Rapporto Anitec Assinform

Ecco la prova finale che è nel digitale la salvezza del Paese: ma serve agire subito

Il rapporto Anitec Assinform evidenzia la crescita del digitale nel 2020. Ma servono riforme, spinta su AI col Pnrr e un rilancio del piano di Transizione 4.0. Il tutto puntando tutto su una maggiore orchestrazione dei fondi pubblici e sul potenziamento delle competenze digitali

08 Lug 2021
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

digitale

Con il 73% di aziende del settore infrastrutture che ha già adottato piattaforme tecnologiche, 50 milioni di utenti internet e 2 milioni di nuovi consumatori online, che fanno da traino ai pagamenti digitali (+29%) e con 6 milioni di lavoratori in smart working da connettere, l’anno 2020 si rivela fondamentale per il mercato digitale, che ha retto meglio i colpi della crisi rispetto all’economia nel suo insieme.

È quanto emerge dal rapporto annuale “Il Digitale in Italia 2021”, realizzata da Anitec-Assinform che ha analizzato i principali indicatori della digitalizzazione, restituendo alcuni trend che fanno ben sperare per il futuro. Non resta altro che dare forme a nuove prospettive e intraprendere un approccio strutturato alla digitalizzazione.

Gli scenari che si aprono con il PNRR sono rosei. Nell’intero periodo 2021-2024 il tasso di crescita del mercato digitale dal fisiologico 3,8% potrebbe salire al 7,1% medio annuo, una performance che non si registra da almeno 30 anni. Confindustria sollecita alcune azioni, dei prerequisiti per far sì che il Pnrr sprigioni tutto il suo potenziale. L’ambizione è quella di vedere un intero Paese avanzare nel posizionamento innovativo.

Andamento del mercato digitale in Italia nel 2020

“Le stime interne indicano una crescita congiunturale prossima al 2% nel secondo trimestre”, pertanto “il recupero del PIL pari o superiore al 5% appare oggi raggiungibile, così come il ritorno al livello del PIL pre-crisi entro il terzo trimestre del 2022”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel suo intervento all’assemblea dell’ABI (Associazione bancaria italiana). “Prima della crisi pandemica la crescita potenziale era stimata allo 0,6% l’anno. Con il completamento degli investimenti e riforme previsti dal PNRR potrebbe salire all’1,4%”, ha aggiunto.

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In questo contesto di crescita espansiva dell’economia nazionale, un ruolo cruciale lo sta giocando il digitale, con una crescita prevista del 3,5% nel 2021 e dinamiche in miglioramento in tutti i comparti.

D’altronde i dati presentati nel rapporto di Anitec restituiscono la fotografia di un 2020 in cui l’Italia ha migliorato il suo posizionamento digitale, in continuo progresso e con una dotazione di sistemi, reti e servizi in grado di attenuare gli effetti del lockdown. Il periodo emergenziale ha permesso all’Italia di recuperare forti ritardi nell’adozione del digitale rispetto agli altri Paesi europei.

Lo scorso anno il mercato digitale italiano è calato dello 0,6%, a fronte di una flessione del PIL nazionale dell’8,9%, portandosi a 71,5 miliardi di euro (71.504 milioni), con una dinamica meno drammatica rispetto ad altri settori.

Un aumento che ha riguardato vari settori dell’economia, ma anche della società: nel 2020, infatti, oltre 1 milione di persone si sono connesse a Internet per la prima volta, mentre gli utenti complessivi sono cresciuti del 2,2%, arrivando a toccare i 50 milioni. Si sono registrati aumenti significativi per l’e-commerce, con 2 milioni di nuovi utenti nel 2020, per i pagamenti digitali (+29%), per l’Internet banking (+28%) e un aumento del 28% nelle vendite dei notebook.

Il mercato del digitale si conferma però con una dinamica a due velocità: da una parte la componente più tradizionale del mercato, come i servizi di rete (-6,4%, 19.391 milioni di euro) e la componente software (-2,3%, 7.517 milioni di euro), che subisce l’impatto negativo della sospensione delle attività di molte aziende, in particolare PMI. In controtendenza, nella componente tradizionale, la spesa in dispositivi e sistemi (+1,3%, 19.368 milioni di euro), che ha beneficiato della crescita della domanda di PC e dispositivi mobili associata alla diffusione del lavoro da remoto, e il mercato dei servizi ICT (+3,3%, 12.702 milioni di euro), trainato dalla necessità di garantire il funzionamento di sistemi e applicazioni. Con segno più anche il segmento dei contenuti digitali (+3,6%, 12.526 milioni di euro), che ha beneficiato della crescita del video on demand.

