IL PUNTO

E-fattura nei sub appalti pubblici, una proroga tira l’altra: ecco i rischi

Con l’eventuale proroga in corsa al gennaio 2019 dell’obbligo di e-fattura per i subappalti con i fornitori della PA, già scattato a luglio, slittano anche le maggiori entrate. Se serve alle imprese per adeguarsi ben venga, ma la data del primo gennaio 2019 deve essere certa: la parola agli esperti.

20 Lug 2018
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Pian piano si sta manifestando il rischio proroghe no stop, per l’obbligo fatturazione elettronica. Ma i danni sarebbero grandi per l’ecosistema dell’innovazione. L’ultima è l’ipotesi di far slittare in corsa l’obbligo di fattura elettronica per i subappalti pubblici ventilata da Luigi Di Maio (dopo la proroga all’obbligo per i benzinai).

«Possiamo accettare una proroga per le categorie su cui l’obbligo scattava in anticipo, nel 2018; ma solo se ci aiuta ad arrivare preparati e a mantenere solidità sulla data del primo gennaio 2019», commenta Paolo Catti, associate partner P4I. Ma fa notare che si perdono anche le risorse aggiuntive, in termini di gettito fiscale, attese grazie a questa misura. «Ormai non siamo più alla fatturazione elettronica sì o fattura elettronica no, ma alla fatturazione elettronica boh» commenta, non senza ironia, Emanuele Serina, vicepresidente Ugdcec (Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili) di Milano. «L’importante è che la scadenza del primo gennaio venga confermata», sottolinea Claudio Rorato, del Politecnico di Milano.

E’ vero che il ministro Tria e lo stesso Di Maio hanno subito rassicurato dicendo che non ci saranno proroghe sulla data di gennaio 2019 (a conferma che anche alle loro orecchie sono arrivati i timori dell’industria a questo proposito). Ma in Italia, Paese delle “milleproroghe” (ci abbiamo fatto anche decreti con questo nome), non si può mai sapere.

L’ipotesi di proroga della e-fattura nei subappalti

Facciamo un passo indietro: il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, a margine dei lavori della Camera, ha dichiarato che il Governo sta pensando a un rinvio dell’obbligo già scattato lo scorso primo luglio per i subappalti con fornitori della PA. Motivo: «ci sono dei problemi legati al fatto che non sono preparate le imprese». Significa che potrebbe essere rinviato un obbligo che di fatto è già scattato dallo scorso primo luglio, in base a quanto previsto dalla Legge di Stabilità (comma 917, legge 205/2017). Alla fine dello scorso mese di giugno è stata già prevista una proroga al 2019, limitata però alle cessioni di carburante ai distributori di benzina, che ora verrebbe estesa anche ai subappalti della PA.

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«Abbiamo imparato con la fattura verso la PA che come sistema paese sappiamo affrontare le transizioni digitale». Il punto è che da una parte «serve il coraggio di mantenere una data», dall’altra «bisogna arrivarci con il giusto preavviso». In ogni caso, e questo è un punto importante, «ora diventa più difficile il lavoro di recuperare risorse utili» al bilancio dello Stato. Il riferimento è al fatto che la fatturazione elettronica è uno strumento che funziona in chiave anti-evasione, e le maggiori entrate che erano state previste con l’obbligo da luglio slittano a questo punto al 2019. Quindi, «ben venga l’ipotesi di preparasi bene, attenzione però che la paghiamo con il rinvio anche in termini di risorse finanziarie che sarebbero entrate grazie al recupero di evasione legato all’obbligo da luglio».

No a proroghe oltre il gennaio 2019

Su una cosa gli esperti sono tutti d’accordo: sarebbe il caso di evitare ulteriori proroghe rispetto all’obbligo di e-fattura elettronica B2b dal prossimo primo gennaio. Serina su questo è scettico: «non ho la sfera di cristallo, ma il timore che il 20 dicembre arrivi un’altra proroga ce l’ho». In realtà, il commercialista ritiene che fra l’obbligo di e-fattura per i carburanti e quello per i subappalti dei fornitori della PA, sia in effetti quest’ultimo che aveva più senso prorogare. «La fattura elettronica per i distributori di carburante era tutto sommato stata digerita. Quella dei subappalti è in effetti più difficile da applicare. Per esempio: se il cliente non lo comunica, il consulente può non sapere se è in una fase di subappalto».

In ogni caso, sottolinea Rorato, a questo punto «l’importante è che le imprese e le istituzioni che rientrano nell’obbligatorietà dal primo gennaio, sfruttino i prossimi sei mesi per fare allenamento. Proprio per evitare di trovarci al primo gennaio a dire che c’è bisogno di un’altra proroga». Fra l’altro, «non possiamo pensare che il paese viaggi a velocità differenti. Il problema va visto anche in questa ottica: fino a quando si succedono le proroghe, magari per un segmento sì e uno no, coloro che gestiscono ciclo attivo e passivo hanno pezzi di contabilità in diversi modi, modalità di registrazione e conservazioni differenti. Creiamo inefficienze. Il paese ha bisogno di partire forte, con una scadenza, coinvolgendo la maggior parte degli attori».

Molto simile la posizione di Serina: «il problema sta a monte. Se si decide di andare verso la fatturazione elettronica, con tutto quello che comporta, sia per le imprese sia per il consulente fiscale che deve accompagnare le imprese a questa rivoluzione, la macchina si deve muovere. Il problema è il totale momento di incertezza» legato al fatto che non si sa bene se si parte, non parte.

Il formato europeo

Fra l’altro, in vista, sul fronte delle normative c’è un altro appuntamento, quello con l’obbligo, dall’aprile del 2019, di effettuare la fattura elettronica con il formato europeo negli appalti pubblici. Formato europeo che è diverso da quello italiano, l’ormai famoso xml al quale è predisposto il sistema di intercambio. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in una recente audizione parlamentare ha spiegato che sono in corso i lavori, con il partner tecnologico Sogei, per recepire la Direttiva Europea 2014/55/UE in materia di fatturazione negli appalti pubblici.

Niente paura, spiegano gli esperti, per le imprese e per i professionisti del settore non ci saranno nuovi complicati adempimenti in vista. «I sistemi di fatturazione elettronica sono già in grado di gestire i formati europei», spiega Rorato, con i quali il formato xml è in grado di dialogare. Anche Serina spiega che «è solo una questione tecnica, e nemmeno così complessa. Sarà forse un problema per chi si occupa di software, ma non per le imprese o per i consulenti. E’ un semplice cambio di formato». Paolo Catti propone l’esempio dell’Emilia Romagna, che «da anni utilizza gli standard europei, e gestisce la fattura tramite sdi (sistema di interscambio) con il formato xml. Quindi la compatibilità c’è tutta». E anzi, «l’ipotesi di un Sdi capace di guardare a standard anche più evoluti, apre nuove possibilità di digitalizzazione». Il formato xml pa riguarda solo la fattura, mentre i formati europei consentono di gestire anche l’ordine, il documento di trasporto, e via dicendo. Quindi, il consiglio è di guardare a questi sistemi per la gestione della fattura, proiettandosi già verso l’aprile 2019 facendo una scelta più lungimirante.

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