La guida

Pensione sociale, cos’è, importo e requisiti per l’assegno sociale

Un aiuto alle persone che hanno compiuto sessantasette anni di età e si trovano in condizioni di forte disagio economico: l’assegno sociale, che ha sostituito la pensione sociale, ha importo variabile ogni anno e prevede

10 Set 2021
Nicoletta Pisanu

Redazione AgendaDigitale.eu

pensione sociale

Una misura a sostegno di chi si trova in una condizione di forte disagio economico: la pensione sociale, dal 1996 sostituita dall’assegno sociale, è un beneficio assistenziale che consiste nel riconoscimento di una somma di denaro per tredici mensilità. Il valore viene stabilito di anno in anno, per il 2021 la cifra è stata fissata a 460,28 euro. Vediamo a che cosa serve e le condizioni per richiederlo, ma anche come presentare domanda grazie ai servizi Inps online.

Cos’è la pensione sociale o assegno sociale

Ormai sostituita dall’assegno sociale, la ex pensione sociale è stata istituita con la legge numero 153 del 30 aprile 1969 denominata “Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale”. All’articolo 26 della norma veniva indicato che ai cittadini italiani, residenti in Italia, con età uguale o superiore a sessantacinque anni con redditi non superiori a 336.050 lire, la valuta allora corrente, sarebbe stata corrisposta quella cifra ripartita in tredici mensilità da 25.850 lire ciascuna.

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Da allora ci sono stati dei cambiamenti, in particolare nel 1996 la pensione sociale ha lasciato spazio all’assegno sociale. L’obiettivo è lo stesso della precedente misura, cioè dare supporto economico alle persone in una condizione di disagio. Le soglie di reddito entro cui è possibile ottenere il beneficio vengono stabilite di anno in anno, l’assegno sociale inoltre può essere richiesto anche da cittadini stranieri residenti in Italia. L’assegno sociale, va precisato, non è soggetto a Irpef. Con l’assegno sociale non si ha diritto alla quattordicesima.

Qual è la differenza tra pensione sociale e reddito di cittadinanza

La pensione sociale, ora assegno sociale, non va confusa con il reddito di cittadinanza: sebbene entrambi siano provvedimenti di natura assistenziale si tratta di misure differenti che riguardano diverse platee, in primis per il fatto che l’assegno sociale è diretto a persone di età uguale o superiore ai sessantasette anni.

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Quali sono i requisiti per avere l’assegno sociale

I requisiti che persone di cittadinanza italiana o straniera devono possedere necessariamente per chiedere l’assegno sociale a partire dal primo gennaio 2019 sono:

  • Aver compiuto sessantasette anni.
  • Trovarsi in una condizione di disagio per motivi economici: il reddito entro le soglie stabilite annualmente viene accertato singolarmente per i cittadini non sposati e in cumulo con i redditi del coniuge per chi invece è sposato.
  • Avere la residenza in Italia e dieci anni di soggiorno legale e continuo nel territorio nazionale a partire dal 2009.
  • Per i cittadini europei, iscrizione all’anagrafe del Comune in cui si risiede, mentre per i cittadini provenienti da Stati extra UE è necessario il permesso di soggiorno di lungo periodo.

Residenza in Italia per assegno sociale

Il dettaglio della residenza risulta essere particolarmente importante: l’assegno sociale non può essere attribuito se il richiedente risulta essere residente fuori dai confini nazionali, una condizione che viene verificata ogni anno così come i requisiti relativi al reddito.

Qualora il titolare dell’assegno sociale dovesse eventualmente trovare all’estero, la durata di tale soggiorno non deve essere superiore a trenta giorni, pena la sospensione dell’assegno sociale per un anno, trascorso il quale il beneficio viene del tutto revocato.

Come fare la domanda per la pensione di vecchiaia senza contributi

Per ottenere l’assegno sociale è necessario presentare una richiesta. La domanda deve essere avanzata online e l’ente di competenza per tale misura assistenziale è l’Inps. Sul portale ufficiale dell’istituto è disponibile il servizio riservato a questa procedura, è stato messo a disposizione anche un manuale per chiarire tutti gli aspetti relativi alla compilazione della richiesta. Per accedere, dal primo ottobre sarà necessario SPID: infatti, le credenziali Inps, come quelle degli altri portali della PA, non saranno più utilizzabili.

Qualora non fosse possibile servirsi della procedura online, per assenza di una connessione internet o per altri motivi, si può richiedere l’accesso alla misura tramite:

  • il contact center di Inps telefonando al numero gratuito da rete fissa 803 164 o, se ci si serve di una rete mobile, al numero 06 164 164;
  • Rivolgendosi a intermediati o enti di patronato.

