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Direttore responsabile Alessandro Longo

il vademecum

Fattura elettronica: tutto ciò che devi sapere (i vantaggi, le giuste strategie)

di Paolo A. Catti, Associate Partner P4I

26 Ott 2016

26 ottobre 2016

Perché è fonte di benefici, come va affrontata, in che modo può portare valore, perché è corretto, utile e doveroso considerarla parte di un progetto per digitalizzare le relazioni B2b. Ecco il quadro completo, nell’analisi di uno dei massimi esperti italiani (articolo in progress, ultimo aggiornamento: 13 marzo 2017)

Come impatta la Fatturazione Elettronica sul ciclo attivo e su quello passivo? E quali strategie bisogna adottare per trarre il massimo vantaggio da questa rivoluzione che ormai si sta affermando in Italia?

Questo vademecum sulla fattura elettronica, che terremo sempre aggiornato, aiuterà tutti gli interessati ad affrontare un futuro che appare sempre più con il volto del presente: inevitabile trasformazione.

 

Che cos’è la Fatturazione Elettronica?

Con “Fatturazione elettronica” si identifica il processo digitale che genera e gestisce le Fatture nel corso dell’intero ciclo di vita che le caratterizza: dalla generazione, all’emissione/ricezione, fino alla conservazione, a norma, per 10 anni. Al centro di questo processo, quindi, ci sono le “Fatture Elettroniche”. Per entrare più nel dettaglio, è opportuno distinguere tra le Fatture emesse verso una PA e quelle emesse verso un’impresa.

Le Fatture emesse verso la PA, nel nostro Paese (dal 31 marzo 2015) sono tutte esclusivamente Fatture Elettroniche: per legge. Non sono semplici file allegati a un’email – come chi ha provato a produrle ha immediatamente compreso – ma si tratta di Fatture in formato elettronico, strutturate secondo un linguaggio standard (definito dalla PA stessa: l’XML “Tracciato FatturaPA”), firmate digitalmente da chi le ha fatte e obbligatoriamente da conservare a fini fiscali solo in digitale. Il formato strutturato consente, a chi lo riceve (in questo caso la PA), di abbattere sensibilmente i tempi di registrazione dei dati – a patto di gestire il processo come un flusso digitale, cioè senza stampare carta – e di cogliere immediatamente eventuali criticità nelle “riconciliazioni” (confronto tra dati in Fattura e informazioni disponibili internamente su Ordinato, ricevuto/fruito per capire quanto effettivamente pagare). La firma digitale sulle Fatture garantisce l’autenticità dell’origine e l’integrità dei contenuti del documento informatico. La conservazione digitale a norma, infine, è un processo definito in modo chiaro dal legislatore che, semplificando, prevede l’apposizione di un’ulteriore firma digitale e una marca temporale sull’archivio elettronico delle Fatture, per cristallizzarne il contenuto e custodirlo per i 10 anni previsti dalle leggi italiane in rigoroso formato digitale (liberandosi per sempre di archivi e stampe massive).

Le Fatture B2B sono quelle emesse da un’impresa verso un’altra impresa. Le Fatture B2b Elettroniche possono essere di tre tipi: ci sono quelle analoghe alle Fatture emesse verso la PA (firmate, in formato strutturato e conservate a norma); ci sono quelle inviate via EDI (non necessariamente firmate, ma in formato strutturato e conservate a norma); e infine ci sono quelle semplicemente “non cartacee” (non necessariamente firmate né su formato strutturato). Queste tre tipologie di Fatture Elettroniche derivano dalla definizione nel nostro quadro legislativo di Fatturazione Elettronica, che prevede: un file firmato digitalmente, oppure un tracciato record inviato via EDI oppure qualsiasi altro tipo di fattura digitale che il destinatario, in base ai processi di business che ha sviluppato, riconosce, paga e porta in conservazione (tratta, cioè, proprio come “se fosse una Fattura”).

Per conseguire realmente i benefici della Fatturazione Elettronica (per chi la emette ma ancor più per chi la riceve), è necessario che le Fatture Elettroniche siano in formato elaborabile dai sistemi informativi (senza necessità di trascrizione manuale dei dati a sistema, evitando quindi ogni azione di “data entry”). Per questo, la forma più efficace di Fatturazione Elettronica è quella che prevede la costruzione di un processo digitale per la generazione, l’emissione, la ricezione, la gestione e la conservazione delle Fatture in formato elettronico elaborabile dai sistemi informativi (per maggiori informazioni sugli strumenti e sugli scenari del B2B si rimanda ai Whitepaper pubblicati da Digital360, scaricabili gratuitamente cliccando qui).