Dall’altra la componente dei Digital Enablers, trasversali ai vari comparti, cresciuti nel loro insieme del 7,1% nel 2020, trainata dal Mobile (+4,4%, 4,3 miliardi di euro), Cloud (+20%, 3,4 miliardi) e Cybersecurity. Tecnologie in forte dinamismo, previste in ulteriore accelerazione, fino a livelli tra l’11,7 e il 12,5% nei prossimi anni.

Un Paese più digitale ma polarizzato

Se il 2020 ci ha consegnato un Paese più digitale, al tempo stesso l’emergenza pandemica ha innescato o aumentato diversi tipi di divari, sia in ambito economico che sociale. In ambito economico ha polarizzato le performance aziendali, in termini di produttività e valore aggiunto per addetto, premiando la capacità di reazione delle organizzazioni digitalmente avanzate (proattive avanzate) e penalizzando ulteriormente le rigidità delle organizzazioni non tecnologicamente aggiornate, quelle con una scolarizzazione dei dipendenti inferiore alla media e più orientate verso i mercati locali o nazionali[1].

La diffusione di tecnologie digitali è stata maggiore tra le imprese del settore delle infrastrutture (82%), con il 73% di aziende che hanno già introdotto piattaforme tecnologiche (a fronte di una media europea del 52% di aziende) e il 43% soluzioni nell’Internet of Things (contro una media europea del 38%), mentre è risultata più limitata tra le imprese del settore costruzioni (37%).

L’analisi degli investimenti, dello stato di digitalizzazione delle PMI e del loro divario con le realtà di maggiori dimensioni, è fondamentale per comprendere i principali ostacoli strutturali per un vero e proprio sviluppo del digitale in tutti i segmenti del mercato. Il rapporto su questo punto è chiaro: “da anni, ormai, il loro livello di digitalizzazione non regge il confronto con le stesse realtà negli altri paesi avanzati e il cammino per una ripresa degli investimenti e un recupero del ritardo è ancora tutto in salita. Soprattutto le imprese con meno di 50 addetti continuano a essere poco evolute sia nell’utilizzo delle tecnologie digitali che nella gestione del capitale umano con competenze ICT”.

Insieme alla mancanza di infrastrutture adeguate, è proprio la prevalenza di PMI spesso restie o poco inclini a cogliere le opportunità legate alle nuove tecnologie digitali, la causa principale dell’andamento molto lento della produttività della nostra economia rispetto agli altri paesi avanzati europei.

A fronte di quest’analisi, il rapporto avanza alcune soluzioni.

Le soluzioni

  • Ad esempio, per incentivare la crescita di competenze gestionali (per il digitale) si propone che nell’ambito del Pnrr venga elaborato e sperimentato un modello di riqualificazione manageriale focalizzato sulle PMI (con programmi di formazione ad hoc, il coinvolgimento delle associazioni di categoria e l’utilizzo di modelli di diffusione incentrati su piattaforme digitali).
  • Dal lato delle politiche industriali di filiera e per l’internazionalizzazione, invece, si auspica il rifinanziamento del Fondo 394/81[2] gestito da SIMEST, che potrebbe consentire di erogare risorse finanziarie dirette per investimenti che aiutino le PMI italiane a superare le barriere all’internazionalizzazione.
  • Inoltre, il focus dedicato alle filiere produttive, in particolare alle PMI, è incentrato sullo strumento dei Contratti di Sviluppo, volto a finanziare investimenti strategici innovativi e progetti di filiera, con particolare attenzione alle regioni del Sud.

Ambiti e settori a confronto e scenari futuri

L’analisi dei volumi di mercato e dei tassi medi di crescita annui nel periodo 2020-2024 consente di identificare una serie di ambiti tecnologici la cui adozione appare ormai piuttosto consolidata e altri in fase iniziale o avanzata di sviluppo.