Qual è l’importo dell’assegno sociale

Va ricordato che l’importo dell’assegno sociale, ex pensione sociale, nonché il tetto fissato per il reddito massimo che concede l’accesso al beneficio variano ogni anno. L’importo stabilito per l’anno 2021 ammonta a 460,28 euro per tredici mesi, mentre il limite relativo al reddito è stato fissato a 5.983,64 euro all’anno, mentre sale a 11.967,28 euro se il soggetto richiedente è sposato, considerando il cumulo con i redditi del coniuge. La somma da attribuire a ogni soggetto si determina così:

  • Assegno sociale intero per chi non è sposato e non ha alcun reddito o chi è sposato ma ha un reddito familiare minore rispetto alla cifra totale annuale del beneficio;
  • Assegno sociale ridotto per chi non è sposato e ha un reddito minore rispetto all’importo annuale della misura oppure per chi è coniugato e ha un reddito familiare totale compreso tra il totale annuale dell’assegno sociale e il doppio di tale cifra.

Come si calcolano i redditi per avere l’assegno o pensione sociale

Utile quindi approfondire come sia necessario calcolare i propri redditi al fine di ottenere l’assegno sociale. Come spiegato da Inps sul proprio portale, affinché venga riconosciuto l’assegno sociale ex pensione sociale è importante considerare i seguenti redditi:

  • Redditi non sottoposti a imposta
  • Redditi sottoposti all’Irpef, considerando la cifra netta tolti contributi e imposte;
  • Redditi sottoposti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta attribuiti dallo Stato o enti pubblici e privati: si tratta di redditi che derivano da vittorie a giochi e concorsi;
  • Interessi bancari e postali, titoli di Stato, premi, in generale redditi soggetti a imposta sostitutiva;
  • Redditi che derivano da fabbricati e proprietà terriere;
  • I vitalizi assegnati dall’Inail;
  • Pensioni di guerra;
  • Pensioni attribuite da Paesi all’estero;
  • Sostegni economici a persone non vedenti, non udenti o invalidi civili;
  • Assegni alimentari erogati in adeguamento alle regole stabilite dal Codice civile.

Al contrario, non bisogna considerare nel calcolo dei redditi ai fini di ottenere l’assegno sociale i seguenti redditi:

  • TFR – Trattamento di fine rapporto o loro anticipi;
  • Reddito relativo alla casa in cui si abita;
  • Competenze arretrate che sono sottoposte a una separata tassazione;
  • Indennità corrisposte per l’accompagnamento di persone non vedenti e non udenti o invalidi civili;
  • Vitalizi attribuiti ai veterani della Prima guerra mondiale (1915-1918).

Per non sbagliare, è possibile svolgere i calcoli con il supporto di un professionista commercialista o di un ente come il CAF, spiegando il fine dell’ottenimento dell’assegno sociale e fornendo tutte le informazioni e la documentazione necessarie a ottenere il giusto risultato.

Benefici per disagio economico, le indicazioni del Garante privacy

Va sottolineato che la gestione dei dati degli utenti che richiedono i benefici economici deve prevedere tutele particolari per non rendere pubblica la situazione di disagio in cui si trovano gli interessati. È la raccomandazione del Garante privacy, che ha annunciato il 10 settembre 2021 di aver sanzionato per 200.000 euro Regione Lombardia “per aver diffuso sul sito web istituzionale i dati personali di più di centomila studenti, che avevano richiesto borse di studio statali o sussidi economici per l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica – si legge in una nota ufficiale diffusa dall’Autorità -. Tenuto conto che per accedere al contributo occorreva essere in possesso di un valore ISEE non superiore a circa 15.000 euro e l’entità dei benefici era minima (sotto ai 1.000 euro) la diffusione on line aveva come effetto immediato quello di rivelare la condizione di disagio economico degli interessati”.

Nel caso specifico, l’indagine del Garante ha portato a scoprire come dalla home page del portale istituzionale della Regione fosse possibile consultare ed effettuare il download delle istanze ammesse e finanziate, ma anche di quelle ancora da finanziare oltre all’elenco di chi ha ottenuto una borsa di studio e delle domande rigettate. Liste che, spiega il Garante, “riportavano dati personali quali l’Id della domanda, il nominativo del richiedente, la classe dello studente, il codice e la denominazione della scuola, il numero della domanda. L’Autorità ha ribadito che i soggetti pubblici, nel rispettare gli obblighi di trasparenza, possono diffondere dati personali solo se tale operazione è prevista da una norma di legge o di regolamento, nei casi previsti dalla legge e sempre nel rispetto dei principi in materia di protezione dei dati come, ad esempio, il principio di minimizzazione”. Dopo l’intervento dell’autorità garante, i dati sono stati rimossi dal sito.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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