Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

il quadro

Trasformazione digitale delle pmi, ecco le nuove norme fondamentali

La Legge di Bilancio 2020, la proroga della nuova Legge Sabatini e i Voucher Manager Innovazione sono un’opportunità per cogliere a pieno la sfida della rivoluzione digitale. Esaminiamo le misure sul tavolo che possono accompagnare la trasformazione delle piccole e medie imprese evidenziando anche qualche crititicità

19 Nov 2019
Nicola Testa

Presidente U.NA.P.P.A. Unione Nazionale Professionisti Pratiche Amministrative


Dal possibile combinato disposto fra fondo innovazione, voucher per i manager dell’innovazione e nuova Legge Sabatini inizia a profilarsi un complesso di strumenti che potrebbero essere utilizzati efficacemente per accompagnare la trasformazione tecnologica del paese nella direzione segnata dalla recente rivoluzione digitale.

In particolare, come vedremo, la possibilità di fruire del finanziamento della nuova Sabatini in un’unica soluzione, insieme allo snellimento delle procedure in via telematica per richiedere il contributo, sono due importanti passi avanti, soprattutto perché permettono di accelerare il ciclo di investimento e fornire il massimo delle risorse in fase di start up, proprio quando – sopratutto per l’investimento in digitale – l’impiego finanziario deve essere più consistente. È quindi il momento di insistere in questa direzione, anche perché ciò può risultare strategico per il rilancio del sistema Italia.

Esaminiamo le misure, evidenziandone anche qualche criticità.

Le misure per l’innovazione sul tavolo

La discussione sulla Legge di Bilancio 2020 è ancora aperta, e molti provvedimenti, specie di materia fiscale, presentano ancora contorni non ben delineati, anche in ragione di alcuni nodi della discussione che nell’ambito del Consiglio dei ministri e fra le forze politiche della maggioranza di governo restano ancora da sciogliere. Una scelta che invece appare ormai definitivamente confermata è la proroga anche per il prossimo anno del Bonus sull’investimento in beni strumentali per le Piccole e medie imprese (la cosiddetta nuova Legge Sabatini), al fine di facilitarne l’accesso al credito incrementandone al tempo stesso la competitività.

Due importanti novità della proroga riguardano il fatto che, da un lato, si sia deciso di eliminare la soglia massima di 2 milioni di euro per gli investimenti finanziabili e, dall’altro, la possibilità di erogare il contributo in un’unica soluzione. Per le imprese che avessero già richiesto e iniziato a fruire di una o più quote del finanziamento sulla base delle modalità in vigore fino al luglio scorso, è possibile procedere esclusivamente per via telematica alla richiesta dell’erogazione della parte di contributo rimanente.

Il governo ha perciò deciso di dare seguito a questo importante provvedimento, consentendo anche alle imprese che ne facciano richiesta di usufruire della garanzia dello Stato sul finanziamento stesso, attraverso il Fondo per le Piccole e medie imprese, fino all’80% del finanziamento complessivo. Ricordiamo, infine, che fra le categorie di investimenti ammissibili non vi sono soltanto macchinari, attrezzature, impianti e beni ad uso produttivo, ma anche hardware, software e tecnologie digitali.

E un’altra novità prevista dalla proroga riguarda l’aumento del contributo fino al 5% per le micro imprese e fino al 3,575% per quelle di media dimensione.

La frontiera della rivoluzione digitale per le PMI

Non pensiamo, infatti, soltanto agli insediamenti produttivi tradizionali, fatti di macchinari e capannoni, ma anche a nuove attività produttive che, nella forma delle start up, rintracciano nell’investimento in tecnologie digitali lo strumento più congeniale al loro sviluppo.

Non ci stancheremo mai di ripetere, infatti, che per un paese come l’Italia, la cui struttura produttiva è (per anomalia) costituita in larga prevalenza da un tessuto di piccole e medie imprese, che fino a tempi ancora molto recenti risultava fortemente riluttante nel reclutare giovani laureati o masterizzati, la frontiera della rivoluzione digitale rappresenta senza dubbio una straordinaria finestra di opportunità. Anche perché su quella frontiera è possibile essere competitivi e crescere nei mercati anche a livello internazionale senza necessariamente dover disporre delle dimensioni di scala delle grandi imprese. Investire in hardware, software ed altre tecnologie digitali, assumere personale qualificato nell’uso e nella gestione di tali strumenti, e che attraverso il loro utilizzo possono progettare nuove applicazioni per le finalità più disparate, può consentire un vero e proprio salto di qualità.

Da qualche anno, almeno da quando sono state introdotte le prime misure legislative di industria 4.0, i diversi governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno iniziato a puntare su questo importante terreno.

Le criticità sul fronte Manager dell’Innovazione

A fronte del positivo il rinnovo della “Sabatini” qualche criticità la vediamo invece per quanto riguarda la questione “Manager dell’Innovazione”.

Questo provvedimento prende vita partendo da un presupposto serio e comprensibile che condividiamo. Favoriamo chi vuole avviare azioni per innovare la propria impresa e facciamo sì che possa essere supportata da uno specialista che possa accompagnarlo in questa fase di valutazione, progettazione, realizzazione.

Molto spesso in particolare le piccole imprese e organizzazioni stentano a avviare progetti di questo tipo per il problema non solo di risorse ma anche di scarsa confidenza con i temi che dovrà affrontare e altrettanto spesso mancanza di fiducia. Assai spesso si verifica che pur spendendo tanti denari non si ottiene la soddisfazione ricercata mancando i propri obiettivi e questo problema più è piccola l’organizzazione più è sentito.

Chi di noi non ha acquistato un software, magari spinto dalla curiosità e poi ha smesso di utilizzarlo pochi minuti dopo perché sovradimensionato, non in linea con aspettativa, ecc., e questo capita per sistemi semplici ma anche per quelli più articolari. Pertanto l’idea di inserire soggetti qualificati che possano supportare e finanziarne l’opera almeno in parte, è di per se una innovazione. Ora dovremo misurarne l’efficacia.

Su questo aspetto già vediamo qualche criticità, ad esempio il fatto che un “manager” possa seguire solo un contratto nel corso dello stesso anno solare. Ecco questo ci appare una limitazione e pur pensando ad una azienda che abbia acquisito questo requisito, che potrà a sua volta iscrivere solo dieci soggetti, in ogni caso permane un limite. Certo nulla vieta che si possa lavorare fuori dal contesto “finanziato” ma altrettanto ovvio che si pregiudica di molto la capacità del professionista ma anche la possibilità per alcune aziende. Se i numeri ci dicono qualcosa, abbiamo un elenco ad oggi di circa novemila persone se letto correttamente, che vuole dire che avremo massimo novemila aziende che potranno essere supportate. Ecco questo ci appare un limite e riteniamo sarebbe stato utile trovare una metodologia diversa. Così come i tempi che sono assai stretti e per l’accreditamento dei professionisti oramai chiuso! Pur essendoci certamente motivi legati ai bandi, all’avvio della norma, ecc., appare del tutto chiaro che molti professionisti sono stati lasciati fuori e questo appare come una discriminazione di fondo che magari non c’è, ma tale appare.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4