Nel recente passato, lo standard previsto per le Fatture Elettroniche dirette alla PA è stato normativamente e tecnicamente reso disponibile anche per supportare la Fatturazione Elettronica B2B (si rimanda a questo link per i dettagli). Su questo fronte, per diffondere la Fatturazione Elettronica tra le imprese italiane, attraverso il 127/2015 sono stati previsti anche incentivi fiscali: chi ricorre alla Fatturazione Elettronica nel B2B può infatti evitare l’invio trimestrale dei dati IVA (attiva e passiva) previsto dal 193/2016. La Fatturazione Elettronica B2B richiede di bilanciare con attenzione strumenti digitali (standard, canali di trasmissione, firme elettroniche, ecc.), normativi (incentivi, obblighi, tempistiche, ecc.) e regole di processo consolidate negli anni nei molteplici settori del Paese. Tuttavia, nonostante alcuni esperti evidenzino nel nostro paese ancora una mancanza di governance (normativa e di supporto al cambiamento) sull’evoluzione della Fatturazione Elettronica (si veda l’articolo Fatturazione elettronica, abbiamo perso la governance: l’appello ), l’Europa pone la Fatturazione Elettronica al centro dell’evoluzione del suo Mercato Unico Digitale Europeo. Spetta dunque a imprese e PA – e non solo al legislatore, come chiosa perfettamente il pezzo E-Fattura, Polimi: che fare perché non sia occasione sprecata per le aziende – muovere decisi verso la direzione del digitale, per acquisire gli elementi necessari a sostenere un cammino ormai ineludibile senza dubbio accompagnato da interessanti benefici (chi prima inizia, prima apprende e sarà destinato a minori sforzi nel prossimo futuro).

Quali sono i benefici della Fatturazione Elettronica?

I benefici della Fatturazione elettronica – tra imprese e verso la PA – e, più in generale, quelli della Digitalizzazione di tutti i processi di relazione con clienti e/o fornitori, emergono evidenti dalle ricerche dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e eCommerce B2B della School of Management del Politecnico di Milano.

Il beneficio ottenibile passando da un processo tradizionale basato su carta alla Fatturazione elettronica, per organizzazioni che producono/ricevono un volume di Fatture superiore alle 3.000 Fatture/anno, si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura. Questo beneficio deriva in larga parte da risparmi legati alla riduzione dell’impiego di manodopera per (i) attività di stampa e imbustamento; (ii) gestione della relazione con il cliente (tempi dedicati a capire se la Fattura è effettivamente arrivata, se è stata presa in carico, se e quando verrà pagata ecc.) e (iii) gestione della conservazione, che introduce risparmi legati all’eliminazione dei costi di gestione dell’archivio cartaceo.

Traslando questa stima anche su chi gestisce un numero inferiore di Fatture/anno, guardando alle sole componenti fondamentali legate al “fare la Fattura” – Composizione, Stampa e Consegna della Fattura al cliente, senza guardare alla Conservazione – è comunque possibile identificare tre diversi scenari di gestione della “Fatturazione Attiva”: spedita via posta cartacea; su carta e consegnata a mano; file allegato a una email o PEC. Per ciascuno di questi scenari, il costo del processo tradizionale (comprensivo della manodopoera dedicata all’attività) per la produzione di una Fattura si aggira in questi range:

  • Fattura spedita a mezzo posta – tra 2,9 e 3,7 €/Fattura;
  • Fattura consegna a mano – tra 2,6 e 3,5 €/Fattura;
  • Fattura inviata tramite posta elettronica (email o PEC) – tra 1,8 e 2,4 €/Fattura.

Fare Fatturazione Elettronica comporta un sostanziale ripensamento delle logiche di gestione della Fatturazione Attiva. Sempre con riferimento alle sole attività legate al “fare la Fattura”, ai tre scenari precedentemente presi in considerazione ne possono subentrare altri 3, il cui costo diretto per il fornitore è rispettivamente pari a:

  • Upload di un documento (o pacchetto di documenti) su Web da cui si genera XML FatturaPA – tra 0,9 e 1,2 €/Fattura;
  • Data Entry su form Web – tra 1,3 e 1,7 €/Fattura;
  • Generazione XML FatturaPA direttamente da gestionale e invio a Sistema di Interscambio tramite PEC – tra 1,4 e 1,8 €/Fattura.

