i consigli

Sicurezza di bambini e minori su internet: i consigli chiave

Tenere i minori lontani dal web non è pensabile, ma si possono educare i ragazzi a un uso sano dei sistemi digitali, fornendo loro gli strumenti conoscitivi per comprendere e prevenire ogni situazione di rischio, pur nei limiti delle loro capacità. Ecco le best-practices, supportate dal Garante e dalla Polizia Postale

24 Feb 2020
Marina Rita Carbone

Consulente privacy


Continuano a crescere i pericoli per i minori – bambini, ragazzi – online, su internet: sul web, nelle chat e nei social. Beninteso, è riconosciuto che l’interazione con gli strumenti elettronici apporti una serie di benefici per lo sviluppo dei bambini più piccoli, in quanto costituisce un’occasione per imparare rapidamente divertendosi.

Tuttavia, non bisogna mai dimenticare di come questi dispositivi comportano pericoli, diversi a seconda dell’età.

Internet e minori, i due pericoli principali

I rischi più gravi, diciamoli subito, sono forse due:

  • Il rischio di assuefazione ed interdipendenza da contenuti di scarsa qualità: troppo spesso, purtroppo, si assiste alla nascita di app dal contenuto dubbio, che invece di educare i giovanissimi utenti tentano di approfittare della loro assuefazione per indurli all’acquisto di prodotti “in-app” dalle caratteristiche più svariate (famoso, fra tutti, il tema delle “loot-boxes”, le quali, specialmente nei soggetti più piccoli, determinavano lo sviluppo di dipendenze tali da essere assimilabili al gioco d’azzardo, ove non correttamente limitate e gestite);
  • Il rischio di finire vittima di predatori sessuali: nuove tecnologie e nuovi servizi comportano, infatti, nuove tecniche di adescamento nei confronti dei minori, con il rischio di essere assorbiti da un sistema di criminalità pedopornografica che ne sfrutta la ingenuità per ottenerne profitto, non solo personale.

Ben venga, dunque, l’apprendimento digitale ove, tuttavia, non si utilizzino le odierne tecnologie al mero scopo di “shut-up toy” o “digital pacifier” per calmare e “controllare” i bambini, ma vi sia piuttosto un attento controllo delle app e dei giochi da parte di soggetti adulti in grado di cogliere possibili segnali di pericolo e di incanalare correttamente l’attenzione dei bambini verso contenuti pensati al 100% per gli stessi, in un ambiente digitale pieno di possibilità che facilmente possono degenerare in insidie.

Contenuti sessuali nascosti e grooming

Come già detto in premessa, i minori di qualunque età, nel momento in cui si approcciano al mondo di Internet e alle sue infinite possibilità e occasioni, corrono il rischio, soprattutto, di finire vittime dei cosiddetti Groomer, pedofili che, al fine di adescare i ragazzi e avviare con essi relazioni sessuali, sfruttano il mondo con cui gli stessi interagiscono, utilizzandone qualsiasi spazio, modellando le proprie tecniche sulla base di ciò che, di volta in volta, risulti di tendenza. Il fenomeno ha assunto forme sempre differenti negli anni, sulla base degli sviluppi dell’informatica.

Non è raro, infatti, che si utilizzino delle app all’apparenza innocue per ottenere dai giovani utenti contenuti a sfondo sessuale, o appuntamenti offline: restando tale contatto all’interno di strumenti del tutto innocenti, spesso risulta molto difficoltoso per gli adulti anche solo venire a conoscenza di ciò che sta succedendo, peraltro essendo l’interazione con il web molto più discreta rispetto alla tradizionale “caramella dello sconosciuto”.

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Videogames con funzioni multiplayer online, app di messaggistica, social network: ogni occasione diventa preziosa per creare delle connessioni, giungendo dritti dritti nelle case delle vittime, costringendole spesso all’invio di immagini esplicite a fronte delle più disparate minacce.

È così che il materiale pedopornografico viene raccolto e successivamente diffuso all’interno di sistemi cloud o reti darknet gestiti secondo catene gerarchiche organizzate, quasi del tutto irrintracciabili ed anonimizzate, all’interno di quello che è un vero e proprio business criminale altamente redditizio e dalla difficile identificazione (nella loro accezione più estrema, capita anche che i servizi web siano utilizzati per l’organizzazione di reti di prostituzione minorile o di abusi “su prenotazione”, per quei committenti che intendono pagare anche ingenti somme pur di accedere alla visione di suddetti contenuti illeciti).

