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Il sistema cinese di credito sociale: così si materializza la nuova era della sorveglianza

Una politica che consegna agli algoritmi il compito di classificare imprese e cittadini in base ai loro comportamenti. Una socio-tecnica che prevede sorveglianza e sanzioni per i meno virtuosi

Pubblicato il 19 Gen 2023

Angelo Alù

PhD, Consigliere Internet Society Italia, saggista e divulgatore digitale

sorveglianza cina

Prosegue l’iter che Pechino sta perfezionando per edificare il sistema di credito sociale da attuare come pilastro operativo di una complessiva strategia politica che sembra progressivamente delinearsi in un’ottica pervasiva di accentuato controllo governativo da Grande Fratello permanente, in grado di rendere sistemico (e convenzionalmente accettato?) un nuovo modello unificato e centralizzato di sorveglianza massiva funzionale all’attribuzione di premialità e/o punizioni riconosciute a seconda dell’esito valutativo effettuato sulle condotte tenute dagli individui.

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Il credito sociale cinese

I timori che da più parti si prospettano sono davvero effettivamente fondati o, in realtà, l’istituzione del sistema di credito sociale rappresenta una normale iniziativa del governo cinese non dissimile dalle consuete normative adottate nella generalità degli Stati?

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In altri termini, di fronte a un simile intervento, i rischi paventati sarebbero di fatto oltremodo enfatizzati sulla base di una narrazione filo-occidentale che tende a considerare Pechino un pericoloso epicentro di insidiose repressioni digitali, a discapito della libertà generale configurabile nello spazio della Rete?

Prima di entrare nel merito della regolamentazione predisposta, giova anzitutto precisare che il sistema di credito sociale cinese (Scs) – già da tempo teorizzato in occasione di un annuncio pubblico risalente al 2014 poi formalizzato in un documento programmatico di base tenuto conto delle istruzioni impartite da Xi Jinping – è stato recentemente vagliato dall’Ufficio generale del Comitato centrale del partito comunista cinese e dal Consiglio di stato per la formulazione dei preliminari pareri, in vista della stesura definitiva della relativa legge istitutiva.

Una società armoniosa?

Ciò è stato presentato come strumento necessario a garantire: l’esistenza di un ecosistema “equo, sicuro, trasparente e prevedibile”, in grado di “costruire una società armoniosa” e promuovere “la solvibilità negli affari governativi, commerciali e sociali”, grazie all’incremento della fiducia generale riposta dagli utenti consumatori verso l’erogazione di servizi pubblici altamente qualitativi, come principale e decisivo fattore di crescita sostenibile del mercato e dell’industria nazionale.

Sullo sfondo sembra però cogliersi l’obiettivo di realizzare, in chiave appunto punitiva e deterrente, la creazione di vere e proprie liste nere da utilizzare per tracciare i presunti trasgressori, destinatari delle sanzioni irrogate a fronte di comportamenti ritenuti inaffidabili. Si giustificherebbe, per effetto dell’attribuzione di punteggi negativi calcolati dal sistema di rating, l’esclusione sociale in condizione di isolamento individuale dalla comunità di appartenenza nei casi di accertata non conformità (morale?) delle persone alle regole dominanti vigenti.

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Dati e privacy

In particolare, è prevista la gestione centralizzata di una mole significativa di informazioni per la raccolta, l’archiviazione, l’elaborazione e la diffusione dei relativi dati incrociati da utilizzare per valutare il grado di “affidabilità” dei comportamenti individuali.

A tal fine, il disegno di legge prevede la formazione di elenchi di soggetti gravemente inaffidabili colpevoli di aver assunto una “condotta disonesta”, unitamente all’istituzione di appositi archivi di solvibilità per i dipendenti pubblici funzionali ad incentivarne produttività ed efficienza nell’esercizio delle relative funzioni.

In tema di affidabilità creditizia negli affari commerciali e sociali viene inoltre sancito l’obbligo di attenersi al principio di onestà nello svolgimento delle attività economiche per contribuire al mantenimento di un ambiente di mercato caratterizzato da una concorrenza leale, contribuendo alla fornitura di prodotti sicuri e di qualità a tutela dei consumatori, in osservanza della legislazione fiscale.

Per assegnare i punteggi calcolati a seguito del costante monitoraggio dei comportamenti adottati dagli individui, il sistema di credito sociale prevede l’elaborazione di un codice unico identificativo, associato ad un valido documento di riconoscimento, per memorizzare e conservare le informazioni personali riferibili a ciascun soggetto.

In tale prospettiva, il sistema di credito sociale sta alimentando, ben oltre i confini asiatici, un vivace dibattito sulle sue problematiche implicazioni di controllo e sorveglianza che ne derivano.

Alla tesi occidentale che ipotizza il rischio di una repressione pervasiva attuata da Xi Jinping nei confronti dei cinesi, si contrappone una diversa lettura (recentemente richiamata da un interessante articolo di approfondimento a cura del MIT Technology Review), secondo cui, Xi Jinping starebbe revisionando la propria regolamentazione nazionale per consentire alle agenzie governative di incrociare dati di interesse pubblico al fine di salvaguardare l’industria del credito finanziario.

Creare fiducia

In altre parole, ricorrendo all’istituzione del credito sociale, in realtà Pechino avrebbe inteso tutelare, sulla falsariga di quanto accade nel generale contesto occidentale, il tradizionale credito finanziario in regime di effettiva solvibilità. L’interesse generale è volto al corretto, stabile e regolare funzionamento del mercato creditizio per rafforzare la fiducia dei consumatori e degli investitori, cercando di colmare i limiti dell’ancora acerba economia di mercato cinese mediante la predisposizione di un sistema affidabile di consultazione delle informazioni, raccolte in apposite banche dati di riferimento.

Pertanto, secondo la ricostruzione evidenziata dal citato articolo, parlando di merito di credito sociale, il governo cinese starebbe cercando di sensibilizzare la società verso un maggiore incremento della fiducia sull’erogazione di servizi pubblici di qualità, disincentivando le condotte illecite. L’ottica sarebbe quella di auto-responsabilizzazione individuale, da cui pertanto discenderebbe l’opportunità di stabilire, come generale metro valutativo, l’attribuzione di specifici punteggi per valutare l’affidabilità creditizia di una persona.

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Centralizzazione statale

Di certo, al netto delle specifiche ragioni sottese all’introduzione di una simile disciplina e, a prescindere dagli effetti collaterali (veri o presunti) prodotti, la formula troppo elastica di “comportamento inaffidabile” sembra lasciare un eccessivo arbitrio decisionale alle autorità governative nella valutazione delle condotte da sanzionare.

Più in generale è ragionevole ipotizzare l’innegabile problematico impatto negativo del sistema del credito sociale sulla conformazione comportamentale degli individui, a maggior ragione in un contesto, come quello cinese, in cui i teorici spazi eterodossi di dissenso anti-convenzionale, già molto ridotti, potrebbero risultare oltremodo erosi dalla previsione di un catalogo di punizioni. La disapprovazione sociale si configura, inoltre, come efficace forma di incentivazione all’auto-censura personale di cui avvalersi per porsi al riparo dallo stigma della condanna pubblica, derivante dalla diffusione di informazioni sul compimento di condotte inaffidabili, con ulteriori preoccupanti ricadute sul diritto alla privacy.

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