Nel gruppo delle tecnologie più consolidate si collocano Mobile, IoT e Cloud.

In particolare le soluzioni di Mobile business, incluse le app di e-commerce e di mobile banking, e il Cloud hanno dato un contributo fondamentale nel garantire alle aziende la flessibilità necessaria per gestire l’emergenza. Gli investimenti in questi due ambiti continueranno a esercitare un ruolo strategico nei piani di trasformazione digitale delle aziende.

Gli investimenti in soluzioni di IoT, pur rallentando nel 2020 (anno che ha visto il rinvio dei progetti soprattutto in ambito manifatturiero), registreranno una ripresa, anche grazie all’impulso del piano Transizione 4.0, rafforzato dalla Manovra 2021 con circa 24 miliardi di euro agganciati al Pnrr, per rilanciare gli investimenti delle imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale.

Nel secondo cluster di tecnologie sono inclusi paradigmi digitali sempre più strategici, ovvero Cybersecurity e Big Data, soluzioni di nicchia, ovvero Wearable Technology e piattaforme per la gestione Web, ed emergenti, ovvero soluzioni di AI/Cognitive e Blockchain. In tal senso, i Digital Enabler continueranno a essere i pilastri su cui si fonderà la crescita degli investimenti tecnologici.

Componenti del mercato digitale a confronto

In linea con la ripresa del mercato digitale, nel periodo 2020-2024 la spesa digitale sarà in aumento in tutti i principali settori economici, anche se con peculiarità e intensità diverse a seconda dei settori considerati.

I settori più colpiti dalla crisi economica, ovvero distribuzione e servizi (con la sola eccezione della GDO) e Travel & Transportation, fanno registrare trend di spesa significativamente inferiori alla media complessiva. Telecomunicazioni & media, assicurazioni, banche e utilities hanno una dinamica mediamente in linea con le previsioni del mercato, con i settori bancario e assicurativo in maggiore accelerazione nel processo di trasformazione digitale per innovare modelli organizzativi, relazione con i clienti e processi.

Con riferimento al settore telecomunicazioni, la cui spesa per investimenti nel 2020 ha subito una brusca frenata, verrà assai probabilmente recuperata nei prossimi due anni, con una forte ripresa della componente SW e un corrispondente incremento dei servizi a supporto.

Nel settore bancario, in aggiunta al rinnovo architetturale in ottica Cloud[3] e alla modernizzazione delle applicazioni, l’innovazione è guidata dalla necessità di potenziare e ampliare le funzionalità di internet banking e di ottimizzare la user experience, in seguito alla crescita del mobile banking e degli utenti digitali che rappresentano ormai il 78%.

Tra le assicurazioni[4] è ritornata di massima priorità la fidelizzazione dei clienti, in quanto il digitale moltiplica le opportunità di ingaggio, ma allontana i clienti. Le due leve principali riguardano la personalizzazione dell’offerta, fornendo prodotti basati su esigenze contestuali, e i tempi più rapidi nella gestione delle richieste e nella risoluzione delle pratiche sinistri grazie all’introduzione di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.

Il settore industria, nonostante la maggiore sofferenza di molti dei suoi comparti durante la pandemia, prevede una forte accelerazione degli investimenti in digitalizzazione nel breve periodo, anche per recuperare il rallentamento o il rinvio di progetti che si è registrato nel 2020. Le priorità strategiche della digitalizzazione nell’industria sono riconducibili a cinque ambiti: ottimizzazione dell’engagement con i clienti, miglioramento delle relazioni con i dipendenti (incremento delle occasioni di interazione, invio di messaggi personalizzati, sviluppo dell’e-commerce), incremento dell’agilità e velocizzazione del time-to-market, aumento dell’efficacia operativa, valorizzazione dei dati.

Nel rapporto si legge che “le difficoltà poste dalla crisi sanitaria in ambito commerciale hanno messo a dura prova la velocizzazione del time-to-market e l’efficacia operativa in relazione soprattutto ai processi produttivi e alla gestione delle reti di fornitura”.