Senza considerare la Conservazione, quindi, la Fatturazione elettronica si dimostra mediamente conveniente rispetto ai modelli di Fatturazione “tradizionali” anche per le realtà più piccole. Diventa poi sostanziale – ovviamente – saper comparare questi risparmi con il costo della soluzione adottata. Generalizzando ulteriormente queste analisi e provando a trasferirle sull’intero Sistema Paese, la stima del beneficio complessivo legato, per esempio, all’obbligo di Fatturazione elettronica verso la PA, ammonta (a regime) a circa 1 miliardo e 500 milioni di euro all’anno: 1 miliardo lato PA e il resto risparmiato dalle imprese che ne sono i fornitori.

Intendiamoci: questi risparmi sono credibili e ottenibili concretamente qualora i processi di gestione accompagnino la Fattura Elettronica in digitale dal momento della sua emissione fino alla sua conservazione, comprendendo per esempio i workflow autorizzativi e le riconciliazioni automatiche con i dati già presenti a sistema di ordini o bolle entrate merci. Esempi di processi degeneri in parte in digitale e in parte analogici e su carta sono storture che non porteranno mai i benefici descritti e rischiano di rappresentare invece un costo di gestione persino superiore a quello tradizionale del solo cartaceo.

Restando nell’ottica del Sistema Paese, l’estensione dei principi ispiratori della Fatturazione elettronica a tutti i documenti del Ciclo dell’Ordine, sempre nelle relazioni tra imprese e PA, porta a stimare un risparmio conseguibile di 6,5 miliardi di euro/anno. Un valore che, per magnitudo, comincia ad avvicinarsi a quelli che si cercano di recuperare attraverso le leggi di stabilità. E l’ipotesi – forse avveniristica ma non certo impraticabile – di estendere questo modello a tutte le relazioni commerciali del nostro Paese, non solo verso la PA ma anche – anzi, soprattutto! – tra imprese, consente di inquadrare un beneficio raggiungibile misurabile in circa 60 miliardi di euro/anno. Ben lungi dall’essere un immediato flusso di cassa a disposizione di cittadini, imprese o PA, questo valore rappresenta però molto bene, valorizzandola in €, la somma dei costi per materiali, spazi e manodopera oggi impegnata in attività ormai a scarsissimo valore aggiunto: è dunque una misura (in €) del potenziale recupero di competitività per l’intero Sistema Paese, se si adottassero gli strumenti digitali a supporto delle relazioni B2b.

Qual è il “vero valore” della Fatturazione elettronica?

Il vero valore della Fatturazione elettronica non è quello di poter inviare Fatture senza passare dalla posta cartacea e dal postino, bensì quello di stimolare le imprese a emettere, ricevere e gestire documenti transazionali di business in formato elettronico elaborabile. Il “clamore” sulla Fatturazione elettronica è legato alla forte attenzione che ricade sul documento Fattura, in quanto:

  • è un documento cardine nelle relazioni verso i partner di business;
  • apre la porta al pagamento;
  • ha valore fiscale;
  • è usabile per ottenere finanziamenti;
  • ha importante valore giuridico.

Tuttavia, è altrettanto vero che non di sole Fatture si compone la relazione commerciale con i propri clienti o fornitori: ci sono gli Ordini, le Conferme d’Ordine, gli Avvisi di Spedizione, i Documenti di Trasporto, le prove di avvenuta consegna, gli avvisi di ricezione merci, le bolle entrata merci o gli stati avanzamento lavori, ecc. Ciascuno di questi documenti può essere concretamente (cioè con la giusta tecnologia e nel rispetto delle norme vigenti) gestito con le stesse logiche con cui si affronta la Fatturazione Elettronica: in formato elaborabile e, ove richiesto, adottando la conservazione digitale a norma. E ancora di più: un approccio corretto alla digitalizzazione dell’intero ciclo Ordine-Pagamento non dovrebbe limitarsi alla sola Fattura ma dovrebbe mirare a ricucire l’intero processo, dalla digitalizzazione degli Ordini per arrivare fino al Pagamento.

