Accesso unico ai servizi della PA, da marzo cambia tutto: il quadro dell'Agenzia delle Entrate - Agenda Digitale

La rivoluzione

Accesso unico ai servizi della PA, da marzo cambia tutto: il quadro dell’Agenzia delle Entrate

Dal primo marzo si potrà accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione tramite un’unica identità digitale, scegliendo tra SPID, CIE e CNS: l’Agenzia delle entrate in previsione di questo cambiamento sta già dismettendo le vecchie credenziali

23 Feb 2021
Fabio Brocceri

Agenzia delle Entrate

Giuseppe Buono

Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione Agenzia delle Entrate

Un’unica identità digitale per accedere a tutti i siti della Pubblica amministrazione. Fino a qualche anno fa era il sogno impossibile di tutti gli smemorati e i disordinati di questo Paese: adesso, finalmente, questo sogno diventa realtà. Dal primo marzo, infatti, tutti i siti della Pa saranno accessibili tramite un’unica chiave passepartout, una semplificazione che farà risparmiare tempo ai cittadini e renderà più agevole la fruizione dei servizi online.

Si tratta di una delle novità introdotte dal Decreto semplificazioni (DL n. 76/2020), il quale ha stabilito che l’accesso alle piattaforme online delle Pubbliche amministrazioni debba avvenire esclusivamente tramite il Sistema per l’Identità Digitale (SPID), la Carta d’Identità elettronica (CIE) o la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), mentre le credenziali che negli anni ogni Amministrazione ha rilasciato in autonomia dovranno essere dismesse.

L’Agenzia delle Entrate è già pronta e si appresta a dismettere le vecchie credenziali che i cittadini hanno utilizzato fino ad oggi per accedere ai servizi online del Fisco: dall’invio della dichiarazione dei redditi alla registrazione dei contratti di locazione, passando per le visure catastali, il pagamento delle imposte o l’assistenza via web.

Tutto adesso sarà più facile. Finisce, infatti, l’era delle infinite password, dei pin spesso dimenticati in qualche cassetto remoto, dei farraginosi meccanismi per il ripristino delle credenziali originarie a favore di un’unica identità in grado di aprire tutte le porte dei servizi pubblici telematici, a prescindere dall’Amministrazione che li eroga. Un cambio di passo importante nel processo di digitalizzazione della Pa che rimette al centro il cittadino e la sua user experience.

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Addio dunque ai sistemi di autenticazione che fino ad oggi ogni singola Amministrazione aveva adottato per permettere l’accesso all’area riservata del proprio sito istituzionale. L’Agenzia delle Entrate, per esempio, ha già reso disponibile da tempo l’accesso ai propri servizi telematici attraverso SPID, CIE e CNS ed entro settembre manderà in soffitta Fisconline, il sistema di credenziali usato fino ad oggi.

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SPID, in particolare, è stato introdotto già da quasi tre anni e ha permesso a tantissimi cittadini di usufruire con facilità di numerosi servizi fiscali e catastali, soprattutto in quest’ultimo e difficile anno nel quale abbiamo avuto modo di apprezzare la possibilità di fare tutto online con pochi semplici click senza muoverci da casa: l’invio della dichiarazione dei redditi precompilata, per esempio, la registrazione di un contratto di locazione, la richiesta della tessera sanitaria smarrita, la produzione della visura catastale della propria abitazione ma anche la semplice consultazione del cassetto fiscale, questa sorta di bacheca virtuale contenente tantissime informazioni fiscali che ci riguardano, come i dati delle nostre dichiarazioni dei redditi, dei rimborsi, dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23, dei nostri immobili.

Dal primo marzo non sarà più possibile, quindi, registrarsi al sito dell’Agenzia tramite le credenziali Fisconline, mentre gli utenti che oggi ne sono ancora in possesso possono continuare ad utilizzarle fino alla loro naturale scadenza e comunque non oltre il 30 settembre 2021; dopo sarà necessario dotarsi di SPID, della CIE o della CNS.

