire che l’adempimento normativo è solo un affanno in più. Vuol dire che la cinghia di trasmissione del sistema non ha funzionato a dovere, perchè è lo stesso sistema a non essere convinto della bontà di una soluzione. Altrimenti si sarebbe mosso per tempo e il fiorista, che prepara i fiori per le commemorazioni istituzionali del Comune, o l’idraulico, che ripara i rubinetti nelle scuole del suo territorio, avrebbero detto “Fattura elettronica? Non è un problema, chiedo al mio Commercialista!”. Senza diventare più poveri, perché il servizio costa tanto.

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