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La guida

Innovation Manager: come scegliere la persona adatta nelle pmi

Saper contribuire all’accelerazione tecnologica di un’azienda e guidarne il cambiamento, oltre che aumentarne la competitività: è questo esattamente il ruolo dell’Innovation Manager. L’introduzione di questa figura è un passo nella giusta direzione, ma occorre evitare di scegliere persone inadatte al ruolo. Vediamo come

31 Lug 2019

Emilia Garito

Expert EU per i progetti H2020 su AI e robotica e Membro Task force sull’IA promossa dall’Agenzia per l’Italia digitale, Ad di Quantum Leap


La figura dell’Innovation manager è ritenuta decisiva per la creazione di un percorso di innovazione nelle aziende del futuro. Se ne parla molto insieme al nuovo voucher di finanziamento, previsto nel decreto crescita 2019, per favorire la nascita di collaborazioni all’interno delle PMI.

A inizio luglio 2019, in Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sul Voucher per l’Innovation Manager, con lo scopo di supportare la digitalizzazione delle PMI italiane, mentre il 29 luglio è stato pubblicato il decreto direttoriale con cui si stabiliscono le modalità per l’iscrizione dei manager all’elenco ufficiale previsto dal Mise. Ecco quali requisiti dovrà avere il manager per svolgere al meglio il suo ruolo.

Le novità per l’innovazione delle PMI

Questi nuovi professionisti dell’Innovazione potranno prestare servizio presso le PMI con il vantaggio di essere molto ben accolti grazie alle sovvenzioni governative per quelle imprese che presenteranno la richiesta di finanziamento e, soprattutto, dimostreranno di avere bisogno di tali figure professionali per accrescere la propria leva competitiva attraverso una chiara strategia di innovazione. Tale strategia per essere accolta e suscettibile di finanziamento dovrà essere spiegata in un apposito piano di innovazione da sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico.

La figura dell’innovation manager è stata prevista nella legge di bilancio 2019, sono stati previsti a questo scopo circa 75 milioni di euro per gli anni 2019, 2020 e 2021. Nello specifico, per micro imprese, PMI e reti di impresa (fino ad un massimo di 3 imprese) ci sono 25 milioni di euro l’anno per tre anni per dotarsi di un Innovation Manager (che sia un professionista libero o collegato ad una società di consulenza non ha importanza) da cui ricevere prestazioni mediante un contratto di almeno nove mesi per attuare una trasformazione digitale nell’ambito di diversi settori strategici, quali industria 4.0, big data, cloud, cybersec , AR/VR, robotica, interfaccia uomo-macchina, etc..(qui l’elenco completo dal sito del MISE).

I finanziamenti sono a fondo perduto e distinti per dimensioni aziendali:

  • Alle micro e piccole imprese è riconosciuto un finanziamento pari al 50% delle spese fino a un massimo di 40 mila euro
  • Alle medie imprese va il 30% delle spese fino a un massimo di 25 mila euro
  • Alle reti di imprese invece viene consentito un finanziamento pari al 50% delle spese fino a un massimo di 80 mila euro

L’elenco degli innovation manager

A luglio 2019 è stato pubblicato il decreto attuativo con cui il Mise ha dato il via libera al voucher. Per usufruirne, le imprese dovranno siglare un contratto con il manager (o la società di cui fa parte). A maggiore garanzia delle imprese, è stato stabilito che i manager siano inclusi in un elenco ufficiale: si rimandava a un decreto direttoriale, che è stato correttamente pubblicato entro i termini il 29 luglio, la precisazione dei termini per iscriversi all’elenco. Gli aspiranti innovation manager come riportato all’articolo 3 del decreto direttoriale firmato da Laura Aria della Direzione generale per gli incentivi alle imprese, potranno presentare le domande dalle 10 del 27 settembre alle 17 del 25 ottobre. Un provvedimento successivo renderà ufficialmente disponibile l’albo.

Come iscriversi

Gli aspiranti innovation manager dovranno presentare domanda con il modulo presente all’allegato 1 del decreto direttoriale e il proprio curriculum vitae come disposto all’allegato 2. Le società di consulenza invece dovranno servirsi del modulo all’allegato 3. Per accedere alla procedura informatica e iscriversi, gli innovation manager devono disporre di:

Le fasi per iscriversi, come previsto dal decreto, sono:

  • accedere alla procedura informatica del Mise
  • Inserire i dati richiesti e caricare le domande
  • generare la domanda di iscrizione “sotto forma di documento immodificabile, contenente le informazioni e i dati forniti dal soggetto richiedente, e successiva apposizione della firma digitale”, spiega il decreto
  • Caricare l’istanza firmata digitalmente entro i termini.

Verrà poi rilasciata un’attestazione che certifica l’invio della domanda.

L’elenco di Unioncamere

Unioncamere ha reso disponibile un regolamento che ha il compito di descrivere le condizioni per la formazione dell’elenco degli innovation manager presso l’associazione. Un elenco costituito “al fine di garantire l’individuazione di Manager dell’Innovazione in possesso di competenze specialistiche per supportare le micro, piccole e medie imprese nei processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso l’applicazione di una o più tecnologie Impresa 4.0″, si legge nel documento.

Per iscriversi nell’elenco di Unioncamere, i candidati devono presentare al “Servizio Affari Generali e Provveditorato” dell’associazione la domanda via PEC all’indirizzo: unioncamere@cert.legalmail.it con la precisazione nell’oggetto “Domanda di Iscrizione nell’Elenco dei Manager dell’Innovazione”. La domanda deve essere inviata insieme a una copia del documento d’identità e il curriculum vitae, oltre alla ricevuta di versamento in favore di Unioncamere.