Il vero valore della Fatturazione Elettronica sta quindi nel creare cultura digitale, abituando le imprese del nostro Paese – storicamente lente, poco convinte nella digitalizzazione delle relazioni B2b e nel passato frenate da un quadro normativo “innamorato” del cartaceo – a gestire documenti in ingresso o in uscita in formato elettronico elaborabile (si veda anche questo articolo “Imprese digitali, la e-fattura è solo il primo passo“). In quest’ottica, proprio la Fatturazione Elettronica verso la PA può rappresentare un ottimo “innesco”, in quanto è già stata praticata da oltre 750.000 fornitori: un insieme fortemente eterogeneo per area geografica di provenienza, settore di riferimento e dimensioni (grandi, medie, piccole e piccolissime imprese). E se di “innesco” si tratta, questo può impattare sia sul Ciclo Attivo (nelle relazioni verso i clienti), sia sul Ciclo Passivo (nelle relazioni verso i fornitori).

Come impatta la Fatturazione Elettronica sul Ciclo attivo di un’impresa o di una PA?

Fare Fatturazione elettronica richiede di impostare alcuni processi interni per assicurarsi di produrre Fatture in formato digitale. In alcuni settori esistono già da anni formati standard efficaci e diffusi(*). Da poco, sono inoltre disponibili nel nostro Paese anche altri formati, decisamente pervasivi e cross settoriali: il Tracciato Fattura_PA per le Fatture da inviare alle PA italiane e il tracciato PEPPOL (basato su UBL, sviluppato da un progetto Europeo), adottato con legge regionale in Emilia Romagna per tutti i documenti del ciclo Ordine-DDT-Fatturazione nelle relazioni tra Regione, Enti Sanitari e fornitori.

Come già anticipato, non di sole Fatture si compone il Ciclo dell’Ordine (per esempio, il Documento Di Trasporto – DDT – è normativamente completamente digitalizzabile proprio come lo sono le Fatture. Per un approfondimento si rimanda al contributo Documento di trasporto digitale: come gestire le anomalie?) e le medesime caratteristiche proprie del documento Fattura – elettronico ed elaborabile dai sistemi – possono essere applicate a tutta la documentazione legata a Ordini e Consegne. In questo modo, si può istaurare un “flusso digitale” tra partner di business che alimenta i sistemi interni in modo semiautomatico, velocizzando e semplificando i processi di riconciliazione.

Emerge ovvia una domanda: per tutti i clienti che proprio non vogliono ricevere altro che la carta oppure che continuano a inviare documenti cartacei, è necessario conservare processi diversi, legati al “canale” che preferiscono, analogico piuttosto che digitale? Assolutamente no. L’idea vincente è quella di uniformare un unico processo sul ciclo più efficiente, ovvero quello digitale. E agire, sulla documentazione in ingresso, per ridurre la percentuale della documentazione destrutturata/cartacea e, su quella in uscita, per evitare di stamparla su richiesta dei clienti. Questo obiettivo si consegue usando due leve:

  1. informare e convincere i clienti che la norma consente (e incentiva) da tempo l’invio e la gestione dei formati elettronici – e non cartacei;
  2. adottare soluzioni di Intelligent Data Capturing (ormai molto performanti) che trasformano semi-automaticamente documenti destrutturati in ingresso in dati strutturati, da incanalare nel flusso digitale.

Come impatta la Fatturazione Elettronica sul Ciclo passivo di un’impresa o di una PA?

Imprese che ricevono Fatture elettroniche in formato elettronico elaborabile possono cogliere l’opportunità di integrare i dati presenti in queste Fatture per alleggerire significativamente il peso delle attività di registrazione a sistema. Al di fuori di alcuni settori, dove la pratica della Fatturazione elettronica via EDI è diffusa da tempo(*), oggi alle imprese interessate a digitalizzare il loro Ciclo Passivo si presenta un’ulteriore occasione: quella – niente affatto complessa – di chiedere ai fornitori di ricevere Fatture elettroniche analoghe a quelle che richiede la PA. Un modo efficace per aggredire una coda lunga di fornitori che finora non si sono dimostrati sensibili alle relazioni digitali. Per sensibilizzare i fornitori a fare questo passaggio, gli si potrebbe proporre “come contropartita” l’invio di Ordini in formato digitale.

Lato Passivo, i benefici raggiungibili sono davvero molteplici: l’importante è cogliere l’avvento della Fatturazione elettronica e, in particolare, dell’obbligo verso la PA come stimolo alla riflessione su che cosa richiedere ai fornitori per affrontare la digitalizzazione di relazioni B2b fino a poco tempo fa ancora troppo impegnative da digitalizzare.

 

Conviene affrontare ora la Fatturazione elettronica oppure è meglio aspettare?

