Facciamo il “tagliando” all’Agenda Digitale italiana

Con questo articolo avviamo una sorta di “valutazione in progress” degli interventi in ambito di Agenda Digitale e che va di pari passo con l’analisi dello stato dell’arte. L’obiettivo è fornire un veloce sguardo d’insieme sui cambiamenti in atto

13 Lug 2015
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Come se la cava l’Agenda Digitale italiana? Basta analizzare tutti i principali indicatori internazionali per rilevare una situazione di profondo ritardo, abbastanza omogeneo.

[QUI LO STATO DELL’ARTE DELLE NORME– A SEGUIRE, INVECE, L’ANALISI VALUTATIVA*

Una situazione che è certamente caratterizzata da forti ritardi sulle condizioni di base, a causa principalmente di una legislazione complessa e barocca, di una forte burocrazia, di una diffusa corruzione, di una scarsa propensione a investire nell’ambito della cultura e della mancanza di una politica industriale organica che indirizzi i settori e le aree “strategiche”.

Se questo è il contesto, difficile che possano svilupparsi politiche organiche ed efficaci sul fronte dell’innovazione. Per fare una valutazione che abbia il respiro adeguato per un monitoraggio efficace nel tempo, oltre che attento a quanto si muove a livello internazionale, le aree di valutazione dell’Agenda Digitale non sono ricavate dallo stato attuale dei documenti strategici (es. Crescita Digitale) ma tengono conto dei confini “dell’Agenda Digitale” ideale, come definiti nella ricerca in corso di realizzazione da parte dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.

Qui sono state identificate otto aree strategiche: connettività, infrastrutture per i servizi (dove ricadono ad esempio Italia Login e le iniziative sull’identità digitale), e-government, open government, competenze digitali, innovazione delle imprese, reputazione e leadership internazionale, ricerca e innovazione.

In generale, tutte le aree risentono della mancanza di un piano organico e integrato, che renda visibili le interazioni tra infrastrutture, servizi pubblici, sviluppo delle imprese, competenze. E le carenze nella governance ne sono causa ed evidenza.

Connettività

Valutazione sintetica: ancora negativa, ma con qualche concreto segnale di cambiamento, anche per la conduzione delle iniziative strategiche.

Partiamo da un ritardo notevole nella copertura con banda ultralarga (in Europa davanti solo alla Grecia), oltre che nella diffusione, anche della banda larga. Il Piano strategico BUL è ben definito, copre tutti gli obiettivi strategici da raggiungere, ma è ancora in fase di avvio. La mancata definizione di alcuni aspetti del quadro normativo, oltre che della certezza della disponibilità delle risorse, rischiano di mettere a repentaglio gli interventi, se non nella fattibilità quanto meno sui tempi. In quest’area sono inclusi anche gli interventi previsti per il wifi negli spazi pubblici, l’infrastrutturazione delle scuole, in gran parte da definire, sia l’iniziativa SPC, ancora in via di attuazione, per cui ai ritardi delle amministrazioni nella migrazione verso il nuovo contratto si è risposto con una delle solite proroghe, questa volta di due anni e da parte di Consip.

Infrastrutture per i servizi

Valutazione sintetica: negativa, con iniziative gran parte definite, ma che sembra ancora debbano superare importanti ostacoli e non appaiono pianificate in modo integrato.

Qui l’iniziativa Italia Login, introdotta nella Strategia per la Crescita Digitale, è stata la novità più importante. Ma proprio la sua strategicità come quadro d’insieme per la fruizione dei servizi digitali da parte dei cittadini (e per migliorarne l’usabilità, il cui stato è oggi uno dei principali ostacoli alla diffusione del digitale in Italia) rende la mancanza di un piano l’aspetto più preoccupante. Italia Login è il framework che rende funzionali in modo organico SPID, Anagrafe Centralizzata (ANPR), Sicurezza informatica rispetto ai servizi digitali. Ma questi navigano ancora in gran parte in solitario, con piani non visibilmente integrati, e registrano ritardi di vario genere, riconducibili per lo più a problemi di governance e regolamentari, più che tecnici: per l’ANPR Sogei ha già dichiarato che la conclusione è da fissare a novembre 2016, per SPID mancano ancora le regole per i provider, utili per definire il modello di business, sul fronte sicurezza (pur in presenza di documenti strategici di sistema da quasi due anni) in campo c’è solo la CERT-PAC, che è solo uno degli interventi necessari.

