immaginare il futuro

Scuola, quali competenze per costruire il mondo che vogliamo

Di fronte alla diffusione del digitale e alle radicali innovazioni della produzione, la sfida per i sistemi educativi si pone nei termini dell’eguaglianza delle opportunità e si traduce nella promozione di competenze adeguate per il cittadino e il lavoratore del futuro. Ecco perché le scelte prese oggi sono fondamentali

06 Giu 2019
Annalisa Buffardi

Ricercatrice, Indire - Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa

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A fronte delle nuove opportunità offerte dalle tecnologie digitali, il ruolo della scuola non deve essere soltanto quello di accompagnare i giovani a comprendere il funzionamento delle macchine e dei nuovi sistemi: la scelta che le istituzioni pubbliche devono compiere oggi, come sempre, è quella di accompagnare i giovani a comprendere e a potenziare le proprie capacità ideative e realizzative, a immaginare il futuro “intelligente” e “sostenibile”, ad abilitare il cambiamento reso possibile dalle tecnologie digitali.

Una mission, quella della istituzioni educative, a tutti i livelli, costellata da sfide importanti e impegnative, ma il cui obiettivo, fondamentale, è quello di fornire le lenti per una prospettiva che guardi al futuro e favorire la pluralità degli sguardi.

Superare la paura delle tecnologie per coglierne i vantaggi

Oltre dieci anni fa, nel discutere della prima generazione di nativi digitali, John Gorham Palfrey e Urs Gasser (2008) evidenziavano il valore delle scelte pubbliche nell’orientare le modalità prevalenti di uso del web, e quindi il modo in cui i “nostri figli e nipoti vivranno la loro vita”.

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La paura, scrivevano gli studiosi, è il vero grande ostacolo che può limitare il potenziale delle tecnologie, riducendone la visione delle opportunità a vantaggio dei rischi. Il dibattito sulla diffusione dei nuovi mezzi ha visto nella sua prima fase, e ripropone ancora oggi, visioni apocalittiche opposte a scenari integrati, ma è sempre più chiaro che le “disposizioni” di istituzioni quali scuola, famiglia, mercato e stato guidano il modo in cui le tecnologie sono e saranno utilizzate, e, come scriveva anche Sonia Livingstone nel 2009, “in effetti sono proprio queste a far si che, per esempio, gli insegnanti scelgano di rimpiazzare la stampa con tecnologia informatica”.

Le tecnologie digitali offrono nuove opportunità, sul fronte della diffusione delle informazioni, dell’apertura delle conoscenze, della partecipazione. La diffusione dei nuovi mezzi di produzione digitali sembra inoltre orientare verso ciò che Gershenfled (1999) ha definito “democratizzazione dei processi di produzione”. Tuttavia, la diffusa partecipazione è funzione delle possibilità di scelta individuali. Il ruolo delle istituzioni formative e in primis della scuola pubblica è centrale nell’accompagnare le giovani generazioni a comprendere non solo e non tanto il funzionamento tecnico delle nuove macchine e dei nuovi sistemi digitali.

Immaginare il futuro: visioni per il mondo che vogliamo

La trasformazione culturale e tecnologica orienta verso una dinamica economica e produttiva che mette in primo piano il valore delle idee, le competenze digitali, la contaminazione di ambiti, settori, professionalità, lo spirito di iniziativa e la capacità di cogliere le diverse opportunità offerte dalle più immediate possibilità di produzione e di realizzazione. Cambiamenti che coinvolgono con forza il mondo della formazione, ai diversi livelli di istruzione, sul versante organizzativo e metodologico-didattico. La digitalizzazione dei processi economici accompagna e nutre una visione imprenditiva che restituisce ai giovani la promessa di poter trasformare le proprie idee in progetti.

Al centro di tale promessa risiede un nucleo di abilità, definibili nell’area dell’imprenditorialità e delle competenze digitali e che comprendono alcune tra le cosiddette soft skill. Tale promessa si fonda, dunque, innanzitutto, sulla capacità delle istituzioni formative di promuovere e formare un nucleo di competenze – imprenditoriali, digitali, soft skills – necessarie per l’innovazione e per gestire le sfide che il cambiamento porta con sé, rinnovando il proprio modello didattico a partire dalla cultura di rete, ormai diffusa a livello culturale e sociale. Dai modelli di “apertura” che la caratterizzano al pensiero creativo connettivo che può tradursi in pratiche innovative.

