Incentivi, cobot e formazione: ecco come si crea la fabbrica intelligente - Agenda Digitale

L'analisi

Incentivi, cobot e formazione: ecco come si crea la fabbrica intelligente

L’innovazione del tessuto produttivo italiano è fondamentale per trainare l’economia del Paese: una possibilità da concretizzare cogliendo le opportunità offerte dal PNRR e dagli incentivi di Transizione 4.0

23 Ago 2021
Paolo Derosa

Stargate Consulting

Antonio Frisoli

docente di robotica presso la Scuola Superiore Sant'Anna

Lorna Vatta

Gate 4.0 Distretto tecnologico manifattura avanzata Regione Toscana

È un momento veramente speciale: l’Europa e l’Italia più di altri Paesi hanno compreso che incentivare le nostre aziende a cogliere le opportunità dell’innovazione può fare la differenza per la nostra economia e il benessere futuri. La conseguenza è semplice: chi sceglie di innovare lo fa con un rischio di impresa bassissimo, grazie a forti incentivi e ai tanti strumenti di avvicinamento alle nuove tecnologie come quelli previsti da Transizione 4.0; mentre chi non lo fa, di conseguenza, è destinato a soccombere perché presto si troverà a dovere colmare un gap ancora maggiore rispetto a domanda di mercato e offerta dei concorrenti.

Analizziamo nel dettaglio i fattori  in maggiore dettaglio una serie di strumenti di finanza agevolata, ricchi e articolati, non del tutto esaustiva perché sappiamo che molti interventi sono in fase di preparazione, da parte di Comunità Europea, Ministeri, Regioni.

Il percorso verso la fabbrica intelligente

La fabbrica intelligente 4.0 fa ampio uso delle nuove tecnologie di sensori e macchine interconnesse in cloud che consentono di realizzare un modello digitale, il cosiddetto digital twin, in grado di rappresentare una riproduzione fedele , ma virtuale, di un’entità fisica quale una macchina di produzione o un processo, a cui possono quindi essere applicati modelli ed algoritmi di Intelligenza Artificiale, con conseguenze importanti sulla ottimizzazione dei processi e sulla previsione di eventuali guasti e fermi della produzione, con l’approccio della manutenzione predittiva. A questo si aggiunge che stiamo vivendo un decennio il quale probabilmente rimarrà nella storia dell’industria e della tecnologia per tanti motivi:

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  1. la pandemia ha dato una spinta incredibile a farci comprendere come sia fondamentale sfruttare le tecnologie disponibili a nostro favore;
  2. Le tecnologie disponibili sono tante e moltiplicano il loro potenziale quando le combiniamo tra loro;
  3. Si inizia a parlare tanto anche dell’utilizzo di queste tecnologie a supporto dell’economia circolare, del risparmio energetico, della riduzione degli utilizzi di materie prime.

Le tecnologie abilitanti, tra le quali spicca la robotica per capacità di radunare i benefici di quasi tutte le altre, sono molto presenti tra le declinazioni operative del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dei piani di investimento europei quali Digital Europe, Next Generation Europe.

A importante corollario però bisogna ricordare come il sistema Paese stia lavorando alacremente per ridurre il gap tra aziende e università e centri di ricerca, per rendere l’accesso alle nuove tecnologie sempre più semplice: Centri di Competenza, Poli e Distretti Regionali dell’innovazione, sportelli di orientamento digitale di tutte le maggiori associazioni di categoria sono strumenti da sfruttare attivamente, dai quali pretendere il supporto per i quali sono stati disegnati; e attraverso di loro trovare i migliori interlocutori, competenti sulle materie che servono; magari più d’uno, da mettere a confronto, per approfondire esperienze, referenze, toccare con mano applicazioni già realizzate.

L’importanza della formazione 4.0

E poi, importantissimo, fondamentale, c’è il tema della formazione, anche questa enormemente finanziata in questi anni, ad aiutare soprattutto i lavoratori ed i professionisti che hanno bisogno di integrare o rinnovare le proprie competenze per restare appetibili sul modo del lavoro. Anche i lavoratori corrono lo stesso, identico rischio o hanno la stessa identica opportunità descritta prima per le aziende: ora come non mai formarsi è fondamentale, la formazione è di facile accesso a costi quasi nulli; e chi non ne approfitterà molto probabilmente rimarrà escluso da opportunità lavorative sempre in via di cambiamento, ma a una velocità maggiore negli ultimi anni. E a quel punto non servirà a nulla dare la colpa alle nuove tecnologie che “rubano” posti di lavoro.

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Il ruolo della robotica collaborativa

Tra le tecnologie centrali nella fabbrica intelligente vi è la robotica avanzata; è interessante infatti notare l’alta aspettativa di ritorno da investimenti in trasformazione digitale e innovazione tecnologica in questo ambito. Con la nascita della robotica collaborativa è nato un nuovo modo di pensare l’automazione, libera da condizionamenti strutturali, protocolli di programmazione complessi e costose misure di sicurezza. Fino ad oggi, la robotica collaborativa trova applicazione in migliaia di impianti industriali diversi affrontando ogni tipo di condizione produttiva immaginabile.

