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Direttore responsabile Alessandro Longo

il commento

Attuare l’Agenda, la sfida 2016-2017: da affrontare assieme

di Alessandro Longo

27 Nov 2015

27 novembre 2015

I progetti di innovazione sono belli pronti, non resta che attuarli. Una sfida complicata che ormai tutti sono d’accordo si debba affrontare così: colmando le distanze tra i vari attori del processo, tra il centro e la periferia; tra pubblico e privato. Possiamo anche noi fare la nostra parte per l’ultimo miglio che ci separa dall’attuazione dell’Agenda

C’è tutto, ma il cittadino non ha visto ancora niente. C’è tutto, sì, ma sulla carta: le norme (quasi) complete (in effetti arriverà in extremis, a dicembre, la legge delega Madia con il nuovo Cad). Ma i progetti cardine dell’Agenda digitale per trasformare la PA non sono ancora disponibili al cittadino: l’identità digitale (Spid), PagoPA; la fattura elettronica è un gioiellino perfetto che però ancora non è riuscita a digitalizzare davvero la PA e, con essa, l’Italia.

Viene quasi voglia di liquidare con una battuta, lo stato dell’Agenda digitale italiana: operazione riuscita perfettamente, il paziente è morto. No, non siamo ancora “morti”. In coma (analogico) sì, però. Lo dicono i parametri della Commissione europea; ma anche i nuovi indici che il Politecnico di Milano ha elaborando perfezionando quelli europei (siamo 23esimi su 28, in Europa, sul fronte digitale, mentre per l’Europa eravamo 27esimi).

Per uscire dal coma non bastano una buona diagnosi, buoni medici e strumenti terapeutici ottimali. Serve anche la capacità di applicare la cura sul paziente Italia, che seppure in coma riesce anche a fare resistenza alla terapia. L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha presentato giovedì scorso il rapporto sull’Agenda Digitale, con lo slogan Ora niente più alibi. Sì, perché sulla carta sembra che ci sia tutto (“quasi” tutto, ripetiamo). Compreso il commitment centrale a livello di Presidenza del Consiglio.

Credo che un segnale emblematico, di questo (fattuale, non solo “a parole”) sia stato lo sblocco dell’ANPR, come dichiarato dal ministro Angelino Alfano. L’Anagrafe Unica era stata presa a exemplum di governance pasticciata che blocca la trasformazione, come ribadito anche da Elio Catania (Confindustria Digitale) all’ultimo Forum PA puntando il dito contro le resistenze negli uffici del ministero dell’Interno. Resistenze di cui parlava- ai margini dei convegni e ufficiosamente- anche l’ex dg dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Ecco, la governance ora è chiara a livello centrale. Quello che manca è un passaggio operativo che la cali nelle singole amministrazioni. Possiamo considerarlo un “livello due” della governance. Di dettaglio. Oppure, questa cosa che manca, ci piace chiamarla i “manuali d’uso” per la trasformazione digitale. L’Agenzia per l’Italia Digitale- come detto dal dg Antonio Samaritani all’evento di presentazione del rapporto del Politecnico- sta lavorando appunto a una strategia top down e bottom up per coinvolgere tutti gli attori del cambiamento. In un’impresa di disseminazione incessante (e, si spera, inesorabile) del digitale. Ufficio per ufficio, dirigente per dirigente. 

Noi vogliamo fare parte di questo secondo livello di lavoro- che è anche il primo passo per l’attuazione vera dell’Agenda- con l’iniziativa CantieriPA di FPA, che parte ufficialmente in questi giorni. L’obiettivo è appunto quello di aiutare la trasformazione digitale costruendo i manuale d’uso necessari per metterla in pratica in ogni sede. Assieme.

  • Pier Luigi Caffese

    Gia’ il nome Agenda Digitale richiama la carta che piace alla burocrazia pubblica come l’acqua alle zanzare
    1.Risolvere gigabanda 11 miliardi con 3 diverse piattaforme consumer,IOT,industrial
    2.Alcuni problemi pubblici si risolvono in piattaforma IOT,altri relativi alle Utilities Trasporti,Rifiuti,Energia,…con piattaforma industria 4.0 che non vedo realizzata
    3.Per me il problema piu’ importante è l’industria 4.0che poi paga gli stipendi e rete digitale al pubblico.L’Italia oggi ha poca industria sul Pil e troppo pubblico che non rende sul PIL.Francia e Germania portano la media EU del 15% su livelli piu’ alti e l’Italia se ci fosse un Governo che capisse aspira al 30% industria 4.0 sul PIL.Quando hai queste percentuali industria,hai i soldi per innovare PA.
    4.Solo il digitale innova PA e sistemata la rete,metti a capo di ogni progetto PA in cantiere un esperto che deve solo allacciare alla rete che so la sicurezza digitale,l’anagrafe,la tessera INPS e far licenziare il Dirigente che si oppone.Anni fa dovetti far passare una Azienda da cartaceo a digitale.Sa cosa feci? Presi il Capocentro e gli dissi di andare a vendere cosi’ imparava la soddisfazione al cliente.Poi presi le donne e giovani piu’ intelligenti e ho riempito la Direzione Digitale vecchio centro IBM ed ho visto fiorire con opportuni addestramenti e visite ad aziende digitali straniere il Digital Team.Condivido molti Report del Polimi,mentre non condivido le idee vecchie di Catania che è un ex IBM ottimo venditore ma mediocre quando è andato in altre aziende,dove non ha trovato i Manuali IBM che ti dicono di andare in clouds e come si arriva alla toilette.Difatti la IBM non è piu’ valida come CISCO-Veizon o GE.Attenzione ai riclati IBM che hanno fatto sbagliare il progetto Post Expo di Vago.Su Alfano come ogni meridionale è geloso del suo orto e deve capire prima il passaggio a Sicurezza Digitale.Se lo capisce l’Anagrafe Digitale diventa una bellinata,mentre sul tesserino INPS senza cui non puoi lavorare sarò dura perchè l’INPS non ragiona in digitale ma è solo il piu’ grosso cliente IBM e difatti Catania dice no ai tagli PA informatica.Dico invece si ai tagli informatica o ITC mentre dico investite in digitale 11 miliardi in gigabanda e 3 piattaforme.

  • Angelo

    Quando leggo ‘la fattura elettronica è un gioiellino perfetto..’ non credo più a nulla di quello che viene dopo. Nulla da dire sulla fatturazione in se, ma l’idiozia, e i costi, della conservazione sostitutiva obbligatoria… a chi serve?

  • achille

    Ma scusa, chiedi aiuto a Riccardo Luna, no ? Anche lui ha 24 progetti pronti (v. “digitalchampions.it”), bisogna solo attuarli, no ? Il lavoro più duro, quello di elencarli, è stato fatto.

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