Networking e making rappresentano due aspetti, resi possibili dalla diffusione dei nuovi mezzi, che caratterizzano la cultura contemporanea, che mettono in scena un diffuso orientamento a logiche di rete, all’ideare, al progettare, al fare, in una dimensione di connessione tra individui, oggetti, tecnologie (Buffardi, Savonardo 2019).

Il più facile accesso alle conoscenze, ai dati e alle tecnologie di fabbricazione digitale apre scenari in cui la logica del pensiero connettivo (de Kerckhove 1997) si traduce nel “fare creativo connettivo”.

Innovazione e nuova imprenditorialità

Le dinamiche di trasformazione in atto richiamano, anche nelle agende politiche europee e mondiali, la spinta ad incoraggiare le innovazioni nella direzione della «crescita intelligente basata sulla conoscenza e della sostenibilità» e per il rilancio economico e produttivo, come si legge nella Strategia Europea 2020 o nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il tema dell’imprenditorialità si colloca efficacemente in questa cornice e lascia intravedere scenari in cui sia potenzialmente possibile ideare, progettare e realizzare prodotti e servizi in grado di rispondere a nuovi bisogni emergenti.

La spinta all’innovazione incontra nuove definizioni che non restano confinate in un singolo ambito ma attraversano l’area sociale, culturale, economica, imprenditoriale. E il caso, ad esempio, della green economy che, sulla scia della cultura ecologica e trainata da nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, coinvolge settori tradizionali come l’agricoltura. Analogamente, il concetto di “qualità della vita”, affermatosi tra gli anni Sessanta e Settanta in relazione alla consapevolezza che il benessere e lo sviluppo sociale non potevano essere il risultato tout court della crescita economica, sembra oggi trovare una declinazione operativa, ad esempio nei nuovi modelli collegati al concetto di smart city. Nel riconoscere la necessità di un adeguamento alle esigenze dell’uomo e alla cultura del benessere le stesse tecnologie divengono “smart technologies”.

Una transizione che si colloca e si riflette in opportunità e spinte per una nuova imprenditoria in cui creatività, tecnologia, conoscenza e ricerca risultano profondamente intrecciate. A partire dalla diffusione del web 2.0, degli user generated content e del digital making, la cultura della partecipazione apre scenari che rendono possibile non solo esprimere opinioni, posizioni favorevoli o contrarie, o promuovere mobilitazioni di consenso-dissenso pubblico. La progressiva diffusione delle tecnologie per la produzione, dentro questa cornice culturale, amplia le possibilità di partecipazione alla possibilità effettiva di dare forma alle idee e di modellare le cose (Gershenfeld 1999), di creare con gli altri.

La nuova disponibilità di accesso all’informazione, ai dati, alla ricerca scientifica, alle tecniche e alle tecnologie di produzione promette una più diffusa partecipazione alla definizione delle vie del cambiamento, uno scenario in cui potenzialmente il più facile accesso a strumenti e conoscenze sembra ampliare le possibilità di contribuire alle scelte, di pensare e progettare soluzioni, prodotti, servizi per rispondere alle mutate esigenze contemporanee.

Divari culturali e digitali

Un tema che richiama, insieme a nuove opportunità, anche nuovi divari tra chi è capace di partecipare alla visione del cambiamento e chi ne è escluso, e che coinvolge il ruolo del sistema educativo nello sviluppo delle competenze necessarie per partecipare alle sfide della società contemporanea.

La sempre più diffusa disponibilità di tecnologie per la fabbricazione, associata alle caratteristiche di networking che definisce l’ambiente digitale, nel combinare il valore connettivo della rete con le radicali innovazioni della produzione, valorizza la partecipazione, la creatività, l’imprenditività negli scenari di sviluppo sociale, culturale ed economico-produttivi. Elementi che rappresentano fattori significativi di attenzione per le politiche educative nel contesto della formazione dei «giovani che cambieranno il mondo» (Wagner 2013).

