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A sei mesi dall'obbligo

Fattura elettronica B2b, cosa sta funzionando e cosa no: il primo bilancio

Oltre 1 miliardo di fatture elettroniche inviate da 3,3 milioni di soggetti Iva: i dati dell’Agenzia delle entrate relativi ai primi sei mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo di fattura elettronica B2B manifestano una crescente consapevolezza verso la procedura. Ma non mancano i margini di miglioramento

30 Lug 2019
Claudio Rorato

Direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica ed eCommerce B2b - Politecnico di Milano

Umberto Zanini

Dottore Commercialista e Revisore Legale, Coordinatore Area tecnico-normativa Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b


Decorsi sei mesi dall’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, è possibile fare un primo bilancio su che cosa ha funzionato, come la stanno vivendo le aziende, e che cosa va migliorato.

In generale possiamo dire che il modello adottato dall’Agenzia delle Entrate funziona, come evidenzia il livello degli scarti, passato da un iniziale 6% circa a meno del 3%. La struttura informatica si è dimostrata affidabile e, gradualmente, la prassi ha mostrato una crescente consapevolezza da parte dei soggetti obbligati.

Un’ulteriore iniezione di fiducia proviene dalla quota di soggetti non obbligati, circa il 10%, che ha optato per l’adozione della fattura elettronica. Le spiegazioni possono ricondursi a due precise situazioni: la disparità contrattuale in un ipotetico rapporto commerciale tra fornitore e cliente e la maggiore consapevolezza da parte di questi soggetti, che si riconoscono all’interno di un più ampio ecosistema, che armonicamente gira con le stesse regole.

Fattura elettronica, i dati del primo semestre

Gli aggiustamenti, sui quali già l’Agenzia delle Entrate sta lavorando, porteranno a ridurre ulteriormente le farraginosità che alcune filiere, più evolute nelle soluzioni informative adottate, hanno dovuto sopportare (ci riferiamo, in particolare, alle filiere che da anni hanno sviluppato soluzioni EDI con una ricchezza informativa non ancora raggiunta dal formato XMLPA). Il buon senso, la collaborazione e i più che buoni risultati finora ottenuti faranno decollare la fattura elettronica, con la speranza che al più presto diventi uno standard realmente pervasivo nel sistema economico nazionale.

Secondo i dati divulgati dalla stessa Agenzia delle Entrate, nei primi 6 mesi risultano trasmessi al sistema di interscambio (SdI) oltre 1 miliardo di fatture elettroniche da parte di 3,3 milioni di soggetti Iva; la città più prolifica è Milano con 257 milioni di file da parte di 215 mila operatori, seguita da Roma con 196 milioni di file trasmessi da parte di 221 mila operatori, da Torino con 36 milioni e, a seguire, da Bologna con 24 milioni, Napoli 20 milioni e Verona 16 milioni.

I settori finora più interessati all’emissione delle fatture elettroniche sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio di riparazione di autoveicoli e motocicli (265 milioni di file trasmessi da parte di 714 mila operatori), seguiti dai settori delle utility (183 milioni) e dei servizi di informazione e comunicazione (161 milioni). Con riguardo, invece, ai servizi forniti dall’Agenzia delle Entrate, nei primi 6 mesi sono stati richiesti 3,8 milioni di QR-code, mentre sono state rilasciate circa 8 milioni di deleghe per i servizi relativi all’area fatture e corrispettivi.

In queste settimane, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate stanno partecipando ad alcuni incontri con delegazioni straniere, interessate ad approfondire il funzionamento del modello italiano, con l’intento di poterlo replicare nei loro contesti per contrastare l’evasione Iva. L’Italia è sugli scudi della stampa straniera, che ha dato ampio risalto al cambio di passo dell’Agenzia delle Entrate (NdA: “L’Italia ora combatte le frodi fiscali in modo più efficiente della Germania” – Wirtschaftswoche, 13 giugno 2019). Nei prossimi anni potremo misurare l’efficacia dei diversi provvedimenti, previsti per combattere un cancro – l’evasione IVA – che, a livello europeo ha toccato i 150 miliardi di euro e che, in Italia, vale circa 35 miliardi, in Germania 22 e in Francia 20.

