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la ricerca

Industria 4.0 nelle PMI italiane, lo stato e i prossimi passi da fare

Le recenti azioni su Industria 4.0 hanno colto la necessità di un supporto differenziato in base alle dimensioni e all’attitudine all’innovazione delle imprese. Ora bisogna passare ai fatti. Cruciale il ruolo dei Centri di competenza e dei DIH per la formazione dei nuovi specialisti. Una ricerca fa il punto della situazione

03 Gen 2019

Paolo Neirotti

Politecnico di Torino

Riccardo Ricci

Politecnico di Torino


Il paradigma di Industria 4.0 richiede linee di azione differenziate rispetto alla dimensione di impresa e alla sua attitudine all’innovazione: se da un lato strutture come i nascenti Competence Center potranno aiutare le imprese a sviluppare e validare applicazioni delle tecnologie digitali abilitanti, dall’altro lato servirà che gli stessi Centri in collaborazione con altre strutture, come i Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio e i Digital Innovation Hub di Confindustria supportino le imprese più lontane dalla frontiera tecnologica ad esplorare tali tecnologie e a comprenderne ambiti e vantaggi di utilizzo.

Anche alla luce delle misure su Industria 4.0 nella Legge di Bilancio 2019 queste strutture dovranno giocare un ruolo di primo piano nel mettere in piedi su base nazionale una infrastruttura per la formazione continua e professionale destinata ai nuovi specialisti delle tecnologie digitali.

Sono questi alcuni dei risultati emersi da una ricerca su circa 400 PMI recentemente portata a termine dalla Camera di Commercio di Torino e dal Politecnico di Torino.

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L’indagine intende tracciare, seppur su un campione locale di imprese torinesi, un quadro di insieme sulla diffusione e sull’utilizzo delle tecnologie di Industria 4.0 e si colloca all’interno di un programma di ricerca della Camera di Commercio di Torino che ha durata decennale e che con un periodicità biennale monitora investimenti e strategie di innovazione di un campione di imprese selezionate in base al possesso di alcuni requisiti di innovazione (es. brevettazione, partecipazione a bandi competitivi pubblici per l’innovazione, inclusione in parchi scientifici, collocazione nel registro nazionale delle startup innovative)[1].

Industria 4.0: un bilancio tutto sommato positivo

In virtù dei prerequisiti di innovatività con cui il campione è stato selezionato i risultati che emergono da questa indagine sono stati confortanti e segnalano che per lo meno per le aziende con una vocazione elevata all’innovazione si è avviato il lungo processo di adozione delle tecnologie di Industria 4.0. Alcuni dati permettono di arrivare ad avanzare questa tesi. In primo luogo, è particolarmente significativa la percentuale di imprese che hanno effettuato iniziative di Ricerca e Sviluppo o di innovazione su ambiti di “Industria 4.0” tali da poter godere dalle agevolazioni previste dai piani governativi lanciati nel biennio 2016-17. Questa percentuale è infatti pari al 44,4% delle imprese campionate, con differenze contenute per le diverse categorie dimensionali. La prova dei risultati positivi è anche data dal fatto che circa il 70 % di imprese dichiari che senza tali agevolazioni tali iniziative non sarebbero stati realizzate o lo sarebbero state in misura minore.

Emerge inoltre un diffuso interesse verso azioni di supporto in grado di consolidare l’ecosistema locale dell’innovazione. In questo campione la categoria della microimpresa (che include una buona rappresentazione di startup e di imprese specializzate nello sviluppo di soluzioni tecnologiche) attribuisce importanza al supporto finanziario per lo sviluppo di prototipi e linee produttive pre-commerciali (il 46,3% delle micro imprese) e a partnership con imprese in possesso di competenze e tecnologie complementari (48,8%). La piccola impresa ritiene invece importante e cruciale il supporto finanziario (37,6%). La media impresa attribuisce importanza alla formazione di personale (51,0%) e al supporto finanziario (41,5%), mentre la grande impresa attribuisce maggiore importanza alla formazione (62,9%) a testimonianza del fatto che l’impiego di nuove tecnologie nei processi operativi richieda la formazione di ruoli specialistici.

