5G, la sfida è adesso: cosa fare per non perdere la corsa - Agenda Digitale

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5G, la sfida è adesso: cosa fare per non perdere la corsa

Cominciare fin da subito, grazie al PNRR, a porre le basi per una nuova era di connettività: solo così potremmo essere sicuri di una ripartenza che ci consentirà di stare al passo con quelle economie – Usa, Cina e Corea in primis – già avanti nel dispiegamento e nell’uso delle nuove reti

30 Giu 2021
Gianni Potti

Presidente Fondazione Comunica

La notizia l’abbiamo letta tutti in questi giorni: oltre un quinto della popolazione mondiale sarà connesso al 5G nel 2025. I dati sono stati presentati al Mobile World Congress in corso a Barcellona. I Paesi guida di questa rivoluzione sono Corea, Usa, Cina.

È molto importante, quindi, che il Governo stia prevedendo, tra le priorità del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, alcuni progetti che vadano nella direzione di imprimere accelerazione sulle infrastrutture digitali. Il 5G rappresenta senza dubbio una delle priorità strategiche su cui puntare, per la sua capacità di essere moltiplicatore della crescita economica e dello sviluppo delle nuove tecnologie.

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5G, investimenti e richieste degli operatori

Le società di telecomunicazioni – riportano le agenzie – investiranno 900 miliardi di dollari, di cui l’80% in reti di quinta generazione mobile. Ma fanno anche delle richieste agli Stati, ovvero chiedono armonizzazione sui limiti elettromagnetici, più frequenze e meno regolazione normativa (oggi evidentemente troppo stringente dal loro punto di vista).

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Le stesse agenzie di stampa riportano che saranno 1,8 miliardi le persone connesse al 5G nel mondo nel 2025, pari al 21% delle connessioni mobili totali (è escluso da questa stima Internet of Things). La classifica per macroaree geografiche ci dice inoltre che a trascinare il mercato del 5G sarà in primis quella dell’Asia-Pacifico (53% delle connessioni), seguita dal Nord America (51%) e dalla Grande Cina (48%); solamente quarta l’Europa col 35% delle connessioni mondiali.

Da tutto ciò deriva la stima riportata all’inizio e cioè che alla fine del 2025, il 5G rappresenterà oltre un quinto delle connessioni mobili mondiali e due persone su cinque saranno raggiunte da una rete 5G. Ricordiamo che la velocità di trasmissione dei dati del 5G è fino a 100 volte superiore di quella del 4G attuale. La velocità potenziale massima di 20 Gbps (Giga bit per secondo) permette di scaricare rapidamente grandi quantità di dati. Ad esempio, pensate che il download di un film richiederà qualche secondo. Ho detto secondo! Altro dato interessante che il 51% nel mondo ha una connessione mobile. Infatti, a fine 2020 sono 4 miliardi le connessioni mobili con qualunque tecnologia (pari al 51% della popolazione mondiale); nel 2025 saranno 5 miliardi ovvero il 60% della popolazione globale.

Resta una fetta imponente di persone che, pur raggiunte dalla banda larga mobile, non utilizzano i servizi online (“usage gap”); una fetta più piccola, ma comunque importante, non è raggiunta da alcuna rete mobile broadband. Ancora qualche dato interessante per comprendere il fenomeno in corso. Le connessioni da smartphone rappresentano il 68% del totale nel 2020 e saliranno all’81% nel 2025. Le connessioni da Sim (escluse sempre le connessioni IoT) sono 8,1 miliardi, ovvero superano il totale della popolazione globale; saliranno a 8,8 miliardi nel 2025.

Cos’è accaduto nell’anno della pandemia

Ma vediamo nell’anno della pandemia cosa è accaduto: le connessioni mobili si sono dimostrate fondamentali per consentire alle persone di rimanere in contatto, lavorare, studiare e accedere a servizi di ogni genere, da quelli sanitari al commercio elettronico. In Italia, ad esempio, si stima che 10 milioni di persone, in quest’anno orribile del Covid, si siano avvicinate al web chi per chattare con il nipote, che per acquistare delivery, chi per acquistare in e commerce.

E non è finita. Capiamo ogni giorno di più che l’uscita dalla crisi del Covid-19 passa inevitabilmente per la questione della connettività, che resta fondamentale per sostenere la ripresa delle economie e renderle più pronte a resistere a crisi future. Pensate invece che nel nostro Paese, come i gamberi, siamo tornati indietro, perché il ritmo di diffusione della fibra è diminuito tra 2019 e 2020. Nell’anno della pandemia che ha spinto la connettività, in Italia c’è stata una frenata…!

Ma c’è anche un’analisi predittiva che emerge: nei mercati più avanzati per diffusione del 5G, ovvero Cina, Sud Corea e Usa, il 4G ha raggiunto la penetrazione massima e, in alcuni casi, comincia a perdere abbonati a favore della nuova tecnologia mobile. Ma in molti altri Paesi, soprattutto nelle regioni in via di sviluppo, il 4G mantiene un ruolo importante e continua a crescere, basandosi per lo più su infrastruttura esistente, perché le società di telecomunicazioni investono ormai quasi solo in reti 5G.

Di qui la considerazione che il picco dell’adozione del 4G si registrerà nel 2023, con quasi il 60% delle connessioni mondiali. Poi il 5G comincerà a conquistare anche i mercati emergenti. Ecco, quindi, che arriverà una nuova era, ma solo per chi potrà ingaggiare la sfida della nuova connettività.

Dunque, alla luce di questi dati, ritengo che serva non farci sfuggire l’occasione, nella fase di ripartenza, di sfruttare le enormi potenzialità offerte dalle tecnologie come il 5G, che ci consentiranno di accelerare i tempi della ripresa e di porre le basi per una nuova società digitale e sostenibile. La sfida è adesso!

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