INNOVAZIONE

Blockchain e assicurazioni, ecco il ruolo dello smart contract

Riduzione dei costi, accelerazione delle transazioni, distribuzione del rischio: sono i principali vantaggi per il settore dall’adozione della tecnologia. L’analisi dello scenario che si sta aprendo e delle possibilità di fronte agli attori in gioco

06 Mar 2019
Eloisa Marchesoni

ICO advisor, Hbtc Consulting

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La blockchain sta entrando da protagonista nel settore dei servizi finanziari (ma non solo). In particolare per il mondo delle assicurazioni è destinata a rappresentare una leva di trasformazione per il business model dal momento che consente di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Tuttavia lo spettro delle possibili applicazioni non è stato ancora completamente esplorato. Di conseguenza possono esistere rischi dovuti a un’adozione “affrettata”, come pure rischi di esclusione dall’arena competitiva in caso di ritardi nel suo utilizzo. Ecco una mappa dello scenario e le implicazioni per gli operatori in campo.

La blockchain sta ricevendo crescente attenzione da parte di accademici e industriali, poiché è considerata una tecnologia rivoluzionaria che potrebbe portare enormi benefici a molti settori diversi. Nel 2017, Gartner ha posizionato la blockchain vicino al picco del cosiddetto “hype”, riconoscendo il forte sentimento di entusiasmo per questa tecnologia, ormai ampiamente discussa dai media. In questo scenario, il rischio di adottare la blockchain, seguendo la scia dell’entusiasmo e senza giudicare oggettivamente il reale valore aggiunto che essa potrebbe apportare al business, è piuttosto alto, come alto sarebbe il rischio di essere esclusi dall’arena competitiva nel caso in cui non si fosse colta in tempo l’opportunità di sfruttarne i benefici potenziali.

Il settore assicurativo è proprio uno dei primi che ha iniziato a studiare attentamente le possibilità di impiego della blockchain.

Per questo specifico settore, tuttavia, il ciclo di hype dimostra che la tecnologia è ancora nella fase fluida di innesco dell’innovazione, il che significa che lo spettro delle possibili applicazioni non è stato ancora completamente esplorato. Gli assicuratori, come con molte altre società non necessariamente attive solo nel settore finanziario, sono attualmente tenuti a prendere una decisione difficile, cioè se adottare o no la blockchain, e, purtroppo, sapranno se hanno avuto ragione non prima di 3-5 anni da ora.

I vantaggi di un’adozione mirata

La blockchain, con tutte le sue applicazioni, come cripto-valute, registri distribuiti e smart contract, non è più, dunque, da considerarsi una tecnologia esoterica ai margini del settore dei servizi finanziari, quanto piuttosto un vero punto di svolta nel business model degli assicuratori di tutto il mondo, consentendo a quest’ultimi di ridurre sostanzialmente i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati.

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L’uso della blockchain potrebbe influenzare positivamente diversi processi interni (dall’acquisizione del cliente e sua gestione alla prevenzione delle frodi, ecc.) e potrebbe persino consentire alle aziende di raggiungere nuovi mercati.

In particolare, di seguito verrà dettagliatamente presentato il primo e più esteso caso d’uso che si è presentato, già tempo fa, come dimostrazione di parte dei benefici derivanti dall’introduzione della tecnologia blockchain nel settore assicurativo: il miglioramento della customer experience e la riduzione dei costi operativi.

In questo caso, gli smart contract potrebbero essere sfruttati per aumentare la velocità di elaborazione dei reclami e per ridurre i costi (e gli errori) associati all’elaborazione manuale delle richieste. Da questo punto di vista, uno smart contract potrebbe codificare le condizioni per consentire il trasferimento del rimborso dalla società assicurativa all’assicurato.

Best practice nell’uso di smart contract

Una semplice applicazione potrebbe, ad esempio, consistere nell’attivare un trasferimento automatico del rimborso solo se il cliente, in seguito ad un incidente autostradale, ripara l’auto presso un meccanico la cui identità sia stata certificata attraverso un meccanismo di “Know-Your-Customer” (KYC). Casi d’uso più complessi potrebbero anche coinvolgere servizi Oracle per raccogliere informazioni dal mondo reale. Per fare un esempio, nell’assicurazione delle colture un sistema Oracle potrebbe periodicamente controllare i dati meteorologici e inserire queste informazioni nella blockchain, che verrebbero poi lette da uno smart contract, il quale sarebbe in grado di attivare un reclamo di rimborso assicurativo in caso di persistenza del maltempo.

Simili problemi sono stati affrontati in un prototipo che è stato presentato già nel 2017 da AXA Assicurazioni per le assicurazioni di viaggio, dove l’idea è proprio quella di sfruttare uno smart contract sviluppato sulla blockchain di Ethereum per rimborsare automaticamente i viaggiatori se il loro aereo o treno ha subito dei ritardi considerevoli.