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Centri di Competenza e domanda di collaborazione

Questi elevati livelli di interesse segnalano la presenza di una domanda di mercato per i nascenti Centri di Competenza e la necessità che questi luoghi di formazione e di sviluppo tecnologico offrano servizi secondo le logiche dei progetti collaborativi di ricerca, sviluppo e innovazione.

L’indagine ha anche evidenziato come una parte delle imprese sia già arrivata alla fase di utilizzo sistematico di alcune tecnologie digitali che segue i primi progetti pilota di sperimentazione. I fronti relativi a Big Data e agli analytics (adottata dal 21,8% delle imprese), all’Internet delle cose (22,1%), alla cyber security (25,9% delle imprese la utilizzano) e alla piena integrazione dei sistemi informativi lungo la filiera (16,1%) presentano tassi di adozione tecnologica elevati, e soprattutto vi sono previsioni da parte delle imprese di un aumento degli investimenti nei prossimi tre anni. Gli obiettivi di tali investimenti sono soprattutto relativi al miglioramento dei processi operativi ovvero al controllo e alla qualità del processo produttivo (il 45,6 % delle imprese) e alla programmazione di tali processi (43,5%). Ne consegue che l’adozione di tecnologie digitali abbia portato ad un aumento nella spinta delle imprese a introdurre innovazioni nei processi produttivi e nelle metodologie gestionali utilizzate per il loro corretto funzionamento. Si tratta di un buon risultato, considerando la dimensione media delle imprese analizzate e la relativa “arretratezza” delle PMI italiane riscontrata dagli studi comparativi condotti a livello internazionale in tema di pratiche manageriali.

Alcune possibili criticità

Tuttavia, al fianco di questi risultati positivi emergono alcune possibili criticità che segnalano la presenza di possibili divari nella capacità di innovazione espressa dalle imprese. Ad esempio il 14,7% delle imprese dichiara di non conoscere gli ambiti di applicazione di nessuna delle tecnologie digitali. Se da un lato questo risultato tiene conto del limitato vantaggio relativo che tecnologie come robotica collaborativa, augmented e virtual reality hanno per imprese di dimensione medio-piccola abituate a non competere su elevati volumi di produzione, così come su automazione e formalizzazione dei processi produttivi, dall’altro segnalano la difficoltà espressa da un insieme di imprese non trascurabile a comprendere ambiti di applicazione di tecnologie general purpose come Internet of Things o Big Data. Nello specifico, il 31 % del campione, ha risposto che non ritiene queste tecnologie applicabili nel loro settore. Anche lo sviluppo della complementarietà tra queste tecnologie richiede maggiori sforzi: il 22,1 % e il 21,8% delle imprese dichiarano rispettivamente di utilizzare IoT e Big Data, mentre solamente l’11,7% delle imprese dichiara di utilizzare entrambe.

Questi risultati corroborano l’idea che, per prendere piede, il paradigma di Industria 4.0 richieda linee di azione differenziate rispetto alla dimensione di impresa e alla sua attitudine all’innovazione. Le politiche nazionali e regionali su Industria 4.0 del recente passato sembrano aver colto questo tipo di necessità. Nei prossimi anni sarà cruciale comprendere quanto istituzioni ed imprese siano state capaci di passare dalla comprensione di queste sfide ai fatti.

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  1. Lo studio è stato curato dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio di Torino e dai docenti Federico Caviggioli, Paolo Neirotti, Giuseppe Scellato del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino. Il rapporto completo di ricerca verrà pubblicato a gennaio 2019. I principali risultati dello studio sono consultabili alla pagina: https://www.to.camcom.it/osservatorio-sulle-imprese-innovative

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