E-government

Valutazione sintetica: ancora negativa, in lento miglioramento.

Le diverse iniziative soffrono di scarsa integrazione e carenza di base per la loro diffusione, anche a causa di una governance frammentata e inefficace. Siamo ancora il Paese con uno dei più alti tassi di copertura sui servizi essenziali e i più bassi in quanto a fruizione. L’idea portante di Italia Login è proprio quella di incidere su questo punto, ma intanto non ci siamo. E così, mentre migliaia di cittadini si sono accorti che le credenziali (non la password) di Fisconline scadono dopo due anni di mancato utilizzo, il 730 precompilato, ottima occasione per avvicinare cittadini e servizi digitali, ha segnato solo un incremento nel ricorso ai CAF. Colpa della mancanza di alcuni dati, di una campagna marketing “di massa”, non informativa e senz’altro poco attenta alle difficoltà specifiche. In positivo, da registrare il switch-over della Fatturazione elettronica, con solo il 2% di amministrazioni resistenti a fine aprile, ma anche qui con un impatto sui processi interni (in buona parte non riorganizzati) ancora in generale da rilevare.

Rimane ancora evidente una scarsa capacità di effettuare una efficace gestione del cambiamento. Capacità che diventa ancora più fondamentale per la diffusione dei pagamenti elettronici, prossima grande prova di switch-over digitale.

Sulla Sanità Digitale si dispiegano le iniziative su alcuni punti importanti (es. ricette) ma l’interoperabilità dei Fascicoli Sanitari Elettronici delle diverse regioni è ancora un proposito e non una realtà e la telemedicina è ancora in gran parte a macchia di leopardo, con eccellenze e aree in grave ritardo. Qui la mancanza di coordinamento e co-progettazione a monte tra le Regioni sta contribuendo a costruire una situazione di grave frammentazione.

Open government

Valutazione sintetica: negativa, in sostanziale stasi.

Dopo un’ottima predisposizione normativa, il tema ha progressivamente perduto priorità e oggi avanza su iniziative anche buone ma in modo poco organico. Culturalmente la salita è in buona parte ancora tutta da fare. Dal punto di vista della predisposizione e della normativa molto è stato fatto sul fronte Open Data e Trasparenza. Anche per la partecipazione, le iniziative nazionali sono percepite come esperienze di avanguardia in ambito europeo. Ma dal punto dell’efficacia attuativa e degli impatti i risultati lasciano molto a desiderare.

Se in questi ultimi anni si è registrata una grande attenzione alla diffusione delle informazioni (vedi soldipubblici.gov.it), la situazione è ancora insoddisfacente dal punto di vista della reale ampia disponibilità di dataset di buona qualità e con contenuti che incontrino le esigenze dei potenziali utilizzatori. La trasparenza è ancora un obiettivo da raggiungere, soprattutto dal punto di vista culturale: molti siti web rendono complessa la possibilità di accedere a diverse informazioni, o ancora le forniscono con file pdf di difficile analisi.

L’iniziativa “Comunità Intelligenti”, trasversale a quest’area e alle aree Innovazione Imprese e e-government, si è di fatto arenata, e l’unica iniziativa di rilievo è la piattaforma Anci di raccolta delle buone pratiche.

Dal punto di vista della partecipazione, le varie esperienze (l’ultima quella de “la buona scuola”), rappresentano ancora sperimentazioni isolate, anche ben progettate ma poi con conclusioni insoddisfacenti. Il piano nazionale Open Government, che prevedeva delle iniziative positive, non risulta sia in corso di attuazione su questo punto.

Competenze digitali

Valutazione sintetica: negativa, in miglioramento.

Il principale elemento negativo è dato dalla bassa attenzione politica, che si tramuta in risorse limitate e dalla mancanza di una regia politica organica che consenta di correlare efficacemente le diverse iniziative a livello centrale e territoriale. Dopo il quadro strategico e operativo definito nel 2014, l’iniziativa nazionale principale promossa da AgID, attraverso la Coalizione Nazionale per le Competenze Digitali, si sta pian piano sviluppando positivamente, anche se non sembra emergere l’attesa sinergia con le iniziative lanciate, ad esempio, sul fronte della scuola (es. la rivisitazione del Piano Scuola Digitale). Il rischio è che si riprenda con la logica dei silos.