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Cosa cambia per i professionisti e le imprese e che fare

Ricordiamo in generale che le credenziali uniche previste dal Decreto semplificazioni al momento riguardano solo i cittadini, mentre sono esclusi i professionisti e le imprese, che potranno continuare ad usare gli username e le password già in loro possesso ma anche richiederne di nuovi. Il passaggio all’uso esclusivo di SPID, CIE e CNS avverrà per loro in un secondo momento, in base alle tempistiche che saranno indicate in un apposito decreto attuativo, così come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale. Nessun problema, quindi, per i professionisti che utilizzano, per esempio, i servizi Entratel dell’Agenzia delle Entrate, come i commercialisti, oppure per i tecnici che operano con le banche dati catastali della piattaforma Sister.

Come ottenere SPID

Ottenere una delle tre credenziali passepartout per accedere con semplicità a tutti i siti della Pa è molto semplice. Uno dei sistemi più diffusi è SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che oggi conta più di 17 milioni di credenziali attive, il che significa che quasi un italiano su tre ormai ne è già in possesso. La pandemia e l’erogazione dei bonus statali, che prevedevano l’utilizzo obbligatorio di SPID per beneficiarne, hanno contribuito ad accelerare la sua diffusione, come si evince dal grafico riportato di seguito: mentre dal 2016 ai primi mesi del 2020 la crescita è stata abbastanza costante ma lenta, a partire dalla primavera 2020 la curva di crescita ha subìto un’importante virata verso l’alto.

Richiedere SPID è semplice. Basta scegliere, infatti, uno degli identity provider presenti sul sito istituzionale (come Aruba, Infocert, Poste, Sielte, Tim, Register.it, Namirial, Intesa, Lepida) e seguire il processo di attivazione. Occorrerà compilare alcuni campi con i propri dati anagrafici ed essere in possesso di un documento d’identità, della tessera sanitaria (o del tesserino del codice fiscale), di un indirizzo email e di un numero di telefono cellulare. L’ultimo passaggio consiste nella verifica della propria identità tramite il riconoscimento, che avviene in base alle diverse modalità offerte da ciascun gestore: di persona, presso gli uffici dei gestori; via webcam, con un operatore messo a disposizione dall’identity provider o con un selfie audio-video; tramite la Carta d’Identità Elettronica o la Carta Nazionale dei Servizi.

CIE, come fare per averla 

La seconda chiave di accesso “universale” ai servizi della Pa è rappresentata dalla Carta d’Identità Elettronica. Si tratta dell’evoluzione della tradizionale carta di identità cartacea, realizzata su un supporto plastico delle dimensioni di un bancomat, che contiene i dati personali e la foto del cittadino, stampati a laser, e un microchip contactless che contiene ulteriori informazioni tra cui quelle per l’autenticazione in rete.

La CIE può essere richiesta presso il proprio Comune di residenza (o presso il Comune di dimora per i cittadini residenti in Italia) oppure presso il Consolato di riferimento per i cittadini residenti all’estero. A questo indirizzo questo indirizzo è disponibile il servizio di prenotazione degli appuntamenti online.

Normalmente per il rilascio della CIE è necessario portare con sé la propria fototessera, in formato cartaceo o digitale su una chiavetta USB, e la ricevuta del versamento presso le casse del Comune di 16,79 euro, oltre, se previsti, ai diritti fissi e di segreteria.

La CNS: come funziona

La terza e ultima modalità per accedere alle piattaforme online della Pa è la Carta Nazionale dei Servizi. Si tratta in questo caso di un dispositivo, come una smart card o una chiavetta USB, dotato di certificato digitale per l’autenticazione personale, che viene collegato al pc, per esempio attraverso un lettore, e consente l’identificazione dell’utente. Sono CNS, per intenderci, anche le nuove tessere sanitarie (ma attenzione: solo quelle di tipo TS-CNS dotate di microchip!): per utilizzarle come Carta Nazionale dei Servizi è però necessario procedere alla loro attivazione, richiedendo i codici PIN/PUK presso uno degli sportelli abilitati presenti nella Regione di appartenenza.

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