«Capacitare l’entrepreneurship» nei ragazzi, come rileva Andrea Strano (2015) richiamando l’approccio di Sen e Nussbaum vuol dire, nei contesti educativi e formativi, individuare le vie di un ampliamento degli spazi di libertà e di agency individuale, per andare verso la promozione di processi di innovazione e al contempo verso un ampliamento delle possibilità individuali di ideazione e realizzazione di progetti professionali e di vita. «Non si tratta soltanto di qualificare con competenze tecniche i nostri studenti, bensì si tratta di avvicinare una cultura del lavoro capace di interpretare i nuovi paradigmi del lavoro e dell’innovazione all’interno di una dimensione educativa e formativa delle nostre scuole».

Capacitare entrepreneurship vuol dire formare nelle persone le competenze e le capacità generative per un ampliamento dei loro spazi di libertà, per un potenziamento della capacità di vedere il proprio futuro e di esprimere con scelte concrete la propria direzionalità realizzativa, sapendo cogliere tra le diverse opportunità del contesto quelle che si ritengono di valore per sé.

Capacitare entrepreneurship significa, dunque, collocarsi strategicamente nei segmenti di connessione tra mondo della formazione e mondo del lavoro, riqualificando percorsi di apprendimento attraverso la progettazione di architetture formative capaci di integrare diversi contesti e di rafforzare il dialogo tra Università, Imprese e Istituzioni, definendo così nuovi modelli pedagogici basati su azioni multidisciplinari, competenti e generativi.

Uno scenario in cui “The world we want” (Kingwell, 2001), il mondo che vogliamo “creare” è tendenzialmente aperto alle possibilità creative e partecipative. Di chiunque abbia accesso consapevole alle tecnologie e alla conoscenza. Di chi abbia l’opportunità di individuare scelte possibili per i propri percorsi di vita.

Su questi fronti, la principale sfida per i sistemi educativi si pone nei termini dell’eguaglianza delle opportunità e si traduce nella promozione di competenze adeguate per il cittadino e il lavoratore del futuro.

Parafrasando Palfrey e Gasser, «le scelte che stiamo facendo oggi condizioneranno il mondo che i nostri figli e nipoti potranno costruire». Laurent Alexandre (2017) discutendo gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale come motore dell’innovazione e la parallela necessità di «coltivare cervelli biologici» per evitare la loro sconfitta definitiva nella battaglia con le tecnologie, afferma che, in ogni caso, quegli sviluppi non verranno «da un laboratorio di una delle nostre vecchie e collaudate istituzioni. L’IA è nelle mani dei giovani che affermano con candore di voler rendere il mondo un posto migliore. Quanto meno ai loro occhi».

____________________________________________________________________

BIBLIOGRAFIA

Alexandre, L. 2017, La guerre des intelligences. Comment l’Intelligence Artificielle va révolutionner l’éducation, Jean Claude Lattès (trad. it. La guerra delle intelligenze. Intelligenza artificiale contro intelligenza umana, Torino, EDT, 2018).

Buffardi A., Savonardo L. 2019, Culture digitali, innovazione e startup. Il modello Contamination Lab Milano, Egea.

de Kerckhove, D. 1997, Connected Intelligence. The Arrival of The Web Society, Toronto, Sommerville.

Gershenfeld, N. 1999, When Things start to Think, New York, Henry Holt, (trad. it. Quando le cose iniziano a pensare. Come gli oggetti intelligenti rivoluzieranno le nostre vite, Milano, Garzanti, 1999).

Kingwell, M. 2001, The World We Want: Virtue, Vice, and the Good Citizen. Canada, Penguin.

Livingstone, S. 2009. Children and the Internet. Great Expectations, Challenging Realities, Cambridge, Polity Press.

Palfrey J., Gasser, U. 2008, Born Digital. Understanding the First Generation of Digital Natives, New York, Basic Books.

Strano, A. 2015. «Capacitare entrepreneurship per l’attivazione professionale dei giovani», Formazione e Insegnamento. Rivista Internazionale di Scienze dell’Educazione e della Formazione, 13-1.

Wagner, T. 2013, Creating Innovators: the Making of Young People Who Will Change the World, NewYork, Scribner/Simon & Schuster.

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