Cinque aspetti del primo semestre di obbligo

Nel corso del convegno dell’OsservatorioFatturazione elettronica & eCommerce B2b” tenutosi lo scorso 27 luglio 2019 presso il Politecnico di Milano, abbiamo avuto modo di condividere con i tanti partecipanti, cinque principali aspetti che hanno contraddistinto questi primi mesi di introduzione dell’obbligo della fattura elettronica B2b:

  • nella fase iniziale sono stati riscontrati dagli operatori e dalle aziende, dei problemi tecnici di trasmissione/ricezione dei file al/dal Sistema di interscambio (SdI), soprattutto per coloro che impiegavano il canale SFTP;
  • vi è una forte aspettativa di semplificazione fiscale da parte delle aziende e degli operatori del settore, come per esempio i Commercialisti, ai quali, insieme alle software house, va il merito di aver supportato le microimprese con attività formative e con la disponibilità di piattaforme in cloud per interfacciarsi con il SdI;
  • nelle aziende e nei professionisti si nota una crescita culturale sui temi legati alla digitalizzazione e, più in generale, una maggiore consapevolezza sull’apporto di valore da parte delle tecnologie in termini di efficienza ed efficacia;
  • molti provider tecnologici e software house stanno ragionando su quali nuovi servizi a valore aggiunto fornire alla clientela, consapevoli che la fattura elettronica e la conservazione digitale, sono sempre più delle commodity.

Margini di miglioramento

L’attuale processo operativo legato alla gestione della fattura elettronica, potrebbe essere migliorato:

  • arricchendo il tracciato XML con nuovi campi gestionali, utili ad automatizzare il ciclo order-to-cash e procure-to-pay (e.g. indirizzo di consegna della merce a livello di riga, dati del soggetto pagante se diverso dal cliente, etc) oltre che nei caratteri speciali gestiti (e.g. Ø ® © ä ô etc);
  • introducendo nuovi controlli da parte del SdI, come il campo <ImportoTotaleDocumento>, oppure il campo <IdFiscaleIVA> se il cessionario/committente è un soggetto Iva, oppure il campo <CodiceFiscale>, se il cessionario/committente è una società facente parte di un gruppo Iva;
  • prevedendo dei campi opzionali nel QR-code, come per esempio il nome/cognome del dipendente dell’azienda che ha eseguito l’acquisto del bene o del servizio (e.g. hotel, ristorante, etc);
  • avviando un percorso di adeguamento al formato Europeo della fattura elettronica EN 16931-1 e, quindi, allo standard internazionale UBL 2.1, aprendo alle aziende la possibilità di utilizzare uno dei 65 documenti di business previsti, impiegando eventualmente PEPPOL.

Prosegue il percorso avviato dall’Agenzia delle Entrate nell’introdurre nuove forme di tax compliance, che fanno leva sull’impiego massiccio della tecnologia: il primo luglio è partita la prima fase relativa all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi (scontrino elettronico), mentre il primo gennaio 2020, congiuntamente con la lotteria nazionale legata ai corrispettivi, verrà avviata anche la seconda fase. Sono innovazioni che certamente impattano sulle imprese, in particolare quelle che devono gestire contemporaneamente sia le fatture elettroniche, sia i corrispettivi telematici; tuttavia, i benefici sono destinati ad allargarsi al ciclo order-to-cash e procure-to-pay e ad aprire nuovi scenari di business legati, per esempio, a nuove forme di pagamento nei punti cassa e alla connessione internet, che molti negozi dovranno attivare.

Conclusione

Aumentare il gettito Iva sommerso, sensibilizzare i contribuenti a comportamenti più virtuosi e collaborativi non sembrano più scogli insormontabili. Sicuramente la tecnologia si è dimostrata un fattore abilitante e indispensabile al raggiungimento di questi obiettivi. Non si può negare che se a tutto ciò si affiancheranno una maggiore estensione della fattura elettronica ad altri soggetti, il Paese può porsi dei traguardi realmente ambiziosi. Infine, occorre sottolineare che la vera semplificazione – che potrebbe davvero essere la chiave di volta – si realizzerà solamente con la revisione dell’impianto normativo, eccessivamente ricco e, di per sé, foriero di inefficienza e contraddizioni.

Un’ultima citazione, ma non meno importante, riguarda l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che, attraverso l’impiego delle tecnologie informatiche, è stata in grado di raggiungere i massimi livelli di efficienza nello sdoganamento delle merci in entrata e in uscita. Oggi i servizi italiani di sdoganamento forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono ai primissimi posti internazionali (1° posto nella classifica Doing Business 2019 della Banca Mondiale, terzo posto nella classifica Enabling Trade Index del World Economic Forum). Ciò significa rendere il nostro Paese attraente nell’insediamento di poli produttivi, commerciali e logistici.

Il guanto di sfida è stato lanciato e i risultati si iniziano a vedere. Collaborazione e buon senso, aiuteranno a migliorare sempre più.

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