Il nome del servizio è Fizzy, una polizza assicurativa parametrica, il cui costo è calcolato sulla base di dati storici dei voli aerei degli ultimi sette anni, che indennizza in automatico in caso di ritardo, oltretutto indipendentemente dalla motivazione del ritardo stesso e quindi senza esclusione assicurativa.

Smart appliance e Internet of Things

Un altro caso d’uso interessante, che potrebbe ampiamente beneficiare della crescente diffusione di sensori, è lo sfruttamento di smart contract in combinazione con IoT. Ad esempio, le case potrebbero essere dotate di sensori che richiamino automaticamente uno smart contract nel caso di danno domestico (ad esempio, potrebbero essere utilizzati sensori di umidità per monitorare i danni sul tetto). Allo stesso modo, le smart appliance potrebbero monitorare automaticamente il proprio stato operativo e avviare un reclamo o, se necessario, addirittura contattare direttamente il riparatore per un’assistenza più rapida.

Soluzioni come quelle sopra descritte portano benefici a diversi attori dell’ecosistema assicurativo: alla compagnia di assicurazioni, che potrebbe ridurre la quantità di risorse normalmente dedicate alla gestione delle richieste, ma anche ai clienti, che riceveranno denaro prima ancora di essere a conoscenza del danno.

Un altro vantaggio deriva dal fatto che tutti possono liberamente ispezionare lo smart contract, in ogni momento. Il cliente che sottoscrive una polizza avrebbe così una chiara idea delle sue condizioni contrattuali (anche se, ad oggi, dovrebbe padroneggiare alcune abilità di programmazione per ben comprendere il codice di programmazione dello smart contract). Di conseguenza, sarebbe più facile per quest’ultimo consultare le politiche della polizza assicurativa sottoscritta, oltre che confrontarle con quelle offerte da altre società in fase di scelta, facendo sì che tale scelta non si basi più solo sul grado di fiducia verso una determinata società (poiché la fiducia sarebbe implicitamente garantita dallo smart contract) ma su dati oggettivi.

Nonostante questi vantaggi, va pur detto che, date le condizioni attuali, lo scenario delineato potrebbe essere adottato solo per un numero limitato di politiche assicurative. In effetti, la maggior parte dei reclami elaborati dalle compagnie di assicurazione deve ancora essere valutata da un esperto esterno prima di essere risolta. In caso di elaborazione manuale, tuttavia, l’esperienza del cliente potrebbe ancora essere migliorata gestendo i pagamenti in criptovalute, che altro non sono che una delle applicazioni della blockchain. Difatti, trasferimento del rimborso sarebbe più rapido rispetto a quanto avverrebbe con i metodi tradizionali, poiché si tratterebbe solo di secondi o minuti, a seconda della blockchain utilizzata.

Blockchain pubblica o privata?

Dal punto di vista dell’architettura di sistema, la scelta più appropriata è probabilmente quella di adottare una combinazione di blockchain pubbliche e private, dove la blockchain privata potrebbe essere utilizzata per registrare le politiche e i dati dei sinistri, mentre la blockchain pubblica potrebbe essere utilizzata per innescare il rimborso in termini di criptovalute negoziabili sui mercati (e.g., Ether, Bitcoin). La blockchain privata potrebbe essere gestita dai computer, detti nodi, di un’azienda terza fidata, diminuendo così i costi di mining, mentre la blockchain pubblica sarebbe in mano all’ampio pubblico di attori interessati, i quali sicuramente sarebbero incentivati dai premi di mining. In alternativa, la compagnia di assicurazione potrebbe decidere di sfruttare solo una blockchain pubblica, accettando di incorrere in costi di transazione più elevati pur di migliorare la propria reputazione e ottenere la fiducia dei clienti grazie alla garanzia di completa decentralizzazione.

Vi sono numerosi altri casi d’uso, per alcuni dei quali sono stati già presentati dei prototipi, come inserimento di dati e verifica dell’identità, calcolo dei premi, valutazione del rischio e prevenzione di comportamenti fraudolenti, assicurazioni dette “Pay-Per-Use” (dette anche micro-assicurazioni) e quelle “Peer-To-Peer”.

Insomma, è chiaro come il settore assicurativo sia un settore in cui, anche se le potenzialità della blockchain non sono state ancora completamente esplorate, essa potrebbe avere un impatto rilevante su diversi processi e scenari applicativi. Si spera, dunque, che l’esaminazione di casi d’uso come quelli sopra riportati possa essere utile al pubblico per identificare vantaggi e svantaggi della tecnologia stessa.

 

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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