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amministrazione pubblica

Cloud e responsabile transizione digitale, due pilastri per la PA digitale: ecco i prossimi passi

Grazie alla nuova proroga decisa dall’Agid, il termine dopo il quale le PA potranno acquisire i nuovi servizi cloud esclusivamente nell’ambito del sul Marketplace Cloud della PA è stato spostato al 31 marzo. Le imprese fornitrici avranno più tempo per completare l’accreditamento e le PA per procedere alla nomina del RTD

08 Gen 2019

Enrico Martini

ministero dello Sviluppo Economico


Due obiettivi importanti – per il cloud della PA e per dotare gli enti pubblici di un responsabile della transizione digitale – terranno banco nei prossimi mesi. 

Per il primo c’è tempo fino al 31 marzo – grazie a una recente proroga di Agid – mentre per l’altra il tempo è già scaduto e le PA sono in noto ritardo. In entrambi i casi però bisogna correre.

I motivi della proroga

Dopo il 31 marzo, quindi, le amministrazioni potranno acquisire esclusivamente servizi Infrastructure as a service (IaaS), Platform as a Service (PaaS) e SaaS qualificati dall’Agenzia per l’Italia digitale e pubblicati sul Marketplace Cloud della PA.

L’Agenzia ha così tutelato le esigenze delle pubbliche amministrazioni di procedere con le acquisizioni di servizi cloud in corso di qualificazione da parte dei Cloud service provider e anche ha accolto le numerose richieste pervenute da parte degli stessi fornitori dei servizi.

La nuova proroga dei termini per la qualificazione dei servizi cloud CSP (Cloud Service Provider) e SaaS (Software as a Service) dà ora alle tante imprese fornitrici della nostra PA il giusto tempo di iscriversi alle piattaforme Agid e completare la complessa procedura di accreditamento.

Per supportare i fornitori di servizi nel processo di qualificazione, l’Agenzia ha reso inoltre disponibile fino al 31 marzo un servizio di verifica preventiva preliminare alla pubblicazione di servizi nel Marketplace Cloud della PA.

La direzione presa dal legislatore è stata chiaramente quella della trasformazione verso un modello di software sostenibile e scalabile che apporti maggior velocità e flessibilità alle soluzioni con cui la PA organizza i servizi.

Sono per ora pochissime le aziende italiane che si sono già aggiudicate il “bollino” di adeguamento alla normativa Agid sulla certificazione delle soluzioni adottate dalla PA.

Il ruolo (cruciale) dei RTD

Dal prossimo anno un ruolo cruciale lo rivestiranno i responsabili della transizione digitale (RTD), la nuova figura istituita in ogni Amministrazione dalla riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD). Questi nuovi uffici rivestono un ruolo cruciale per l’innovazione delle Amministrazioni e necessitano di adeguate competenze tecnologiche, manageriali e giuridiche. Per questo motivo è necessario un continuo aggiornamento del Responsabile e dei suoi collaboratori, un continuo confronto con le istituzioni e una sempre maggiore condivisione delle tante buone prassi già messe in pratica da molti enti.

Il RTD, con riferimento ai compiti relativi alla transizione alla modalità digitale, risponde direttamente all’organo di vertice politico o, in sua assenza, a quello amministrativo dell’ente. E’ ricondotta immediatamente al vertice dell’amministrazione la governance della transizione di ogni singola PA al digitale, attraverso la realizzazione di servizi pubblici rivisitati in un’ottica che ne preveda la piena integrazione con le nuove tecnologie.

I compiti attribuiti al RTD sono molteplici, in particolare, spetta a lui la pianificazione e il coordinamento degli acquisti di soluzioni e sistemi informatici, telematici e di telecomunicazione, al fine di garantirne la compatibilità con gli obiettivi di attuazione dell’agenda digitale e con quelli stabiliti nel piano triennale.

Al fine di garantire la piena operatività, il Responsabile ha il potere del costituire tavoli di coordinamento con gli altri dirigenti dell’amministrazione, il potere di proporre l’adozione di circolari e atti di indirizzo sulle materie di propria competenza, come ad esempio in materia di approvvigionamento di beni e servizi ICT.

Può inoltre avvalersi dei più opportuni strumenti di raccordo e consultazione con le altre figure coinvolte nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione (responsabili per la gestione, responsabile per la conservazione documentale, responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza, responsabile per la protezione dei dati personali).

È utile precisare che il CAD prevede la possibilità per le amministrazioni diverse dalle amministrazioni dello Stato di esercitare le funzioni di RTD anche in forma associata. Tale opzione organizzativa, raccomandata specialmente per le PA di piccole dimensioni, può avvenire in forza di convenzioni o, per i comuni, anche mediante l’unione di comuni. La convenzione disciplinerà anche le modalità di raccordo con il vertice delle singole amministrazioni.

Nomina RTD, amministrazioni in ritardo

Dalla entrata in vigore di tale obbligo (14 settembre 2016) ad oggi, risulta però che soltanto un numero limitato di amministrazioni ha provveduto a individuare tale figura. Con una specifica Circolare, il Ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno ha richiamato le amministrazioni a provvedere al più presto alla individuazione del RTD.

Il RTD rappresenta, infatti, il punto di contatto con l’Agenzia per l’Italia Digitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per le questioni connesse alla trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni, nonché per la partecipazione a consultazioni e censimenti previsti dal Piano triennale per l’informatica della pubblica amministrazione.

La realizzazione di servizi pubblici digitali per cittadini e imprese è un passaggio cruciale per la modernizzazione del Paese, perché la svolta tecnologica migliora la qualità della vita, assicura efficienza e sostenibilità. Ora spetta alle imprese fornitrici e alle amministrazioni fare bene i compiti a casa, adeguarsi alle nuove normative nazionali, e presentarsi preparate a guidare il processo di cambiamento della PA italiana.

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