Tra i diversi modelli con cui “fare Fatturazione elettronica” – e poi aggredire l’intero ciclo dell’Ordine – c’è solo l’imbarazzo della scelta. La domanda corretta da porsi, pertanto, non è: “qual è la soluzione giusta per me?”, ma piuttosto “quale soluzione mi consente di partire prima?” (magari proprio l’XML PA, se l’impresa fattura già al settore pubblico: alcune imprese – per esempio, Enel, Ferservizi, Telecom Italia – si sono già mosse proprio in questa direzione).

Ciò che conta, infatti, è “partire”, non identificare la soluzione perfetta. In primo luogo perché la soluzione perfetta, quasi per definizione, non esiste. In secondo luogo perché una soluzione imperfetta è comunque nettamente migliorativa rispetto a quanto si è soliti fare “con la carta” o con modelli che prevedono la gestione di informazioni non strutturate. Infine, è sostanziale e urgente affrontare quanto prima il passaggio dalle Fatture analogiche, ancora molto diffuse in Italia, alle Fatture elettroniche in formato elaborabile, sia lato Attivo sia Passivo: una volta superato questo primo passo, eventuali adattamenti a formati diversi – ma sempre digitali! – sono senza dubbio più gestibili di quanto lo sia affrontare lo stesso percorso partendo dal cartaceo e ricorrendo poi alla Conservazione Digitale (è online un vademecum per la Conservazione Digitale in cui sono dettagliati i passi per affrontarla), i costi del processo possono decrescere ulteriormente.

Un altro spunto è quello di non agire sui singoli documenti (la Fattura, il DDT, gli Ordini…) ma affrontare da subito l’intero ciclo Ordine-Pagamento, con la “vision” di digitalizzare la relazione con il maggior numero possibile di clienti e/o fornitori. Solo disponendo di questa prospettiva, infatti, è possibile delineare una roadmap corretta di progetti da mettere a terra, che consente di muoversi inizialmente per piccoli passi e porta poi a far confluire tutti gli sforzi in un approccio innovativo ampio, sistemico e integrato (per maggiori dettagli è disponibile online la piattaforma Digital B2B Transformation).

L’importante è attivarsi, ponendo al centro dell’attenzione non solo i processi interni, ma anche quelli B2B, per aggredire digitalmente i dati in fase di ingresso in azienda e uscita verso i partner di business, e ridurre così l’impatto dei flussi informativi non direttamente elaborabili.

La Fatturazione Elettronica nell’Agenda Digitale italiana

Quello della Fatturazione Elettronica, come sa bene chi lavora in Amministrazione (non solo Pubblica), nella Logistica o si occupa di Sistemi Informatici, non è certo un argomento “ampio” o incredibilmente complesso (tutt’altro che scienza missilistica, insomma). Tuttavia, normativamente, rappresenta di fatto un “punto notevole” dell’Agenda Digitale Italiana: si trova, infatti, nell’intersezione di molteplici importanti “grandi temi” che impattano sullo sviluppo competitivo del nostro Sistema Paese. Proviamo a indicarne alcuni:

  • l’aumento della produttività nelle imprese italiane (grazie all’efficienza che può portare la Fatturazione Elettronica, soprattutto all’interno di un ciclo “procure-to-pay”, e alla cultura digitale che ne può derivare);
  • la scalabilità nelle infrastrutture della Pubblica Amministrazione (che in cicli digitali “Procure-to-Pay” può costruire modelli gestionali efficaci per relazionarsi in trasparenza con cleinti e fornitori);
  • il monitoraggio della Spesa Pubblica (incrociando i dati di Fatturazione con quelli di Ordinato, presto digitalizzati in modo pervasivo grazie all’eProcurement);
  • la riduzione dei tempi di pagamento (misurandoli in modo evidente);
  • il cambio di orientamento dell’Agenzia delle Entrate, da verificatore a consulente tributario (comunicando che cosa si aspetta dai contribuenti, prima che versino, piuttosto che verificando ex-post quanto possibile);
  • il contenimento dell’evasione fiscale (portando trasparenza nelle relazioni commerciali e nei flussi di fatturazione, monitorando il cosiddetto Gap IVA);
  • la crescita digitale del Paese (tanto negli indicatori europei, quanto – elemento ancora più importante – nella cultura di imprese, PA e cittadini);
  • una migliore gestione strategica della macchina burocratica (che non deve portare alla trasposizione della complessità attuale sugli strumenti digitali, ma alla semplificazione continua che un ecosistema digitale ben governato può facilmente consentire);
  • la complessiva maggiore attrattività del Sistema Paese (in quanto inversamente proporzionale al suo grado di burocratizzazione);
  • […]