Innovazione delle imprese

Valutazione sintetica: negativa, e con pochi elementi che permettano di guardare con fiducia al miglioramento.

A monte, manca una politica industriale che consenta di indirizzare i settori strategici di intervento. Le iniziative sono pertanto in gran parte episodiche od orizzontali. Non è un caso che nella Strategia per la Crescita Digitale il capitolo è sostanzialmente mancante, con la sola presenza dei settori Turismo e Agricoltura, sempre visti però nel rapporto e interazione con l’amministrazione. Le uniche iniziative rilevanti sono relative all’ampliamento anche alle Pmi innovative della regolamentazione sperimentata con successo sulle start-up. Ma rimane il tema di stimolare e supportare l’innovazione delle Pmi (e non solo agevolarle dopo che hanno intrapreso il percorso). Alcune iniziative di rilievo sono presenti a livello regionale, ma siamo in gran parte a livello di singolo progetto.

Reputazione e leadership internazionale

Valutazione sintetica: negativa, e non si rilevano politiche incisive mirate a modificare questo stato, ma il problema non è soltanto nell’attivismo internazionale.

L’ultima rilevazione del “Country Brand Index” (dicembre 2013) per l’area Advanced Technology ci collocava su una percentuale del 22% (la Germania era al 70%), tra le più basse in Europa. La scommessa era quella di sfruttare il semestre di presidenza della Commissione Europea per acquistare peso e credibilità sull’area del digitale. Ma della “Digital Venice Declaration”, abbastanza generica e forse poco innovativa, non si è più avuta notizia dopo la sua presentazione a luglio del 2014. L’attività italiana in sede europea non sembra molto rilevante ed evidente, e certamente il non poter presentare un programma organico sul digitale è un ostacolo al miglioramento della percezione dell’Italia come Paese attivo sulle politiche digitali.

Tutto questo nonostante ci siano ottime eccellenze nelle imprese, innovatori nazionali si facciano ben riconoscere nei contesti internazionali e il nostro Digital Champion si distingua per le molteplici e innovative iniziative di comunicazione e diffusione. Ma in un sistema in gran parte ingessato: certamente la cecità dimostrata nel caso della Vislab conferma la presenza di un sistema ancora poco pronto a credere e investire nell’innovazione. E questo all’estero si vede.

Ricerca e innovazione.

Valutazione sintetica: non ci sono chiari segnali di miglioramento; anche per la mancanza del PNR si rischia di non utilizzare l’opportunità del programma Horizon2020.

Del programma nazionale per la ricerca, annunciato in approvazione ad aprile, non si sa più nulla. Sul sito web del Miur l’unico PNR è ancora quello per il periodo 2011-2013. Eppure la corsa verso Horizon 2020 è già partita e una presenza coordinata e significativa dell’Italia sarebbe più che auspicabile. L’impressione è che l’iniziativa sulla scuola abbia distratto il Miur rispetto alle iniziative abbastanza importanti sul fronte della ricerca. Il sistema, in generale, sembra muoversi in modo disorganico ed episodico, e i casi come Vislab dimostrano come la ricerca applicata abbia serie difficoltà a svilupparsi.

Infine, la Governance.

Valutazione sintetica: Un sistema in cui è difficile comprendere chi prende le decisioni, e ancor di più come può assicurarsene l’attuazione.

Molti dei problemi sulle diverse aree strategiche sono legati alla governance: alla ripartizione non sempre chiara dei compiti, alla mancanza di coordinamento, alla mancanza di processi che favoriscano la conciliazione di sana autonomia e logica ottimizzazione degli sforzi, sia al livello centrale sia a quello territoriale, all’attribuzione di compiti non bilanciati e non compatibili per un’organizzazione fondamentale come AgID, ancora tra l’altro sotto-organico.

Una razionale revisione, che parta prima di tutto dalla creazione delle condizioni per l’attuazione della mission principale dell’AgID e che ne individui gli indirizzi strategici prioritari, potrebbe essere un primo ma significativo passo per favorire il difficile compito del nuovo direttore generale.

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