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Fibra & Co

Digital divide banda ultralarga, ecco tutti i problemi da superare

Una veloce analisi sulla tematica del digital divide di seconda generazione: dalle motivazioni ai piani Ue per lo sviluppo FTTH, fino al nodo delle risorse finanziare insufficienti. Ecco la sintesi principali dei punti di attenzione

10 Apr 2019
Roberto Opilio

Telecommunications Senior Business Advisor, Regional Senior Advisor del Cebf per Italia e Sud Europa


Avviare una riflessione sul tema del digital divide nell’era dell’ultrabroadband (banda ultralarga) significa addentrarsi in un mondo praticamente inesplorato per diverse motivazioni.

Innanzitutto occorre precisare che definire cosa vuol dire digital divide nell’era dell’ultrabroadband è un fatto puramente convenzionale, oltre che estremamente complesso, per via delle innumerevoli tecnologie disponibili sul mercato dell’accesso (FTTH, FTTC, GFAST, Docsis 3.0, FWA di diverse tipologie, e ancora 5G e 4G ).

Ciò che appare evidente è che l’accesso fisso, in Italia monopolio pressoché assoluto del rame e ora in progressiva sostituzione con la fibra, e l’accesso mobile tendono a convergere sempre di più e ad avvicinarsi in termini prestazionali rendendo sempre più complesse sia le problematiche regolatorie che la competizione di tipo infrastrutturale.

Addirittura quando si inizia a parlare di tecnologia mobile di sesta generazione (6G), tecnologia ancora ben lontana dall’essere standardizzata dagli organismi internazionali (ma sappiamo tutti che la tecnologia mobile non terminerà certamente con il 5G che comunque la farà da padrone nel prossimo decennio), si sente parlare di prestazioni in accesso di 1 TERA (1000 gigabit), numero che fa impallidire tutte le prestazioni sulle quali il mondo delle telecomunicazioni ragiona e discute al giorno d’oggi.

La copertura FTTH

Certamente una grande semplificazione nel definire cosa si intende per digital divide dell’ultrabroadband può essere riferirci esclusivamente alla copertura in fibra ottica fino all’interno delle abitazioni (FTTH) ma in questo caso il traguardo di una copertura significativa è ben lontano nel tempo.

La copertura reale (in termini di unita’ immobiliari realmente commercializzabili) del paese infatti a fine 2018 può essere stimata intorno al 20 per cento delle unità immobiliari e i piani che sono pubblici dei principali operatori infrastrutturali in fibra nell’accesso fisso (Open Fiber-TIM-Fastweb) ci portano nel 2023/24 a qualcosa dell’ordine del 60%.

Sarà certamente interessante vedere i risultati della recente consultazione effettuata da Infratel sulle aree nere e grigie per capire l’evoluzione dei piani del “sistema Italia” avendo però ben chiaro che quando si parla di 100 megabit la traduzione in ‘uguale a FTTH’ non è necessariamente vera in quanto, come detto nell’introduzione dell’articolo, una pluralità di tecnologie consente di erogare quelle prestazioni.

Personalmente credo che lo sviluppo della fibra nelle abitazioni impiegherà un decennio per raggiungere una copertura vicino al 90% della popolazione lasciando aperto il problema, se tale lo si vuole considerare, di come gestire il 10% rimanente.

I motivi del digital divide ultrabroadband

Le motivazioni che influenzano tale digital divide sono ovviamente esattamente le stesse del digital divide di prima generazione (il broadband adsl) e cioè un costo di collegamento estremamente elevato nelle abitazioni remote a cui si può aggiungere la difficoltà tecnica di realizzazione in un paese dove il patrimonio artistico è importante e giustamente tutelato.

Comunque l’incremento di circa 30 punti percentuali di copertura, pari a circa 10 milioni di abitazioni, non è certamente un passaggio semplice sia dal punto di vista delle risorse finanziarie necessarie che da un punto di vista realizzativo. Ovviamente tali problematiche non sono circoscritte all’Italia ma coinvolgono quasi tutti i paesi europei. Se esaminiamo infatti il rapporto DESI (digital economy and society index) del 2018 della Commissione europea si vede chiaramente che la copertura esclusivamente in fibra è ancora a livelli inferiori, nella media europea, al 30%.

DESI Report 2018 – Connectivity

Accelerare lo sviluppo dell’FTTH, i Piani Ue

E’ anche per questo che nel corso del 2018 la Commissione europea ha costituito un fondo specifico (CEBF- connecting europe broadband fund) con la partecipazione delle principali ‘casse depositi’ europee (CDP italiana, KFW tedesca, CDC francese) finalizzato principalmente ad accelerare lo sviluppo dell’FTTH nelle aree grigie e nelle aree industriali dei diversi paesi europei principalmente attraverso progetti ‘greenfield’ con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Ovviamente le risorse messe a disposizione (a regime 600 milioni di euro, ma non e’ esclusa una estensione qualora le risorse vengano utilizzate velocemente) sono certamente insufficienti per le necessità ma sono comunque un contributo da valorizzare al meglio che l’Italia non mancherà di fare.

L’infrastrutturazione dei distretti industriali

Un discorso a parte merita poi la tematica dei distretti industriali dove appare sempre più’ importante il contributo di piccoli e medi operatori locali che investono in infrastruttura di accesso nella visione, ovviamente non sempre condivisa a livello di settore telecomunicazioni, che sia strategico essere operatori verticalmente integrati per essere più competitivi in un mercato sempre più aggressivo e sempre più povero dal punto di vista della redditività.

Tornando al tema di come gestire il 10 per cento che difficilmente sarà coperto in fibra fin dentro la abitazione sicuramente le tecnologie fixed wireless (FWA e 5G) daranno un contributo importante nel fornire prestazioni adeguate per la maggior parte degli utilizzi dei clienti residenziali. D’altronde tali tecnologie sono già utilizzate nella copertura delle aree bianche oggetto di bandi Infratel (le ultime tre Regioni sono state aggiudicate in questi giorni ad Open Fiber), dove le cosiddette case sparse, pari ad oltre il 15 per cento del totale di circa 9,5 milioni di unità immobiliari su base ISTAT del totale dei bandi, verranno coperte attraverso tecnologia FWA utilizzando frequenze a 26 Gigahertz.

Altra tematica con cui dovremo imparare a convivere nel futuro sarà quella legata al fatto che, mentre il digital divide di prima generazione era pressoché esclusivamente concentrato nelle aree rurali, il digital divide ‘fibra’ lo troveremo anche all’interno delle aree urbane a causa sia di problematiche realizzative legate alla complessità dell’intervento in relazione agli investimenti da sostenere (allo stato attuale tutti i programmi degli operatori infrastrutturali non prevedono la copertura totale della singola città ma intorno al massimo dell’80%) sia di difficoltà a livello di singolo palazzo in relazione a problematiche condominiali di varie tipologie.

Possiamo quindi concludere questa veloce analisi sulla tematica del digital divide di seconda generazione sintetizzando i principali punti di attenzione:

  • occorrono ancora molti anni per il completamento dei progetti FTTH in essere,
  • le risorse finanziarie attualmente disponibili non sono sufficienti e certamente andranno integrate sia a livello italiano che comunitario (pubblico e privato),
  • sarà estremamente difficile andare oltre una copertura FTTH in fibra oltre il 90 per cento della popolazione,
  • altre tecnologie di tipo wireless costituiranno il veicolo principale per completare la copertura ultrabroadband in tutte le aree rimanenti.

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