Per questo le aziende industriali si sarebbero concentrate nella trasformazione delle attività produttive e della logistica, innovando la gestione di magazzini e trasporti e puntando sull’adozione di Operation Technology, piattaforme Cloud e IoT, Advanced Analytics e di un’ampia gamma di soluzioni Business Advanced Analytics. E più avanti si fa riferimento alla trasformazione tecnologica del settore che “sta rivoluzionando in misura crescente anche i processi interni, sempre più basati su un intenso scambio di dati da valorizzare e sfruttare in chiave business”. Per questo le imprese starebbero lavorando principalmente alla realizzazione di Data Lake, iniziative fondamentali e propedeutiche all’utilizzo di qualsiasi soluzione di Advanced Analytics.

Conclusioni

Il salto di livello nel processo di digitalizzazione, che il rapporto di Anitec-Assinform si augura avvenga grazie allo stimolo del Pnrr (quasi 50 miliardi di euro entro il 2026), è strettamente legato sia alle tempistiche di realizzazione dei progetti, sia al loro livello quantitativo e qualitativo.

Se si utilizzasse, già nel corso del 2021, tutta l’allocazione dei fondi previsti per gli investimenti in digitale dal Pnrr, il mercato digitale potrebbe aumentare di 3,6 miliardi, raggiungendo un volume di 77,6 miliardi di euro contro i 74 miliardi previsti in base alla sola crescita fisiologica.

Ma l’impatto atteso non è solo quantitativo.

Quello che più serve per Confindustria è un approccio sistemico, con un forte focus sull’attuazione delle riforme, pensando in maniera più approfondita al potenziale dell’IA nell’attuazione del Pnrr e nella definizione di un rilancio del piano di Transizione 4.0. Il tutto puntando tutto su una maggiore orchestrazione dei fondi pubblici, evitando il più possibile la frammentarietà, e sul rafforzamento delle competenze digitali che superi un approccio reattivo e si indirizzi verso un approccio consapevole e proattivo sulle competenze, per rafforzare la cosiddetta “economia della conoscenza”.

La visione è quella di un Paese in grado di garantire un investimento permanente, che sappia valorizzare il ruolo delle tecnologie nella trasformazione dei processi e servizi e, da questo, sappia cogliere appieno i vantaggi del digitale.

Note

  1. Dall’analisi multivariata condotta sulle variabili indicative dei cambiamenti causati dalla pandemia da Covid-19 l’ISTAT disegna un quadro di effetti, scelte, reazioni e strategie che è possibile sintetizzare in cinque profili aziendali: 1) statiche in crisi: imprese che stanno subendo pesantemente l’impatto dell’emergenza sanitaria e non hanno adottato strategie di reazione ben definite; 2) statiche resilienti: unità che non hanno messo in atto strategie di reazione perché non hanno subito effetti negativi rilevanti; 3)proattive in sofferenza: unità duramente colpite dalla crisi ma che hanno intrapreso strategie strutturate di reazione; 4) proattive in espansione: imprese colpite lievemente che non hanno alterato il proprio sentiero di sviluppo precedente; 5) proattive avanzate: imprese colpite in maniera variabile dalle conseguenze della crisi, ma che nel corso del 2020 hanno aumentato gli investimenti rispetto al 2019.
  2. L’attività di nuova prenotazione per l’accesso al Portale dei Finanziamenti agevolati per l’internazionalizzazione SIMEST (Fondo 394/81) è stata momentaneamente sospesa a seguito del massiccio afflusso di domande.
  3. Il Cloud diventerà una scelta obbligata per le banche che vorranno innovare il proprio modello di servizio, con la possibilità di orchestrare cloud pubblico e legacy. Tradizionalmente investitori molto avanzati per la Cybersecurity, il focus delle banche sta convergendo sui seguenti aspetti: protezione nel processo di digitalizzazione della relazione con il cliente, soluzioni di crittografia quantistica, Threat Intelligence e strumenti di sicurezza in ottica predittiva, strumenti avanzati di Endpoint Protection & Response e analisi comportamentale.
  4. Le compagnie di grandi dimensioni sono impegnate nello sviluppo di nuovi ecosistemi che integrano servizi di altri settori come utilities, retail e salute, attraverso lo sviluppo di sistemi di Open API, analogamente a quanto avvenuto nelle banche.
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