I nuovi benefici legati alla sicurezza e alla semplicità di programmazione porteranno i cobot ad operare in ambienti che nulla avevano a che fare con la realtà manifatturiera. Gli ultimi dieci anni, infatti, hanno visto la robotica avanzata mettere l’umano al centro, grazie al contributo di molte discipline e diverse, per esempio: neuroscienze, nanotecnologia, meccatronica, scienze dei materiali, scienze naturali E dei prossimi 10 anni gli esperti ci dicono che chi fa ricerca sarà attivo su alcuni filoni principali:

  • nuove piattaforme robotiche che integrino nuovi concetti di “carrozzeria” e meccatronica
  • nuovi software “intelligenti” (elaborazione, controllo, ragionamento, apprendimento, percezione)
  • Nuovi corpi fatti di materiali speciali e nuovi, utili a migliorare le prestazioni
  • Sviluppi socio-cognitivi, ovvero applicazioni di intelligenza artificiale nella direzione di miglioramento dei rapporti “sociali”, interazione uomo-robot e compagnia intelligente

Dopo essere entrati nelle industrie, nelle scuole e nelle aule delle università, nei laboratori di ricerca applicati in delicati task di analisi biologiche e chimiche, nelle cucine e nei catering automatici, nelle performance artistiche; ora i cobot stanno silentemente colonizzando ambiti finora totalmente estranei alla robotica, grazie a nuove interpretazioni dell’azione umana, come nei settori edile, sanitario ed agricolo per citarne alcuni.

Sicuramente si scontreranno con un gap culturale importante, che crea ritrosia verso la tecnologia in generale; ma proprio per questo motivo la robotica può essere di particolare aiuto per supportare la persona in task scarsamente ergonomici che fanno fatica a trovare copertura occupazionale. Nella robotica potrebbero trovare più di una risposta: efficienza, ma anche maggiore ergonomia e, quindi, un maggiore appeal verso i lavoratori.

L’impatto degli incentivi 4.0

Ma quali sono gli altri processi produttivi e le aziende che possono meglio dell’ innovazione 4.0? E quali sono gli strumenti finanziari disponibili? Per tornare a sottolineare l’importanza degli incentivi a questi investimenti, abbiamo intervistato Andrea Bellucci, esperto di finanza di impresa e di Innovation Management, Presidente della Stargate Consulting e socio fondatore del Centro di Competenza Artes 4.0: “È fondamentale che gli imprenditori conoscano in anticipo quali saranno i trend dei contributi a fondo perduto per supportare i propri progetti di investimento. Per esempio è noto che, tra le linee di finanziamento identificate nel PNRR vi sono contributi per la digitalizzazione, per l’economia circolare e l’internazionalizzazione delle imprese. Queste sono sicuramente le direzioni principali in cui le aziende Italiane dovranno orientare i propri investimenti. Per progetti di applicazione di tecnologie abilitanti esistono anche opportunità a livello regionale, nazionale ed Europeo”.

Esse potranno essere cumulabili con una linea di intervento del PNRR che, citando il testo “prevede contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica (Allegato A alla legge n.232 del 2016) ed è complementare alle misure Transizione 4.0. L’importo dei contributi è pari al 40 percento dell’ammontare complessivo delle spese ammesse”. Quindi, poiché il Piano Transizione 4.0 prevede un credito di imposta fino al 50% per l’acquisizione di nuovi macchinari Industria 4.0, le aziende potrebbero trovarsi nella condizione di vedere i propri investimenti finanziati fino al 90% a fondo perduto. A questo si aggiunge un credito di imposta fino al 20% per i beni immateriali Industria 4.0, fino al 20% per attività di Ricerca e Sviluppo e persino il 50% per la Formazione 4.0. attraverso quest’ultima opportunità le aziende potranno investire sulle nuove competenze necessarie per l’introduzione di questi macchinari evoluti, recuperandone il costo.

Proprio in merito alle opportunità date dal Credito di Imposta definiti nel Piano Transizione 4.0 Andrea Bellucci ha aggiunto: “È importante affidarsi a tecnici esperti che predispongano un dossier completo dell’attività̀, in quanto potrebbe essere ritenuta insufficiente solo una perizia che attesti il rispetto dei requisiti della normativa. Inoltre per la ripartenza del nostro Paese occorre fare gioco di squadra con competenze sia finanziarie per valutare l’investimento che tecnico-scientifiche per introdurre le tecnologie abilitanti”. Riguardo al leader del futuro, “deve comprendere i grandi temi in atto e le forze che influenzano il cambiamento. Deve avere competenze “ibride” umanistiche, tecnologiche e finanziarie per trasformare i segnali in “insights” e strategie vincenti. Deve riuscire ad attirare, coinvolgere e motivare i migliori talenti nei progetti di sviluppo sostenibile che saranno la base di tutte le attività imprenditoriali che vorranno crescere e prosperare. Deve ispirare e fornire l’esempio”.

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