Tema a parte è il cyberbullismo, cui dedichiamo una sezione su questo giornale.

Educare per proteggere: le migliori pratiche per proteggere i minori online

Risultando impossibile difendere i propri piccoli di casa da ogni rischio che gli stessi possono incontrare sul web, la tecnica migliore per proteggerli è quella di porre in essere una serie di comportamenti preventivi che possano consentire loro, sin dal primo momento in cui approcciano ai servizi digitali, di riconoscere tutte le situazioni di pericolo e di percepire i “campanelli di allarme”, non solo per proteggerne la privacy ma anche e soprattutto per tutelarne la libertà online.

Le possibili “best-practices” da porre in atto, supportate dal Garante e dalla Polizia Postale, possono essere:

  • Imporre delle regole per controllare e limitare, nei limiti del possibile, l’interazione online: è opportuno che il bambino capisca sin da subito che un abuso degli strumenti digitali non è salutare, e che può accedere solo a determinati contenuti, aiutando gli stessi a sviluppare il proprio autocontrollo e spirito critico;
  • Evitare che siano diffuse foto del minore sul web, specialmente sui social, anche da parte di amici e parenti: tali immagini, anche se innocenti, sono facile bersaglio dei pedofili digitali, specie ove non protette nemmeno da filtri che ne garantiscano una condivisione limitata (è il caso tipico delle foto dei minori sui social);
  • Installare software di parental control che consentano di apporre adeguati filtri al web, tramite apposite “black-list”, verificandone periodicamente l’efficacia e la funzionalità;
  • Utilizzare insieme giochi e app per comprenderne il funzionamento e capirne la effettiva utilità e le possibili deviazioni, o farli giocare in luoghi ove poter vigilare su di loro senza che si sentano controllati (ad esempio, in stanze centrali della casa);
  • Parlare insieme dei rischi connessi all’utilizzo del web e ascoltare ciò che i propri bambini hanno da dire, per riconoscere i segnali di pericolo in tempo: aiutare i bambini a comprendere quando una determinata situazione sta diventando rischiosa per loro stessi e quali strategie possono mettere in atto per tutelarsi è di fondamentale importanza, non potendo il genitore essere onnipresente nel momento in cui gli stessi interagiscono con gli altri. Ciò li aiuta anche a sentirsi maggiormente a proprio agio quando succede qualcosa che li preoccupa, spingendoli ad aprirsi con un adulto per cercare aiuto senza aver paura di essere messi in castigo per ciò che hanno fatto. I cd. “groomers” contano, infatti, sul silenzio e sulla paura delle proprie vittime per ottenere ciò che vogliono;
  • Insegnare ai bambini più piccoli l’importanza di non rivelare in Rete la loro identità né dei propri familiari o amici, educandoli al rispetto della loro privacy e di quella altrui;
  • Incoraggiare i bambini ed i ragazzi (specie sui social network) a non riporre eccessiva fiducia negli amici “online”, specie se adulti (come dice il detto: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio);
  • Far capire che qualunque soggetto che reputino “indesiderato” e che li importuni ed infastidisca in qualunque modo può essere bloccato ed opportunamente segnalato senza che ciò comporti per loro alcuna conseguenza, se non quella di metterli al riparo da situazioni scomode;
  • Aiutare i ragazzi, in particolar modo adolescenti e preadolescenti, a capire che non è prudente accettare inviti da parte di persone conosciute sul web, specie ove queste richiedano incontri appartati, di nascosto, o avanzino richieste a sfondo sessuale;
  • Spiegare che le mail possono essere fonte di virus, troyan o spyware in grado di alterare il funzionamento del dispositivo e sottrarre importanti dati personali;
  • Educare i ragazzi ad un uso educato e corretto delle app e dei giochi, insegnando agli stessi a non reagire alle provocazioni o a messaggi di tipo volgare e/o offensivo: è opportuno, infatti, far capire ai bambini che trattare ed essere trattati correttamente è un diritto ed un dovere di tutti gli utenti del web;
  • Non incolpare mai i bambini e i ragazzi qualora siano stati vittime di abusi online: la colpa è sempre di chi commette il reato e mai della vittima, specie ove di minore età.

