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Il punto

Blockchain, perché la priorità ora è informare e formare sulla tecnologia

A parte gli addetti ai lavori, pochi sanno a che cosa serve la Blockchain: da qui la necessità di avviare un percorso di informazione per gli italiani. Oltretutto, questa tecnologia sta vivendo un momento d’oro, con l’attenzione del Governo che ha formato una task force di esperti per stabilire una strategia nazionale

25 Feb 2019

Gian Luca Comandini

CEO - Founder, You & Web


Di cosa si tratti e quale sia il suo scopo, pochi lo sanno: sulla Blockchain occorre fare informazione. Si tratta di una tecnologia fresca, di cui ultimamente tutti gli esperti parlano e che sta avendo grande attenzione anche dal Governo, che tra l’altro ha avviato un tavolo di lavoro con un gruppo di esperti per definire entro fine marzo una strategia nazionale proprio per l’impiego di questa innovazione.

Tuttavia, data la sua recente introduzione, risulta essere ancora misteriosa agli occhi della maggioranza degli italiani. Oltre alla sua natura inoltre, non è chiaro ai più nemmeno quale sia il suo utilizzo pratico e, al contrario, quali i rischi che nasconde. Si rende dunque necessario fare divulgazione per diffondere anche tra chi non è esperto le nozioni relative a questa tecnologia e le spiegazioni sui suoi possibili usi quotidiani. Ma non solo: l’urgenza è anche quella di fare formazione partendo dai banchi di scuola, per preparare i ragazzi al mondo del lavoro che oggi richiede sempre più esperti su queste tematiche innovative.

Lo scenario attuale: un anno d’oro per la blockchain

Il 2019 sarà probabilmente un anno di svolta per la tecnologia blockchain. Infatti, dopo tanti anni è la prima volta che governi, istituzioni, banche, imprese e professionisti riconoscono in toto l’importanza e la portata rivoluzionaria di questa tecnologia. Anzi, la situazione si è addirittura ribaltata. Stiamo ora assistendo ad una corsa a chi per primo tirerà fuori dal cilindro una regolamentazione e sembra che non importi se questa sia precisa o no, ma sia fondamentale arrivare primi.

In questo campo, anche l’Italia sta giocando la sua partita, non solo con la nomina della task force di trenta esperti del MISE ma anche, e soprattutto, con la normativa per definire blockchain, Dlt e smart contract. Una mossa che permetterebbe all’Italia di recuperare un po’ del gap enorme che separa il Paese dagli altri in Europa. Paesi che, come la Francia, sono attivi già da anni nel settore della Blockchain. Al di là delle critiche mosse nei confronti della normativa italiana, quel che conta adesso è che si sia comunque fatto un passo decisivo che potrebbe finalmente dare il via ad un percorso tanto concreto quanto perfezionabile che possa portare il nostro paese all’utilizzo di queste tecnologie.

La necessità di fare informazione sulla Blockchain

Tuttavia, un punto veramente importante su cui in pochi si stanno soffermando è la corretta divulgazione, informazione e formazione in materia di Blockchain. Già in passato ci è capitato di essere i primi ad arrivare a normative su settori o ambiti innovativi e, addirittura, spesso ci è capitato di essere tra i primi Stati dell’Unione Europea a sperimentare ed applicare questi nuovi strumenti. Altrettanto spesso però ciò non ha prodotto i risultati auspicati in quanto i cittadini stessi che avrebbero dovuto beneficiare di questi strumenti non erano poi concretamente in grado di comprenderli o utilizzarli.

Questo è il vero collo di bottiglia. Ben venga una normativa, seppur di ampio respiro, che sia in grado almeno di dare parvenza giuridica ad una nuova tecnologia, ma dovrà poi essere lo Stato stesso a mettere a disposizione dei cittadini e delle imprese gli strumenti informativi e formativi adeguati per permettere loro di capire i benefici che potrebbero averne. Da anni ormai stiamo assistendo al proliferare di “esperti blockchain”, spesso senza formazione né conoscenza approfondita della materia, che diffondono notizie imprecise o, peggio, errate.

Allora mi chiedo, parallelamente alla disciplina legale non dovremmo forse pensare urgentemente a come informare oltre 60 milioni di italiani su cosa sia la blockchain e su come potrebbero utilizzarla o non utilizzarla per forza (e questo è tutto un altro problema) nella loro vita quotidiana e nel loro lavoro?

Formazione sui banchi di scuola e nel mondo del lavoro

Viviamo nel 2019, i dati oggi ci dicono che il consulente blockchain è la figura professionale più ricercata dalle aziende. Dopo questa figura, in classifica troviamo ruoli professionali in ambiti come l’intelligenza artificiale, la cyber security, la robotica, l’analisi dei dati e così via. Possibile che nessuno stia dicendo ai propri figli al liceo che stanno studiando per i lavori sbagliati? In Italia abbiamo 250.000 avvocati, uno ogni duecentocinquanta abitanti, mentre Paesi simili a noi come Francia e Germania ne hanno rispettivamente 60.000 e 160.000. Fare l’avvocato o il notaio o il commercialista non è più una sicurezza, forse queste professioni non esisteranno neanche più tra dieci anni. Invece, le Università e le scuole dovrebbero insegnare ai ragazzi a essere bilingue, oltre a fare in modo che apprendano altri codici di linguaggio come ad esempio nell’ambito dell’informatica, per essere competitivi a livello globale e realmente in grado di affrontare le sfide di un mercato del lavoro che si sta evolvendo a ritmi esponenziali.

Proprio per questo il nostro Paese che da quasi un semestre (27 settembre 2018) fa parte dell’European Blockchain Partnership ed il 4 dicembre 2018 ha sottoscritto una dichiarazione sullo sviluppo della blockchain nell’ambito del MED7 (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro) deve impegnarsi a far sì che “i cittadini comprendano appieno il potenziale delle tecnologie emergenti e quindi promuovere e incoraggiare a tutti i livelli programmi formativi su tali tecnologie”, proprio come inserito e sottoscritto nella suddetta dichiarazione. Sbrighiamoci quindi ad attrezzarci per essere nei prossimi mesi in grado di arrivare a tutti i cittadini e spiegare loro come, perché e dove la Blockchain funziona. Altrimenti, il rischio è che questa tecnologia per quanto innovativa risulti essere senza utenti e dunque possa diventare l’ennesima occasione persa.

I buoni auspici però ci sono tutti. Non a caso uno degli otto punti chiave su cui la task force governativa dovrà impegnarsi in queste settimane è proprio “Educazione, skills e apprendimento permanente”. Dunque speriamo sia veramente l’anno decisivo per questa tecnologia e per il nostro Paese che rischia di arrivare, ancora una volta, velocemente alla mèta per recuperare punti ma senza tuttavia vincere realmente la partita.

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