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Emergenza sanitaria e digital divide: abbattere la burocrazia per ripartire

Con l’emergenza sanitaria in corso, il Paese è tornato a scoprire i divari e a volerli vincere. I territori devono fare la loro parte, ma non possono accettare che aziende di Stato o altri soggetti parastatali blocchino o rallentino progettazione, cantieri e collaudi per questioni burocratiche. L’appello

31 Mar 2020
Marco Bussone

presidente Uncem


I Comuni montani da dieci anni insistono per far capire alle Istituzioni e all’opinione pubblica che se questo Paese non risolve le problematiche infrastrutturali, perde la sua unità. Infrastrutture materiali, ma non solo strade e ferrovie. Il digital divide è un’emergenza vera. Divide chi ha da chi non ha, chi può e chi invece deve desistere.

Emergenza sanitaria e digital divide

Uncem, associazione nazionale dei Comuni montani, sostiene che su questo fronte servono maggiori interventi dello Stato, forte e preciso, e delle imprese. Il fattore velocità e il fattore trasparenza vanno di pari passo. Del divario digitale, il Paese si era accorto due anni fa, quando le partite del campionato di calcio venivano trasmesse solo su piattaforme streaming.

E la banda non era disponibile nei territori, campagne, montagne, zone rurali, aree interne. Molti servizi sui giornali, focus in tv, poi si è tornati nel buio. I Comuni, gli operatori, le Associazioni di categoria delle Telco hanno mantenuto alta l’attenzione e agito sulla istituzioni.

Con l’emergenza sanitaria in corso, il Paese è tornato a scoprire i divari e a volerli vincere. Che la mancanza di reti digitali adeguate sia un problema non è un’affare per pochi addetti e mille sindaci. È il fronte che emerge più fragile nella crisi incorso, abilitante e assente. Il Paese lo scopre e prova a coprirsi, a intervenire. Così, le Istituzioni scelgono in prima battuta di condividere e “aprire” le informazioni sulla situazione nella quale ci troviamo. Come siamo messi con la BUL? Mentre nelle grandi e medie città, il Piano banda ultralarga – nelle aree A e B – sta arrivando, la fibra accesa e approdano tra i condomini le prime offerte degli operatori, nelle “aree bianche” C e D la situazione BUL è molto più complessa. E lo sappiamo: progetti, lavori e collaudi in ritardo di quasi due anni. Per difficoltà autorizzative, per mancanza di permessi anche dagli Enti territoriali oltre che da Anas, Rfi,  soprintendenze, per scarsa forza lavoro che non sempre le imprese hanno tanto più in questa emergenza sanitaria.

Missione trasparenza

Serve trasparenza e lo sa bene il Ministro Pisano. Pochi giorni fa ha voluto lanciare, con l’ok di Cobul, Mise, Infratel, una nuova piattaforma sul sito bandaultralarga.italia.it per dare tutte le informazioni a cittadini, operatori, istituzioni. Migliaia di dati, numeri, percentuali sullo stato dei lavori del Piano BUL nelle aree bianche facilmente accessibili. Regione per Regione, Comune per Comune. I dati vengono estratti due volte al giorno dalla piattaforma Geo4wip, strumento informatico condiviso tra Infratel e Open Fiber, e inseriti nella dashboard.

Sono otto le schede navigabili, che restituiscono i dati delle Regioni e dell’avanzamento del Piano in oltre 7000 Comuni italiani, complessivamente o parzialmente compresi nelle “aree bianche”. La dashboard sostituisce le tabelle che fino a dicembre erano pubblicate sul sito bandaultralarga.italia.it ogni mese, con fogli excel scaricabili sia per la fibra sia per l’FWA.

Ora le schede – meglio leggibili a schermo intero – sono più chiare, restituendo: lo stato di avanzamento del piano per Comune e poi per unità abitative, i dettagli di ciascun Comune, i Comuni aperti per Regione, quali Comuni sono già disponibili “agli operatori”, cioè le reti posate si possono accendere e dove si possono già vendere pacchetti di connettività a banda ultralarga.

Ancora, i permessi mancanti, la situazione e il rapporto tra fibra e FWA. La nuova visualizzazione dei numeri e dei Comuni – grazie ai form di ricerca – garantisce ai Sindaci (e a tutti i cittadini) di capire cosa stia succedendo o non succedendo sui loro territori.

Non svela però i motivi dei ritardi e di soli, a oggi, 166 Comuni collaudati e ancor meno, 109, disponibili agli operatori. Di certo, ci sono ancora troppe autorizzazioni mancanti. Tanti Comuni non hanno ancora dato il via libera al piano e dovranno farlo al più presto. Uncem sta facendo tutto il possibile per attivare gli Enti locali.

Il Piano Bul è già troppo in ritardo e i territori devono fare la loro parte. Ma non possono accettare – ora che vi è una piena trasparenza dei dati – che aziende di Stato o altri soggetti parastatali blocchino o rallentino progettazione, cantieri e collaudi per questioni burocratiche, catene decisionali troppo lunghe, atti e documenti mancanti. La dashboard varata dal Cobul non lascia scampo. Anche alle Regioni che nelle loro cabine di regia devono esser più determinate, fare azioni insieme per accelerare i piani regionali e impedire che uffici o burocrati di turno minino l’infrastrutturazione veicolo di digitalizzazione.

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