I requisiti sono indicati nell’Allegato A del regolamento. I candidati sono valutati con punti fino a un massimo di 100, in base all’esperienza. Si richiede la laurea triennale o specialistica o master di II livello o dottorato di ricerca in discipline STEM, ma sono accettate anche altre aree di studio. Viene valutata anche l’iscrizione attiva ad un albo professionale o elenco di professioni tecnico-scientifiche, economico-gestionali, proprietà intellettuale, legale. Considerate anche le certificazioni professionali e di lingua inglese.

Chi è e cosa fa un innovation manager

Ma nell’attesa di vedere questo primo passo concretizzarsi, e mentre da diversi soggetti attivi in formazione vengono già avviati percorsi formativi per Manager dell’innovazione, forse abbiamo un po’ di tempo per fermarci a riflettere e per porci un po’ di domande essenziali. La prima di tutte è: cos’è un Innovation Manager? Su questo molti libri e articoli sono stati scritti, e molte definizioni sono state date, ma credo che come per il mondo anglosassone – in cui questa figura non è affatto nuova in azienda – semplificare sia la strada più facile per capire davvero a cosa ci servono questi “professionisti del futuro”.

Di fatto “l’Innovation Manager è colui che conduce la ricerca in azienda trasformandola in opportunità strategica di business per il futuro”. Al di là delle soft skills che gli si attribuiscono (leadership, problem solving, padronanza di più lingue, capacità di affrontare le sfide, capacità di generare e sviluppare nuove idee, project management, e per alcuni anche capacità di intercettare il futuro prima che arrivi…) l’Innovation Manager deve essere principalmente in grado di riconoscere quali innovazioni siano strategiche per la crescita dell’azienda in un’ottica di trasformazione del mondo del lavoro e della produzione e soprattutto in previsione dei nuovi mercati che la trasformazione digitale sarà in grado di generare. Riuscire in questo intento significa aver una grande competenza in materie tecniche, conoscere il mondo della Ricerca in maniera profonda e possedere competenze e visione in scouting tecnologico, trasferimento tecnologico e naturalmente valorizzazione della proprietà intellettuale che viene generata dalle attività di ricerca (anche derivanti dalle start up o micro imprese) e di co-sviluppo tra Ricerca e Impresa.

Saper contribuire all’accelerazione tecnologica di un’azienda e guidarne il cambiamento, oltre che aumentarne la competitività è esattamente il ruolo dell’Innovation Manager che, inoltre, non deve mai perdere di vista i vantaggi derivanti da un impatto sociale dell’innovazione, nuovo asset aziendale sempre più rilevante in un’era di progresso tecnologico basato su un approccio sempre più uomo-centrico. Del resto “innovare” significa letteralmente migliorare la vita di tutti giorni risolvendo problemi che richiedono soluzioni originali, non possibili in passato. E’ questa la missione del progresso.

Avere le competenze, la visione e la formazione per riuscire in tutto questo non è cosa da poco e soprattutto non si può improvvisare. E’ necessario oltre che una buona dose di esperienza consolidata in anni di attività, avere una certa multidisciplinarietà e una adeguata capacità di “previsione” degli scenari futuri; e quindi una particolare sensibilità a cogliere le informazioni rilevanti e necessarie per avere una conoscenza ampia e approfondita delle diverse tecnologie emergenti. Infine, la metodologia e la tecnica per trasformare le idee in innovazione, sintesi estrema del ruolo dell’IM, sono competenze imprescindibili che si possono acquisire solo in molti anni di lavoro.

Pertanto, sebbene questo ruolo è sicuramente molto utile all’interno delle nostre aziende italiane, tanto più che in USA e altri paesi avanzati se ne fa già uso da tempo, la sfida sarà quella di individuare coloro i quali realmente potranno fare la differenza in azienda e definirsi realmente degli abilitatori di Innovazione.

I rischi delle nuove norme

Il rischio è che i finanziamenti siano un incoraggiamento ad assumere persone non adatte e non formate per questo ruolo o che intendano l’Innovazione come semplice uso di applicazioni già disponibili sul mercato, non avendo la capacità di proporre alle aziende nuovi prodotti e servizi e nuovi business model basati su strategie interne di Innovazione avanzata.

L’attenzione va dunque rivolta a due elementi importanti per la buona riuscita dell’iniziativa del Governo, e questi elementi saranno di responsabilità prima di tutto delle aziende che vorranno intraprendere il percorso di innovazione attraverso professionisti del settore, ma anche del MISE e della sua capacità di creare degli albi di esperti opportunamente selezionati.

A questo punto, il primo elemento per implementare correttamente l’opportunità offerta dal Governo è di sicuro la corretta individuazione del professionista esperto da inserire in azienda, mentre il secondo si sintetizza nella forte volontà di ogni Direzione Generale di una qualsiasi PMI a voler davvero intraprendere tale percorso. Questo secondo ingrediente è fondamentale da chiarire a monte del percorso poiché se collegato alla scelta del giusto professionista sarà la chiave per correre verso nuove frontiere tecnologiche e di business. E in tal caso la strada sarà saggiamente tracciata dalla persona giusta e in grado di indicare un reale accesso al futuro.

Così, in questo futuro, si spera che anche per l’Italia ci possa essere una nuova era in cui dopo le Archistar dello scorso secolo – artisti prima, architetti e chef dopo – si faccia largo a nuove figure di riferimento nella società, e non solo per le aziende ma per un comune cambio culturale che comprenda un diverso modo di sentire il futuro, più partecipato e attivo.

Questo potrà e dovrà essere il ruolo, e molto di più, la responsabilità dell’Innovation Manager che ci serve oggi e che vogliamo diventi la nuova Archistar del XXI secolo.

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