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Minori e internet, ecco i segnali che c’è un problema

Occorre inoltre prestare adeguata attenzione ad una serie di comportamenti messi in atto dal minore, i quali, tuttavia, devono essere di volta in volta adattati al caso di specie, in quanto possibili sintomi di una serie di situazioni problematiche:

  • Modifiche improvvise nelle modalità d’uso degli strumenti (telefono, computer), specie se il minore passa molto tempo a scrivere messaggi, effettua e riceve chiamate anche in tarda notte, è esageratamente connesso;
  • Il minore si allontana o si apparta quando utilizza il telefonino o si connette a Internet;
  • Il ragazzo mostra eccessiva ansia o esprime un rifiuto categorico di far vedere il proprio telefono o lo schermo del computer mentre lo utilizza, senza spiegarne il motivo;
  • Consumo anormale di credito, senza che vengano fornite spiegazioni;
  • Modifica dei normali ritmi sonno-veglia, del comportamento alimentare o del rendimento scolastico.

Le tutele da parte delle forze dell’ordine

In Italia, numerosi interventi sono messi in atto dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, la quale si occupa di indagare e perseguire gli illeciti online, in particolar modo quelli legati alla pedopornografia ed all’adescamento a scopi sessuali dei minori. Quest’ultima collabora anche con Microsoft per sensibilizzare sui temi della navigazione protetta dei minori sul Web e della sicurezza informatica.

L’obiettivo che tale collaborazione si pone è quello di “fornire competenze, tecnologie e risorse per diffondere cultura e informazione per un mondo digitale migliore”.

I poteri della Polizia Postale sono stati potenziati a seguito dell’entrata in vigore della Legge 38/2006, la quale ha istituito il Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet, avente il compito di “raccogliere tutte le segnalazioni provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta alla pornografia minorile, riguardanti siti che diffondono materiale concernente l’utilizzo sessuale dei minori avvalendosi delle rete Internet e di altre reti di comunicazione, nonché i gestori e gli eventuali beneficiari dei relativi pagamenti”. Ove, a seguito delle indagini, il sito segnalato sia effettivamente oggetto di diffusione di pedopornografia, lo stesso, insieme ai nominativi dei gestori e dei beneficiari degli eventuali pagamenti effettuati su quest’ultimo, è inserito in un elenco costantemente aggiornato.

Tra i mezzi utilizzati dal Centro compare anche il CETS (Child Exploitation Tracking System), il quale consente di tracciare possibili tentativi di pedopornofilia in rete e di indagare gli individui ed i siti sospetti con maggiore efficacia rispetto a metodi di investigazione più tradizionali. Tra le funzionalità garantite dal sistema quelle di:

  • tenere memoria delle testimonianze e delle prove di uno sfruttamento minorile online, raccolte nel tempo dalle agenzie e forze dell’ordine internazionali (allo stato, Australia, Brasile, Canada, Cile, Indonesia, Italia, Romania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti);
  • organizzare e salvare le informazioni in modo permanente e sicuro;
  • effettuare ricerche avanzate sui database;
  • permettere la rapida comunicazione e consultazione dei rispettivi archivi fra le agenzie internazionali, tramite protocolli Internet sicuri;
  • effettuare analisi e controlli incrociati fra le informazioni raccolte;
  • garantire la conformità agli standard di sviluppo mondiali di software conforme.

Da ultimo, il Centro si occupa anche di combattere e prevenire ulteriori forme di abuso nei confronti dei minori come il cyberbullismo, i fenomeni di autolesionismo, le dipendenze online, fornendo anche l’apposito supporto psicocriminologico dell’Unità di Analisi dei Crimini Informatici, un’equipe di psicologi della Polizia di Stato specializzati in cybercrime, che si occupa in particolar modo di proteggere le vittime degli abusi online, prevenendo fenomeni di vittimizzazione secondaria.

Conclusioni

Essere adulti online non è semplice; ancor meno lo è per i minori, sovraesposti e bombardati sotto ogni fronte, sia che si tratti di pedofilia sia che si tratti di tecniche di marketing borderline. Per tali ragioni è sempre più importante, data la rilevanza che la tecnologia e il web hanno assunto anche nella quotidianità dei più piccoli, essere presenti, condividere i momenti che si passano dinanzi allo schermo e educare i ragazzi sin da piccoli ad un sano utilizzo dei sistemi digitali, fornendo loro gli strumenti conoscitivi per comprendere e prevenire ogni situazione di rischio, pur nei limiti delle loro capacità.

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