Questi esempi evidenziano che la Fatturazione Elettronica merita attenzioni serie e continue nel tempo, che devono accompagnarne (e stimolarne) la diffusione pervasiva in imprese e PA attraverso modelli corretti di adozione, che spazzino via ingarbugliati processi ibridi “cartacei-digitali” e mirino con continuità alla semplificazione. In proposito, si sono di recente espresse anche tre note e storiche “firme” che dagli inizi del percorso di sviluppo della Fatturazione Elettronica in Italia se ne sono sempre occupati, dimostrando accanto ad approccio propositivo e  visione consapevole, la giusta passione per il tema. Per questo, si segnalano qui i contributi di Andrea Lisi , Benedetto Santacroce e Umberto Zanini.

 

Note:
(*) nel Farmaceutico easyDafne del Consorzio Dafne, nel Largo Consumo Euritmo di Indicod-ECR, nell’elettronica di Consumo ancora Euritmo adottato dal Consorzio EDIEL, nel Materiale Elettrico Electrocod adottato da Metel, nell’Automotive Edifact oppure Odette, in alcune Utility UBL, ecc.

  • Vecchiealfa

    Come al solito chiaro e preciso!
    Grande Paolo!!!!

  • moreno

    Ci siamo anche noi!!!!

  • Effebi

    È evidente che chi ha teorizzato e posto in essere il sistema di fatturazione Fattura-PA, non conosce la realtà dell’economia italiana, fatta di piccole e piccolissime aziende che rischiano di soccombere al solo pensare di entrare nel ginepraio della Fattura-PA. Si progetta un sistema con un grado di complicazione infinito per gestire ogni possibile evento e imprevisto per un viaggio su Marte, mentre bastava una carriola che aiutasse ad attraversare la strada. Per una piccola azienda come la mia là vero unica alternativa è quella di abbandonare le forniture verso la PA, primo per la complicazione del sistema di fatturazione elettronica, secondo perché le PA raramente sono in grado di comportarsi come previsto dal nuovo processo, perché generalmente molto più arretrate delle stesse aziende. I numeri forniti nell’articolo sono totalmente campati per aria, la realtà è ben diversa. Io ho dovuto spendere molto di più solo per cercare di non perdere un cliente che mi dà più lustro che soldi. E la complicazione della fattura-PA è solo il prezzo da pagare per restare in vita, non certo per risparmiare.

  • Mauro

    “la Fatturazione elettronica si dimostra mediamente conveniente rispetto ai modelli di Fatturazione “tradizionali” anche per le realtà più piccole.” Sicuri? avete considerato che l’utilizzatore di questa tecnologia è (giocoforza) non un ingegnere del Poli ma magari un meccanico, un idraulico, un semplice falegname… Semplificazione? Provare per credere. Poi si capisce il perchè si è inserito il “mediamente”…

  • Mauro

    Avete provato a far “settare” una chiavetta USB con token per il certificato digitale, la firma digitale ad un falegname? no? Male. Sbagliato.Pessimo. E’ da li che occorre partire. Altrimenti la “semplificazione” promessa dalla Pubblica Amministrazione si rivela un FLOP un enorme FLOP i cui costi vengono (immancabilmente) scaricati sulle spalle di chi combatte ogni giorno con la tremenda crisi economica che stiamo vivendo AGGRAVANDO le sue condizioni di difficoltà. Altro che benefici.

  • Mauro

    Il problema? “occorre eccellenza, per semplificare”. Ecco il problema. E magari partendo dalle necessità, dai limiti, dalle esigenze del fruitore dello strumento. Non dalle acrobazie tecnologiche di chi lo progetta. Ecco, il problema

  • Michelle

    Buonasera
    sono privato che mettono a vostra disposizione somma che va da 1.000
    EURO a 2.000.000 ad EURO ai tassi di 2% grazie. posta elettronica:
    michellelaperchia@gmail.com
    Grazie

  • CC

    Buongiorno, Oggi si legge sul sole che nel “milleproroghe” si sta pensando di annacquare ancora le scadenze nuovo spesometro?!
    Ormai è chiaro a tutti che la opzione FE B2B andrà deserta!
    Vogliamo dire qualcosa su questo fallimento?
    E non si dica che è colpa delle Aziende che non innovano. Grazie

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